luglio

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venerdì 30 settembre 2011

Potevo parlare con Lucia in questo modo perchè sapevo del suo spirito...
Avevo assistito tante volte a certi scambi di battute col dottor Antonio! Eppure per la sua situazione si perde ancora e dopo tanto tempo poi... Il fatto è che non ha elaborato quel lutto di sè... "Ma che m'n'import..." mi ha detto ieri, "... che 'm'n'import d'una mammella che non tengo più... è solo che penso, certe volte che mi scattano i nervi... ma dopo tanti problemi pure questo? E pure che ci voglio passare sopra e andare avanti... e se poi m' ven u' capabbasc?(il tracollo)" "A questo non devi pensare... hai detto che fai tante cose durante il giorno, dalla mattina alla sera... i tuoi familiari contano ancora su di te... tutto sommato non ti senti neanche troppo acciaccata... allora??! Sono passati due anni e poi ne passeranno altrettanti e altri ancora... Non ci pensare..." A questo punto, come se avesse preso coraggio, "Lo sai a chi penso sempre... penso ad Isa... ce l'ho sempre davanti agli occhi... Ma com'è che quella è morta?" Evidentemente non sapeva... e mi è sembrato che fosse il caso di dirle che Isa era morta semplicemente perchè non aveva mai voluto farsi operare... "Veramente? E perchè?" Bella domanda senza risposta... Lucia alla fine ha capito che quello era un caso a sè... particolare ed estremo, del cui esito... ironia della sorte... non era del tutto responsabile neanche la malattia. Isa si era illusa di farcela con la sola chemioterapia convivendo con quella bestiaccia in corpo... c'era del coraggio anche in quella sua incoscienza... incomprensibile... dolorosa.
Quando nei nostri discorsi si fa presente il ricordo degli amici che non ce l'hanno fatta... non ci sono più, ho notato che istintivamente... all'improvviso il tono delle nostre voci s'abbassa, diventa quasi sommesso... ci si commuove senza essere tristi  perchè in quel ricordo restano ben impressi il coraggio, la forza d'animo che ognuno a suo modo ha mantenuto per tutto il tempo... perchè la speranza non abbandona... mai.
E così anche quando si parla di morte o la senti dietro le spalle, è presente... prepotentemente... la Vita. E piccoli gesti, normali forse anche insignificanti, assumono un significato speciale... tale da mettere più che serenità... diciamo pure... euforia! Sì... non esagero... euforia...
Questo mi è capitato stamani... quando sono entrata in reparto e nella prima stanza ho scorto due "mie amiche"... quelle del venerdì, Marisa e "zia" Silvana... La prima sonnecchiava sotto un suo pullover a mo' di coperta... l'altra sgranocchiava qualcosa da un sacchetto di carta... Accanto a loro... due "trespoli" con due boccioni... Ma erano tranquille... come me... come voi... in questo momento.
La Vita continua...

giovedì 29 settembre 2011

Recentemente mi è stato detto che quando per qualche paziente le cose si mettono al meglio, prendendo anche una piega inaspettata, prima di tutti a gioirne sono le persone, intente a curare... d'altro canto chi subisce riacquista speranza... e la demotivazione vien meno, soppiantata da una novella progettualità... Un raggio di sole tra le nuvole.
Altre volte avviene il contrario... passa la bufera... il cielo si rasserena, sembra che debba durare così... a lungo, poi... senza capirne il perchè... le nuvole tornano all'improvviso... più scure e minacciose... e ci si ritrova nell'occhio del ciclone... questa volta anche più stanchi...
Ieri... ero nella stanza di Salvatore... è passata a salutarmi prima d'andare via Silvana D. ... "Amore... ho finito... vado via..." "Come va Silvana?" "Meglio... però... lo sai... mò mi sono uscite due cisti all'altra parte." "Lo hai detto al dottore?" "Certo... come no? Devo fare i marcatori... e adesso... non appena scendo vado in chirurgia a farmi visitare." "Dai... non ti preoccupare... andrà tutto bene." "Speriamo... Amore, grazie di tutto." Ed è andata via... con aria dimessa e lo sguardo quasi assente, da automa... senza neppure la compagnia di se stessa. Anch'io sono rimasta dubbiosa... quelle che lei chiamava "cisti" potevano essere dei noduli sospetti... ma com'era possibile? E' stata operata solo sei mesi fa. In ogni caso Silvana non ha fatto in tempo ad affacciarsi alla finestra  per guardare il "suo" cielo tornato azzurro che lo ha visto "guastato" nella recente bellezza da pericolose chiazze scure... ha temuto il peggio... si è ritirata in tempo, ma chissà se riuscirà a rimanere al riparo.
Stamattina, poi... ho visto Lucia G., operata al seno da due anni continua a... fare chemio. Lei dice, "... le ho fatte tutte e di tutti i tipi...  quella di ogni tre settimane, la settimanale... la quindicinale... e pure quella mensile... Quando ha da fini'?" "Lucia, per favore... non lo chiedere nemmeno. Finirà quando deve finire. Piuttosto perchè te ne vieni così... così deprimente... con una mammella in meno in bella vista. Non puoi mettere la protesi?" "Allora... non hai capito... te l'ho detto anche l'altra volta... Mi dace fastidio sopra la cicatrice... E poi a che serve? Vide la faccia che tengo?" L'ho guardata la sua faccia... non ci vedevo niente di che... "Allora?" le ho chiesto... "Tengo 'na brutta faccia!" " Ma... Lucia! Tieni la faccia che tu vuoi vedere... Prova a sorridere quando ti alzi la mattina, e poi guardati allo specchio... Secondo te... la tua faccia sarà sempre brutta?" Mi ha guardato... ha sorriso, "Allora devo ridere? E va bene... vuol dire che faccio anche questo!" "Non solo, Lucia... non solo. La prossima volta... petto in fuori e pancia in dentro! Mi raccomando."

mercoledì 28 settembre 2011

E mi stupì anche quella volta...
 Per festeggiare l'inizio vacanza della parrucca portai in reparto la mia famosa ed onnipresente "torta di mele". Mi  chiamò allora per cognome, con aria seria e al massimo della professionalità mi fece entrare nel suo studio... richiuse la porta dietro di sè. Pensai subito di aver fatto qualcosa d'inopportuno o... peggio ancora che dovesse darmi notizie non buone riguardo la mia malattia; mi avviai alla scrivania respirando profondamente, stavo per sedermi... quando... lo vidi tirar fuori dalla tasca del camice un bon bon di cioccolato racchiuso in un involucro dorato, e poi porgermelo con un sorriso... nient'altro. "Oh... è per me... grazie!" mi limitai a dire sorridendo... incredula ma piacevolmente stupita. Non me lo sarei mai aspettato da lui, sempre così parco di sorrisi e prodigo di occhiacci e sfuriate... no... non me lo sarei proprio aspettato. Ma si sa... le apparenze ingannano, e non solo le positive ed accattivanti... Occorre sempre andare oltre... oltre il primo giudizio, giustamente dato d'istinto ma per questo poco obiettivo... badare al contesto delle situazioni... concedere a se stessi la possibilità di ricredersi. Veramente il mio giudizio su di lui non era mai stato del tutto negativo, cercavo di capire il suo umore mutevole giustificato anche dalle tante resposabilità e poi non è che mi facesse impressione più di tanto... dall'età dei ricordi ero abituata ad un carattere di questo tipo... mio padre infatti, ne ha uno molto simile... quindi, quando fiuto che non è aria, mi limito a schivare gli ostacoli e ad evitare l'impatto... potrebbe essere fatale.
Stamattina il dottore l'ho visto di sfuggita, passare nel corridoio... in fretta... quasi non me ne sono accorta e per di più ero di spalle... Salvatore l'ha visto, e da come ha sbarrato i suoi grandi occhi azzurri e abbassato la voce, ho capito che oggi... beh, oggi non era aria!
 E non lo era neanche per il mio "buon e semplice amico", e non solo oggi... sono tre giorni, da quando il cielo, come dice lui, "è nuvolo". Metereopatico? Gli ho chiesto, "Macchè... nessun antipatico... Tu  non lo puoi capire perchè non sai come va in campagna... ma è come quando agiti il vino... la fezz' (la feccia) va camminando, e il vino diventa truvolo. Meh... io mi sento truvolo come truvolo è 'u ciel, ci sta tropp'agitazione..."
Avevo ragione, allora... non era aria... Troppe nuvole.

martedì 27 settembre 2011

Sarà stato che per dare rilievo alla cifra non ho detto,"Benzina!", certo è che oggi ha davvero superato se stesso... anche se penso che in seguito questo record lo batterà di nuovo.
Si sarà capito di chi sto parlando... sempre lui... lo stesso. "Madò!..." ha esclamato con gli occhi sbarrati quando mi ha sentito dire, "Quindici euro..." Forse era una sconcezza o una cifra esagerata? Questa non l'ho capita. Come un automa è andato poi alla pompa, ma è tornato subito indietro e ha chiesto... non ci crederete... "E' a benzina?" Avrò risposto in un certo tono... non seccato ma forse un po' canzonatorio, se lui dimessamente ha aggiunto, "Scusa... signora... siccome non c'è scritto..." Questo è vero, ma è anche vero che dal mese di luglio mi sarò fermata lì a far benzina almeno cinquanta volte... stessa domanda...ovvia risposta. Non aggiungo altro, tanto sono sicura che la storia si ripeterà... magari con qualche evoluzione... vi aggiornerò... lo prometto!
Però oggi questa "nota di colore" del mio nuovo quotidiano è stata di una tonalità più vivace... insomma mi ha divertito davvero tanto... si vede che ero ben disposta dopo la grande gioia di ieri. Poi mi sentivo tranquilla, più serena e ciò era importante perchè come al solito ero diretta in ospedale... e così vi sono arrivata...
In reparto ho incontrato Salvatore, "il mio amico" dai grandi occhi azzurri... ora ha imparato anche lui a "giocare" con l'ironia... Finita l'estate ha rimesso giubbino e berretto... prima di andare ha detto con un sorriso, "Beh... mettiamoci il cappello... sennò si scompigliano i capelli." E al momento, causa chemio, capelli non ne ha...
Più in là ho visto Antonietta... quell'amica che sa, ma finge di non sapere... così i figli sanno che lei non sa... e tutti sono tranquilli... E anche questo è un modo per continuare a... crederci...
"C'è Michela che vuole salutarti... vieni!" Mi ha detto Grazia quando mi ha visto...
Michela non ha ancora cinquant'anni, per due volte si è operata alla parotide... tanta chemio ed ogni volta ne è uscita tanto più forte... è sempre allegra... non posso pensare a lei se non mentre sorride. E se è vero il detto che dice, "Gente allegra, il Ciel l'aiuta", d'ora in poi per lei deve esserci solo positività... non può essere diversamente.
Mentre andavo via ho sentito chiamare, "Ciao... piccola bimba..." Ero di spalle... non pensavo che quel saluto fosse per me... "piccola bimba"... io, alla mia età? Mi sono comunque voltata... era il dottor Antonio... Anche lui... come la Vita... non smette mai di stupire.

lunedì 26 settembre 2011

Oggi c'erano le nuvole...
Il cielo era grigio e l'aria era cupa e greve... Sarà stato perchè il pronipotino non si decideva all'uscita trionfale... o per il fatto che Biù Biù ed io eravamo tanto nervose da abbaiare... lei... e da passeggiare... io... di continuo senza combinare niente di buono... o anche perchè poi ho incontrato il marito di Angela, una delle "mie amiche", e non mi ha raccontato niente di bello, anzi... Per tutto questo il cielo è diventato sempre più scuro e pure il mio cuore... tra ansia, pensieri eterogenei e delusione.
Stamattina avevo sentito Ale al telefono, "Calma piatta, zia... e sono tanto stanca... psicologicamente." E per la prima volta non era la solare di sempre. Capivo come si sentiva... in bilico su una fune... in attesa di arrivare al sicuro. "Dai... stasera sarà tutto passato... vedrai." E mi ha risposto con un "Speriamo... un bacio forte, zia." E da quell'istante ho pregato... ricordato quegli stessi momenti vissuti da me trent'anni prima, con la nascita di Valeria... quando credevo di essermi preparata tanto bene in nove mesi da conoscere perfettamente tutte le fasi del travaglio e invece la "piccolina" e la sua mamma s'erano addormentate a metà percorso e tutto si era concluso con un cesareo. Tant'è... Difficilmente nella vita le cose vanno come si crede... o sbaglio?
Così... per far passare il tempo in fretta ho cercato di non rendere i pensieri pesanti come macigni,  ho continuato a... sfaccendare ed ho persino cucinato, cosa che ultimamente faccio sempre meno, un po' per gli impegni... un po' per dimostrare a me stessa e anche agli altri che si "sopravvive" lo stesso anche con ricette "last minute". Alla solita ora sono scesa per andare in ospedale... piovigginava. Quasi ipnotizzata dal movimento monotono del tergicristallo pensavo... ad Ale... a Biù Biù a casa... quest'oggi scattava al minimo rumore dall'esterno... chissà perchè!?
Arrivata al parcheggio, ho posteggiato, salutato Alfredo, e nel girarmi ho visto un volto che conoscevo, era il marito di Angela. Angela... tanto sfortunata da avere due tumori primari contemporaneamente... operata per entrambi... ora vengono fuori metastasi un po' per l'uno un po' per l'altro... "Mia figlia ha detto, a mamma le cose non vanno bene... voglio anticipare la data delle nozze... voglio sposarmi prima... che almeno possa vedermi." No, non si deve pensare questo... neanche come una remota eventualità... non si deve. Guardare avanti, "lavorare" come se non ci fosse mai una fine... ma con la serenità che nasce dalla consapevolezza di una fine che non è solo la propria ma comune a tutti gli esseri viventi... Certo arriverà, ma nessuno sa quando...nessuno. Tutti perciò hanno diritto alla stessa aspettativa di vita... anche se non sembra.
Quando son tornata a casa ero un tantino triste e molto pensierosa... di Ale ancora niente... Mia sorella poco prima mi aveva detto, "Nel pomeriggio si prenderà una decisione, così si spera... ma che facciano presto..."
Erano passate da poco le due... lo squillo del telefono. "E' nato... è bellissimo. Somiglia ad Alessandra!"
Che sia bello, non c'è dubbio... son belli sia la mamma che il papà... ma è stupendo soprattutto perchè prova  quanto bella sia la Vita... sempre e comunque... anche quando delude.

domenica 25 settembre 2011

Oggi qualcosa di nuovo bolle in pentola...
Qualcosa... un evento per cui non so che cosa darei per essere al posto di mia sorella. E grande è l'emozione.
Stamattina la telefonata, "Noi siamo qui, in ospedale... Ale stanotte ha rotto le acque, ed ora aspettiamo che accada qualcosa..." Il cuore ha aumentato i suoi battiti... come se si trattasse di mia figlia... perchè Ale è come se un po' lo fosse.
Lei e la sua sorella gemella sono nate quando la nostra famiglia originaria poteva considerarsi "una piccola comunità" o "un pensionato per familiari a gestione familiare". In casa eravamo in tanti, quattro figli, ovviamente due genitori, più una zia, ed anche la nonna materna; mia sorella restò incinta che non aveva vent'anni, si sposò e per un certo periodo restò nella casa paterna, così la piccola comunità si arricchì anche di un "mini-nido" quando videro la luce quei due piccoli uccellini, Alessandra e Simona. A giusto titolo e per ovvie ragioni divennero le "figlie della comunità", furono allevate un po' da tutti noi e in particolare dalle zie, ovvero l'altra mia sorella e me. Avevano sconvolto le nostre esistenze... con loro ci sentimmo catapultate nell'età adulta... provammo la gioia di essere mamma senza ancora esserlo... una sorta di tirocinio... una sensazione bellissima.
Questo accadeva trentatre anni fa... Oggi, una delle due, Alessandra... Ale appunto sta per diventare mamma e la trepidazione per questo evento è... come dire... collettiva. L'anno scorso quando si sposò  io ero in piena chemioterapia... mi telefonò da New York  mentre mi svegliavo dall'anestesia dopo l'intervento, "Zia... tutto bene? Mi raccomando a te... riprenditi presto... non t'abbattere perchè... io lo so... tu ce la farai". E tutti i confetti che mi mandava tramite sua madre, anche stando lontana? I confetti ripieni multigusto, "perchè sono i più buoni, zia... ti piaceranno anche se hai la nausea". Dolcissima nipotina mia... io, per lei... da sempre "la zia preferita"... che non lo sapessero le altre però... che non l'avessero a male... così il nostro rapporto, bello e forte, più che da zia e nipote.
E ora mentre aspetto anch'io... faccio scorrere la rubrica del mio cellulare... "Nipote del cuore", così memorizzò il suo numero sul mio telefono... Era naturale... se io ero la zia preferita, lei non poteva essere altrimenti... Oggi sul punto di vivere l'esperienza più bella ed importante per una donna... dare la vita... ancora una volta, senza saperlo mi richiama alla gioia di quella stessa che si rinnova dopo ogni momento difficile... come il travaglio che precede il parto... prima fatica e sofferenza per madre e figlio... in seguito felicità immensa per entrambi, per tutti... Si fa festa all'ennesimo Trionfo della Vita.

sabato 24 settembre 2011

Quando sono a casa, in particolare nella pausa del fine settimana, pur essendo molto presa dal gran da fare non riesco a staccare da questa nuova quotidianità e dai ricordi cui essa è legata.
Oggi mi sento... sono diversa perchè la vita attuale e la mia stessa persona nascono da un'esperienza talmente sconvolgente da sovvertire tutto ciò che è stato... ogni convinzione... qualsiasi ordine di priorità. Di conseguenza anche i ricordi recenti occupano un posto di maggior rilievo nella memoria e non solo per i tempi; non che abbia dimenticato tutti gli eventi e i fatti antecedenti all'avvento del tumore... essi restano comunque come impronte che segnano il Passato... i mesi, invece... i giorni di quest'ultimo anno con gli incontri... le profonde relazioni umane e l'emozioni persistono e non perderanno d'intensità in quanto testimonianza di un radicale cambiamento.
Ed è strano come un mutamento tanto tumultuoso non mi abbia sconvolto, anzi... in questa veste mi sono subito ritrovata... come se fosse la mia da sempre, mentre l'altra... la precedente mi fosse stata solo imposta... ma da chi se non da me stessa? Quanti errori si commettono inconsapevolmente... ed oggi mi sento una privilegiata per essermene accorta... in tempo.
Quando mi resi conto di quella "scomoda presenza" nel mio seno destro, il panico mi colse... mi paralizzò nella coscienza, nella volontà... per due mesi aspettai senza far niente... non andai da un medico pur avendo capito... mi "crogiolai",  mi consumai nell'angoscia rasentando la disperazione. Fino ad allora mi ero considerata una persona responsabile, attenta e forse persino determinata, ma di fronte a quella "prova" mi ero rivelata l'esatto contrario e in più anche incosciente.
Qualche settimana fa la "pallina" al di sopra della cicatrice, invece, mi ha procurato solo un iniziale tuffo al cuore... più che naturale... ma nient'altro. Era quasi notte... ho respirato profondamente... Domani... domani farò qualcosa... non sarà peggio di quello che ho vissuto già. E poi, ora sono più forte... molto più forte. Ed ho guardato avanti e la Fortuna mi ha arriso...
In questo momento mi ritorna in mente un altro ricordo, un episodio che preso a sè stante è piuttosto poco significativo...
Ero arrivata quasi alla fine dei cicli di TAXOL... sfinita da quelle infusioni settimanali, con il braccio sinistro e relativa mano lividi per la continua ricerca senza fine delle vene, chiesi a Marta, "Ma dopo di questo avrò finito?" Mi aveva risposto, "E chi lo sa? Ma scusa... dov'è il problema?" Allora ritenni quella risposta cinica, quasi volesse dire di non illudermi... Mi salirono le lacrime agli occhi... forse ero destinata ad una chemio a vita? E anche questa quanto sarebbe durata?
Tutto ciò accadeva giusto un anno fa... così pensavo un anno fa.
Ieri Enzo, il marito di Rosa mi ha chiesto, "Senti, Maria... ma 'sta chemio quanto dura... è lunga ancora?" "Non si sa, Enzo... nessuno lo può dire... dipende da tante cose. Ma problema non c'è... l'importante è poterla fare la chemio... poter continuare a... farla." Ho risposto così... anch'io come Marta e come lei ero convinta di quello che dicevo.

venerdì 23 settembre 2011

Come ogni venerdì ci siamo salutati augurandoci un buon week end...
In un clima che ricordava la smobilitazione che tale non era, Dora era particolarmente contrariata per l'arrivo degli arredi in un momento affatto opportuno... le infermiere, già stanche della mattinata, si davano da fare non certo con la gioia nel cuore, e Orlando? Con la sua solita flemma, che tra un po' diventerà proverbiale, si concedeva una pausa relax seduto in corridoio... "Buon sabato... buona domenica, e mi raccomando distraiti, divagati... vatt'a fa' 'na bella camminata (vai a fare una bella passeggiata) in campagna..." Ma perchè poi in campagna... boh! E' una cosa che ripete spesso, almeno una volta alla settimana, il venerdì appunto... "ma non lo stare a sentire... sono più le sciocchezze che dice..." Grazia non gliene lascia passare una, con aria di sufficienza lo osserva mentre parla, poi lo contraddice sempre e senza mezzi termini.
E così sono andata via lasciandomi dietro baci sulla punta delle dita...
Si sa... l'ho detto varie volte... non prendo mai l'ascensore... faccio le scale a piedi sia a salire che a scendere... ma oggi con me a scendere c'erano anche Rosa e suo marito Enzo... Ricordate... Enzo e i suoi cruciverba? Ne è appassionato, anche se per le soluzioni chiede "aiutini " in giro... anzi l'altro ieri gliene ho portati un po', e lui puntualmente mi ha chiesto, "... ma ci sono le soluzioni?" Mah! Chissà perchè allora, gli piacciono tanto i cruciverba.
Come al solito sono imperdonabile... apro le parentesi e dimentico di chiuderle... per poi farlo dopo diverse righe. Non posso farci niente... sono così! Mi succede anche quando parlo, così che l'ascoltatore per non perdere il filo del discorso deve andare avanti "ad asterischi".
Allora... tornando indietro... Che cosa c'era d'eccezionale nel fatto che Rosa e suo marito scendessero tre piani a piedi? Praticamente... tutto. A distanza di due mesi da un intervento piuttosto serio allo stomaco... dopo tre giorni di polichemioterapia... in un quadro clinico per cui ogni giorno era da scoprire... lei si era sentita di dire, "Enzo ...e che aspettiamo a fare? Stanno questi che portano 'sti cosi (gli arredi per il reparto)... Scendiamo a piedi, no? E mica siamo paralizzati!" "Brava Rosa!" le ho detto... "Ma sì... noi abbiamo da combattere sempre... sennò, che siamo nati a fare?" Le ho stretto forte le spalle e insieme abbiamo sorriso, trasmettendoci forza a vicenda. Giù in giardino ci siamo poi salutati...
Ciao, Rosa... ciao, Enzo... ci rivedremo fra tre settimane, e Rosa ancora mi dirà, come fa sempre anche dopo soli cinque minuti, "Uè, Marì... ch' te ne fai?"...

giovedì 22 settembre 2011

In quest'ultimo periodo penso sempre più spesso alla scelta che ho fatto a suo tempo, quindici mesi fa... non sono più tanto sicura che fosse quella giusta. Dopo oltre un anno infatti l'espansore il suo fastidio lo dà... s'alza e non s'abbassa... si sposta troppo a lato quasi a voler nascondersi sotto l'ascella. Caparbiamente "s'irrigidisce" sulle sue posizioni e non vuole saperne di tornare al suo posto, e forse un po' di ragione ce l'ha pure, perchè "ha fatto il suo tempo" e là non dovrebbe esserci più. E' inutile dire quanto non servano i miei "palpeggi coccolosi" per ridimensionarlo e tenerlo buono ancora per un po', resta tranquillo il tempo di mezza mattinata e poi, ostinatamente ricomincia. Fatta questa premessa, è normale che ieri vedendo lo stato di quasi beatitudine di Antonietta che promuoveva la sua protesi nel reggiseno, io abbia chiesto o meglio detto a me stessa, ma chi me l'ha fatto fare? A tutto ciò s'aggiunga il pensiero con un pizzico d'ansia per un altro intervento, ed allora...  meglio che non dica altro, altrimenti questo mini pallone da rugby che ho sotto la maglietta s'offende e mi dà ancora più fastidio.
Ora la penso così, soprattutto per il disagio... è chiaro, ma poichè devo andare avanti ancora per non so quanto tempo (spero breve) è meglio che me ne faccia una ragione; l'unico modo è ritornare indietro e pensare al perchè io optai per la ricostruzione. Non nego che fui anche lusingata dalle parole invitanti del mio chirurgo, ma il motivo principale fu soprattutto la "rabbia" che allora avevo in corpo. Uscita mezza rattoppata da quattro cicli di chemioterapia neoadiuvante a base di EC e dovendo ancora subire l'intervento di mastectomia, ce l'avevo a morte con quella bestiaccia che aveva avuto la pretesa di distruggermi; la situazione però si stava ribaltando e non solo sarei stata io a farla fuori  ma avrei anche cancellato per sempre il suo passaggio... "donando" di nuovo a me stessa quello che mi aveva portato via... ingiustamente... dolorosamente. Ecco che cosa m'aveva spinto a  quella scelta. Lo ricordo come fosse in questo momento e il rinnovarsi di una tale forte emozione compensa in un certo modo la noia, l'insofferenza attuali... perciò... continuiamo a... pazientare, mi ripeto, e pur fra alti e bassi dell'umore non diamogliela vinta a "quel qualcosa" che ancora attenta contro l'equilibrio della mia emotività.

mercoledì 21 settembre 2011

Considerato il caldo che fino a tre giorni fa c'ha fatto boccheggiare, se c'era qualche dubbio sulla stagione e sul periodo dell'anno in cui ci troviamo, stamattina è stato fugato.
Un vento freddo, intrufolandosi in casa sotto forma di spifferi violenti, m'ha fatto rabbrividire che non ero ancora in piedi... poi in cucina ho dovuto chiudere per non farvi entrare le foglie secche dei gerani... Sembrava più presto del solito, eppure mancava un quarto alle otto... la luce ingannava. Eh, sì... i sintomi c'erano tutti... vento di maestrale... foglie accartocciate che più secche non si può, e il sole che s'era appena levato... Ormai ci siamo, l'Autunno non è più un'aspettativa ma una realtà, ben contenti, comunque di questo cambio di scenario... diciamo gradevole oltre che necessario. Ma se cambiano gli scenari per forza di cose,  non cambia l'andare della vita, con le attività di ogni giorno ed i suoi affanni... monotona per i più che non vanno oltre a cavare ciò che di buono c'è in ogni giornata... dal sorgere del sole... fino al calar della notte.
Potrà sembrare retorica... non lo nego... ma giuro, per me è realtà... recente ma testata. Una prova? Al mattino, anche se un po'acciaccata... con l'espansore che deve assestarsi dall'appiattimento notturno... sento che devo darmi una mossa... mi dò da fare da una stanza all'altra ... in cucina e nei bagni... per fare presto... perchè c'è un impegno che in questo modo "impegno" non è più, tanto diviene "piacevole sprone".
E alla sera o meglio quando è quasi notte fonda? Mi aspetta l'altra parte di me stessa... con essa mi confronto... prendo consapevolezza e certezza dei miei limiti... propongo di migliorarmi. E tutto mentre "ricordiamo" ciò che è stato... l'ansia e l'angoscia... la speranza e la gioia di poter ancora continuare a...  Non importa se le giornate sono tutte uguali... forse questa può essere considerata una certezza in più; non importa se ogni giorno sentiamo  e diciamo, tutta colpa di questo governo ladro... da tempo immemorabile son cambiate le parti, son cambiati i colori, si è sempre detto ma... siamo sempre qui... a rivendicar diritti, a combattere... comunque a vivere.
Perchè la vita stessa è una battaglia...ma vuoi mettere, che soddisfazione ogni piccola vittoria?
Stamattina... la "mia amica" Antonietta mi ha mostrato tutta contenta la sua protesi esterna... lei ha rifiutato la ricostruzione, convinta di fare la scelta giusta. Oggi, senza rimpianti e con gli occhi che le brillavano per la gioia mi ha detto, "Guarda non sembra proprio... tocca quanto è morbida..." E' felice... ha tolto il tumore che la minacciava... ha accettato la sua condizione, quasi  l'"apprezza"... Non è forse questa una vittoria?

martedì 20 settembre 2011

"... che si dice?" "Niente di che... Oggi c'erano poche terapie importanti... sono quasi tutti andati via..."
OK... ho pensato... oggi... giornata di pausa e riflessione, per prendere respiro e ricompormi ...tornare in equilibrio con me stessa e poter dare il meglio... perchè non si può sempre andare alla cieca.
Ho sostato un po', seduta in corridoio ho dato un'occhiata nella borsa... avrei dovuto avere delle impegnative da far timbrare... con tutti questi controlli frequenti non mancano mai di occupare, ben piegate in una busta, un posto privilegiato; infatti... come pensavo, c'erano tutte... qualche altro minuto e sarei scesa giù alla cassa ticket... giusto un altro po'... per evitare una fila d'attesa troppo lunga.
"Ciao... Mary!" Mi è passata davanti D.... "Dovevo chiederti una cosa... Ma che testa che ho! Non me la ricordo più... so solo che dovevo chiederti di alcuni pazienti." A me? Ma non sono una paziente anch'io? Glielo dico sempre, ma proprio Lei in particolare mi risponde, "Sì... vabbè... però ormai sei anche dello staff." E questa cosa mi riempie d'orgoglio in quanto dimostrazione di stima, però mi carica di un'enorme responsabilità... non sono un medico, nè un'infermiera... non una psicologa e nemmeno... che dico, un'inserviente... posso sempre essere all'altezza di ciò che mi "picco" di fare?  Seguendo il mio cuore sull'onda dei ricordi, quando in piena angoscia... spaventata affrontavo un futuro che non riuscivo ad immaginare  e mi dava conforto e forza l'affetto che mi circondava... quell'affetto non soffocante, che era protezione, sicurezza...il sentirmi dire, non ti preoccupare... ci sono io qui per te...ti sono vicino e te lo dimostro... con piccoli gesti e non solo... insieme guardiamo al domani e facciamo progetti... Perchè soprattutto questa è importante... la progettualità... l'orientamento interiore ad agire sempre... come se non ci fosse mai una fine. Ed è una forte spinta alla positività... un crescendo della Speranza, un "ottimista" giro vizioso... più sei positivo, più cresce la speranza, e poi di nuovo... si ricomincia... si continua a...
Così discorrendo, ancor più con me stessa, è arrivata l'ora di scendere... le dodici e trenta... Ormai agli sportelli ci sarebbe stata molto meno gente...

lunedì 19 settembre 2011

Finalmente dopo giorni e giorni di gran caldo ed afa, oggi... la pioggia.
Il lunedì è sempre un po' un'incognita... dipende se ci si alza con il piede giusto; già faticoso di suo...incominciare una nuova settimana  è dura ed ora anche il maltempo... Però la gran calura persistente ha talmente fiaccato che oggi non può essere peggio... perciò dalla finestra guardo scendere la pioggia prima a gocce rade, poi sempre più fitte... a tratti rese oblique dal vento che si rafforza. E' come se non avessi mai visto uno spettacolo del genere... mi piace... mi piace molto e non solo perchè riporterà il tanto sospirato rinfrescare dell'aria. Provo sensazioni nuove... il profumo della terra che fino a ieri sera odorava di Scirocco, è intenso... arriva come soffio tiepido ad accarezzare le mie narici. Ho i brividi... e mi piace.
Pensare che un tempo detestavo la pioggia... la consideravo noiosa, perchè l'ombrello non le impediva di bagnarmi la testa e il volto... così i capelli che "dovevano" essere sempre in piega perfetta si "sgonfiavano" per l'umidità e sugli occhiali decine di goccioline si posavano e diventavano delle lenti su una lente, rendendomi più miope di quello che sono. Per non infastidirmi preferivo non uscire e a volte non mettevo neanche il braccio fuori dalla finestra per sbattere lo straccio della polvere. E invece oggi... sono sul balcone e indugio a guardare una pozzanghera nel cortile dove le gocce precipitando in veloce successione creano cerchi concentrici che sanno di "fantasia"... Se quello squarcio d'azzurro diventa più ampio, il sole s'affaccerà e li colorerà di tinte, le più variopinte... e sarà come guardare attraverso un caleidoscopio.
Guardo l'orologio in cucina... sono le nove e mezza... è meglio che faccia presto, non che ci sia una vera e propria  necessità... là dove devo andare mi aspettano... ma senza fretta... sanno che arrivo...
Ed è stato così anche stamane... "Quando sento la porta che s'apre, penso... è arrivata... e sono contento, sennò poi si sente la mancanza." Questo l'ha detto Orlando prima di salutarmi a fine mattinata... "Eccome... se si sente!" ha replicato Grazia... e a me son venuti gli occhi lucidi. "Ma no... sarei io così importante?"

domenica 18 settembre 2011

Oggi è il compleanno di una "mia amica"... un'amica doppiamente speciale...
Di lei ho già parlato all'inizio di quest'anno... di come ci siamo conosciute grazie a Dora e a facebook... del modo in cui attraverso la chat abbiamo comunicato raccontando le reciproche storie... mettendo a nudo i timori, le paure, ma anche la soddisfazione di "avercela fatta"... almeno per il momento.
Dopo quattro mesi di "muto contatto" e abbracci virtuali c'organizzammo un incontro... ci saremmo viste là... in quel reparto del famoso terzo piano, dove la nostra normale quotidianità aveva subito una brusca battuta d'arresto per dare spazio ad un'altra, non piacevole ma tanto più ricca. In realtà avevamo fatto la chemio nello stesso periodo ma in giorni diversi per questo l'una non sapeva dell'esistenza dell'altra... se così non fosse stato, certo avremmo legato subito... immediatamente, tante sono le affinità tra di noi... di carattere, di principi, di aspettative.
Che sciocca... mi accorgo di non aver detto ancora il suo nome... o meglio a suo tempo lo feci, e forse chi mi legge da tempo lo ricorderà... Come non si potrebbe? Come non si può ricordare il nome, Azzurra? La dice lunga, vero? Solitamente si afferma che il nome di battesimo alla fine risulti essere la sintesi perfetta di chi lo porta, e come può essere  una persona che si chiama così, se non rasserenante come il cielo a primavera... meravigliosa come il mare d'estate... bella come un vestito nuovo di quel colore. Azzurra è così... ha tutte e tre le qualità... ed è speciale. Eppure ne ha passate davvero tante... Tumore al seno, mastectomia, chemio e ricostruzione... poi dopo un anno e mezzo di nuovo... recidiva, intervento, altra chemio e anche radio... perchè, come dice lei, questa volta ci voleva "un po' di musica" tanto per non farsi mancare niente. Il suo tumore, definito come "spirito libero" le ha dato tanta sofferenza, anche se non è arrivato proprio inaspettato... sua madre è morta di questo e anche la sorella ne è stata colpita. Ora entrambe hanno superato e stanno bene, ma... non hanno archiviato nè dimenticato... come me... come tante.
Ad Azzurra ho aperto il mio cuore perchè... come dire... ispira, ed ho confidato ciò che avevo di più riservato perchè... è la riservatezza fatta persona. Quel giorno di gennaio, quando c'incontrammo per la prima volta, mi portò in regalo un angioletto fatto con le sue mani... bellissimo... dolce e mite come Lei. Senza saperlo, avevo con me da darle in dono una piccola cornucopia d'argento... simbolo d'abbondanza di ogni bene...
Oggi è stato il suo compleanno... e questo mio scrivere di Lei è il mio regalo...Ai miei occhi l'averla incontrata su tale percorso è sembrato una fortuna, un grande dono... e in questa giornata voglio farle l'augurio di altrettanta, che le sia compagna a lungo... per tutta la vita.

sabato 17 settembre 2011

"... meno male che non è capitato a me!" Diciamo la verità... chi non l'ha detto o almeno pensato sentendo di qualcuno ammalatosi di cancro? Quasi che questo "accidente" potesse colpire solo gli altri e noi fossimo immunizzati a vita... Poi capita... ed è tutta un'altra storia. Ma come è potuto succedere? Non bevo, non fumo... alimentazione sana... vita senza stravizi... eppure... Se si conoscessero le cause certe di questa malattia si sarebbe molto avanti nel risolverla definitivamente, invece si possono fare solo delle statistiche in base alle quali si danno consigli per la prevenzione, e intanto il Destino continua a... giocare alla roulette... Dove si fermerà la pallina?
Questo discorso all'apparenza fatalista, è in realtà la lucida constatazione di un dato di fatto... un tumore non si può prevedere... si cerca di prevenirlo, questo sì... con i controlli regolari, conducendo una vita sana, ma la certezza non ci sarà mai per nessuno, neanche per chi non ha familiarità... ammesso che ci sia qualcuno.
Ma constatare... prendere consapevolezza, non vuol dire necessariamente rassegnarsi... tutt'altro. Significa prepararsi all'eventualità... non farsi cogliere alla sprovvista... impauriti e disperati... convinti che ormai sia finita. La parola FINE si scrive dopo che è calato il sipario... quando c'è stata l'ultima uscita... e sono sempre gli altri a scriverla a palcoscenico completamente vuoto.
In altre parole di cancro, è vero, si muore ancora, ma con il cancro oggi si vive sempre più a lungo... s'impara a convivere, e magari poi... dopo tanto tempo, si muore d'altro.
A questo punto, pare chiaro che la SERENITA' è d'obbligo... cacciar via l'ANSIA del domani è necessità... ARCHIVIARE un momento critico legato alla malattia è del tutto inutile. Perchè se caso mai dovesse riaffacciarsi più grande sarebbe la sofferenza nel riaprire un fascicolo erroneamente accantonato... volutamente dimenticato.
Tutto ciò vuol essere un discorso generico... diretto a Tutti, ma che io faccio anche a me stessa, se non ogni giorno... quasi... perchè non ho voluto archiviare nulla, anche se m'è stato ripetuto da più parti... DIMENTICA. Non voglio farlo... per giocare d'astuzia e non farmi sorprendere... nel caso che il mio "nemico-amico", preso da un attacco di nostalgia nei miei confronti, ritorni... Che io possa affrontarlo sempre come un falso allarme.

venerdì 16 settembre 2011

Il fiatone era un po' di più oggi perchè la borsa di tessuto non tessuto con le riviste per il reparto faceva sentire il suo peso...
"Eccola qua!..." quasi all'unisono... mi son sentita al centro di un comitato d'accoglienza. "Scusate... ma prima saluto le mie amiche!" ho detto a Marta e Grazia dirigendomi da "zia" Silvana e poi da Marisa. "Beh... com'è andata... tutto bene?" a chiedermelo "zia" Silvana. "Ti sei ricostruita... finalmente?" ora era Marisa a voler sapere. "Eh... sì, magari! Si tratta invece di un'altra cosa..." Era chiaro che non poteva sapere nulla, non la vedevo da un po', aveva interrotto la chemio per sottoporsi alla radioterapia ed oggi riprendeva il percorso terapeutico in quel reparto. D'altra parte nessuno aveva saputo all'infuori di "zia" Silvana con cui mi ero lasciata andare un po', vinta dalla tensione proprio nel giorno del prelievo per i marcatori... "Tutto a posto, Silvana... tutto a posto!" "Oh... vedi... te l'avevo detto... non era possibile! Un tumore su un coso... un corpo estraneo. No... non poteva. Come sono contenta! Avrei voluto telefonarti... ma non avevo il tuo numero... volevo chiederlo ad Azzurra... ma poi m'è passato di mente..." Era visibilmente emozionata e "autenticamente" felice per me. In un posto come quello la gioia di uno è gioia di tutti... il dolore di uno è anche di tutti... Lì... solo emozioni vere e sentimenti sinceri, perchè nessuno può illudersi, "meno male che non è capitato a me".
"Cara... vedi sul tavolo ... quel tuo pacchetto... è tuo". "Zia" Silvana mi aveva portato un piccolo dono... verosimilmente doveva essere un barattolo... Capito! La volta precedente aveva spiegato come preparava i piccoli peperoni... ovvero i peperoncini ripieni di tonno e capperi... certamente si trattava di questo. Però che tenera è stata... l'aveva confezionato proprio bene... incartato con una carta colorata e legato con un nastrino. "Zia" Silvana é una persona speciale... unica... infonde tanta serenità. Intelligente, ironica ed equilibrata serba la sofferenza per un grande dolore... la perdita di una figlia, ma mantiene una dignità esemplare, ora anche con la malattia... L'ho abbracciata forte, "Grazie... Silvana... grazie per l'aiuto che mi hai dato..." "Ma ti pare... non dirlo neanche... non ho fatto niente." Ma non è così...
Mi chiedo... Come avrei fatto ad affrontare e superare quest'altro momento... sì, d'accordo è stato un falso allarme, ma comunque mi ha procurato lo stesso tuffo al cuore della prima volta... come avrei fatto se  non mi fossi sentita rassicurata da quell'ambiente che "ho reso" tutto mio?

giovedì 15 settembre 2011

Oggi mi sono avviata prima del solito, dovevo andare a ritirare l'esito dell'ecografia al seno fatta giovedì scorso... Tutto sommato la settimana è trascorsa in fretta... forse perchè la risposta di quell'esame la conoscevo già, non proprio precisa, ma... come si può dire?!... sì... "concentrata nella sostanza". Perciò sono arrivata piuttosto tranquilla al centro di senologia; la porta della segreteria era aperta  ma all'interno non c'era nessuno, ho girato lo sguardo a destra, verso un'altra porta e all'interno della stanza ho visto Rosalba, una delle assistenti del "mio" chirurgo (ne ho acquistato la proprietà insieme con l'espansore e almeno fino a quando non mi verrà tolto... chi lo lascia più?)... Ero curiosa di sentire che cosa mi avrebbe detto opportunamente stimolata ovvero provocata. Quindi CIAO... e di risposta CIAO... e ancora, "Che si dice?"  "Tutto bene." Risposta un po' sui generis... "Ma in che senso?" replico io, "Il senso che intendi tu"... Non c'è che dire... risposta sibillina! Allora incalzo, "E per la ricostruzione?" "Ah... con il dottore abbiamo deciso di fermarci... fa troppo caldo." Strano però... nessuno s'era accorto che avessero cominciato... "Con questo tempo praticamente estivo, fasce ed impalcature procurano ustioni alla pelle, e quindi non è consigliabile al momento la ricostruzione. Riprenderemo ad ottobre e poi... in successione..." "Arriverà il mio turno?" "Certamente..." Ah... che sollievo saperlo! Solo un particolare mi veniva da chiedere, in successione... ma partendo da quando... da chi? Mah! Non l'ho chiesto... tanto una risposta valeva l'altra. OK, allora... a ottobre... forse? Magari... sì, a novembre. Di certo... prima di Natale! E' necessario chiedere di quale anno?
Meglio riderci sù... altrimenti il "mio inseparabile", l'espansore,  che ultimamente perde sempre più spesso le staffe ergendosi in tutta la sua maestosità, ha un altro attacco di nervi e viene fuori facendomi fare una pessima figura.
Ho taciuto... sorriso e salutato... poi, dopo aver ritirato l'ennesima busta gialla con referto che va ad arricchire la mia collezione, sono andata via... diretta verso quell'ormai famoso terzo piano...
"Che mi hai portato?" mi è venuta incontro Dora... sapeva di quel referto per oggi... "Il caffè... ti ho portato il caffè!" ho risposto io, per sdrammatizzare. "Noooo! Che m'importa del caffè... volevo dire... e poi... quando finirà questa storia che porti il caffè per il reparto?" " Quando finiremo di prendere il caffè." "Questo vale a dire... MAI... vero?" "Proprio così... mai".
Altre volte Dora mi aveva detto, "Ma che cos'è, una tassa fissa? Il caffè... tutte le settimane!" Ed io le avevo risposto, "Per favore... lasciatemi fare... Sono o non sono a casa mia? E quando a casa il caffè finisce... forse non lo compero?" Allora...

mercoledì 14 settembre 2011

Mi son guardata intorno... la sua auto è parcheggiata al solito posto, là sotto gli alberi... ma lui dov'è?
Stamattina Alfredo, il posteggiatore mio amico non l'ho visto... sicuramente c'era, probabilmente occupato o forse "in perlustrazione", perciò ho posteggiato l'auto, anch'io al solito posto, là sotto gli alberi e sono andata via... forse l'avrei incontrato strada facendo...
Così però non è stato... Pazienza, mi son detta... conosce l'auto, vorrà dire che lascerà il foglietto sotto il tergicristallo.
Poi... solito tragitto costeggiando le aiuole innaffiate di fresco... solite scale... fin lassù al terzo piano... come sempre. Anche questo è una sorta di rituale che mi fa star bene... mi dà sicurezza. Infine arrivo... apro la porta e... mi sento come a casa.
Davanti alla porta di una delle stanze ho visto Milena, la figlia di Maria di, per questa settimana tutti i giorni in reparto per la terapia di calcio. "Meh... ti sei portata da mangiare?" "E perchè mai?" "Che è questa l'ora di arrivare?... E poi hai portato la macchinetta fotografica con le fotografie del matrimonio di Luciana?" Caspita, un'esigenza dopo l'altra... roba da togliere il respiro che era già poco a causa sempre delle scale fatte a piedi... "Allora... procediamo con ordine... E' vero, è un po' tardi, ma non più del solito e poi... no... la macchinetta non l'ho portata... mi perdoni?" "Vabbè... non fa niente... però noi vogliamo pure le foto che hai scattato tu, perchè le stiamo mettendo tutte insieme, perciò..." Perciò dietro questa decisa e forte pressione... ho messo a mia volta sotto pressione mio marito che ha preparato un DVD con tutte le foto del matrimonio corredate anche di colonna sonora... Ah... che cosa non farebbe LUI per me! Così... contenta io... contenta Milena, e pure sua sorella Luciana... contenta anche Maria di... la contentezza finalmente completa sarà.
"Ma... Marta è venuta Silvana D.? Le ho portato dei biscotti..." "Sì... ma vai subito perchè ha quasi finito." E presto sono andata nella sua stanza dove l'ho trovata nella stessa posizione e con la stessa espressione della scorsa settimana... mesta, rassegnata al suo destino come chi non si chiede neppure che giorno sarà domani per il semplice fatto che non gli interessa. "Come stai Silvana? Ti ho portato i biscotti che ti avevo promesso..." "A me, Amore? Quanto sei buona... sei troppo buona!" "Ma come ti senti?" "Sto bene... Amore, ma mi sento male... questa terapia è peggio dell'altra..." Non ho osato contraddirla perchè ne è proprio convinta... troppo. Ma il TAXOL l'ho fatto anch'io a suo tempo e con la "ROSSA" non è neanche parente alla lontana, quindi... sarà!... Comunque non importa... a lei non occorre sentirsi dare torto o ragione... ha bisogno che qualcuno s'interessi delle cose che la fanno star bene e alleggerisca la sua sofferenza, soprattutto quella interiore... E' una donna sola senza neanche la compagnia di se stessa. L'ho salutata... ciao Silvana, a mercoledì.
Era ormai l'una quando sono scesa per tornare a casa. L'auto di Alfredo non c'era più, sono andata verso la mia sicura di trovare il foglietto sotto il tergicristallo... non c'era neppure quello... Ho capito... ho sorriso... un piccolo omaggio del mio amico.

martedì 13 settembre 2011

Non vado presto in reparto... Al mattino tra follow up, prelievi ed inizio terapie c'è molto da fare, occorre tanta concentrazione e un discreto autocontrollo per gestire in equilibrio l'inizio di giornata. Non voglio essere d'impiccio e per questo arrivo a metà mattinata perchè so, essendoci passata, che a quel punto il più è fatto... le terapie sono iniziate e c'è maggiore tranquillità...
Tranquillità... è una parola che già da sè mette un senso di pace;  come è importante sentirsene avvolti quando si viene sottoposti ad un trattamento chemioterapico! Ben predispone corpo e mente ponendoli in armoniosa sintonia col mondo esterno... ed è tranquillità.
E tutto tranquillo era stamattina mentre percorrevo con discrezione il corridoio, sbirciando nelle stanze... In una, dalle scarpe riconosco Salvatore... "Ciao, Maria... hai l'affanno! Che cosa è successo?" "Salvatore, lo sai che non prendo l'ascensore... e poi, tanto per cambiare, anche oggi fa molto caldo. Mi siedo un po'... prendo fiato e ti tengo compagnia". Dal "trespolo" pendeva la flebo avvolta nella stagnola... "farmaco fotosensibile..." aveva detto una volta Dora... e così protetta non sempre si riesce a vedere chiaramente il livello del liquido all'interno. Come sempre abbiamo cominciato a chiacchierare... cioè io chiacchiero e lui ascolta e a volte gli scappa anche una risata, e ride di gusto e i suoi occhi azzurri cambiano espressione perchè si allontana la tristezza. " La flebo s'è svuotata... non ce ne siamo accorti... sai, Marta... chiacchieravamo..." "Ah, Mary... quante ne combini!" "Ho fatto ancora danno... vero?" E Marta ha sorriso, "Che dici?!" "Bene, allora... vado a fare danno altrove, in qualche altra stanza..." ho replicato scherzosamente e poi mi sono diretta ...
Grazia aveva detto che stamattina mi aveva cercato Fernando, il paziente operato alla laringe, che inizialmente non aveva accettato lo "stoma" che gli consentiva di parlare, era caduto in depressione manifestando più volte intenzioni suicide. Una volta avevamo parlato a lungo... un colloquio semplice... niente di filosofico, nessuna psicologia... riflessioni su quello che ogni giorno si osserva... si assapora... il gusto dolce-amaro della vita che proprio per quel contrasto mai può stancare. Stimola i cinque sensi... riempie il cuore di gioia anche dopo il dolore... capace com'è di far riemergere l'animo più abbattuto. Perchè vale sempre la pena di ritentare... ricominciare. Fernando stamattina ha portato cornetti e caffè e con la sua firma sul registro  ha scritto, "Oggi Fernando parla..." perchè finalmente si sentiva felice... era contento di aver fatto pulire lo stoma e la sua voce veniva fuori chiara e limpida... come un tempo. Durante quel nostro colloquio, tra l'altro, gli avevo detto, "... che importa dover schiacciare un bottoncino per farsi sentire? L'importante è esserci e voler farsi sentire... solo questo conta." Oggi nel salutarmi mi ha sorpreso a "voce forte e chiara", "Quando LA vedo, CARA SIGNORA, mi fa molto piacere, perchè LEI da estranea mi ha dato molto coraggio..." Mi son guardata intorno... "LEI... chi, Fernando?" "LEI, voi..." "Dammi del TU... non ti sono più estranea..." "Va bene... SIGNORA MARIA... perchè, è vero... LA VITA E' BELLA".
Beh... signora Maria... va bene lo stesso, un altro passo avanti è stato fatto.

lunedì 12 settembre 2011

Oggi un giorno tutto per noi... ce lo meritavamo. Era da prima del tumore conclamato che non andavamo a pranzo fuori... noi due soli... questa era la giornata giusta... il SUO compleanno, il MIO onomastico. Così da sempre il 12 settembre... un'unica festa da quasi 40 anni, e quest'anno un motivo in più per festeggiare.
Stamattina come al solito in ospedale... un po' di serenità anche qui, in una quotidianità tutta particolare di cui non ho più paura; poi, poco prima dell'ora di pranzo è venuto a prendermi LUI, il compagno della mia vita, e insieme siamo partiti verso il mare...
Detto così pare l'inizio di un romanzo o di una lirica, di qualcosa comunque di estremamente romantico che fa pensare a spiaggette isolate e ad un orizzonte che si perde a vista d'occhio... niente di tutto questo. Il posto era a venti minuti d'auto dalla città, la spiaggia era sì solitaria ma solo perchè è quasi metà settembre, e il mare l'abbiamo visto da una panchina di pietra sul lungomare. Però è stato bello ugualmente... con l'umidità e l'afa che ti facevano sentire sott'acqua anche sulla terraferma... con il sole che faceva l'occhiolino tra le nuvole.
Siamo così sereni...
Abbiamo pranzato... bene come è solito in quel ristorante... ancora meglio per mio marito dal grande appetito e per me, dopo tanto tempo... finalmente senza nausee di alcun tipo. L'ultima volta che eravamo stati là, insieme noi due, era di febbraio e del tumore c'era il forte sospetto e la grande paura. C'eravamo andati per non pensare... distrarci... in realtà per "mettere la testa sotto il cuscino", come se si potesse... come se non si rischiasse di rimanere soffocati. A ripensarci ora mi viene una gran pena di quella mia ingenuità fatta d'incoscienza e continua fuga da me stessa... come una bimba che si nasconde sotto il letto per non prendere la medicina... ma prima o poi dovrà pur uscire...
E infatti quella bambina è venuta fuori e di medicine ne ha prese talmente tante che c'ha fatto l'abitudine e si chiede chissà quando ne dovrà prendere ancora... e questa volta senza paura.
Sull'acqua e sulla spiaggia uno stormo di gabbiani... sul lungomare una mamma con i suoi due bambini, gli ultimi bagnanti di una stagione al suo concludersi... Il nostro sguardo s'è levato in alto, alle serrande ormai chiuse della casa al bordo della strada... Un'altra estate è andata via, per noi due che "riprendiamo" il cammino, un altro anno è passato, e sembra... quasi come prima.

domenica 11 settembre 2011

Ieri sera... mi ero appena seduta al pc...ho sentito provenire dalla stanza accanto una melodia... non mi era nuova, sì... la conoscevo. Mi è venuto spontaneo canticchiarla a mo' di sussurro, però non ricordavo le parole... tranne una che poi è anche il titolo... SMILE, ovvero SORRISO. Bellissima!
Fatto strano, all'apparenza casuale ... l'ho colto come un dono unico... solo per me, a conclusione di questa settimana che mi ha riportato indietro di mesi, con la stessa ansia... un po' di timore, e tanta speranza in più.
Chi mi conosce da sempre e mi rivede oggi nota subito il cambiamento che c'è stato in me... lo nota sul mio viso, negli occhi che non sono più quelli di una volta. I miei figli mi hanno detto che non sono mai stata "allegra" come in questo momento... all'amore della mia vita appaio persino "più bella", io riassumo tutto e concludo..."NON SONO MAI STATA TANTO SERENA". Perchè di questa parentesi della mia vita ho scelto subito un qualcosa che la caratterizzasse, che data la situazione non fosse il pianto... o il colorito spento... o uno dei "doni" della chemio... scelsi di essere sempre e solo SORRIDENTE, perchè chi mi vedesse doveva ricordarmi così... con il SORRISO... per il mio SORRISO... qualunque fosse la conclusione della storia.
Poi ieri sera... manco a farlo apposta... SMILE. Come non intendere che fosse per me? Del resto ho imparato ad interpretare qualsiasi cosa come messaggi esclusivi e da essi trarre insegnamento...
E così questa stupenda canzone dal momento che l'ho riascoltata mi è entrata dentro... continuo a canticchiarla da stamattina e più l'ascolto più mi viene da sorridere... ed ogni nuvola scompare... lasciando ampi squarci di sereno...


                                                       SMILE

Sorridi, anche se il cuore ti duole
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
illumini il tuo viso di tristezza
e nascondi ogni traccia di contentezza
ma anche se una lacrima sta per scendere
è quello il momento in cui devi
continuare a provare
sorridi, a che serve piangere?
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
anche se il cuore ti duole
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
è il momento in cui devi continuare
a sorridere, a che serve piangere?
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi

sabato 10 settembre 2011

L'interno dell'ambulatorio era un po' cambiato... intendo la disposizione, ma più o meno era rimasto il solito "piccolo labirinto", dove sai come entrare, ma da cui inevitabilmente trovi difficoltà ad uscire... perchè "dopo" hai comunque l'aritmia cardiaca e la vista annebbiata.
"Potete sistemare le vostre cose all'attaccapanni... poi vi sdraiate sul lettino a seno nudo". In un attimo ho sfilato la maglietta e tolto il reggiseno, comprese le imbottiture aggiuntive per il pareggio di quella doc e dell'altra in attesa di ricostruzione, e mi sono posta là dove m'era stato detto. "Quando siete stata operata?" " A giugno dello scorso anno..." "Avete ancora l'espansore?! Quando lo dovete togliere?" "Non lo so... penso quando il dottore potrà... avrà tempo..." E giuro non c'era alcun intendimento ironico in quella mia risposta, "Veramente... adesso comincia a dare un po' fastidio." "Immagino..." Inaspettatamente per me, la dottoressa che io ricordavo fredda e distaccata, mi palpava il seno in modo lento e parlava in tono pacato, anzi guardandola inevitabilmente negli occhi ho notato anche un che di dolcezza... non tanta, ma quel po' che la faceva diversa dall'altra volta. Poi ha proceduto con l'ecografia... il gel prima sulla mammella in espansione... eco rapida... nulla proprio nulla da notare... la "pallina", molto probabilmente causata dall'espansore che in questi ultimi tempi è in continuo movimento, era praticamente scomparsa, trasformata in un sottilissimo cordoncino; poi è passata all'altra... ancora il gel... esame accurato in tutte le posizioni e da tutte le angolazioni, infine... "Tranquilla, signora... potete stare tranquilla, la situazione non è cambiata. Potete asciugarvi e rivestirvi... Arrivederci". Come sempre era stata di poche parole, è vero, ma il modo in cui questa volta si era posta, l'atteggiamento erano totalmente diversi, come di chi "empaticamente" vuol condividere, s'intende nei limiti caratteriali, la particolare situazione della persona che ha di fronte perchè ne conosce perfettamente la sofferenza. Così mi sono resa conto del perchè a me era sembrata tanto diversa la prima volta, e proprio per questo forte contrasto venuto fuori dal comprensibile confronto... I medici, anche se avvezzi a vederne di tutti i colori, non riescono a sbarazzarsi di un'ingombrante sensibilità che, seguita alla lettera rischia di condizionare pesantemente, per questo si "proteggono" dietro una maschera che appare tanto più dura quanto più è difficile e dolorosa una diagnosi. Pensiamoci bene... non è affatto facile comunicare a qualcuno già impaurito di suo, che ha un cancro, deve operarsi al più presto, sottoporsi a lunghe terapie debilitanti, e poi... poi più nulla, solo sperare. Anche per un medico è come rendersi conto di una parziale resa a favore della malattia, e questo pensiero sgomenta... intristisce... deprime.
In questa occasione ho compreso quanto vi sia di sbagliato nel giudicare basandosi solo da ciò che appare, e che quando arriva in tal senso la smentita è forte, da tenere a mente come prova sì di un errore... il proprio, un errore di valutazione.

venerdì 9 settembre 2011

E il giorno dopo il risveglio è ancora più bello... come una festa... come indossare un vestito nuovo, guardarsi allo specchio e vedersi bene. Si può riprendere a raccontare con lucida e stabile tranquillità...
Questa volta avevo preparato tutto con ordine già da qualche giorno... non volevo farmi cogliere come una "pivella" della malattia... Le due buste con i referti mammografici... la prima "arricchita" di due fogli aggiuntivi, RM ed esame istologico, la seconda "esigua" ma esauriente nella sua semplicità. Si distinguevano perfettamente anche senza leggere la data... si distinguevano per "l'aspetto fisico"... la prima spiegazzata e sgualcita, praticamente tormentata dal nervosismo nelle mie mani e dalla fretta in quelle di chi doveva intervenire... la seconda liscia e senza pieghe, prova del breve tragitto da uno schedario ad un cassetto del comò. Quindi tutto pronto ieri pomeriggio, ho aggiunto poi l'impegnativa "onnipresente" e due riviste da sfogliare nell'attesa che certamente non sarebbe mancata. Mentre mi preparavo ho cominciato a ricordare  e i confronti con la situazione analoga di un anno e mezzo fa a questo punto sono stati inevitabili. Mentre mi preparavo allora,  un bozzo sotto le dita... oggi una pallina che sembra sfuggire tra le dita. Ma sì, mi dicevo, non sarà niente, non è come l'altra volta: questo esame  non farà altro che confermare l'esito dei marcatori. Così mi sono avviata... da sola, ma non ero dispiaciuta per questo, anzi... potevo restare nel silenzio e in questo stesso cercare e trovare altra forza, e intanto non dovevo "compiacere" nessuno.
All'accettazione mi è stata data la cartella con allegata la documentazione pregressa, aggiunta l'impegnativa, e appuntato con una graffetta un cartellino con il numero 12... il tutto "come sempre" da porre sul tavolino ai piedi della "Madonnina"... "come sempre" il mio cuore,  la speranza nelle sue mani. Dopo sono andata a sedermi e ad attendere... Altre due visite prima di me. Ho aperto una delle riviste, ho sfogliato solo qualche pagina... non c'era niente da fare, anche se il mio stato d'animo era diverso rispetto all'altra volta, in quanto nel caso peggiore niente poteva essere come l'impatto iniziale, un nervosismo latente, un'ansia sottile ma non per questo meno importante, serpeggiavano... me li sentivo intorno e sulla pelle. Guardavo fisso davanti a me, senza pensare, e lo sguardo si è posato con attenzione, come se non l'avessi mai visto, su un quadro fatto con la tecnica del collage... immagini e parole messe insieme con ritagli di riviste. Una frase al centro del tutto, "Donna, combatti il cancro del seno con un'azione mirata"...intorno dei fiori di campo, tre volti di donne per le tre fasce d'età, tre grandi bolle di sapone con tre scalari, pesci tropicali dall'elegante bellezza... Lo avevo visto tante volte ma non lo avevo mai guardato...  era molto bello e significativo con quel numero 3 ricorrente, il numero della perfezione...
All'udire il mio cognome mi sono alzata di scatto... Nell'ambulatorio la stessa dottoressa di un anno e mezzo fa... non ne conservavo un buon ricordo... troppo fredda e distaccata, però ora ero io a non essere la stessa, avrei vissuto certamente meglio la cosa... qualunque essa fosse stata...

giovedì 8 settembre 2011

Ero appena entrata nella stanza di Pasqualina, l'"amica dalla saggezza della buona terra", quando subito dopo è arrivato Orlando con l'occhio all'orologio. "E buongiorno!..." "Buongiorno, Orlando... che cosa c'è?..." "No... niente, guardavo se eri nell'orario..." Che buontempone... faceva dello spirito col volermi prendere in giro, alludendo ancora una volta ai miei minuti di ritardo. "Non ti preoccupare", gli ho risposto, "ne terranno conto al momento della busta paga", e se n'è andato ridendo...
"Pasqualina... ma sbaglio o hai un  seno che svetta più dell'altro?" Sdraiata com'era sul letto il "seno operato" stava ben dritto con la punta verso l'alto, mentre il suo gemello tristemente scivolava verso l'ascella. "Che ci posso fa'... è l'imbottitura bella tosta che si mantiene così..." Certo che queste "protesi artigianali " fanno dei veri miracoli... ho pensato tra me sorridendo non solo per la battuta di Pasqualina ma per l'intera situazione, che pur mantenendo i suoi presupposti drammatici non lesinava a quanto pare risvolti anche un po' comici. E' questa, cosa comune a tutti e in ogni momento un po' serio o triste della vita. A tal proposito mi viene in mente una frase ripetuta più volte da mia nonna, " Non c'è morto dove non si ride, nè sposa dove non si piange", riferendosi, come saggezza antica suggeriva, all'intrinseco segreto per poter vivere in equilibrio ed armonia con gli eventi della vita.
E dagli...mi rendo conto che come al solito ho aperto una parentesi un po' lunga... sarò perdonata? Devo limitarmi, lo so... ma per una chiacchierona come me è una sofferenza... sicuro dovrò farlo per non perdere il filo...
Infatti...
Allora... dopo sono stata da Antonietta, la mia coetanea... e poi ancora nella stanza di Cappetta sempre accompagnata da Cappettina, sua figlia. L'ultima volta mi ha "svelato" i segreti della buona conserva di pomodoro, oggi di come l'usa quella conserva per preparare un "sugo da leccarsi i baffi". Ora sta molto meglio... quasi senza capelli... ma molto meglio e pensa all'inverno che verrà...
Mattinata quindi intensa per me... meglio così in questa giornata... meglio per non pensare.
"Che è... oggi facciamo lo straordinario?" Di nuovo Orlando con l'occhio all'orologio... " E' vero... s'è fatto tardi... e nel pomeriggio devo anche tornare... per l'ecografia. E' meglio che vada allora..."
Di quello che ho fatto nel pomeriggio parlerò ampiamente nel prossimo post... perchè merita più spazio per le emozioni... i ricordi... le riflessioni. Un'anticipazione però voglio darla... perchè anche la gioia merita... merita di essere esternata subito, immediatamente... E' TUTTO OK! La "pallina" è innocua e i tre noduli all'altro seno sono "ancora" e spero per "sempre" immuni dal delirio di onnipotenza. EVVIVA... posso "continuare a..."!

mercoledì 7 settembre 2011

Un bacio al volo ha accolto stamane la mia entrata trionfale...
Elvira davanti alla porta della stanza mi aspettava e prima che le arrivassi vicino mi ha mandato un bacio da lontano..."Hai fatto tardi oggi!!?" "Elvira... sono andata a ritirare l'esito di un esame",  le ho risposto,  sbandierando la "mia " busta.  Ero arrivata con quindici minuti di ritardo rispetto al solito perchè anche per ritirare un referto occorreva prendere il numero ed aspettare il proprio turno. Comunque ce l'avevo fatta in un tempo relativamente breve ed ora ero lì... tutta contenta. E lo sono ancora... per metà il dubbio s'è sciolto... Oggi dovevo ritirare l'esito dei marcatori che son risultati perfettamente nella norma... E' vero che non sono proprio attendibili al 100%, però se fossero variati in modo sensibile sarebbe stato il caso di mettersi in stato dall'erta... ma non è così. Descrivere cosa si prova quando una tensione del genere di colpo vien meno, non si può... le parole non renderebbero. E poichè a me piace raffigurare le emozioni con delle immagini... posso dire che è stato come lo scoppio di un palloncino gonfiato oltre il limite. Sono uscita leggendo il foglietto... gli occhi fissi su quei numeri, su quei parametri... non vedevo altro. Come esattamente un anno e mezzo fa, quando scendendo le stesse scale  vedevo solo una diagnosi di carcinoma mammario che all'epoca suonò come una condanna senza appello; ora che le cose sono cambiate, invece è una diagnosi come un'altra, più che altro "una scocciatura" da affrontare.
"Senti Elvira... sono appena arrivata... tu riposati un po', mentre io vado a salutare qualche amica... verso le dodici e mezza andiamo via... va bene?" "Certo... come no!!? Mi siedo nel corridoio e ti aspetto". Così sono andata da Antonietta, la mia coetanea... "Meno male che sei arrivata... Elvira ha chiesto a chiunque come mai non eri ancora qua. Marta le ha detto che "probabilmente" anche tu puoi qualche volta avere da fare... e non ha detto più niente." Nel frattempo è passata Dora, "Sia ringraziato il Cielo... sei arrivata!" ha esclamato nel vedermi.  Qualcosa mi diceva che anche lei era stata "interrogata" da Elvira.
Il tempo è trascorso in fretta... Ah... dimenticavo... anche per Antonietta  "il parrucca time" è terminato... ed ora sfoggia un look sbarazzino che le sta benissimo, e i suoi occhi? Sono sempre più belli e sorridenti...
Tristi  invece sono quelli di Silvana D. ... ha tanta sofferenza interiore... cerca aiuto, ma nello stesso tempo alza un muro... guarda nel vuoto, e rifiutando ciò che le è capitato rigetta anche se stessa... drammatizza qualsiasi piccola cosa e così facendo "non elabora"... non elabora perchè non vuole.
"Ti sei dimenticata di me??!" "Ma no, Elvira... adesso andiamo via". Piano piano, così siamo partite... "Quando devi tornare?" "Il 5 ottobre..." "Sicuro... Elvira?" "Qua così sta scritto",  ha detto seria, e poi ha aggiunto, "ma tu il coso te lo sei tolto?" e alla mia risposta negativa, "... e quand'è?" Mah... vorrei saperlo anch'io...

martedì 6 settembre 2011

Nonostante momenti di ansia sfuggente mi rendo sempre più conto di quale stato di grazia  mi ha fatto regalo la malattia. E' una predisposizione dell'animo... una condizione di spirito per cui qualsiasi cosa, fatto o persona in cui m'imbatto appare sotto una luce particolare capace di rendere speciale ciò che a prima vista sembra del tutto insignificante.
Per quelle "famose" scale che portano all'ormai "ben noto" terzo piano, faccio incontri ogni giorno, e a causa della "suddetta" predisposizione nessuno passa inosservato cosicchè non posso fare a meno di chiedermi che cosa c'è dietro quelle espressioni dei volti, la gestualità, il modo di parlare. Immaginando... intuendo entro in empatia con quelle persone e non le dimentico facilmente.
Stamattina alla fine della seconda rampa erano sedute sulle scale due ragazze... con i libri aperti sulle ginocchia  ripassavano gli argomenti dell'esame; probabilmente erano due allieve in attesa di sostenere una prova, e pur mostrando un po' di tensione a me sono parse spensierate, incuranti persino di bloccare il passaggio, tra un sorriso e un'espressione "seriosa" intente a ripetere il nome delle patologie sottolineate in giallo. Ma cosa vai a notare?! mi si potrà dire... lo so, potrebbe sembrare una stranezza, non lo nego... ma accade a causa di quella propensione alla normalità che dà sicurezza anche per un qualcosa dal di fuori che ti riguarda solo perchè l'osservi.
Così pure... salendo ho notato un ragazzo e una ragazza... lui che faceva il cascamorto cercando di ottenere un indirizzo e un numero... lei che si cimentava nell'antico gioco del dico non dico, alternando risatine e mani tra i capelli. Mi sono rasserenata ancor di più... pensavo che ormai fossero fuori moda atteggiamenti del genere tra i due sessi e quella smentita mi ha reso felice. Tutto continua come sempre... con qualche variante... ma continua.
Sono arrivata finalmente a "quel terzo piano"... sono entrata in reparto... "Orlando,  Elvira dov'è?" "Perchè oggi doveva venire Elvira?" "Sì... me l'ha detto lei!" "E vorrà dire che s'è sbagliata... quella tiene sempre 'na certa età..."
Eh, sì... ha proprio sbagliato, la sua mente va avanti di un giorno... per fortuna che ha dato una sbirciata al foglio della prenotazione... "Domani viene Elvira, domani..." Ok... domani... intanto oggi ho già fatto benzina...

lunedì 5 settembre 2011

Lei sarà scesa con l'ascensore ed io sono salita come al solito per le scale... così per poco non  ci siamo trovate come invece c'eravamo promesse.
Lo scorso anno, il periodo clou del mio tumore, quello più lungo di chemioterapia lo avevamo condiviso insieme con tanta tranquillità da rendere il giorno fissato, il giovedì, un appuntamento lieto. Con Rita ci siamo intese subito, lei alle prese dopo sei anni con una recidiva al seno superstite, io con il percorso terapeutico dopo l'intervento... "Ci siamo raccontate"... ognuna ha parlato di sè, della propria vita, fatta di gioie e dolori, di aspettative e delusioni. Io ho visto le sue lacrime... lei ha colto le mie. Quando un argomento restava in sospeso ci dicevamo, "a giovedì", e si riprendeva là dove s'era lasciato... senza mai perdere il filo. Che meraviglia! Eravamo insieme anche quel giorno che Isa ci disse di quell'incontro un po' "magico" forse con un Angelo... e per questo è stata lei, Rita... la prima persona a cui ho comunicato quella brutta notizia... che Isa non era più. Siamo rimaste legate, così... con discrezione e con quell'affetto che solo il turbamento, il "marasma" se non fisico, almeno psicologico di una malattia può concedere. Ad ogni controllo ci diamo appuntamento per riabbracciarci... stamattina ho dovuto accontentarmi dei saluti che mi ha lasciato per mezzo di tutti quelli che ha incontrato lì... nel "nostro" reparto... a quel terzo piano. Le telefonerò... ci rivedremo ancora.
Essendo arrivata con anticipo, almeno ho rivisto Salvatore che continua serenamente "da solo" la sua vacanza, Margheta con le storie, la tradizione e cultura della sua gente... e Antonietta C., l'amica che non sa di sapere o finge di non sapere perchè a lei e i suoi figli conviene così. Che svariato assortimento di tipologie umane messo in rilievo da questa particolare condizione che le accomuna e a cui sento di appartenere dopo aver preso piena coscienza del mio cambiamento... Caratteri che mutano... in meglio, in peggio... come reazione allo stress emotivo che comporta una situazione estrema come il cancro.
L'ultima riflessione potrebbe costituire una degna conclusione al mio post, ma... stavo dimenticando Angelica! E' strano perchè non è la prima volta... Forse dietro quel sorriso tirato fatto più che altro per emulare, e lo sguardo mai diretto, ma volto in basso o di sbieco, nasconde la passiva accettazione di quello che le è capitato, della terapia che dura da oltre un anno, di ciò che dovrà ancora affrontare e che nessuno le può spiegare perchè non si sa... non è dato saperlo. Ed Angelica ogni tanto continua a... ripetere, "il  dottore mi ha detto che tra un po' mi farà riposare..."

domenica 4 settembre 2011

Domenica d'attesa questa... domenica da trascorrere cercando di non pensare troppo e di vivere al minuto come se esistessero solo le piccole cose che ti danno la gioia momentanea. Del resto non è forse la vita fatta di momenti? E questa giornata ho voluto che fosse pari ad una vita intera, con briciole di serenità che alimentassero la speranza.
Così stamattina mi sono svegliata più tardi del solito, o meglio Beauty mi ha svegliato, dopo essere saltata sul letto, indi sulla mia testa... Con l'incubo di avere tra i capelli gli artigli di un'aquila ho messo in fretta i piedi sul pavimento, lasciandola con gli occhioni sbarrati e le orecchie ben tese in stato dall'erta. Poi piano piano ho iniziato la mia giornata... mangiando lo yogurt con gli anellini al cioccolato... pettinando il mio nuovo taglio di capelli... indossando un paio dei miei tanti orecchini (chissà perchè quando sono tesa o preoccupata ci tengo un po' di più a loro... agli orecchini...). Qualche foglia ingiallita staccata da una pianta... dell'acqua aggiunta all'acquario... i croccantini nella ciotola di Biù Biù... piccole azioni di un quotidiano che donano una piacevole sensazione di continuità... proprio quella che mi serve in questo momento.
E al pranzo non dovevo pensare? Sì... ma con un impegno minimo, perchè oggi le "coccole" erano per me e le più efficaci erano quelle che venivano da me stessa, e allora... come primo, "Paccheri all'ottimo sugo pronto"... per secondo, "Fantasia di formaggi" con contorno di songino in insalata... poi frutta di stagione e per dessert, "Panna cotta"... però questa, sì,  l'ho fatta io in cinque minuti con l'aiuto del Bimby. Quindi, come dicevo... con un impegno minimo, e... sta bene così!
Poco prima di pranzo ho sentito il desiderio di ascoltare la voce di due mie "amiche", Domenica e Gerardina... ho telefonato loro e mi son sentita "viva" perchè con la loro gioia nell'udire la mia voce mi hanno fatto capire quanto mi vogliono bene e mi pensano... il pensiero di chi ti ricorda fa' sì che la vita si rinnova e continuerà a... rinnovarsi sempre.
Pomeriggio tranquillo, conclusosi con Santa Messa serale in cui la Parola è sembrata un ulteriore insegnamento... "Ama il prossimo tuo come te stesso!"... e devi amarti molto per poter amare gli altri degnamente... non chiudersi in un riccio credendo nell'autosufficienza... non lo si è mai abbastanza... autosufficienti. E pensandoci bene... non sarebbe neanche giusto.

sabato 3 settembre 2011

All'ospedale ieri mattina sono arrivata che non erano ancora le nove. Sono andata a parcheggiare al solito posto... Alfredo mi ha guardato incredulo, forse avrà pensato, chissà cosa sta succedendo... la signora "sempre puntuale",  martedì è mancata ed oggi arriva così presto...
Gli ho dato i soldi e in fretta mi sono avviata al laboratorio d'analisi che era un po' distante. "Signo', dovete prendere il numero..." "Ah sì, è vero... ero distratta". In realtà non lo sapevo che anche per consegnare l'impegnativa occorresse prenotarsi... prima di ieri avevo fatto sempre tutti i tipi di analisi tramite il Day Hospital... Comunque ho staccato il biglietto col numero 32 e mi sono posta a sedere... Si era arrivati al numero 8. "No, ma non è possibile... non farò in tempo... lì alla cassa ticket sono più di cento persone a fare la fila e qui terminano di fare prelievi alle 10,30. Non c'è niente da fare... è sempre così... ogni volta è sempre la stessa storia!" Quella signora innervosita era venuta a dare un'occhiata e poi era andata via subito, continuando a lamentarsi. Meno male allora che la mia impegnativa era già timbrata, perchè altrimenti anch'io non avrei fatto in tempo, speravo solo che non leggessero la data, se no ero punto e a capo. "32!"... Era il mio numero. Sono entrata in silenzio e con indifferenza mista a sicurezza  ho messo l'impegnativa sulla scrivania. Come  se fosse stata ad una catena di montaggio l'infermiera ha staccato un codice a barre adesivo e lo ha incollato sull'impegnativa senza quasi guardarla, poi su un talloncino ha scritto la data per il ritiro del referto... 7 settembre, mercoledì, il giorno prima dell'ecografia. Ce l'avevo fatta! La mia faccia tosta era stata premiata... tutto nei tempi perchè il nodo del dubbio si sciogliesse in breve.
Delle tre sale prelievi, la A, la B, e la C, come per le tre buste di un quiz, ho scelto la terza, l'ultima e sono stata fortunata perchè ho trovato un infermiere molto umano di una professionalità unica. Con calma ha cercato la vena "buona" nel braccio sinistro, il solo utilizzabile e l'ha trovata sulla mano... quindi ha fatto il prelievo quasi senza che me ne accorgessi. "Siete stato davvero molto bravo", gli ho detto... "Grazie, signora... e buona giornata". "Grazie e buona giornata anche a voi", gli ho risposto e sono andata via, diretta verso quel terzo piano. Perchè non sia mai detto che un qualcosa di quasi invisibile, dalla pur grande capacità di condizionare, possa fermarmi; d'altra parte non mi porterebbe alcun giovamento, a me conviene e fa star bene "continuare a..." vivere così come ho scelto saggiamente solo in tempi recenti.

venerdì 2 settembre 2011

L'esperienza mi ha insegnato ( a caro prezzo, aggiungerei) come in questi casi aspettare con calma  per non perderla sia del tutto controproducente. Per prima cosa ci si sente come "sospesi" in una situazione di stallo... si perde tempo ben sapendo che si potrebbe non recuperarlo, poi non si è affatto tranquilli perchè nell'attesa il "fatto" in sè per sè s'ingigantisce a dismisura... si perde lucidità e non si è più razionali, così che qualsiasi decisione appare sbagliata... e si continua a... essere sospesi.
Ben consapevole di questa realtà per la pregressa esperienza non ho aspettato più del necessario e ho pensato di fare presto... subito... oggi stesso il prelievo per i marcatori, per l'ecografia sarebbero trascorsi alcuni giorni, ma almeno cominciavo a darmi da fare... mi muovevo per qualcosa. Ieri pomeriggio però l'ambulatorio del mio medico di base era chiuso e non sapevo come fare per l'impegnativa... avrei dovuto rimandare tutto alla settimana prossima... troppo tempo "per non starci a pensare". Io volevo fare il più presto possibile per non avere dubbi, "per non sentirmi in colpa". Mi è venuto allora in mente che avrei dovuto avere ancora un'impegnativa non utilizzata... magari un po' datata... sì diciamo... forse un po' troppo... ma dopo tutto presentandomi con quella che cosa avrei rischiato? Al massimo m'avrebbero mandata indietro con nulla di fatto. Così ho deciso che sarei andata al laboratorio dell'ospedale con quell'impegnativa.
Stanotte ho dormito tranquilla, anzi credo pure di aver sognato, poi stamattina Biù Biù mi ha fatto la sveglia alle 6,48; la piccola, premurosa e solerte a... giocare si è presentata mugulando col suo pupazzo preferito, e a me non è rimasto altro da fare che buttarmi giù dal letto. Avevo qualcosa da sistemare prima d'uscire e mi muovevo in fretta... come se mi aspettasse una bella mattinata di shopping. Mi sono ricordata allora di quanto tutto era diverso rispetto all'anno scorso... tutto, compresa la stagione... Ma forse "mi sembrava" così perchè sono io ad essere cambiata e quindi vedo le cose in modo reale, concreto ma con un giusto distacco, quello che serve per continuare a... vivere questi momenti d'attesa senza un'ansia struggente nè per me nè per le persone che mi sono vicine, le quali vedendomi tranquilla lo sono a loro volta. Da due giorni ogni tanto vado a toccarmi la "pallina" da indagare... un po' di timore mi prende, penso soprattutto alle eventuali terapie... ma immediatamente per sdrammatizzare penso... beh, questa volta almeno non è un "bozzo"... fa meno paura, e quel po' me la tengo per me.

giovedì 1 settembre 2011

Ormai ho deciso... mi arrendo!
"Ciao...dieci euro... vero? Ma è a benzina?" No... non può essere  che "uno" ti dica ciao, quindi ti riconosce... si ricordi della quantità ma non del combustibile che fa andare l'auto. Mah! Chissà se ci fa o ci è... d'ora in poi... giuro, sarà solo un suo problema, perchè ogni volta gli dirò, prima ancora che parli, "Ciao...dieci ... BENZINA!" E penso proprio che resterà a bocca aperta...
Comunque  per fortuna che c'è lui che suscita più di un sorriso un giorno sì e l'altro no, così non stiamo a impensierirci troppo... anzi ci distraiamo da pensieri non belli. Come stamattina...
"Ciao, cara... un bacino!" Grazia è venuta alla porta ... quasi ad accogliermi. Un po' tutti mi vedono strana da qualche giorno... pensierosa. In verità i motivi sono tanti, anche estranei alla mia condizione "di persona da tenere sotto controllo", tuttavia sono  convinta che prima o poi tutto rientrerà nella norma e tornerò "serena" dentro e "sorridente" fuori... tanto per parafrasare un noto slogan pubblicitario. Mi resta solo da risolvere un "piccolo" problema, sciogliere un dubbio... spero presto.
"Dottore... posso rubarvi cinque minuti?" Con un cenno d'assenso il dottor Antonio mi ha fatto entrare nel suo studio... "Da un paio di giorni ho notato una pallina un po' più in su della cicatrice..." "Ora vediamo..." Premetto, come è noto, che di mia iniziativa ho già una prenotazione fatta venti giorni fa per un'ecografia al seno in data 8 settembre, quindi giusto fra una settimana, però per me stessa ed anche per correttezza nei riguardi del mio oncologo, ho sentito il bisogno di parlare subito... di parlare oggi.
"Potrebbe essere tutto e niente... una recidiva come pure un po' di grasso o una conseguenza della permanenza dell'espansore oltre il termine... è giusto comunque fare l'ecografia... anzi, visto che ci siamo... fai anche i marcatori..." Bene, allora facciamo anche quelli, pur non essendo granchè attendibili... Un anno e mezzo fa, con un tumore di oltre tre centimetri erano nella norma! Ma si sa... quando si è in ballo si balla, e noi adesso riprendiamo con "qualche timido passo" sperando che resti tale perchè la danza cessa.
Che si vuol fare? Non importa... la Fede c'è... la grinta pure... è vero, c'è anche un po' di paura, ma la voglia di continuare a... è ancora più grande, per questo non starò a contar le pecorelle...