novembre

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sabato 18 novembre 2017

PIU' BELLE DI PRIMA


Dovevo arrivare a questa età per scoprire la serenità per caso. Mi spiego meglio. Io sono sempre serena, ho una serenità di fondo e del resto non c'è motivo che sia diversamente, è come tempo stabile nella bella stagione. Ma ciò che intendo con l'espressione, serenità per caso, è vivere una breve e rassicurante condizione di benessere per un momento di piacevole tranquillità in compagnia.
Cinque Amiche con un legame comune che decidono di incontrarsi unvenerdì mattina per un aperitivo. E fino a questo punto, nulla di strano. Bene, la "stranezza" sta nel fatto che per me è una novità. Retaggio educativo mi ha posto da tempo immemore un freno, mi sono trovata sempre solo per un caso e invitata sul momento a prendere qualcosa al bar, in piedi e velocemente, quasi per non darlo a vedere. Senza poter gustare il piacere del momento.
E quanti di questi momenti mi sono negata, tutte le volte che si organizzava, si fissava un "piccolo evento", per interrompere la monotonia di una quotidianità sempre uguale. Questo persino da giovanissima ai tempi della scuola, per non parlare dei successivi, con la famiglia e i figli e tutto quanto. Dovevo arrivare a questa età, ripeto... e poi aggiungo pure, ad ammalarmi di cancro, uscirne spero per sempre, e poi a voler restare nell'ambiente che ormai reputo l'altra mia vita, quella che procede parallela e dà la spinta alla mia di sempre, o per meglio dire, alla nuova da sette anni in qua.
Ma per farla breve, perché poi finisco con essere prolissa e correre il rischio di perdere il filo, stamattina in quella mezz'ora che sono stata lì, con le Amiche, a raccontarci, fare qualche progetto, tra un analcolico e uno scatto fotografico, sono stata davvero bene, più serena della mia serenità abituale, e non mi aspettavo potesse essere così superlativo. Eppure... niente di speciale.
Sarà che ad unirci è per più versi sempre la stessa cosa, siamo motivate, abbiamo buoni intenti... ci vogliamo bene. E uno stato d'animo tale che prende più persone, nello specifico... Noi, è una bella condizione, che si vede anche all'esterno. Belle quindi dentro e fuori, anzi... più belle di prima!

venerdì 17 novembre 2017

ALLENIAMO LA CONSAPEVOLEZZA


Dopo aver trattato delle emozioni, il 4° incontro del corso di 2° livello ci ha visti impegnati nelle risposte ai quesiti di un questionario sulla "consapevolezza emotiva".
Conoscere bene se stessi, le proprie emozioni e relative reazioni è indispensabile alla formazione di Chi intende operare nel volontariato, ancor più nel campo specifico della patologia oncologica.
Quindi... sapere quali emozioni si stanno provando in un preciso momento di una particolare situazione e il perché. Rendersi conto del legame tra sentimenti provati e pensieri che si auspica siano totalmente privi di giudizio.
La consapevolezza emotiva è perciò il riconoscimento delle proprie emozioni e dei loro effetti, la conoscenza dei propri punti di forza e dei propri limiti.
Per essere volontari bisogna avere grande fiducia in se stessi, chiudere perciò con un eventuale passato di frustrazione e scarsa autostima, rivalutando il proprio valore, le capacità ed anche competenze inaspettate, come sensibilità, predisposizione all'ascolto e solidarietà.
E' infatti un rapporto profondo, di fiducia e intima sintonia, quello che si stabilisce tra volontario e paziente, soprattutto quando la malattia a volte fa sentire sospesi, tra ansie e dubbi, ad un filo, a parole mormorate sottovoce.
Il tumore non è una malattia come le altre, altrettanto gravi, e coloro che ne vengono colpiti sono di conseguenza malati diversi. Lo sconcerto che prende all'inizio, quando se ne viene a conoscenza, l'evoluzione diversa per ogni caso, la durezza delle terapie, il forte senso di precarietà fanno sì che si cerchi un rapporto che è qualcosa in più, la condivisione di ogni pensiero, timore, e quando c'è anche di gioia.
Un malato oncologico non vuole essere dimenticato, e d'altra parte si resta nei Suoi pensieri come un amico, una spalla su cui piangere, una mano da stringere per prendere forza e dimostrare gratitudine.
Perché si tratta di emozioni intense, molto forti, difficili da spiegare, impossibili da condividere in un secondo tempo, perché altre ce ne saranno ma sempre diverse, uniche, legate ad ogni singolo momento.
Vanno trasmesse allora che le si sente vivere, vibrare addosso, perché non si disperda la loro forza anche contagiosa.

giovedì 16 novembre 2017

LA VITA E' COM'E'...


Mi convinco che la "malattia" sia stata solo un punto di partenza perché finalmente potessi elaborare ciò che sentivo "in essere".
Deve essere così se vero è che nulla avviene per caso, e si spiegherebbe il "perché" di un'evoluzione in positivo, cosa comunque comune a molti, più ancora di un percorso post tumorale alquanto atipico. Quasi fosse questo un "corso di specializzazione" per la vita, dopo che il tumore ne è stato il "test di accesso".
Però continua per certi versi ad essere dura, e nonostante questo mi appassiona. Non mi piace, attenzione... ché non può piacere essere spettatori impotenti sia pur artefici della serenità di qualche momento... però mi appassiona. E le prove sfiancanti non mi fanno indietreggiare, e vado avanti perché ci credo che con la mente e la sua forza si può fare. Non sono medico né psicologo, sono una paziente anch'io con la fragilità che a tratti viene fuori, ma se ne avvede e fa passi indietro come a prendere la rincorsa e poi mettere fuori la grinta che ci vuole.
Ma... sicuro che non sei una psicologa... magari avevi cominciato e poi smesso. A me puoi dirlo, è stato a causa della malattia, vero?
Più di qualcuno mi ha detto questo, e mi ha fatto riflettere.
Mi hanno sempre affascinato le Persone, osservarle e cercare di capire non la singola di quel momento ma l'animo umano in generale, poi cercavo i "punti" in comune con il mio "essere interiore", ed era sempre un tassello in più per la conoscenza e in consapevolezza.
Tutto molto bello, ma abortito a causa del mio ostinato senso di inadeguatezza. Avrei potuto farne una "professione" che mi piacesse, ma mancò quel salto di qualità per farmi osare, lasciare un'impostazione che mi dava certezze, per cercare altro e sentirmi adulta nella scelta di un'esistenza che fosse d'aiuto vero per l'Altro, perché quando passione c'è...
Vivere non è semplice, si sa e per questo la vita intera è un corso che abilita e ti promuove solo alla fine, o almeno ai suoi tre quarti, quando all'improvviso impone di fermarti e recuperare allora, in quel momento o mai più.

mercoledì 15 novembre 2017

UNA SERATA PER... UN MONDO INCREDIBILE (parte seconda)


Al termine dell'interessante incontro col dott. Di Tullio, direttamente al teatro "Umberto Giordano" per uno spettacolo di beneficenza organizzato da alcune Associazioni Benefiche ONLUS, tra cui anche il GAMA Oncologico, sempre interessato ad eventi culturali ed artistici.
Non è facile ottenere l'accesso al Nostro teatro locale per rappresentazioni simili o eventi riguardanti ugualmente le associazioni, se questa volta la richiesta ha avuto felice riscontro significa che qualcosa finalmente si muove in tal senso e che di principio l'opera di sensibilizzazione prima o poi dà i suoi frutti. Senza fretta ma con costanza, importante è mai demordere, come la goccia che scava la pietra.
Una platea quasi al completo e qualche palco con spettatori tutti paganti per dare il proprio contributo alle associazioni impegnate nell'organizzazione di uno spettacolo semplice ma nel complesso gradevole.
Due ballerini della Scuola di Ballo, "Quik Dance 2" si sono esibiti in alcuni numeri di danza, a seguire una divertente riduzione da un più ampio lavoro teatrale in vernacolo, dal titolo "Peppino e Mariuccia", storia di un amore nato tra i banchi di scuola tra due ragazzi di diversa estrazione sociale, all'inizio contrastato ma comunque a lieto fine con fiori e confetti.
Non è mancata la lettura recitata dell'attore Vito De Girolamo di due poesie di Pablo Neruda, e infine il medley di un giovane cantante, Francesco Curci, dalle notevoli doti canore, nato nella Nostra città ma noto in tutta Italia e in parte all'estero per aver vinto concorsi e festival.
L'esibizione di questo giovanissimo talento ha concluso lo spettacolo in bellezza ed emozione, emozione che ha raggiunto l'apice al momento finale dei ringraziamenti generali.
Replichiamo Noi anche stasera con un grazie davvero sentito alla Nostra Presidente, impagabile per entusiasmo ed energia, ad uno dei due presentatori, Michele Gramegna socio del GAMA, e in particolare a Melina De Troia, della "Fundaçao Emaus", che da sempre smuove le montagne per portare avanti progetti che trovano ovunque pieno consenso e realizzazione.

martedì 14 novembre 2017

UNA SERATA PER... UN MONDO INCREDIBILE (parte prima)


Pomeriggio al Centro Polivalente di Parco San Felice per il consueto incontro del GAMA e serata al Teatro "Umberto Giordano" per beneficenza.
Staccarsi per poche ore dalla "normalità" ed immergersi in una realtà che coinvolge sempre più persone, dall'una e dall'altra parte. Un mondo incredibile.
L'incontro odierno è stato fortemente voluto dall'oncologo che ha poi relazionato, impostato in modo aperto, dopo aver riscontrato la scarsa informazione tra i pazienti presi in cura. Essere consapevoli di ciò che si ha, conoscere il percorso da affrontare, parlare senza reticenze diventa parte attiva della terapia stessa, scelta quindi e non subita.
Il dott. Piergiorgio Di Tullio è un oncologo molto giovane, è arrivato nel reparto di Oncologia Medica degli OO.RR. di Foggia solo un anno e mezzo fa, ma ha fatto in fretta ad acquistare stima ed affetto da parte di tutti. E' un ex paziente oncologico pure Lui, e opera da medico con gli occhi da uomo, conosce l'ansia e le paure, sa quanto possa essere gravoso anche il minimo dubbio, è cosciente che una patologia oncologica coinvolge non solo Chi ne viene colpito ma la famiglia intera, grande punto di forza se adeguatamente supportato. Quindi un medico oncologo, una volta considerato solo "chemioterapista", ora deve essere in grado di prendere in carico "persone" e non limitarsi a "curare" malati, c'è infatti grande differenza appunto tra curare e "prendersi cura" che equivale ad accarezzare l'anima di Chi mette la propria vita nelle mani di un Altro.
Ha posto in rilievo l'importanza dell'informazione, e a tale scopo ha spiegato nel dettaglio come ha origine il cancro, partendo dalla piccola cellula, decima parte del punto lasciato da una matita sul foglio, quindi invisibile, e pur capace per infinite cause (ambientali, alimentari, genetiche, ecc.) di crescere e aggregare. Ha illustrato la sinergia tra Chemioterapia, Target terapia, Immunoterapia, gli esiti felici e i perché degli insuccessi, essendo ogni caso a se stante e perciò oggetto di osservazione e cauti tentativi. Si è dilungato sulla spiegazione di sigle e termini, come TNM (grandezza, diffusione e metastasi), specificando che anche con metastasi oggi è possibile addirittura guarire o almeno essere curati, quindi cronicizzare la malattia.
Ha infine aperto all'assemblea, rendendosi disponibile a chiarire dubbi e rispondere a quesiti. La risposta è arrivata sollecita anche per il clima amichevole instauratosi, infatti persino gli uomini, solitamente restii per fattore culturale a parlare di problemi riguardanti la patologia prostatica, non hanno esitato a fare domande cui è stato risposto in modo adeguato ed ampio.
Il dottor Di Tullio, ha concluso con una metafora da "esperto" a 360°, ovvero da medico ma ancor più da persona che ha vissuto la malattia, e nel modo giusto vedendone le "opportunità".
La vita è come un piano inclinato su cui scivoliamo lentamente nella normalità, per cui tutto è scontato e a volte neppure notato. Poi ad un certo punto si presenta un muro, fatto di ansia, paure e sofferenza e tutto si ferma, non si può vedere oltre, e allora non resta che guardare dietro e cercare di recuperare nelle piccole cose la gioia persa, e poi intorno per scoprire così un "Mondo incredibile", fatto di Persone, e note per Altri forse indifferenti, ma per Chi è fermo, come ibernato, dal calore e colore inaspettati.
(continua...)

lunedì 13 novembre 2017

IL VENTO PORTA VIA E IL VENTO RACCOGLIE

Come il vento che si appresta a farsi gelido porta via le ultime foglie dagli alberi e poi le raccoglie in mucchi o ben distinte ne fa un tappeto, così l'entusiasmo per questa vita nuova, fatta di curiosità e piccole scoperte, ci ha fatto un po' scordare i Nostri acciacchi e chiamare a raccolta le energie. Perché è domenica se... sfidi il vento che porterà un cambiamento brusco e repentino, sali e ti inoltri lungo un vicolo, mentre a venirti incontro c'è un gruppo di ragazzi suonatori, una piccola band di veri musicisti, i "Rizzaband"... ed è tutto dire.
E così, è fatta, la svolta alle Nostre domeniche ormai è definitiva, un altro tassello si è aggiunto. Priorità, consapevolezza e gratitudine sono le "parole chiave" per una ricerca veloce.
Mai di Domenica fare ciò che non ci va, al massimo pensare al pranzo che sia di stagione, per assaporarne il gusto e bearsi dei profumi.
Acquisire la consapevolezza della vita che si fa dono per ogni stagione che passa, mettendone insieme tante come perle per un filo gioiello.
Essere grati di tutto questo, e dimostrarlo per primi a sé stessi lasciandosi coinvolgere da una frizzante e gioiosa nota musicale... When the saints go marching in... e ritrovarsi a muovere la gamba a tempo.
E poi la saporita degustazione con l'olio nuovo, ed entrare nelle chiese e sentir parlare di fede, religione espresse nell'arte, con un'antica e radicata tradizione storica e culturale.
Solo qualche ora di una mattina domenicale, niente di che forse per molti, per Noi tanto e di più. Perché è così, cerchiamo di rinnovare e mantenere sano e vivo l'entusiasmo, "strategia" per la serenità, poi in particolare per quello che mi riguarda, è sentirmi totalmente presa e confortata dal semplice pensiero che non è un sogno, tutto ancora dura ed è assolutamente vero.



domenica 12 novembre 2017

LA "NON INQUIETUDINE"


Sono contenta e serena perché sono consapevole di ciò che mi fa stare bene. Anche nei giorni di tristezza, pure quando qualcosa non va, tanto niente dura per sempre e poi passa, e resta il ricordo e non è detto sia del tutto spiacevole e doloroso.
Domani, come ogni domenica farò una telefonata o la riceverò sempre dalla stessa persona, e sarà per me e quella persona stessa, segno di "continuità". Non so se può essere uguale per Tutti o almeno per i più, ma qualcosa che continua nel tempo, pure se il tempo le ha posto un freno, è un forte segno di "speranza" che non muore.
Cominciai cinque anni fa, la sentivo ogni domenica, la chiamavo sempre alla stessa ora, sapevo che aspettava "quella" telefonata, e quando a volte per un qualsiasi motivo tardava ad arrivare, Lei si preoccupava, pensava potessi non stare bene. Così "stare bene" diventava un mio impegno a prescindere, perchè coincideva con quello di Chi teneva a me, che non aveva obbligo alcuno eppure si preoccupava. Ora non c'è più ma io continuo a sentire Suo marito, sempre la domenica, verso mezzogiorno.
A me da allora per essere serena, basta sapere di occupare un piccolissimo spazio tra i pensieri di qualcuno ed essere ricordata con un sorriso, sempre.
Sono esigente? Potete essere sinceri perchè non me la prendo... ogni appunto, nota o critica sono bene accetti nonostante siano al di fuori di me, cosa solo in parte vera perchè...
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo, sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Il "prossimo" è null'altro che Noi stessi... liberiamo la Mente e Il Cuore della zavorra, del "troppo" di Noi, e... magicamente sarà l'"incontro".
"Non fare ad Altri ciò che non vorresti fosse fatto a Te"... ed ancora... "Ama il prossimo Tuo come Te stesso"... non sono frasi da pulpito ma dettami per vivere bene in pace con se stessi e il prossimo.
E' così semplice, eppure amiamo complicarci l'esistenza. Chissà perchè... Perché a volte non ti senti pienamente compreso, e invece vorresti spiegare quanto sia molto più semplice relazionarsi con l'Altro se in questo ci si riesce a "specchiarsi". Si eviterebbero tanti malintesi, giudizi gratuiti, frasi ed azioni che fanno male. Il "prossimo" è lo sconosciuto che è in Noi, reso visibile... così come afferma Gibran... ed è pure quello che conosciamo bene da una vita, con cui abbiamo condiviso latte e giochi e poi ad un certo punto ha cominciato a darci fastidio, essere antipatico, così per partito preso. Ci ostiniamo nel tempo su questa posizione e magari quel prossimo tanto a Noi vicino aspetta un cenno per ricominciare. Mentre per una continua situazione di disagio ci neghiamo la "non inquietudine".