ottobre

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venerdì 20 ottobre 2017

PAROLE... UN COLORE A CASO... LA FRASE GIUSTA


Ma come fai a scrivere così tanto?
Non lo so...
E' la mia risposta quando non posso farne a meno, altrimenti resto in silenzio. Forse perché non lo so veramente, oppure per tener fede a ciò che mi è stato chiesto dovrei cominciare a dire e non finire mai. No, meglio di no... preferisco scrivere, tentando di essere breve e farmi capire.
Scrivo per darmi speranza, lo faccio ormai da sette anni e credo continuerò finché Dio vorrà. Se stanca dovessi fermarmi, significherebbe essere arrivata al capolinea. Niente da pensare, meditare, scoprire. Alcuna volontà. Il buio. Ma lontano è quel momento, perché cerco ancora la luce e i colori. L'Arcobaleno. Alquanto obsoleta come immagine, ma sempre efficace per far intendere quanta vitale speranza prende un animo che non si arrende, e non solo per se stesso.
Scrivo per darla, la speranza, o meglio offrire lo spiraglio da cui sbirciare, trovare una via di fuga e non piegarsi su se stessi. Così messi infatti, lo sguardo va alla nuda terra in ombra, quando invece dovrebbe essere rivolto all'azzurro del cielo sempre, siamo nati per questo.
Scrivo cercando i colori della Vita, ché ad un'attenta ricerca si trovano sempre e sono pure tanti. Nessuno con un significato preciso, e tutti alternativamente per darne uno all'esistenza. Così ad esempio, della speranza il colore potrà essere lo scontato verde, come pure il vivace rosso e il tenue rosa, amore e positività che alimentano i giorni e proiettano nel futuro, qualunque sia.
Scrivo sempre. Lunghi periodi in testi articolati che non sono racconti né saggi, ma scorci di vita vera.
Continuerò a scrivere frasi, frutto dei miei pensieri o citazioni rielaborate, per farne fiocchi colorati in un cestino di bambola o un cuore foderato a quadretti. Per un ritorno all'infanzia, quell'oasi felice dove la mente riposa e si ristora, e l'animo finalmente trova pace.

giovedì 19 ottobre 2017

IL TRULLETTO DELLA FANTASIA



Nessuno ci crederà, ma ad Alberobello non ero mai stata. L'avevo vista in cartolina sotto il sole cocente d'estate, coi mandorli in fiore, i trulli innevati, ma solo in un tiepido mercoledì d'autunno mi sarei ritrovata in quella realtà che la rappresenta in modo unico e indimenticabile. Un po' come dire dalla realtà alla fantasia.
Quasi duecento chilometri da dove vivo, ma alla fine ne è valsa la pena.
Già qualche trullo isolato sulla via subito dopo Putignano, poi un paio di "distrazioni" del tom tom, e finalmente... i trulli. Di pietra bianca, coi tetti a cono e i pinnacoli tutti diversi. Le stradine strette simili a corridoi di un'unica casa, e su nel cielo pois di fiocchi di cotone. Sembrava essere capitati sul set dell'ultimo film dei Puffi, cartoni ed esseri umani, simbiosi perfetta, armonia o magica realtà.
Da un tetto all'altro un gran pavese fatto di bucato steso ad asciugare, tra due casette un gatto in posa a farsi fotografare, e nell'aria un profumo che non si può spiegare. Odore di lavanda misto a quello di cera per pavimenti, e in effetti le "chianghe" di cui lastricate sono le vie sembrano proprio tirate a lucido, non scivolose ma brillanti. Davvero un bel paese. Tutto un trullo.
Negozi, ristoranti, bar, gelaterie, praticamente... trulli. Abbiamo fatto shopping di trulli nei trulli, sorseggiato rosolio di mandorlatte e di melone, versato da bottiglie a forma di... e non lo ripeto, perché tanto la cosa è scontata. Persino la chiesa di Sant'Antonio è in un trullo, ed è raccoglimento e bellezza insieme, situata di fronte alla villa comunale, lontana un po' dal frastuono generale...
Eh, oggi siete fortunati... giornata buona e poca gente...
Poca gente? Ma se era pieno di turisti tedeschi in tenuta standard quattro stagioni!? Già, in piena stagione sarà stato anche peggio, nonostante i prezzi tutt'altro che modici... peggio per gli "ospiti" e meglio per la gente del posto che aspetta davanti ai trulli e invita, e spera per le proprie casse un anno pieno e ricco. Standard quattro stagioni, appunto.

mercoledì 18 ottobre 2017

DALLA RABBIA ALLA STANCHEZZA IL PASSO E' LUNGO ( riflessioni e riscontro il giorno dopo)


Quando si parla di emozioni legate alla malattia è uno scatenarsi di altre, come un vento a mulinello che da terra solleva una foglia e dietro ne trascina altre vorticosamente.
Così dalla rabbia, attraverso la conveniente e mite accettazione, passando tra euforia e senso di impotenza, poi rassegnazione, si arriva infine alla stanchezza, quando la "storia" supera il tempo presupposto e quello futuro diventa sempre più un'incognita.
Dopo l'altra sera, stamane l'incontro ravvicinato con una paziente a distanza di tre anni, alle prese con una recidiva. Due interventi seri, chemio e radio, due minacce di setticemia, ed ora ancora chemio...
Sono stanca... mi ha detto, ed io invece la ricordavo così come l'avevo vista allora, coraggiosa, oserei dire euforica mentre pensava a come affrontare l'inevitabile caduta dei capelli.
Da quel giorno non l'avevo più rivista, e più volte mi ero chiesta come mai neppure di sfuggita. E oggi proprio oggi, all'indomani di un "discorso" solo in apparenza chiaro, che sempre resta nebuloso o al massimo mutevole come lo sono gli esseri umani stessi.
Sono stanca... e a quel punto mi è sorto il ragionevole dubbio... e se a me non fosse andata come fino ad ora, sarei stata stanca anch'io, avrei avuto sempre la "forza" di sorridere? O più verosimilmente arrabbiata, delusa, al massimo avrei sfidato ogni giorno la vita e pure Chi mi si presentava davanti?
Chi lo sa... forse posso solo immaginarlo, per un momento e poi allontanarlo, perché certi pensieri meglio non farli sostare troppo a lungo. Ugualmente però posso sostenere ciò che ho sempre detto, la rabbia è un sentimento che non mi appartiene né fu emozione che aprì le porte al percorso di malattia. Non è da eroi e neppure da santi, anzi... e sempre stasera qualcuno me ne ha dato conferma...
"Quando mi è stata data la notizia del tumore, sai ... io non ho provato rabbia. Mai provato rabbia. Sai che cosa ho pensato, tornando in macchina verso casa? Piangevo... ma nello stesso tempo ho pensato alla mia carissima amica Paola che era mancata qualche mese prima e che mi aveva procurato un grande dolore, che io non ero migliore di lei o di tanti altri che non ce la fanno e quindi dovevo accettare questa cosa che mi stava succedendo. Questo è stato il mio pensiero, e ancora oggi la penso così.Anche mio padre è mancato a 52 anni, quando noi avevamo ancora bisogno di lui. Allora si, ho provato rabbia, e rabbia ho provato quando ho saputo di Paola, la mia amica di infanzia che lasciava tre figlie ancora piccole. Ma quando ho saputo di me, no... non ho provato rabbia. Curioso... considerando che come hai scritto nella sintesi che mi hai mandato, è un sentimento istintivo alla notizia..."
La rabbia... più forte della paura?

martedì 17 ottobre 2017

TUTTO IL MONDO CONTRO


Secondo appuntamento col gruppo di auto mutuo aiuto, stavolta strutturato secondo le regole, seduti in circolo per poter ascoltare bene e guardarsi meglio.
Tema del giorno: la Rabbia. Emozione da imparare a gestire, incanalare in modo da ricavarne una risorsa.
La rabbia riguarda da vicino la malattia, soprattutto nel suo immediato, già al momento della diagnosi e prima del percorso vero e proprio. E' preceduta solo e per breve tempo dalla "negazione", quando il paziente rifiuta la verità e ritiene impossibile avere quella malattia.
Chissà... e se fosse? Ma no... è impossibile.
Poi viene accertata, ed è il momento della frase comune a molti. Perché proprio a me?
Manco si appartenesse ad una specie intoccabile, invulnerabile, indispensabile in tutto e a Tutti. Al di sopra di tutto e Tutti.
E' in questa fase in cui iniziano a manifestarsi emozioni forti che esplodono in ogni direzione, a partire dall'ambito familiare e poi intorno, a vasto raggio. Tutto il mondo contro.
E' che non ci si capacita che fino a poco prima la vita possa essere stata sotto controllo e facilmente gestita, come non dovesse finire mai, poi un giorno qualunque tanto simile ad altri, scoppia la "bomba", avviene un "terremoto" che cambia ordine alle cose, priorità, ottica, ed è un totale sconvolgimento prima che l'istinto di sopravvivenza ripristini la lucidità, indispensabile all'adattamento.
Vista così, la rabbia appare come emozione negativa, mentre non lo è necessariamente, tenendo conto che è presente fin dalla nascita. Ha la funzione di attivare risposte protettive, difensive e di sopravvivenza, ed appartiene all'uomo come all'animale. D'altro canto però, e possiamo constatarlo dalle varie esperienze ascoltate, è fonte di molte difficoltà e di problemi soprattutto nella sfera relazionale.
La delusione di non sentirsi accolti in un momento di particolare fragilità, la frustrazione di vedere che nonostante gli sforzi non si è più quelli di prima, procurano senso di disagio, fastidio per essere dipendenti dagli altri, una latente inadeguatezza che possono generare isolamento e carico eccessivo.
Ansia continua e ingestibile, irritabilità, paura del futuro minacciato dall'ossessione della morte come "stop" forzato a tutti i progetti, una violenza alla propria persona.
L'esasperazione della lucidità porta come conseguenza la perdita della fede come della fiducia persino negli affetti più cari, considerati completamente indifferenti ed egoisti, presi come sono dal vortice inutile delle proprie "cose".

lunedì 16 ottobre 2017

PAGINA DI DIARIO


Voglio pubblicarla oggi, una poesia senza rime al termine di questa domenica un po' così, che ricorda qualcosa ed è insieme principio per non scordare qualcuno. Un anniversario e il termine di un percorso, un arrivederci all'eternità.
Tornavo a casa dopo aver dato l'estremo saluto alla Nostra "Principessa", e solo in quel momento ho pensato alla data odierna e in mente mi è tornato un ricordo importante. Così importante che sette anni fa dedicai una pagina intera, forse tra le più belle perchè nata direttamente dal cuore, alimentata dalle mie lacrime sincere di gioia ma anche di ovvio timore, tutto in tempo reale.
Da quelle righe un paio di mesi fa ho liberamente tratto quella che ho definito poesia, più per il contenuto denso di pathos che struttura e metrica. L'ho inviata ad un concorso letterario, non ho vinto premi e non m' importa, è bastato aver vinto, ormai si sa, lo "strapuntino di vita" che per me vale quanto la vita stessa tutta intera...
"Un anniversario. Poche parole.
Oggi, le stesse lacrime. Ma senza una causa precisa.
O forse, si. Inspiegabile.
Venerdì, 15 ottobre 2010... Stasera sono stanca, molto stanca.
Mi sento come stessi partecipando all'Olimpiade della mia vita, con tante gare da affrontare e vincere ad ogni costo.
Oggi ho vinto la prima veramente importante.
Strano, ho voglia di piangere, e piango davvero.
Concludi una gara, vinci pure, e piangi.
Piangi di gioia, stanchezza, piangi perché ricordi l'impegno e la fatica per quel traguardo.
Piangi perché sai che non potrai fermarti.
Avanti senza illudersi, senza adagiarsi perché la forza è una e va allenata, ché non perda energia e possa tradire. Giammai.
Sarà delirio il mio? Ma di deliri è fatto un percorso, deve essere così, perché le sfide si vincono anche con l'incoscienza che offusca la paura.
So pure che devo stare all'erta però, cauta, guardinga e serena.
Serenità. Mi hanno raccomandato fin dall'inizio di non perderla mai, è cura, vera cura per poter guarire.
Quel giorno avevo tanta paura perché volevo vivere, e l'avrei anche gridato .
Lo sussurrai solo. Mi fu risposto... ti aiuterò. E così è stato.
Scrivevo quella sera, e le lacrime rigavano il volto e poi cadevano sul diario dei miei giorni di malattia.
Ora rileggo e mi fa bene, lentamente riemergono frammenti che si perdono nella memoria.
Come smuovere la cenere di un fuoco spento, qualcosa brucia ancora, ma alla fine perde luce e vigore.
Perché è solo cenere".

domenica 15 ottobre 2017

QUELLI DI "COCCIO"


Non riesco a definire la mia condizione attuale, di questo momento preciso. Se sono irritata o irritabile, pignola o pedante, oppure semplicemente una persona che vede subito le soluzioni cui Altri oppongono invece problemi, cavilli ed altre astruserie varie ed eventuali.
Tutto si supera, perché ad ogni intoppo sopravvivi, puoi fare scelte giuste o meno, sarà comuque ciò che fa per Te, se per Te lo riservi, non cerchi il consenso generale e ne assumi le responsabilità.
Almeno questa è la mia condotta, e non dico sia perfetta però mi fa vivere serena.
Se mi si presenta un problema importante, prima di perderci le notti, cerco di frazionarlo, ridurlo ai minimi termini, e con la semplificazione in atto mi metto d'accordo. Pacifica convivenza step by step per continuare.
Bene, anche le mie "attività" a questo punto risentono di tale linea che trovo benefica, la metto pure a disposizione ma poi... trovo Chi rompe le uova nel paniere, ed è come avessi fatto tanta fatica per niente. Mi verrebbe proprio di dirgliene quattro, ma poi considero che non vale la pena rischiare di passare per ciò che non sono e magari avere torto, così finisco col mordermi le labbra di fronte all'eccelsa qualità di coccio di certi soggetti e faccio finta di niente o fingo di far finta di niente perché per un po' mi punzecchia la stizza e mi intristisce la delusione.
Va bene che non siamo Tutti uguali, ma sarà così difficile pensare che un gesto gentile può alleviare anche una grande sofferenza, e di contro non occorre fare proclami per far sentire la propria vicinanza alla suddetta sofferenza?
Non per Tutti è uguale, stato d'animo, condizione, malattia, ma si può essere ugualmente e in modo autentico empatici senza mettersi a confronto, paragonarsi. Basta prendere le distanze da quel che si è, ed essere per l'Altro. Annullare la propria condizione o malattia, e naturalmente anche lo stato d'animo cambierà.

sabato 14 ottobre 2017

SUPER POTERI


Stasera è stata mia figlia a darmi l'input, e inconsapevolmente anche il titolo per questi pensieri prima di andare. Giornate intense le mie, a volte non so come dividermi, mi pare di non farcela ma alla fine ce la faccio sempre. Anche "stravolta", parafrasando una simpatica vignetta di Mafalda, falsamente ribelle, piuttosto polemica e brontolona. Non sono niente di tutto questo, almeno ora, ma stravolta questo si, mi capita spesso. E come non si potrebbe, sentendo il peso di una responsabilità che magari per Altri è poca cosa? Prendo un incarico e cerco di portarlo a termine al meglio, il mio meglio. Misuro le parole quando ce le metto, non mi dilungo in discorsi inutili, colgo l'essenziale e lo trasmetto, sperando che non sorgano equivoci. Speriamo.
E intanto oggi è andata così, tutto quel che ho detto e in più una notizia da dare, di quelle che non si ama comunicare né ricevere...
Alla fine ce l'ho fatta e stasera sono pure contenta. Non ho nulla da rimproverarmi, perché sabato scorso ho fatto quello che dovevo da non so quanto tempo, però...
veramente avrei avuto qualche difficoltà anche stavolta, ma Tu non l'hai permesso, ed è stato come mi avessi chiamato e mi hai voluto presente e hai fatto in modo che la "via fosse piana". Perché arrivassi a Te. Quando ti ho avuto davanti, ho cercato di parlarti ed essere di stimolo, e quel magone che mi portavo da un bel po', si è sciolto e finalmente sono contenta.
Sai una cosa? Ci credo anche io nei segni mandati dal Cielo, come ne eri convinta Tu...
Se il Signore mi vuole ancora su questa terra, vuol dire che qui servo ancora. Ahh, 'ste quattro ossa quante ne devono vedere e fare...
E con le Tue parole, consolavi e allontanavi l'ultima meta.
Allora siamo intese!?... mi dicesti una delle tante volte che c'incotrammo là dove sai... vienimi a trovare, ché ti aspetto.
Certamente, ti risposi... e poi ho continuato a rimandare, per mancanza di tempo, dicevo ma più probabilmente perché mancava il coraggio di guardare il luccichio più intenso di due occhi che stanno per spegnersi.
Ora... è tutto passato, compresa la Tua lunga sofferenza. Quasi trent'anni che Tu hai reso come una favola possibile nella realtà. Principessa inconsapevole e tenace per speranza e fede, oltre il visibile.
La Vita continua senza di Te ma con Te, nella Mente e nel Cuore. La scelta di vivere seguendo un cammino, in quel modo unico e speciale, lascia in Chi Ti ha voluto bene più che un ricordo, una traccia nascosta sotto la sabbia.
L'hai donata perché un giorno si aprisse quella stessa strada che fu per Te. Oltre la Paura e la Morte.
Non solo Principessa ma pure eroina dai "super poteri".