dicembre

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martedì 12 dicembre 2017

L'AMORE SECONDO NOI



Ultimo incontro del GAMA prima delle festività natalizie, buoni propositi e compiti a casa nell'ambito di una programmazione per il nuovo anno, all'insegna della creatività e della crescita.
Un gruppo ha bisogno di continui stimoli per motivarsi, essere insieme ed aiutarsi è alla base ma occorre cercare nuove vie per aprirsi all'esterno e arricchirsi di strategie che vanno oltre la "sopravvivenza".
Due "new entry" nel GAMA hanno presentato proposte interessanti con forte richiamo alla vita che continua, autodeterminandosi. La prima, Emilia insegnante di Francese, promuove l'Arte-terapia e mette a disposizione il Suo tempo per un laboratorio che d'inverno si svolge nel semplice spazio tra quattro muri e qualche tavolo, e d'estate sulla spiaggia per poter sfruttare l'energia positiva dell'acqua secondo la filosofia zen mediante l'uso di materiali naturali. Ora siamo nella stagione invernale, quindi ha proposto un tema, "L'Amore secondo Noi", da elaborare e sviluppare dopo le vacanze natalizie. Servirà raccogliere da giornali, riviste o anche poster tutte le immagini che hanno colpito in modo particolare, e poi solo della colla vinilica per sistemarle su una tela di iuta sostenuta da un'intelaiatura. Alla fine ne risulterà un piccolo capolavoro originale e del tutto personale. L'Amore secondo me... secondo Te... secondo Noi.
La seconda Amica Lucia, paziente oncologica in follow up ha raccontato la Sua storia, di una famiglia che ha attraversato un duro periodo tra difficoltà di tipo lavorativo e malattie, e che finalmente dopo tanti sacrifici ed impegno ha trovato un nuovo sbocco nella realizzazione di un'azienda che sposa l'amore per la natura con i proventi derivati dall'olivicultura e dall'attività di ristorazione agrituristica. Ristrutturata un'antica torre del '700, ne hanno ricavato un B&B che dà discreta gratificazione, ed ora cercano di affermarsi con la vendita dell'olio di produzione assolutamente biologica. Un assaggio del prodotto ed un invito a trascorrere una giornata nello splendido scenario di un angolo del Nostro promontorio del Gargano è stato per Noi un gradito regalo per queste festività ormai vicine.
Nella gerla dell'ultimo incontro dell'anno anche una "simulata" in programma alla ripresa dell'attività, per capirne ma soprattutto capirci di più, un concerto di Natale organizzato da un'altra associazione amica, "Agata", e infine confetti color celeste, vino novello e limoni biologici per promuovere la Vita, sempre e comunque prodiga di doni.

lunedì 11 dicembre 2017

RECUPERARE


Recuperare... è un verbo ricorrente nei miei pensieri, anzi nella vita che vivo adesso, e per "adesso" intendo dalla rinascita in poi, un tempo fermo che non avanza mai, trascorrono i giorni e i mesi, ma resta immobile nella percezione dei fatti e delle cose. Una bella sensazione, non da Tutti... me ne sto rendendo conto... per pochi (si fa per dire) eletti.
Nell'insieme una meraviglia da sfogliare, mentre mi accorgo di amarla come elisir di giovinezza, perché questa non finisca mai, neppure col progredire delle rughe. Ché poi, Chi se ne importa dell'aspetto esteriore se la mente con l'esercizio mantiene la lucidità e lo spirito non cambia per sagacia e brio.
Ad esempio, io con la malattia ho recuperato la "formula" per tutto questo, e pensavo non ne fossi a conoscenza, completamente esclusa. Ma quando ad un certo punto, guardandomi indietro ho visto poco, e davanti il buio, mi sono concentrata su quel presente così difficile, e l'esito così è stato quel che si vede.
Recuperare si può ciò che non si conosce se si colgono al volo certe opportunità, ma anche ciò che si è perso, vero... qualche volta non sarà possibile, però intanto perché non tentare?
Stamattina ho recuperato le foto svanite nel nulla insieme con la memoria del cellulare. Come ho fatto? Semplicemente vincendo la pigrizia e la resistenza di mio marito. Insieme siamo tornati all'abbazia di San Leonardo nei pressi di Manfredonia, e ho ripetuto gli scatti di due giorni fa. Il passato remoto, va be' è stato definitivamente archiviato e alla fine è pure giusto, ma quello recente completamente recuperato ed anche migliorato con qualche particolare in più. Quindi esperienza spiacevole ma non del tutto negativa.
Stasera ho anche recuperato del tempo da dedicare ai "fiocchi" per l'incontro di domani. Avrò in mattinata un esame a cui sottopormi, non avrei fatto in tempo, così... sono riuscita anche in questo.
Insomma, sono contenta. Contenta di quel che sono, anche se a volte mi faccio mille scrupoli e problemi, mi metto in discussione e poi mi reputo perdente. Riesco comunque a scuotermi di dosso le scintille brucianti del disappunto, e trovare refrigerio nell'oasi che mi sono creata, dove nulla è certo ma di sicuro posso tenere ben stretto ciò che ho conquistato.

domenica 10 dicembre 2017

LE DELUSIONI NON UCCIDONO E LE SPERANZE FANNO VIVERE - George Sand -


Solo un giorno è passato dalla Festa dell'Immacolata, e domani Dicembre avrà bruciato i suoi primi dieci.
E' questo mese per me una parentesi di tempo in un'altra che sicuramente non si chiuderà mai, perché l' "idea", il "concetto", il pensiero non abbandona nessuno di Noi, eroi per caso e se poi, come me, ci si ostina a restare, si può essere certi che non se ne esce più. Volti e situazioni prendono a tal punto da sentire una sorta di dovere morale, intrinseco ed affettivo, il desiderio di ascoltare ed accudire, una sorta di presunzione, sicurezza nel gestire ogni cosa, tempi, forza, autocontrollo e tutto ciò che serve a Te per l'Altro. E invece puoi essere sicuro solo per il momento presente, e considerarti buono, giorno per giorno e fino a prova contraria, perché la sofferenza può ripresentarsi e spiazzarti anche solo per poco. Anzi, ogni tanto la temo questa cosa, essere tradita dalla mia spavalderia, restare delusa ancora una volta. Per fortuna che nessuno è mai morto di delusione, ma resta assodato che non si è padroni di nulla, meno che mai dell'andamento certo della propria esistenza, e a questa precarietà non si può che opporre speranza a vita.
Quante considerazioni vengono fuori da un periodo così che non si decide a finire. Io lo so che è la vita, però non posso non pensarci. A Natale almeno, nessuno dovrebbe aver pena, e invece spesso pare sia il contrario. Solo rare gioie e dolore ad alta frequenza.
E' vero, un po' tanti pensieri quest'anno, non tutti negativi ma decisamente troppi, e forse è meglio che mi fermi qui, non solo per evitare il tedio ma per lasciare di nuovo spazio alla Speranza, non ultima dea, ma prima grande virtù.

sabato 9 dicembre 2017

ALLA FINE IMPORTANTE E' CHE SIA NATALE



Oggi... giorno dell'Immacolata, festa che apre ufficialmente il periodo natalizio, pure se già da un mese abeti e luci, oro e argento, rosso e blu hanno imposto di cambiare l'ottica delle cose. Perché l'Avvento prima e la festa dopo vuole Tutti più buoni, solidali, comprensivi, pervasi da una pace che acquieta gli animi e fa sorvolare su ogni questione o disputa. Sarà davvero così? Chissà...
Il problema è che ci lasciamo condizionare da accidenti ed incidenti, così che finiamo se non in panico, ché sarebbe troppo, almeno in panne e tutto si blocca. Come è successo a me che avrei dovuto finire di addobbare casa e invece aver perso le foto sul cellulare mi ha fatto perdere tempo e pazienza. E' vero, la stizza non è durata molto ma ciò che si lascia indietro, si sa, non si può mai recuperare per intero. Va be', comunque è andata, e domani ci penserò a terminare l'opera, e soprattutto a non pensarci più, a questo e ad altro.
A proposito di altro, che poi si riallaccia alle questioni o dispute di cui sopra, ai non problemi che sorgono a guastare la gioia di una festa così bella come il Natale, ho trovato una storia che ben si adatta come metafora ad essere di insegnamento per un'unione fraterna, perché ognuno pur nella Sua diversità è utile all'economia di una piccola realtà in un grande universo.
L' OCCHIO DEL FALEGNAME
C’era una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio. La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente.
- Dobbiamo espellere nostra sorella sega, perchè morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra. Un altro intervenne.
- Non possiamo tenere fra noi nostra sorella pialla, ha un carattere tagliente e pignolo, da spellacchiare tutto quello che tocca.
- Fratel martello... protestò un altro... ha un caratteraccio pesante e violento, lo definirei un picchiatore. E' urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo.
- E i chiodi? Si può vivere con gente cosi pungente? Che se ne vadano! E anche lima e raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche cartavetro, la cui unica ragion d’essere sembra quella di graffiare il prossimo.
La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al tavolo del lavoro. L’uomo prese un’asse e la segò con la sega mordace, la piallò con la pialla che spella tutto ciò che tocca, sorella ascia, sorella raspa e sorella cartavetro, entrarono in azione subito dopo. Il falegname prese poi i chiodi e il martello. Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.
Che dire, alla fine...? Non lasciamo che si perda lo spirito del Natale, il Bambino ha bisogno di sentirsi accolto nel calore e in armonia. Non pensiamo più a niente, perché Natale è... non pensarci più.

venerdì 8 dicembre 2017

DAVANTI AL PRESEPE


Un paesaggio attinente alla realtà, al centro la capanna di sempre con le "figure che contano", tra pochi personaggi e molti animali, semplici creature adoranti.
Quest'anno non l'abbiamo ancora preparato, mio marito ed io, e oggi ho risentito di tale ritardo perché avevo bisogno di mettermi di fronte, fissarlo, riflettere. Perché...? Perché era necessario che respirassi aria di rinascita, e il presepe è il memoriale di una nascita che si rinnova... appunto, una rinascita.
Ha detto bene stamattina un paziente ad una Sua collega di stanza, vedendola tanto sfiduciata e abbattuta...
- Signora, avete fatto il presepe?
E alla risposta negativa, ha replicato...
- Fatelo, il presepe è gioia. E Voi ne avete bisogno.
E Lei ha abbozzato un sorriso, un po' tirato ma sincero, e poi si è ripresa raccontando il Suo presepe. Da credente mi sento di affermare convinta, Dio non è mai stanco di fare miracoli, piccoli e grandi, ed opera con ogni mezzo, per questo a LUI nulla è impossibile davvero.
Dicevo prima, che in un preciso momento di questa giornata mi è quasi mancato il respiro perché il dolore diffuso ed esagerato cui assisto pare a tratti bloccare sorrisi e parole. Ecco perché avrei voluto essere davanti ad un presepe, per impormi un "reset", rilassarmi e poi proseguire, sempre da credente convinta, con l'aiuto di Dio.
Il mio presepe sarà pronto domani, e allora come avrei potuto fare?
Ho richiamato alla mente quello preparato in reparto, che stavolta ha cambiato sede, è nel corridoio tra due porte e non più nell'ampio spazio di un tempo, perché quello era destinato alla sistemazione di altre sedie per l'attesa. C'è tanta gente che si ammala ogni giorno, purtroppo... ne siamo consapevoli ma continuiamo a soffrire come non mai. Ci sentiamo penalizzati, simili al presepe del reparto, relegati ad un ruolo di consolatori indefessi che però oltre non possono andare, come del resto è per Chiunque.
Qualcosa però io dovevo fare, per poter tornare in corsa. Così ho pregato, pregato tanto, ho affidato qualcuno al tenero Bambino, ché lo protegga ora e sempre, perché merita se non di più, e perché nella vita ha sofferto così tanto da esclamare oggi in tono rassegnato... io sono morto il giorno che sono nato.
E ciò non è possibile perché il presepe con l'intrinseca sua gioia non avrebbe senso.

giovedì 7 dicembre 2017

RUGGINE, SPEZIE E PAN DI ZENZERO


Una giornata tersa e senza nuvole, un mercoledì dei Nostri sotto Natale anche se, a parte il freddo pungente, non pare quasi la festa sia già alle porte. L'avevamo programmato da tempo, ma oggi l'invito ad andarci era palese. Al Castello di Limatola che dal 10 novembre al 10 dicembre ospita i mercatini di Natale.
Uno scenario suggestivo per le note gioiose di una festa che suggestiva lo è altrettanto.
Un vero castello con ampia superficie che sorge su una collinetta calcarea da raggiungere a piedi, di origine longobarda e in seguito sviluppatosi in epoca normanna sveva e, soprattutto angioina. Nel periodo rinascimentale assunse le attuali forme di palazzo ducale con corte interna, e fu sede signorile di varie famiglie. Oggi è proprietà privata, prestata ad eventi importanti ed anche per realizzare il sogno di una favola d'amore, perché c'è tutto quel che serve per farsi trasportare in un'altra dimensione.
In questo periodo che precede il Natale, per le strade interne al Castello sono allineate bancarelle allestite in casette di legno tutte uguali, con merce per lo shopping natalizio, oggetti utili e oggettini inutili ma sfiziosi, dolci e torroncini, spezie ed antiquariato di varia specie, in una miscellanea di profumi e colori. In quelle che furono le botteghe dei mestieri, in bella mostra gli abiti e i ricami di Nonna Raffielina, i Presepi nelle campane di vetro, i "corni" portafortuna originali e garantiti. Poi su per le scale, quasi metafora di una salita verso il Natale, all'interno del Castello mentre giù in basso la corte pullula di mercanti, artigiani e compratori.
Il sole filtra attraverso una vetrata che sostituisce il tetto una volta di legno, ceduto all'usura del tempo e alle intemperie. La scena è assai coinvolgente perché molti vivono il ruolo in costume, e forte è il rischio di sentirsi fuori dal tempo in questo Nostro tempo. Ma tant'è che poi ci si rende conto di aver voluto immergersi in un'atmosfera da fiaba, tra cavalieri in armatura, un Jolly che va e viene... sempre lo stesso... presente ovunque, dall'entrata all'uscita, gli zampognari, e tutto ciò che rende questa la festa più bella dell'anno, e riscalda e ristora, compresa la zuppa di legumi alla Baita del Cavaliere.
Una stupenda giornata quindi, di cui porto in ricordo luci nel Cuore e un secchiello coperto di ruggine ammansita, con rametti di agrifoglio e pungitopo, foglie secche speziate, e un finto omino di pan di zenzero, il tutto a profumare e colorare l'ingresso della mia casa.

mercoledì 6 dicembre 2017

E' NELLE MOTIVATE PAROLE LA SPERANZA STESSA


Prima di cominciare a scrivere, stasera mi chiedevo... è nella speranza la motivazione o non sarà invece il contrario... in più di una motivazione la speranza stessa?
Lo so, sembrerebbe inutile già porsi delle domande, poi di queste che sembrano giochi di parole, scherzi verbali quasi a perder tempo, davvero una follia. Ma a me succede, forse perchè penso troppo e non dovrei, però le occasioni mi vengono servite quasi su un piatto d'argento, per cui domande, risposte, e riflessioni affollano la mente e fanno ricco il Cuore. Tutto alla fine di un giorno vissuto con l'intensità di una vita intera.
Quanto possono le parole in certe situazioni! Non sono che parole, di certo nella normalità di un vivere quotidiano passerebbero pure inosservate o considerate inutili, invece quando la Vita all'improvviso impone una pausa forzata, una frase appare come la spiegazione di tutto quanto, la soluzione di un rebus, la ricetta da seguire per una "buona riuscita".
Sembrerà strano e spero non banale, una delle motivazioni per continuare, è in quei messaggi che invio al mattino a molti, nei "fiocchi" che dono in ospedale, nelle risposte vaghe per alcuni ma convincenti per altri, che dispenso a Chi mi chiede... dici che posso farcela, continuerò a sperare?
Mi ringraziano per quelle parole, e in un "grazie" che mi sembra pure troppo generoso, io trovo la forza per andare avanti anche quando qualcosa rema contro.
Stamattina i miei "fiocchi" sono andati a ruba, la solita paziente che mi fa da promoter ha contagiato i compagni di stanza, gli accompagnatori, e Chi si trovava di passaggio, ed è stata condivisione generale, una sorta di "puzzle della speranza"... da qui la domanda a due facce di stasera.
Ah, dimenticavo... mentre leggere le parole regalavano un sorriso, ho notato qualcuno che indossava un cappellino con su scritta una sola parola che era conclusiva ed augurale al tempo stesso. Bonavita. E altro non c'è stato da aggiungere.