settembre

settembre
settembre

martedì 31 dicembre 2013

Messaggio di fine Anno...

Manca davvero poco, e anche quest'anno passerà all'archivio.
Come al solito non se ne parla bene... c'ha deluso, soprattutto non è venuto incontro alle Nostre aspettative.
Ma... sinceramente parlando, ce n'è mai stato uno di anno al "top"? Al massimo qualche volta è andato meglio del previsto... poi nulla più!
Il "non accontentarsi" o ancor peggio... "lamentarsi" è una caratteristica propria dell'essere umano che così facendo rende ancora più grande il malessere autentico sia pure giustificato.
Perché in questo preciso momento storico, i "disagi" (tanto per usare un eufemismo) ci sono e tanti... e, vogliamo dire... Noi cerchiamo anche di aggiustarcela questa sconfortante realtà quotidiana, ma "Chi di dovere" almeno si passasse una mano sulla coscienza (per il Suo bene dopo averla ripulita alla meglio) e trovasse un briciolo di buon senso per... tacere.

Messaggio di fine anno... a gruppi unificati

Tra qualche ora il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebrerà la nascita del nuovo anno con il solito discorso ben augurale a reti unificate.
Lo rivolgerà naturalmente a 60 milioni di italiani che per definizione dovrebbero stare incollati al video e sentirsi la sequela di ciò che ancora devono fare per dare un calcio alla crisi, in barba ai 48 mila euro di stipendio  percepiti al mese da questo distinto signore anziano che dovrebbe accudire invece i pronipoti ai giardinetti pubblici, visto che a quell'età gode ancora di ottima salute.
C'è da chiedersi.....e l'80% di questi nostri compatrioti oscureranno la TV, così come era stato promesso dalla linea degli intransigenti organizzati oppure applaudiranno compiaciuti all'ennesima presa in giro che verrà somministrata dal primo cittadino della Repubblica anche nell'ultimo giorno dell'anno?
Sarà molto difficile che cassaintegrati, mobilitati, esodati, trombati, licenziati, alluvionati, terremotati, accidentati, disastrati, carcerati, espatriati, scoglionati e per non parlare poi dei disoccupati digeriscano almeno il 2% di ciò che dirà Napoletano.....brucia troppo l'offesa senza precedenti di tutto quello che succede, concussioni, corruzioni, malversazioni, ruberie, finanziamenti illeciti ai partiti, pensioni e stipendi d'oro, tangenti, conflitti di interesse, prostituzione, falso in bilancio.....e in più tasse, tasse....e poi sempre e solo tasse, balzelli, gabelle, accise, imposte, contributi....e poi aumenti, aumenti....sempre e solo aumenti sistematici ed estenuanti....tutto sulla nostra pelle....scaldata e ustionata.
E gli ammalati dove li vogliamo mettere? Ho lasciato spazio per ultimo a questa categoria che ci vede esposti in prima persona insieme alle nostre famiglie in una rincorsa al farmaco e alle prestazioni sanitarie senza precedenti, a fronte del taglio indiscriminato di spesa e servizi operata da governi dissennati di irresponsabili degli ultimi anni.
La tutela del malato sotto tutte le sue forme è un rischio che questi politicanti non possono correre se no sarebbero costretti a ridursi gli emolumenti, allargando il cordone della borsa.....e allora, alla faccia del servizio sanitario nazionale, chi vuole la salute deve pagarsela di tasca propria.....non vale più nemmeno mettersi in coda.....
Dopo una tambureggiante propaganda si scopre adesso che il metodo stamina conteneva solo un mucchio di carta bianca mai scritta, nessun appunto, nessuna ricerca....solo il "fai da te" che verrà discusso nelle aule di tribunale.....e che dire dei vaccini antinfluenzali il cui contenuto, a detta di alcune case farmaceutiche, sarebbe costituito da un cocktail di cellule tumorali studiate per affossare le categorie a rischio e favorire quindi una sorta di selezione naturale.....e i Telethon milionari da 10 anni a questa parte che avrebbero dovuto favorire lo sviluppo della ricerca, che esito hanno mai prodotto?
Il cancro è sempre lì, le malattie degenerative avanzano a passo di carica......nemmeno il tanto sbandierato vaccino anti prostrata è stato mai prodotto.
Ma siììììììì...... chi se ne frega se 300.000 persone l'anno si ammalano di tumore alla prostrata.....tanto la falsa libertà produce il web e la sua catena di Sant'Antonio che protegge e cura (????) tutti dal cancro o da altro secondo lo schema delle corporazioni.....il passa parola e una mano lava l'altra, oltre ai vari metodi ufficiali e/o alternativi.
In questa società di stabili precari.....il Presidente degli italiani quale messaggio vorrà trasmettere e con quale coraggio poi.....vessare un popolo di vessati che entro maggio subirà tra capo e collo anche il nuovo registro delle famiglie, il redditometro e lo spesometro?
Io naturalmente non spenderò il mio tempo ad ascoltare Giorgio, avendo altro da fare......forse mi dedicherò a studiare e a capire il fenomeno di Daniela Santanchè che recentemente ha dato origine......ai Santanchiani, cioè coloro che professano la sua stessa fede politica e che vorrei sapere chi c..zo sono......
Auguri di buon Anno da un figlio del popolo a tutto il suo popolo.
 - ENZO SANTORSOLA -

In tutto questo marasma però, di quest'anno qualcosa, anzi qualcuno da salvare c'è... è il "Nostro" Papa Francesco, davvero il Papa di Tutti... di Chi crede o meno... degli emarginati, delle "madri nel peccato", di qualsiasi tipo di coppia... di quelle appagate, o che tirano la "carretta" o anche di Chi quella carretta l'ha buttata giù per sempre.
Quest'uomo è venuto dall'"altro mondo" per renderlo veramente... unico, l'unione felice e ben riuscita di un "sacro" senza false ipocrisie con il secolare che dovrebbe tendere al bene comune e all'onestà...
 E' speranza anche questa.
Una figura bianca, eterea nell'immaginario che incarna l'"essenziale ma fattivo".

domenica 29 dicembre 2013

La casa senza finestre

Uno sgabello sulla sedia, col rischio pure di cadere e farti male sul serio... per essere all'altezza, e non hai nemmeno una scala o pensi di non averla... di quelle normali assai comuni.
E' così che mi sento a volte, inadeguata e priva dei più semplici elementi per arrivare... dove vorrei, almeno a capire.
E l'anima diventa come una "casa senza finestre", grande abbastanza per tanti sentimenti ma priva di quella "luce" che serve ad illuminarli e della possibilità che dall'esterno appaiano visibili.
Allora... perché tanto affanno?
Me lo chiedo e a tutti i costi cerco una risposta, senz'altro ce n'è una... sono certa.
Ed è strano che nel preciso momento in cui mi pongo la domanda... questa mi arrivi pronta, immediata... con una telefonata per la prima volta e inaspettata.
"... riconosci la mia voce?!... sei la prima persona che ne è stata capace senza averla mai sentita. Ti chiamo per anticiparti i miei più affettuosi e sinceri auguri per l'anno che verrà. Che sia migliore per tutto, perché di tutto abbiamo bisogno... di salute, bontà e sorrisi e tanto altro... Te lo auguro di vero cuore. Sai... Noi non siamo diversi da quelli con cui ci rapportiamo e d'altra parte uguali sono anche Loro per Noi, ma poiché siamo esseri umani c'è sempre qualcuno che sembra lasciare nel Cuore un'impronta più profonda. Tu... per me sei così... lasci un tocco pulito..."
Se oggi nemmeno dalla crepa più nascosta era riuscito ad infilarsi un raggio di luce, stasera hanno raggiunto l'intento le stelle.
Un "Augurio a 10 stelle" che mi è giunto inatteso e all'improvviso, e che voglio donare a TUTTI, veramente Tutti... a Chi mi apprezza e a Chi non mi considera neppure... a Chi mi vuole bene davvero e a Chi solo lo crede...
Va bene lo stesso, va bene sempre... finché ci sarà uno scambio ed il confronto.

sabato 28 dicembre 2013

Natale... davvero!?

Natale, solo ieri...  eppure già archiviato come un passato che non riguarda più.
 Per me è sempre stato così, anche se negli ultimi anni tale festa l'ho vissuta in modo accorato per un flash-back inevitabile... quasi forzato. E forse sarà questo anche il motivo per aver desiderato prima che passasse in fretta tutto quanto.
Ma ad un certo punto un qualcosa è cambiato e... come ho detto più volte... è stato il Natale a venirmi incontro con segni che solo il mio Cuore poteva intendere.
E così anche quest'anno...
Quest'anno la mia Vigilia di Natale potrebbe essere considerata nella migliore delle ipotesi, atipica se vista in un'ottica che fa della tradizione un "copione" trito e ritrito, fatto di buonismo low cost in termini di sentimenti e disponibilità. Perché... essere presente ad un funerale per libera scelta non è certo visto dai più come cosa tanto normale. Avrei potuto esimermi, nessuno avrebbe replicato di sicuro nemmeno notato... non ho semplicemente voluto.
Quando si è insieme su una via e la si percorre con la dinamicità e le pause imposte dal cammino, se qualcuno si ferma perché è stanco e addirittura si comprende che non potrà più riprendere la strada, non è che si tira avanti senza voltarsi... chiedere perché, far finta di niente.. "Sostare" è quasi d'obbligo, altrimenti meglio sarebbe stato andare da soli, convinti erroneamente della propria instancabilità.
Mettersi in gioco con la forza della condivisione e del sostegno implica grande responsabilità, non chiede nulla in cambio... eppure tanto se ne ricava in guadagno. Te ne accorgi dopo, quando fai i conti con Te stesso e vedi che quel che c'è intorno è dell'esistenza vera l'equivalente in spiccioli.

martedì 24 dicembre 2013

Caro Babbo Natale...

Beh... che volete farci, ad una certa età cambiano le prospettive e di conseguenza i desideri.
Ma poiché ad una certa età è noto pure che si torna bambini... Chi dice che non si può scrivere una letterina a Babbo Natale? 
Non una comune letterina, ma una assai speciale... che va controcorrente... come questa...



Letterina di Natale
21 dicembre 2013
Caro Babbo Natale, vorrei ricevere anch’io i tuoi regali, ma siccome so che per me non avrai tempo, quest'anno ho deciso di chiederti ciò che NON VORREI MAI CHE MI PORTASSI, caso mai ti venisse in mente di farlo: 1) una macchina nuova, perché farei fatica a mantenerla per il bollo, la benzina e l'assicurazione; 2) una casa più bella e più grande, perché non potrei pagare l'IMU, la TARES. LA TARSU, la IUC; 3) un cabinato lungo appena 12 metri, perché non potrei pagare il nolo per l'ancoraggio in un porto, il kerosene e le spese di manutenzione della barca, oltre allo stipendio dell'equipaggio; 4) un “gratta e vinci” natalizio di 3 euro che mi faccia vincere una cospicua somma di denaro, perché non saprei come gestirla, tanto meno come spenderla; 5) una vacanza ai Caraibi o sulle nevi di Saint Moritz, perché non saprei come mantenermi in piedi sugli sci e colerei a picco in acqua non sapendo nuotare; 6) di non fare mai parte di un partito politico per le gravi conseguenze che la mia onestà e la mia onorabilità subirebbero; 7) di campare sino a 100 anni, in quanto mi accontenterei di molto di meno purché sano e lucido di mente. Se proprio non puoi fare a meno di passare dalle mie parti e ti avanza qualcosa nel fondo della tua gerla, ti prego se puoi di farmi trovare : 1) Un pasto caldo quotidiano, dati i tempi, a me e alla mia famiglia; 2) Un posto di lavoro stabile per i miei figli e la sicurezza di cui hanno bisogno per poter generare altri figli ed aiutarmi ad essere nonno; 3) Un po di pazienza in più che mi aiuti a tollerare tutte le situazioni difficili che si prospettano giorno per giorno; 4) Un po di speranza in più da trasmettere a tutti quelli che stanno molto peggio di me e che stanno perdendo la fiducia; 5) Un po di futuro da regalare concretamente a chi crede di essere arrivato in fondo al suo cammino di vita; 6) Qualche parola gentile e sincera da poter dare e ricevere in un mondo ormai inquinato dalla falsità e dall' ipocrisia; 7) Qualche amico in più che mi ascolti e che non pensi solo ai suoi problemi ma che mi ricambi il suo affetto;
8) Un po di sollievo a chi soffre nel corpo e nella mente e non riesce a trovare un rimedio. So di aver fatto qualche volta il monello, di aver fatto arrabbiare qualcuno che per questo non ha gradito, di aver cancellato alcuni amici e di essere stato a mia volta cancellato, di aver detto alcune verità che non andavano dette, di aver espresso pensieri e riflessioni che hanno irritato, di avere assunto delle posizioni scomode e difficili da condividere, di aver alimentato anche qualche polemica, di avere raccontato storie assurde ai limiti della credibilità però autenticamente vere. Posso dirti però se vuoi, di non avere mai raccontato bugie, di non avere ingannato mai nessuno, di essere stato sempre solidale con tutti, di non essermi mai intromesso nei fatti degli altri, di essere stato sempre in buona fede, di aver fornito in ogni circostanza tutto il mio aiuto e la mia collaborazione, di aver cercato in lungo e in largo amici che mi contraccambiassero e……di non essermi mai ficcato le dita nel naso. Se tutto questo non è sufficiente ti prometto che il prossimo anno, grazie anche a qualche nuovo amico che ho scoperto compatibile, mi presenterò in maniera diversa, con più pregi e meno difetti. A te e a tutti un mondo di bene……Buon Natale.
Enzo Santorsola

All'età in cui si torna bambini ci accorgiamo che dopo tutto non ci si è fatto mancare niente... ma proprio niente, per questo le pretese non sono poi tante. Però le "esigenze"... quelle si, non mancano... poche ma grandi. Sarà come desiderare la luna o pretendere che si avveri un sogno impossibile... comunque non importa perché continuare a... desiderare e sognare non è vivere di illusioni, almeno non sempre...e smettere di farlo equivale a non sperare più nell' Uomo e nel futuro che l'attende.
Un AUGURIO grande raggiunga Chi leggerà questa pagina... che la speranza non sia solo una parola per l'occasione, bensì uno spirito autentico che si rinnova ad ogni memoriale della Natività.

BUON NATALE... davvero.



venerdì 20 dicembre 2013

Un ascolto a... 360°

... e ricavarne sorrisi, oppure lacrime e sorriso insieme, perché è sempre così che si finisce, con la stupenda "curva" sul volto, seguendo la quale cambia il corso del destino nel momento esatto in cui lo si vive. Almeno nell'immaginario, almeno con la forza della Mente... ravvivando la speranza con il potere della determinazione.
Considera la preziosità di ogni giorno, ho letto qualche tempo fa... ed ora  lo ripeto di continuo, come fosse un mantra o un promemoria prima scritto e poi a forza mandato a mente, non solo per non dimenticarlo bensì farlo proprio quasi fosse convinzione innata.
Che lo diventi... perché è tutta qui la chiave di volta.
Oggi in reparto grandissima confusione, più del solito... un andirivieni, le attese senza fine e quel "caldo" tipico d'ospedale che fa sentire febbricitanti. Ma il "sorriso" è d'obbligo, di esso Ti vesti, e dopo un po' non Ti accorgi nemmeno di averlo indossato perché dovevi... lo senti e lo vivi.
Sono arrivati anche gli altri volontari per distribuire pensierini e dolcetti ai pazienti... avrei dovuto aggregarmi a Loro, avrei dovuto farlo... ma sono rimasta indietro, trattenuta da Chi "si stava raccontando", non potevo troncare un discorso già a fatica iniziato, incoraggiato dalla normalità di un atteggiamento che non vuol strafare ma semplicemente condividere.
Si condivide il dolore ma anche le gioie piccole che fanno unica un'esistenza... si raccontano le proprie storie, quelle che sono in essere e le "trascorse"... come la mia.
E alla fine provare una grande tenerezza parlando del Natale e poi sentirsi attribuire un complimento assolutamente originale anche se legato al contesto del momento... "Amica mia... per me sei persona speciale, sei TU... il presepe..."

giovedì 19 dicembre 2013

Un buon investimento



Perché fortunatamente il trascorrere del Tempo non fa solo invecchiare... come buon patrimonio concesso a Tutti, se ben investito fa ricca l'emotività e rende matura la persona.
Il percorso iniziato poco più di tre anni fa, quasi per caso e senza rendermene perfettamente conto, mi ha portato lontano, e oggi, avendo raggiunto un congruo numero di ore di volontariato in reparto, sono passata da volontaria a socia dell'Associazione Volontari Ospedalieri.
Mi sento ancora intimidita da quel camice... un camice non fa la differenza ed è il Cuore che conta veramente, eppure... paradossalmente mi sembra di fare un abuso... forse perché fa troppo "ospedale", sa di scienza e medicine ed io con la prima ho poco a che fare e con le altre tanto da voler stare un po' alla larga.
Però alla fine il coraggio non mi abbandona, d'altra parte "il fine giustifica i mezzi" e così continuo a... restare nella mischia.
Domani con due "veterane" e la mia "compagna di banco" faremo di nuovo il giro delle stanze, per distribuire ai pazienti dei pensierini per Natale e per fare festa con caramelle e cioccolatini. L'accoglienza, lo so già... sarà incoraggiante come sempre, perché Natale è sempre Natale, soprattutto per Chi lo sente di più, e lo vive come briciola di speranza gioiosa...un giorno per non pensare ma da "gustare" nella sua completa pienezza.
In questi giorni di attesa non posso fare a meno di pensare all'Amico dai profondi occhi azzurri. L'anno scorso lo avevo rivisto... l'avevo convinto ad entrare nel gruppo g.a.m.a, dove aveva ritrovato il piacere di stare tra persone, come dice Lui... "squisite". Aveva ripreso il sorriso dimenticato per lungo tempo, la fiducia e la voglia di lottare. Ora sembra che sia stanco, tanto stanco... ma non voglio pensare a quello che sarà perché in fin dei conti, davvero nessuno lo sa, e poi le "incognite" di un percorso, quelle si, sono sempre tante e varie.
Lo scorso anno, durante il solito giro prima delle feste al mio esordio ufficiale, in una stanza mi trattenni più a lungo... due donne stavano facendo la terapia, età diversa diversa patologia ma sentimenti ed emozioni simili che le rendevano quasi uguali. La tenerezza che suscitava la più anziana, con i Suoi numerosi "accadimenti", il "pudore" di farsi vedere così... senza capelli, l' "aspettativa" che dava a se stessa col pensiero di prendere una parrucca, quasi si scusava, "... giusto perché arrivano le feste, dalle mie nipotine signorinelle voglio farmi vedere bella e in ordine", e Suo marito... dolcissimo signore... che le diceva, quando per un po' le si affacciava il pensiero di un prezzo troppo alto per uno sfizio pretenzioso alla Sua età... "... ma non preoccuparti, l'importante è che Tu sia felice."
Un anno fa... quel giorno fu il mio nuovo inizio... domani ne segnerà un altro, diverso solo per l'entusiasmo più grande e la speranza crescente, motivata e assai di rado dubbiosa.

martedì 17 dicembre 2013

Il Sistema

Più volte parlando della Vita ho fatto riferimento al "puzzle", ravvisando in essa gli eventi che in successione rapida o meno, vanno ad incastrarsi perfettamente tra loro fino a delineare prima e a completare poi l'esistenza di qualsiasi essere umano.
Un solo tipo d'incastro per Chi è già unico e irripetibile.
E se è così mi viene da andare anche oltre e sostenere che necessariamente atteggiamento ed azioni vere e proprie di ogni uomo diventano "tessere" di un altro puzzle, simile o "in scala" a quello senza limite della Vita.
In termini semplici e forse più chiari... perché tutti i pezzi combacino alla perfezione occorrerà farsi parte di un tutto, "integrarsi" in un sistema, anche se non tutti i contorni sono abbastanza lisci e favorevoli. Non intendo comportarsi da "pecore" o scendere a compromessi, ma intelligentemente avvalersi delle proprie capacità perché pur essendo parte di un sistema non ci si annulli, anzi si diventi come "lievito madre" all'interno della "massa".
Perché questo lungo preambolo?
La "malattia" prima e tutte le esperienze che da essa sono derivate, mi hanno posto di fronte a me stessa, anche a fare i conti con me stessa... a pormi tante domande di cui solo a poche sono riuscita a dare risposte convincenti. Ad un certo punto perciò ho dovuto guardarmi dentro... e mi sono riscoperta uno "spirito libero", e come tale avrei voluto andare, non solo per un anno e mezzo come è stato ma per sempre. Però se sulla strada che si percorre gli impedimenti sono tanti, "greggi" rallentano il cammino o ancora s'incontrano spiriti falsamente liberi e solo per convenienza, allora qualcosa si deve pur fare se si intende arrivare dove si vuole. Accodarsi per accordarsi... entrare per operare, senza alcuna intenzione di scardinare un "sistema" ma modificarlo solo un po' con la forza dell'esempio positivo.
Forse all'inizio si passerà inosservati, poi qualcuno noterà "il tutto" come elemento di disturbo... e poiché ciò che è bene lascia sempre il segno, visibile o invisibile ma che pure si porta lontano, qualcosa piano piano muterà e gli effetti si vedranno e saranno ancora più grandi, incredibili da inquadrare all'interno di un sistema. Parola che ridotta a semplice vocabolo nella maggioranza dei casi risulta essere poco meno di una parolaccia.

sabato 14 dicembre 2013

Una dolcissima coppia

Io... e il mio sorriso, la scatola con le caramelle... e la sua "dolcezza".
Il primo, indispensabile supporto della seconda perché è impensabile offrire dolcezza con l'espressione fredda o ancor peggio amara. Ci può stare l'ironia ma una serenità di fondo non può mancare in un progetto che mira allo star bene e soprattutto al benessere di Chi ci è prossimo.
E così vado... con la certezza dell'approccio giusto a Cuori... inconsapevolmente sereni.
Qualche giorno fa sono capitata in una stanza dove per un po' ho pensato che forse avrei fatto meglio a dimenticarla la mia scatola...
Una coppia... Lei, sdraiata sul letto ma sorridente come nulla fosse... Lui, seduto accanto alla finestra, le due mani appoggiate su un bastone e l'atteggiamento da scettico con l'aria burbera.
"... una caramella?", ho chiesto alla paziente, mi ha risposto Lui... " no, Lei no... è diabetica!", allora ho cambiato direzione... "allora, prendetela Voi, una caramella. Vi va?", "... stiamo a posto, peggio che andar di notte!...", mi ha risposto in tono sornione e con una punta di sfida. "Ma ho anche le caramelle senza zucchero...", "No... e Chi Vi crede?!... non perché Voi dite stupidaggini, ma lo sapete che non esistono caramelle senza zucchero?... un poco un poco ci sta sempre... e a NOI... ci fate il danno."
No no no... per carità, ho pensato ed ho abbassato la scatola per elevare al contrario l'attenzione.
"U vede' che c'ho qua?!", e senza aspettare la risposta si era alzato il maglione sotto il quale portava una sorta di aggeggio tanto simile alle radioline di una volta... questo a destra, a sinistra invece si intravvedeva un cavetto, molto probabilmente collegato alla "radiolina". "Porto il pancreas artificiale... è un regalo che mi ha lasciato un intervento al cuore dieci anni fa, e da allora sto sempre in mezzo alle malattie... questa è solo una. Fra macchinette che si vedono e quelle che non si vedono, sai come mi chiamano?... l'uomo bionico. Poi un giorno si è ammalata pure mia moglie... ", e rivoltasi a Lei ... "... eri invidiosa, è vero, dei miei mali?"
"Non si tratta d'invidia, Amore mio... è che io Ti amavo e T'amo troppo..."
E' come dire... due malanni, un solo Cuore ovvero... dolcezza che non ha bisogno di altro.

giovedì 12 dicembre 2013

Camminare con tre gambe: la speranza della normalità apparente

Distribuire caramelle... sorridere e far battute come fossi altrove e non lì.
Muovermi tra facce appese e volti rassegnati e pur sereni, come fosse normalità o un aspetto solo un po' diverso di essa.
All'inizio, quando questo mio ruolo venne ufficializzato, mi sentivo a disagio non poco, il camice... le regole  e determinati schemi mi imponevano un distacco forzato dal contesto umano. Prima non mi era mai successo perché mi consideravo ed ero considerata... una facente parte del tutto, così ora non avrei mai voluto dare un'impressione diversa e per questo già dal momento in cui facevo ingresso nel reparto, percorrevo quel breve tratto che portava alla camera dove mi cambiavo, rapidamente quasi in fretta... che nessuno potesse pensare o dire... è arrivata una delle volontarie... e al contrario e al massimo, molti passassero tra loro voce... eccola, è Maria.
Ieri mi ero fermata in corridoio a parlare con un paziente, tra l'altro fratello di una mia vecchia compagna di scuola e perciò tra Noi tanta affabilità e antichi ricordi... quando mi son sentita tirare per la giacca.
"Ciao... bella ragazza!"... beh, il complimento era bello quanto esagerato, ed io sperando che nessuno avesse ascoltato, ho sdrammatizzato la cosa,"... magari!...ma la vedo improbabile una ragazza sessantenne...", e intanto ho ricambiato con un ampio sorriso... quasi una risata sottovoce.
Il paziente di poco prima, allora è intervenuto... "dai, non sminuirti... sei una giovane adulta", e questa espressione ha messo d'accordo Tutti... anche quelli che io pensavo, speravo non avessero sentito.
Una battuta, un'espressione... la gioia di ritrovarsi o incontrarsi per la prima volta. Situazioni di assoluta normalità che appaiono ancora più naturali in un contesto del genere dove non necessita alcuna forzatura, perché chiaramente è noto a Tutti... che il "bianco" è bianco e il "nero" è nero, e perciò non si deve dimostrare proprio niente a nessuno.
Così, sono entrata poi in una stanza... e dopo aver raccontato un aneddoto di "vita vera" ad un paziente che ogni volta trovo a giusta ragione tanto triste, ho visibilmente gioito nel vederlo sorridere e mangiare la caramella che di solito lasciava sul comodino.
"... bravo, oggi l'hai mangiata!", "si... oggi si, perché mi sento a posto..."
Forse l'aveva colpito la mia... "storiella"... di atteggiamenti fuori luogo nella più totale normalità.

martedì 10 dicembre 2013

Metodo

No... con te non se ne parla proprio. Sei troppo legata ad un metodo fisso.
Un'espressione tante volte sentita, buttata lì... un po' per darsi scusante o un alibi, molto più spesso per scaricarmi con tre parole e in più un bel senso di colpa sul "groppone"... naturalmente il mio.
In altre occasioni poi il "metodo" ritornava ma con un significato tutto diverso...
Per riuscire ci vuole metodo... e risultava una forma di rimprovero o ancor peggio una solerte se pur edulcorata constatazione che sfociava in un premuroso invito a lasciar perdere... così combinata non sarei riuscita nell'impresa. E così per i tre quarti della vita sono stata combattuta... tra l'essere noiosa perché eccessivamente legata al metodo e il non riuscire a portare a termine niente perché sprovvista di un vero e proprio metodo. Probabilmente le "due cose" hanno convissuto in me, integrandosi e poi annullandosi a vicenda, in modo che... in effetti poco o niente ho combinato al di fuori dell'essermi realizzata come moglie e madre... e anche in questo campo forse avrei potuto fare di più e meglio.
 Chissà!?
A suo tempo mi mancò quell'autodeterminazione che poco si cura delle opinioni altrui e fa sì che uno crei il "Suo Metodo"... personale, speciale ed incredibile... che non può funzionare con altri se non con Lui e perciò... esclusivo.
Tante volte ripeto a me stessa che certamente avrei continuato a... procedere sempre allo stesso modo per quest'altro quarto di esistenza, se non mi fosse venuto in soccorso il Cancro, il mio "benevolo avversario di vita". Mi ha sconvolto, stravolto... costretto ad "allenamenti forzati" per bruciare i tempi.
Ed ora non meraviglia più nessuno vedermi fare tre, quattro "imprese" insieme.
Una mescolatina al ragù sul fornello... una frase venuta giù di getto... una "tenerezza" da infiocchettare e quando ci sta, perché può anche capitare... un orecchio al telefono.
E mi si perdoni per l'ennesima volta il gioco di parole...  in tutti i sensi, ogni senso impegnato per dare sempre un senso nuovo a questa vita che ora davvero amo.

sabato 7 dicembre 2013

Ma si... "tiri la vita"? Vuol dire... che non ce la fai!

E dopo che con interesse hai sentito conferire per tre ore di tutto ciò che "tumor comanda", capita che vai a far la spesa e incontri la persona giusta, nel senso che di giusto e anche frequente ha l'uso di segnarsi con la croce... soprattutto quando di "tumor si parla".
"Come va?", le chiedo sorridendo dopo averla salutata.
"Eh... come va?... si tira. Finché c'incontriamo, va anche bene. Dopo tutto... che possiamo fare!?"
Imponendo a me stessa un certo tono serio, Le ho chiesto allora se fosse successo qualcosa...
"Noo, ringraziando Dio... no, ma sai com'è... la vita..."
In quel momento mi son detta... è meglio contare fino a 10... ed ho preso a farlo, ma arrivata a 5... non ce l'ho fatta più ed ho esclamato... e lo vieni a dire proprio a me?... e poi di nuovo... 6... 7... 8... 9... 10... per non aggiungere... e meno male che ringrazi Dio!
Ammesso che LUI gradisca ringraziamenti fatti così col beneficio di inventario o dubbio, della serie mi va bene questa cosa ma quell'altra no, e perché poi... se mi comporto sempre bene e osservo le feste comandate? Come se la vita all'inizio fosse data in dotazione in qualità di "scheda punti"... da riempire nel corso di tutto il tempo per ottenere il "premio finale", quello ambito, e diversamente... per Chi fosse sprovvisto di virtù e pazienza, la possibilità di completarla parzialmente e averne in cambio... premi di consolazione.
Ma come si può pensare a questo modo, rendere grazie a Dio con un occhio aperto a ciò che soddisfa e l'altro chiuso a realtà scomode e dolorose? E magari ci si considera pure bravi a viverla questa specie di vita... part-time..
"Allora... Ti saluto, ci vedremo ancora credo... prima di Natale, per farci gli auguri..."
"Certamente... in chiesa o qui...", mi ha risposto, aggiungendo poi... "meglio qui... che in farmacia!"
1... 2... 3... 4... 5... e a seguire, per evitare di replicare con un... meglio in farmacia che ... al camposanto!

venerdì 6 dicembre 2013

E se siamo vivi... viviamoci 'sta vita!

E' una vita la mia che a guardarla dal di fuori, quasi non ci si crede. Più che altro è il mio "atteggiamento" nei suoi confronti, appare strano contrario al pensar comune, fatta eccezione per pochi.
L'Amore della mia Vita lo definisce... "reversibile", da un lato o dall'altro va sempre bene, almeno per Lui... e meno male, e per me... ovviamente.
Così... ieri ho ottenuto un'altra proroga di sei mesi, e per festeggiare mi son fatta fare una bella... lavata di testa e un taglio corto corto che ancor più valorizza la "polvere d'argento" sui miei capelli... poi una rapida visita al centro commerciale, qualche legnetto nuovo per il presepe, e dopo a casa... per concludere la "mia giornata", immagine al positivo/negativo come il fotogramma antico di una pellicola in bianco e nero.
Eppure la mia Vita è a colori!... e più si contrasta con quel che c'è intorno... ancor più spicca e diventa vivace.
Sarà puro e semplice istinto di sopravvivenza?... o nel cozzare, uscendone a volte acciaccata, realizza che pur così è reale e valida?
A tal proposito, sono stata nel pomeriggio ad un congresso di oncologia... i Nostri medici avevano invitato noi, volontari... un po' per far numero ma pure per saperne di più, perché non guasta affatto. E in verità tante cose in più abbiamo appreso... e tra diapositive e diagrammi... casi clinici e ricerche... pure sono diventati ancor più familiari, antracicline e taxani, trastuzumab e pertuzumab... non vuoti termini o solo nomi di farmaci, ma segni di identità di un mondo che comunque appartiene a Tutti... a Chi è ammalato o lo è stato, a Chi ne parla senza problemi o preferisce mettere la testa sotto la sabbia.
Ora sto qui a scriverne, e pur nella riflessione massima e nel riportare i fatti... mi sento come sempre forse anche meglio. Perché sono reversibile?... o di quel fotogramma antico, il positivo?
Certo e sicuro è che... sono viva, e intendo continuare a... esserlo.
E se siamo vivi... qualunque sia il modo... viviamoci 'sta vita!

mercoledì 4 dicembre 2013

Umili pur nella "dualità" del proprio essere

Avevo pensato in un primo momento di lasciarci un "punto interrogativo"... ma poi mi è sembrato non fosse proprio giusto. Avrebbe aperto il varco ad un "dubbio" ancora più grosso di quello insito nell'espressione in sé, e così ora lo lancio là, questo "enunciato", quasi in tono provocatorio, per dimostrare soprattutto a me stessa, che anche apparentemente incredibile la cosa è vera o per lo meno possibile.
Mi è stato detto da persona con competenze adeguate... la psiche umana rappresenta un mondo oscuro e non pienamente conoscibile, ha dei risvolti entro i quali è impossibile entrare e probabilmente sconosciuti all'individuo stesso. Così che si ritrova ad un certo punto a non essere più UNO, ma DUE... nell'inconsapevolezza assoluta e nel duplice agire.
Ed è scontro continuo pur nell'alternarsi delle predominanze, e finché Tutto scorre nella normalità quasi impercettibile. Poi giungono gli eventi, inevitabili e molto spesso impietosi, e il controllo di questa "dualità" che è insita in ogni essere e lo pervade fino a volte a disorientarlo, si perde.
C'è il dolore dell'UNO, mentre l'ALTRO è sopito, stordito da una realtà che male accetta anzi subisce... poi è la volta proprio di quest'ultimo che, per un naturale istinto di sopravvivenza, "alza il capo" e ribellandosi combatte e nello stesso tempo si protegge con una "serenità" interamente da conquistare, consolidare e confermare. La Vita mette continuamente alla prova questo "binomio" dell'essere, che a fatica si confronta, si sottopone non sempre volontariamente ai "calcoli" dell'Altro fuori da sé, e spesso, purtroppo troppo spesso il "risultato" è sballato. Nonostante l'impegno al massimo, anche quando si era praticamente sicuri che l'"espressione" era chiara, l'"equilibrio" mantenuto... il "risultato" esatto... sicuramente certo.
Il problema è che siamo TUTTI dei "binomi" entro delle parentesi in successione... basterebbe procedere con ordine, eliminandole dopo le operazioni giuste, senza fretta né accavallamenti... e alla fine ogni espressione darebbe l'unico risultato, quello giusto.
"Umiltà" nel chiudere le "parentesi" della propria vita, rivedendo i "punti" trascurati, riconoscendo limiti ed errori... non importa dover ammettere di aver sbagliato, l'importante è riuscire a portare a termine il "compito".
Si sbaglia... si impara... per ricominciare.

martedì 3 dicembre 2013

Contrasti e chiaroscuri di una giornata

La giornata che intendo... non è quella odierna ma alle spalle. Solo per questo forse... riesco a parlarne.
Succede... quando il "carico" si fa forte e pesante, le parole salgono su a fiotti ma poi si perdono nel vuoto emotivo... il cosiddetto, "vuoto pieno".
La mattinata si era conclusa tutto sommato, bene... l'ultimo esame aveva dato l'esito che speravo ed io ero più che contenta, ormai mi aspettava solo la conferma di un'altra "proroga", altri 6 mesi da vivere con le certezze... senza dubbi o ansie..."tanto me l'avevano assicurato che era così!".  A casa di negativo riportavo solo il disappunto per il disagio provato come "testo vivo", in carne ed ossa e vescica a pieno carico, per una specializzanda che aveva da apprendere e come al solito non comprendeva... l' "incisura fetale".
Sarà che... cambiano i medici e gli specializzandi, ma l'incisura è sempre la stessa e là resta.
Poi nel pomeriggio l'incontro col gruppo di auto mutuo aiuto, dopo una sola settimana... perché la gioia di ritrovarsi "Tutti insieme" è sempre tanta e il beneficio per ognuno, grande.
Ma forse perché le ultime tensioni, pur ben gestite si erano accumulate o quell'"aggiornamento" da bollettino di guerra non sempre si è disposti ad accettarlo e metabolizzarlo... sarà stato per tutto questo che... dal "momento di speranza" ne sono venuta fuori troppo presa. A coronamento del tutto la visione di due brevi documentari, "La storia di Ashley e David", e "Nick Vujic - il coraggio di non arrendersi", il primo... una storia di malattia a lieto fine, molto simile a un miracolo, il secondo... speranza allo stato puro, la condizione particolarissima del protagonista, senza braccia né gambe che tiene "stretta in pugno" la Sua vita, nonostante tutto e fa di sé un "miracolo vivente".
Le immagini, le musiche di sottofondo... l'intero contesto mi hanno toccato nel vivo più profondo... le lacrime non più trattenute, sono venute su... lente e non ravvicinate ma capaci di mozzare le parole che sarebbero state. A questo punto meglio è stato serbarle perché non perdessero valore, anzi ne acquistassero altro, arricchito dalla pienezza di un "momentaneo silenzio".

domenica 1 dicembre 2013

Cuori "diversamente" sereni

Se penso al mio stato d'animo, qualche anno fa... nella stessa giornata di oggi e lo confronto con l'odierno... beh, mi sento in autentico stato di grazia.
Sembra quasi impossibile che sia passato poco tempo...davvero l'ho ben ingannato se è trascorso così... quasi senza accorgermene e mai sentire un qualsiasi "peso" a causa della noia.
E dire che noiosi sono stati e restano i controlli periodici, e le attese e i "batticuori" improvvisi... ma tant'è, tutto passa, non importa come... anche l'esperienza più estrema e devastante.
E il mio Cuore, senza ombra di dubbio è venuto fuori non troppo "distrutto", come del resto il fisico, e pure la Mente, ha acquistato quel tocco di positività che non aveva.
Un Cuore diversamente sereno.
A ripensarci, non credo però che il merito di un tale "successo" sia stato esclusivamente il mio. Fortuna, gli incontri giusti durante il difficile percorso, ma soprattutto l'amore di Dio... o forse solo quest'ultimo che ha permesso tutto quanto il resto con un preciso scopo.
Non mi sento assolutamente chissà Chi... ho solo un tantino di sensibilità e 1 grammo di intelligenza, e grazie a questa "dotazione" comune ad ogni essere mortale ho capito che cosa mi si chiedeva, anzi no... ho preso ad andare, così per istinto e non mi sono più fermata. E sulla via ho incontrato tante persone, "quelle per me importanti davvero"... e la cosa ancora continua e sono altrettanti Cuori diversamente sereni che ritrovo.
Qualche giorno fa nel corridoio mi chiama un'Amica che non ho notato perché ero distratta...
"Ciao, vedi?... mi sono ripresa! Non sembro la stessa persona della scorsa settimana, vero? Pensavo sinceramente fosse la fine, e invece... "
Invece sei qui, con lo stesso sorriso con cui mi hai accolto il giorno in cui ci siamo conosciute, quando dopo una lunga chiacchierata mi chiedesti... "in quale giorno della settimana vieni?... che mi faccio fissare gli appuntamenti proprio per quando ci sei tu".

sabato 30 novembre 2013

Ricaricarsi

... solo dieci minuti prima, di fretta ma non di corsa per raggiungere la segreteria del laboratorio.
Avevo da ritirare l'esito degli esami del sangue per il prossimo FOLLOW UP, e sono andata via prima dal reparto ma solo il tempo giusto per non trovare lo sportello chiuso. Di fretta, per questo... senza ansia, per altro. Non che manchi del timore ogni volta, è solo un "pizzico" quel che resta, un' "ombra sbiadita" dell'antica paura.
Ho dato il mio nome... mi è stata consegnata una busta, all'interno un'altra "riga" del pass per la vita.
Tutto a posto ed ho tirato un sospiro di sollievo... e il cuore batteva normale... come del resto poco prima e non più come una volta. Col tempo, è vero... ci si ridimensiona, ma molto anche dipende dal modo di vivere il periodo altrettanto critico del post-tumore.
 Ci si può rifugiare in una sorta di "teca" dalle pareti sottili ma completamente opache... oppure in una "bacheca" trasparente, però di materiale duro e spesso che permette la vista all'esterno, mentre le voci e i suoni arrivano ovattati. Infine c'è Chi sceglie di restare nello spazio di sempre, forse delimitato da uno steccato oppure tutto aperto, a seconda dei casi ma comunque a cielo aperto. L'aria non manca, la luce del sole neppure... l'anima e il corpo si rigenerano sempre.
Quello spazio pur limitato, comunque non per propria volontà e per cause esterne o preesistenti, non condiziona più di tanto... perché in un modo o in un altro si apre all'esterno e consente il... respiro.

giovedì 28 novembre 2013

Io vedo... Io sento... Io parlo per quel che posso

Capita di pensarci... sono serena finché resto entro le mura dei miei pensieri, ove trovo sicurezza e certezze che solo io posso darmi con l'ottimismo di partenza e continuando con "vangate" di speranza.
Ecco... questo è il punto. E se tutto ciò che immagino, penso ed anche metto in atto per quel che posso, fosse mera illusione? Allora scendo da quella "rocca" a confrontarmi... a volte volontariamente, altre perché tirata fuori a forza... e il riscontro è purtroppo quasi sempre deludente. La reazione immediata sarebbe... non vedo, non sento, non parlo... e come le tre scimmiette sarei portata ad isolarmi veramente per proteggermi, ma poi rientro in me.
Impossibile "non vedere"... non dovrei fare quello che faccio e diversamente stare a casa, ma proprio sempre ignorando anche quei tediosi appuntamenti periodici... come se nulla fosse stato. Così non assisterei a quelle penose file di persone sofferenti che attendono la visita per accedere alla chemio o nervose per un follow up che riporta a tristi ricordi. Di recente ho perfino visto un paziente scantonare e strattonare un'infermiera perché aspettava da 5 ore... comportamento senza dubbio deprecabile e incivile ma, poiché non siamo Tutti uguali, certamente provocato da uno stato di cose.
Improbabile "non sentire" anche se avessi disturbi all'udito, perché il tono di Chi risponde si alza e la Sua espressione muta all'improvviso, quando si sente chiedere... vuoi il panino o l'acqua?... come se fosse possibile mangiare senza bere e non fossero previsti entrambi fin dall'inizio, ma il fondo si raggiunge quando si chiede almeno l'acqua, ed è finita, e non la si può recuperare nemmeno al distributore automatico perché questo è in manutenzione da tre mesi.
Assurdo sarebbe "non parlare", anche se entro certi limiti per poter continuare. Nel mio piccolo, nell'ambito delle possibilità di ex paziente oncologica cerco di fare qualcosa e di arrivare dove Altri non possono perché impediti dalla Loro condizione critica. Cerco il coinvolgimento... lo trovo e non lo trovo. Quando penso di aver raggiunto un traguardo anche minimo, gioisco... per restare delusa subito dopo, ritrovandomi sola come Davide di fronte a Golia. Nonostante questo non penso mai di tornare sui miei passi, tanto il mio vissuto è andato... vado avanti e mi lamento quel tanto che basta per constatare quanti pure si lamentano a iosa ma solo per scaricare ad Altri... quelli che sono in alto... le responsabilità.
E se ognuno si facesse carico almeno di ascoltare Chi è al Suo fianco durante quelle lunghe attese... qualcosa forse non potrebbe cambiare?

mercoledì 27 novembre 2013

Competenze

E' un tipo di "competenza" che non si può acquisire da un corso o studiando sui libri, occorre averne la "propensione" anche non pienamente consapevole, e poi di questa ci si rende veramente conto quando è la Vita a offrirne l'opportunità.
Se si lascia spazio libero al corso degli eventi, permettendo che siano loro a gestire l'esistenza, non si avrà modo di dominarli e si finirà per essere dominati.
Di qui... sconcerto ed incredulità, paura e somatizzazione di qualsiasi dubbio e pensiero, con la conseguente assoluta voglia di dimenticare, seppellire nel più profondo di sé.
Qualcuno c'è che fa l'esatto opposto, e non vuol dire per questo sia tanto più speciale degli Altri, una specie di superuomo, solo ha capito che "gestire la situazione" torna a Suo vantaggio, e poi nel "continuo esercizio" arriva a scoprire quella "propensione" che a Lui non darà  medaglia o aureola, ma la "soddisfazione serena" di essere passato non come una meteora.
Tutto questo nella vita semplice... nel relazionarsi normale di ogni giorno.
Nel reparto che frequento incontro tra gli altri, diverse pazienti provenienti dai paesi dell'Est... Lei, non la vedevo da un po'... avevo pensato che avesse cambiato giorno di terapia per un qualsiasi motivo, poi l'ho rivista ieri, era con gli occhi chiusi e più pallida del solito.
"Come va?", Le ho chiesto, avvicinandomi al letto... e Lei, nel Suo italiano... "... il corpo, meglio ma il Cuore piange...".
Nella stanza erano presenti anche due "accompagnatrici" di un altro paziente, a quelle parole avevano smesso di parlottare tra loro...
"E perché piange il Tuo Cuore?...", "Sono stata nel mio paese per tre settimane, non fatta terapia... perché è morto mio unico figlio di 36 anni...", e gli occhi Le si sono riempiti di lacrime. Mi sono seduta sul bordo del letto, Le ho accarezzato la mano e sono rimasta in attesa che parlasse... nel caso avesse voluto.
Le "due accompagnatrici", allora si sono avvicinate al letto ed hanno preso a fare domande, incalzanti, falsamente compassionevoli... e poi... come non bastasse... ancora... "e tu dove ce l'hai il tumore, e dove abiti?... abiti in campagna, è vero!?... si capisce dalla puzza di camino...", e tante altre scempiaggini che non sto a dire. Mi era venuta voglia di urlare per farle smettere... e sarà stato solo per quel po' di competenza, dono del mio vissuto, che ho lasciato perdere, deviando i "discorsi" delle "due incompetenti".

martedì 26 novembre 2013

Meglio una "parentesi"

I "guaritori feriti" sono i migliori e più efficaci comunicatori di speranza. Lo ripete sempre il Nostro facilitatore quando parla di "Noi Due", volontarie consapevoli in un reparto di Oncologia Medica.
Siamo passate per il "tunnel" e ne siamo venute fuori... Chi meglio di Noi, prove viventi può dimostrare che si può, anzi si deve lottare per vincere ma soprattutto crederci?
Ad essere sincera l'immagine del "tunnel" che pure mi ha accompagnato durante il percorso e di cui mi sono avvalsa tante volte per parlarne... non mi piace più, forse la trovo obsoleta o proprio perché mi riporta ad una triste parentesi della mia vita. Ecco forse il termine, "parentesi" ci sta meglio... si apre ad un certo punto ma sei TU a chiuderla, quando pensi che il "periodo" sia finito... quando vuoi che si concluda e poi... un punto fermo... e via.
Non c'è il buio di una galleria, che sembra non finire mai e nella quale puoi solo intravvedere una luce sul fondo, nell'immaginario la parentesi appare come su un foglio bianco, in sé porta tratti neri ma per contrasto è sempre la "luce" a prevalere.
Riconosco questa consapevolezza di recente acquisizione, un po' per merito del tempo, che col suo trascorrere ha un grande ruolo, e poi perché da quando Tutto ebbe inizio non ho fatto altro che imporre a me stessa un "certo atteggiamento" nei confronti della situazione, critica si ma non senza via di uscita nel senso più assoluto. Cominciai con poca convinzione e piano piano mi convinsi davvero che ce l'avrei fatta... mi ripetevo alcune frasi che mi piacevano, mi tiravano su il morale, le ripetevo più volte al giorno o alla bisogna, a mo' di "mantra" e così sono andata avanti... in pratica la "mia parentesi" ne conteneva tante altre, quadre, graffe... le aprivo e chiudevo a mio piacimento, fino a quando quella principale si è chiusa per davvero e spero per sempre.
Non ho voluto mettere un "punto fermo" perché con la Vita non si sa mai, ed ho continuato a... restare nell'"ambiente". E' triste?... di certo non è una "festa" perché empaticamente si vive la sofferenza altrui, ma di contro si acquisisce "competenza"... si abbatte la paura e le parentesi sono solo quelle che una "penna" apre e chiude su un foglio bianco.

lunedì 25 novembre 2013

Una "principessa" come tante

Mi è tornata in mente Lei... e il Suo modo di accettare uno "strano amore" e ancor di più, ricambiarlo.
 Aveva un vissuto difficile alle spalle, e lei lo raccontava con una naturalezza tale da farlo sembrare dignitosamente normale. Era  fiera di sé, di come sapeva destreggiarsi per vestire con pochi soldi o preparare il pranzo riciclando a volte gli avanzi senza farli apparire tali. Se la cavava sempre e anche  con la malattia andava alla grande, raccontava la sua storia e portava sempre sottobraccio una cartellina colorata dove erano raccolti i fogli del suo ultimo excursus sanitario. Quando la vedevo la prendevo un po' in giro... lo faceva per apparire "donna in carriera?" le chiedevo, e lei... "Che cosa? Non so neanche che significa. La cartellina mi serve per portare sempre appresso la mia storia precisa, così se qualcuno la vuole sapere o mi chiede qualcosa tengo subito pronta la risposta." Diceva a tutti che ero stata io in quei giorni all'ospedale, a darle la forza, il coraggio di operarsi, di non aver paura delle terapie invasive, in realtà tutto questo ce l'aveva già e viveva quel momento difficile, in un certo senso contenta che gli altri finalmente si accorgessero di lei e di quanto fosse importante nell'ambito della famiglia. Almeno in quell'occasione le sarebbero state risparmiate un po' di "botte" e avrebbe potuto concedersi il lusso di "rifiutarsi" quando non ne aveva voglia.
Quel giorno che faceva la terapia fu tanto contenta che fossi andata a trovarla.
 "Ma sei venuta apposta per me? Tu sei proprio una vera amica sincera." E dicendo così mi aveva regalato tanto, soprattutto la sua stima di persona grande nell' accontentarsi di poco, anche della minima attenzione.

sabato 23 novembre 2013

Chi mai l'avrebbe detto?

Qualche altro "appuntamento" di quelli miei soliti periodici, un po' tediosi ma altrettanto indispensabili... ed ho finito anche per questa volta.
Giorni fa sono andata dal mio "vampiro" di fiducia, per fortuna l'ho trovato libero... non è che sia molto simpatico ma ha la virtù del "tocco leggero", e con le vene che mi ritrovo, sottili, profonde e ancora indurite non è cosa da sottovalutare.
Tra di noi ormai, prima del prelievo c'è l'abituale scambio di battute... domande scontate con risposte da parte mia che non possono essere diverse...
"Eh, signo'... avete le vene dure, avete... mah!", "... lo so, mi dispiace ma non è colpa mia", "E come dobbiamo fare?... è un problema...", segue "tasteggio" ripetuto con sospiri profondi.
"Che dite, usiamo l'ago piccolo?... forse...", "non saprei, la cosa mi alletterebbe... ma il maestro siete Voi ed io la paziente... a Voi la maestria, a me la pazienza... così che non ho responsabilità".
E' seguita la solita risata, stile orso Yoghi per Chi lo ricorda, poi "ha eseguito" alla grande quel che doveva.
"Lo dicevo io... che eravate un maestro...", e sono uscita dalla stanza, accompagnata da un'altra risata "come sopra".
Mentre mi allontanavo, diretta al reparto per il turno abituale... riflettevo.
Dalla "malattia"... che rivoluzione la mia vita! Una volta non mi sarei mai sognata di scambiare battute con uno sconosciuto, tanto meno un infermiere "sanguisuga" nell'immediato approntarsi all'opera, perché tra l'altro esagerato era il mio terrore per camici, punture ed ospedale stesso. Quando per raggiungere un posto lì vicino avrei dovuto passarci davanti, preferivo piuttosto prenderla alla larga... la sola vista mi dava la nausea. E così per l'oscura legge del "contrappasso" poi mi toccò patire la nausea stavolta per un valido motivo, e non solo...
Continuare a... "gironzolare" per i corridoi, entrare ed uscire dalle stanze di quella che considero ormai la "mia seconda casa" per la familiarità e il fluido scambio di emozioni e sentimenti  che ogni relazione forte e autentica porta con sé.

giovedì 21 novembre 2013

Uno "shampoo" ogni tanto

"... per non finire mai di essere" -  RACCONTA LA TUA STORIA
Abbiamo mai pensato a quanto sia difficile il ruolo di Chi è vicino a una qualsiasi persona che sta male, con particolare riferimento a un paziente oncologico?


"Mi chiamo Ida e voglio raccontare la mia storia. Veramente non è proprio la mia, io la vivo di riflesso perché a star male è mio marito.
Da due anni ha un tumore polmonare, ora aggravato da metastasi epatiche. Inizialmente sembrava che tutto dovesse mettersi al meglio, dopo l'intervento che fortunatamente fu possibile, ci assicurarono che la strada per la guarigione sarebbe stata liscia e senza particolari problemi. Si sottopose a 8 cicli di chemio e a delle sedute di radioterapia, dopo fu la volta dei controlli. E fu lì che avemmo la mazzata più grossa, perché c'eravamo illusi e per questo la delusione fu assai grande. Anche l'altro polmone era stato aggredito dal male e in più erano presenti anche delle metastasi al fegato. La terapia, che praticamente mai fu interrotta, continua ancora oggi.
Mio marito, un omone grande e grosso cui mi ero sempre appoggiata, è molto cambiato... apparentemente minimizza ciò che ha, legge e s'informa, è vero... ma in fondo ha una grande paura. Molte volte l'ho visto piangere. Qualche settimana fa ha perfino detto che non vuol morire prima del matrimonio di Nostra figlia... ci tiene tanto ad accompagnarla all'altare, ed io forse maldestramente per consolarlo ho detto che potrei morire anch'io prima, per qualsiasi accidenti o malanno... alla fine ci siamo ritrovati entrambi come due fontane. E' molto dura davvero.
Lavoro ancora ma cerco di non lasciarlo a lungo da solo, lo accompagno in ospedale e dove Lui vuole. Qualcuno della famiglia ha suggerito che io non lavorassi più, invece credo di doverlo fare per me e soprattutto per lui, il mio lavoro è una "terapia" per lui, così è costretto per le piccole cose a badare a se stesso, non può permettersi il lusso di lasciarsi andare...gli preparo quello che serve, al resto "deve" pensarci da solo. Qualche volta si ribella, quando faccio tardi per esempio o non vuole che io esca. A volte per un'intera settimana non fa che lamentarsi... allora telefono a Nostra figlia che vive fuori città e Le dico di chiamare suo padre... che c'ha bisogno di uno... shampoo, una lavata di testa insomma. Per lui, questa ogni volta è una terapia d'urto, un richiamo alla ragione... una sferzata di coraggio. Mia figlia non vorrebbe, le sembra di trattare suo padre come un bambino, ma in verità lui ora è come un bambino. Ha bisogno di tanto affetto in più ma anche di fermezza, assecondarlo in ogni momento non buono servirebbe a smorzare qualsiasi tentativo che fa per restare a galla e non affondare. Non è affatto giusto. D'altra parte soffriamo anche noi quando ci vediamo costrette a sostenere una parte che non vorremmo.
Comunque è così e così riusciamo ad andare avanti... tra un sorriso, parecchie lacrime e uno... shampoo ogni tanto.
Ringrazio per l'attenzione e spero che la "nostra storia" possa essere di aiuto per qualcun altro... per non considerarsi magari un po' strano nell'atteggiamento verso la malattia... per non sentirsi solo."
  - Ida -

Succede molto spesso purtroppo che Chi soffre finisce col diventare egoista quasi senza volerlo, e non tiene conto del difficile ruolo e della notevole sofferenza delle persone che sono accanto. Tormentate, impotenti... continuamente preda di scrupoli di coscienza ed errori di valutazione.
Sono troppo duro... o eccessivamente compassionevole? Do un'ulteriore sofferenza o alimento il piangersi addosso? Eppure io l'amo, e questo dovrebbe bastare per la scelta giusta... ma ho anche paura di perdere questo mio amore, punto di riferimento... questo mio tutto. E allora?
Qualcuno va avanti seguendo il momento, facendo d'istinto la scelta giorno per giorno... un altro per paura o codardia, finanche scappa... poi c'è pure, è incredibile ma assolutamente vero...Chi avrebbe preferito essere al posto di quella persona cara che vede stare male.
Assolutamente convinto che essendo solo la propria, la sofferenza avrebbe pesato meno.

N.B. Invia la Tua "storia" all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it - "... per non finire mai di essere" - racconta la Tua storia.
GLI "ATTEGGIAMENTI" CHE ACCOMPAGNANO L'AVVENTURA DELLA MALATTIA SONO MOLTO MENO STRANI E PARTICOLARI DI QUELLO CHE SI PENSA...
CON LA CONDIVISIONE CI AIUTIAMO A CAPIRE...

mercoledì 20 novembre 2013

La corsa ad ostacoli

Il tempo passa, è vero... ed è meravigliosa tale consapevolezza, quando una volta hai pensato invece che a breve avresti messo un punto fermo.
E' bello anche se Ti vedi invecchiare, persino che Te lo dicano... è semplicemente stupendo.
"Quali terapie ha fatto, signora... oltre la chemio? Attualmente prende il Femara ma non Le hanno prescritto qualcosa per bloccare...", a questo punto la dottoressa che doveva effettuare l'ecografia si è fermata, "...ah già, quanti anni ha?... che deve bloccare più...", e mi è venuto da sorridere ricordando quello che mi fu detto prima di cominciare la neo adiuvante... ero fortunata perché ormai in menopausa, un punto in mio favore ed uno di penalità per la malattia.
Stamattina poi, alla fine dell'esame... che sollievo sentirsi dire che tutto procedeva per il meglio, il male "ben sopito" speriamo "morto" e "pietosi" gli effetti collaterali della terapia... tutto insomma come età comanda e a me va benissimo così.
Certo è che da quel dì che "mi conciliai" con la chemioterapia, congedandomi da essa, la sensazione di dover affrontare di continuo una corsa ad ostacoli non mi ha mai abbandonato. Ogni sei mesi puntuale arriva il periodo dei controlli ed è come se si parassero tutti insieme, quegli ostacoli, uno dopo l'altro... uno più alto dell'altro. Poi arrivo in prossimità, quasi ad occhi chiusi per non pensarci e vivere il momento come in un sogno... faccio l'ennesimo salto, e li supero... uno dopo l'altro... ed è fatta.
Oggi una gara ad ostacoli, un giorno di tre anni fa definivo quella "parentesi", altro tipo di competizione... addirittura l'"olimpiade della mia vita".
Finora ho vinto, e continuerò a... mettere l'impegno giusto per vincere ancora, qualunque possa essere la prova che mi si prospetterà.


martedì 19 novembre 2013

Se si può... perché no?

Se si può perché non dare una nuova dimensione alla sofferenza, privandola dell'aspetto informe che la rende temibile al pari di un fantasma?
Anche nell'ambito del gruppo, parlando di morte l'opinione è quasi unica... non ho paura di morire ma di soffrire... addirittura preferire di essere schiacciati, la fine di tutto, alla possibilità di esserci ancora e della vita afferrare quel che passa.
Si ha sempre paura di ciò che non si conosce, eppure proprio quelli che sono già nella sofferenza affermano di temerla. Forse perché convinti che non c'è limite al peggio?... o piuttosto che non si è all'altezza di limitarlo, quel peggio?
Ieri sera ho "riesumato" le mie parrucche, e per ciò che dovevo farne, poiché mi interessava quella coi capelli più lunghi, le ho calzate di nuovo... prima l'una e poi l'altra. Strano... mi sembravano identiche, non riuscivo a vedere differenza, eppure un giorno le sceglievo ad occhi chiusi o a luce spenta.
Mi sono guardata allo specchio... e mi sono vista buffa, quando un tempo invece per me indossarle era stato un "vezzo" più che una necessità, un accessorio da abbinare all'abbigliamento, quel tocco in più che mi facesse... non dico bella, perché di questo sempre poco mi è importato... ma graziosa. Mai a tener conto che fossero lì, su "testine simulatrici" a occupare spazio del mio comò, in attesa di ricoprire una triste funzione o un nobile ruolo.
Quando per la chemioterapia si perdono i capelli è una grande sofferenza, anzi al momento che viene comunicato l'"evento certo prossimo venturo", prende un autentico terrore, quasi più grande che per la malattia stessa, poi si vive nell'ansiosa attesa  fino al giorno in cui comincia e sembra non terminare più.
Un "evento senza fine" che si preannuncia e si svolge con prurito, un "pizzico" di bruciore  e tanto disagio perché pare sempre di pettinarsi per il verso sbagliato... fino a quando finalmente non resta più un capello a dar noia.
 E a questo punto ci si rende conto che... si può. Perché una testa calva non vuol dire la fine... magari lo è solo per una capigliatura già da tempo lì, la fine di qualcosa è sempre un nuovo inizio, soprattutto in presenza di un grande dolore, a patto che sia visto nella luce giusta.
Quel "raggio di speranza" che crea nuovi riflessi  quando guardi nello specchio e riesci persino a vederti più bella... che fa brillare gli occhi di luce diversa al pensiero che passerà... sta già passando e comunque sia, un nuovo inizio aspetta.

lunedì 18 novembre 2013

Sarà un caso...

Sarà un caso che ogni tanto il mio pensiero va a Te?
... quando il momento è particolare e l'ansia si affaccia sia pure temperata dal trascorrere sereno del tempo.
Ogni tanto, non vuol dire che per il resto io non Ti pensi,  ma è in quello specifico che Ti sento accanto, "Ti vivo" come non mai, da quando non ci sei più.
Come tre anni fa, durante l'angoscia del dubbio... quando ogni conversazione o anche parola udita per strada sembravano dirette a me, che ascoltavo nonostante la testa sotto la sabbia. Per come sono andate poi le cose, mi sono convinta che facessi Tu da eco perché... non avessi scampo e mi salvassi. E in seguito ancora... sempre con me, in ospedale o a casa mia, quando il buio scendeva e mi prendeva la paura di restare da sola a combattere con l'unica compagnia dell'illusione.
Così stamattina pure eri al mio fianco, per l'ennesimo esame... e quando per un attimo ho pensato, chissà stavolta se sarà come le altre volte, mi è parso di sentire quello che mi dicevi sempre quando mi vedevi preoccupata... "... non c' penzann...", nel dialetto che amavi e che faceva "più mamma" perchè gli anni ormai accorciavano sempre più la distanza tra Noi due.
Che dici allora... andrà bene? Vedi che non finisce qui... di appuntamenti, se Dio vorrà, ce ne saranno ancora tanti, ed io continuerò a... sperare e chiedere a Te una risposta.
Cercherò di ricordare la Tua voce, immaginerò che Tu mi risponda, ma non l'abbraccio... in cui mi sento avvolta quando il mio pensiero va a Te... sempre e non ogni tanto.

domenica 17 novembre 2013

Contrasti

Nella stessa stanza, al letto accanto... un'Amica conosciuta solo qualche settimana prima ma in quel momento "identificata" come nota da tanto, quasi a voler riportare nel giusto equilibrio un'emotività in bilico.
Mi ha riconosciuto immediatamente ed ha sorriso...
"E il nuovo look che avevi promesso?", Le ho chiesto, meravigliata di vederla ancora con la lunga sciarpa verde bottiglia avvolta intorno al capo...
"Lo sai cos'è?... è che non trovo la parrucca adatta a me... quella che mi piace", "Eh si, perché devi sapere che mamma fa pure la difficile!", la figlia che Le teneva compagnia era intervenuta per giustificarla ai miei occhi e nello stesso tempo incitarla a sbrigarsi nel fare una scelta... era già al quarto ciclo di chemio e viveva come reclusa da più di due mesi... da quando era iniziata la "grande caduta".
"Mi dovrò decidere però, perché in casa mi muovo sicura ed è come se niente fosse successo, fuori invece... non esco proprio. Senti... ma la frangetta alla parrucca, si può tagliare?... perchè io le trovo tutte così... con la frangia e non mi piacciono". Mi è venuto da sorridere pensando alla grande influenza del gusto personale anche in una situazione così che, a Suo dire le aveva cambiato la vita, penalizzandola non poco.
Le ho allora raccontato di me... quando all'indomani della prima chemio, tagliati i capelli, avevo calzato la parrucca "offrendola" all'arte del parrucchiere perché diventasse tutt'uno col mio viso, con l'intera mia persona.
Mi guardava mentre Le parlavo e prendeva sicurezza... "va bene, allora... penso proprio che per la prossima volta... cambio testa!", e l'incertezza e il dubbio sono finiti in risata.
Nella stessa stanza... un ragazzo con la mamma al Suo fianco, una madre con la figlia accanto... per causa uguale ma in posizioni diverse... e poi c'ero io, a collocarmi tra di Loro come la Mente indirizzava e il Cuore, soprattutto... suggeriva.

sabato 16 novembre 2013

Figurine

"Buongiorno... vorrei cinque bustine di Peppa Pig e cinque di Champion..."
Ero all'edicola, accanto a quel papà che comperava le figurine per i Suoi bambini e istintivamente mi sono voltata a guardarlo... però senza dare troppo a vederlo. Che c'era di strano, infatti nel comperare figurine da collezionare, a parte il fatto che sono destinate a moltiplicarsi per non completare mai una raccolta?
Nulla di strano quindi... per me anzi è stato immediatamente tornare indietro nel tempo, quando le bustine le comperavo anch'io per i miei bambini.
Ma non solo questo...
Stamattina in reparto... il solito affollamento. La rabbia che mi fa ogni volta constatare con sgomento che c'è crisi solo per l'economia, neanche a pensarla riguardo a questo male... maledetto ed impietoso. Persone che devono far la fila pure per la chemio a causa della mancanza di posti letto, in un sistema che fa dell'inversamente proporzionale la sua regola base. Risultato: effetto collaterale della terapia potenziato da un voltastomaco costante che si preannuncia ancora prima di iniziare.
Pensavo a questo e come sempre mi prendeva quella ridda di sentimenti contrastanti che credo proprio non mi lasceranno mai. Gioia per la mia condizione attuale e pudore per un privilegio che spero sia per sempre ma vorrei anche condividere con Altri... Tutti quelli che incappano in tale disavventura.
Soprattutto con Chi davvero ingiustamente si trova a viverla.
In una delle "mie mattine" grande è stato lo stupore misto al dispiacere, entrare in una di "quelle" camere e notare subito, immediatamente sdraiato sul letto un "ragazzone" alto e robusto... accanto a Lui, la Sua mamma. Era alla prima chemio e non so perché ne sono rimasta particolarmente colpita...
"Quanti anni hai?", "Ho 28 anni...", l'età di mio figlio... ho pensato ed ho ingoiato a vuoto ed  ho guardato quella mamma... però senza darlo troppo a vedere.
Che c'era di strano nel vedere un bel ragazzo di un metro e novantadue, steso su un letto con un ago nel braccio a combattere per la Sua vita? Tutto... c'era di strano!... la malattia, l'età, il Suo apparente vigore, anche che fosse la mamma ad accompagnarlo per questo percorso difficile.
I contrasti apparentemente crudeli della vita.
E già... perchè solo ieri anche Lei era lì, ad un'edicola... a comprare figurine per una raccolta mai completata.

giovedì 14 novembre 2013

IL MISTERO... sintesi

Se la Vita con la Morte trova un punto d'incontro in quel "divino" non sempre concesso alla consapevolezza, una sintesi diventa obbligata.
Ipoteticamente dove finisce l'una comincia l'altra... Comincia?... ma la Morte è, e poi... è nulla più, quindi termina dove ha inizio e paradossalmente si chiude allora un "cerchio"... un "punto" si sovrappone all'altro ed è un unico e solo.
Espresso così il pensiero niente è più logico e naturale: Vita e Morte diventano un'unica immagine, solo sotto una luce diversa.
Un uomo ha da percorrere una via solitaria... accetta di farlo quando è giorno perché visibili sarebbero gli eventuali pericoli, si rifiuta invece che il percorso avvenga di notte, perché non potendo sapere né vedere... ha paura.
Però se mentre è sulla via la notte sopraggiunge non è che può tornare indietro, comunque avanza e il coraggio si dà, oltre la volontà, il Suo stesso pensiero.
E arriva dove era prefisso, senza rendersene conto e comprende alla fine che la "paura" è pura "categoria" e nient'altro, uno schema da seguire solo perché imposto, ma se necessità fa virtù, si abbatte come niente e non esiste più.
Per questo si teme l'argomento "Morte" quando è "tema" o "centro di interesse" in un contesto, mentre...c'abbiamo pensato quante volte ogni giorno, anche casualmente ne parliamo e con essa abbiamo a che fare?... e stranamente la paura non c'è.

mercoledì 13 novembre 2013

IL MISTERO... della Vita

Parlare di questo, del mistero della Vita forse è anche più difficile.
Andare alla ricerca di parole per poi esprimersi con frasi fatte... il rischio è grosso se non certo, di cadere nella vuota retorica che lascia Chi ascolta sgomento e deluso, ancora più fermo nelle proprie dubbiose convinzioni.
E allora ne cercherò una spiegazione raccontando una storia, realmente accaduta ma che sembra una favola bella, di quelle che ad ascoltarle quando si è tristi riportano speranza e sorriso.
Un papà ed una mamma di due bimbe, una bella famiglia che Loro, genitori reputano già completa e per questo decidono di non mettere al mondo altri figli.
 Poiché si sa, l'Uomo propone ma Dio dispone, ugualmente capita che un certo giorno un terzo bambino si preannuncia.
Il papà e la mamma non fanno salti di gioia, ma timorati di Dio accettano la cosa e cominciano ad aspettare... anche se non proprio desiderato era sempre un "dono" e come tale meritava attesa, ansia e trepidazione.
Passano i nove mesi e una notte succede qualcosa di "incredibile" per l'umano pensare, "fantastico" per Chi crede alle favole... "miracoloso" per coloro che hanno fede e credono che Dio tutto può.
La mamma dorme e sogna... sogna di essere abbracciata e cullata con dolcezza e sente... sente un gran tepore che l'avvolge. Sta bene ed è contenta. Ad un tratto si sveglia come se qualcuno abbia toccato la sua spalla... apre gli occhi e solo allora capisce che il momento è arrivato. Anche il papà ormai deve alzarsi, correre a chiamare almeno la levatrice... si veste come meglio può assonnato com'è ed esce.
Quando torna... tutto è compiuto, una bimba è nata e già dorme nella sua culla, una vicina ha aiutato la mamma nelle prime cose da fare ed ora è tutto tranquillo.
Alla famigliola non resta che tornare a dormire, come se nulla fosse successo.
La bimba inizialmente "non desiderata"è venuta al mondo in punta di piedi, senza disturbare... comunque si è imposta, perchè è così...
 la Vita scaturisce da una "scintilla" non consapevole, poi si afferma sempre e pian piano trova il modo di farsi apprezzare.

IL MISTERO... della Morte

Perché cominciare da quello della morte... dal Mistero della Morte?... quando il logico pensiero riporta invece alla Vita?
Risponderò con le parole di un'Amica... l'approccio con l'argomento morte deve essere quello giusto così che se ne possa ricavare una risorsa per apprezzare di più ogni istante di vita concesso. In una sintesi quasi provocatoria... meglio è non perdere di vista il traguardo della morte, in alcuni casi apparentemente prossimo... per amare la vita in ogni sua sfumatura, dal "verde"  brillante della speranza al "grigio" più sfocato  quando questa sembra venir meno.
L'altro giorno si era parlato di Lui a lungo... del Suo essere tanto speciale nell'inconsapevolezza più assoluta, per quel sostenere deciso e ostinato l'inesistenza del divino...
Secondo i medici è il tempo che solo Dio sa quello che è da fare... ma per Chi nega che Dio esiste, a questo punto che cosa succederà?
Continuerà a... resistere o si lascerà andare?
Finché la barca va... qualcuno ha detto a tal proposito... ed è una strada a metà, tra il resistere e il rinunciare.
Siamo andati a trovarlo ed era affaticato e stanco ma sempre lucido nella Sua dignità...
"Si... della morte si deve parlare...", ha detto..."... per preparare anche Chi è intorno, vicino..."
Ma sarà davvero così?
Alla morte non si arriva mai abbastanza preparati, e magari mentre cerchi di farlo, ci pensi e ne parli... quella è ancora lontana, poi... arriva all'improvviso e Ti coglie ancora lì a combattere con l'"affanno" del momento, e in un attimo... più nulla...
per Chi è intorno, per Chi è vicino... ma presto se ne farà una ragione.
Colui solo che ha varcato la "frontiera" sa... ma ugualmente, anche se per ragioni diverse... non può dare significato al mistero.

lunedì 11 novembre 2013

IL MISTERO... (introduzione)

Stasera il gruppo di auto mutuo aiuto ha dato vita ad un incontro "nutrito", da qualcuno probabilmente definito"pesante" per la "gravità" degli argomenti.
Lanciata lì la proposta-richiesta di dedicare un intero incontro all'argomento "morte", per ridimensionarne l'identità e sdrammatizzare l'idea che ognuno porta in sé dal momento che ne ha consapevolezza, un'Amica ha manifestato la Sua intenzione di voler continuare a... parlare di vita, l'asseriva con fermezza comunque temperata da una certa apertura al tema.
Premesso che il pensiero della morte ogni tanto sfiora Tutti, è innegabile che per un paziente oncologico questo diventa più frequente e pressante, e di conseguenza sia normale cercare di distrarsi e non volerne parlare. E a questo punto appartenere ad un gruppo come il Nostro si rivela d'importanza ed aiuto fondamentale: continuare a... vivere con coraggio, ottimismo e speranza ma, senza nascondere la testa sotto la sabbia.
La Vita e la Morte sono le due facce di una stessa medaglia... apparentemente l'una nega l'altra, ma in fondo danno un "senso" l'una all'altra e viceversa. Entrambe sono un mistero, chiaramente percepito nel momento  che una delle due prevale, portando all'immediata riflessione... " non c'ero prima di nascere... non ci sarò dopo la morte".  E da questo "logico pensiero" sicuramente nasce la "paura" della morte, perchè il "prima" porta alla concretezza, alla fisicità... il "dopo" porta al buio perchè nessuno sa.
Chi ha fede comunque riesce a dare a se stesso una risposta, Chi credente non è qualche difficoltà l'incontra, eppure... quando sono presenti una ricchezza emotiva e tanta dignità non può non riguardare "il divino".
E forse è questo il punto d'incontro della Vita con la Morte, che continuano a... essere un mistero per se stesse, ma non più l'una per l'altra.

domenica 10 novembre 2013

Davvero il "caso" agisce diversamente?

"... per non finire mai di essere" -  RACCONTA LA TUA STORIA
Sembrerebbe di si... come sostiene il protagonista di quest'ultima storia, Nicola.
Finalmente un uomo... che prende il coraggio a due mani e si racconta...

"Non avrei mai pensato di poter un giorno scrivere a qualcuno per raccontare i fatti miei. Quando leggevo su qualche rivista le lettere che mandavano al direttore, pensavo fossero false... come potevi parlare della Tua vita con un estraneo?... e poi sapere che altri estranei ancora avrebbero letto?
Ora mi rendo conto che è possibile... quando hai già raccontato tutto a quelli che conosci, e non hai finito perchè hai altro ancora e senti Chi Ti ascolta, distratto e con una gran voglia di chiudere in fretta "un capitolo". Io non lo potrò mai fare questo... chiudere un capitolo, la "mia storia".
Con me il "caso" ha agito diversamente... perchè sono stato sempre bene fino al momento della diagnosi. Nessun disturbo, nessun sospetto... mi capitarono però due episodi  che mi fecero "levare le antenne".
Venne a mancare una mia cugina per un tumore... andai a renderle omaggio, e mentre stavo lì, sentii un dolore fortissimo all'addome, lancinante... uscii fuori e non so come... era tutto passato.
Dopo tre mesi, persi anche un mio fratello... e pure stavolta mi successe lo stesso, dolore improvviso scomparso in breve tempo. Associai le due cose, ma immediatamente la mente rifiutò. Il pensiero però ricorreva martellante, finché decisi di sottopormi ad un check up completo, un controllo non mi avrebbe di certo fatto male. Feci anche un'ecografia addominale che rivelò una macchia al fegato... fu necessaria una biopsia e lì non ci fu alcun dubbio... carcinoma epatico!
La mia fortuna è stata che la massa non era molto grande e soprattutto su una parte che permetteva l'intervento, così fui operato e sembrò che tutto fosse a posto. Avrei dovuto fare la chemio, ma non ci pensavo più di tanto perchè per me l'importante era stato eliminare la "bestia".
Otto cicli di chemioterapia per niente facili a causa degli effetti collaterali, ma tutto sommato avevo superato anche quelli e mi sentivo già rinato, praticamente "come nuovo"quando feci la TAC di controllo. Ero certo che non sarebbe stato trovato niente, e invece... un altro "colpo". Metastasi polmonari.
Quando tornai dall'oncologo insieme con mia moglie, mentre Lei piangeva, io dissi tutto spedito, anche con una nota di fastidio... e ora, come la mettiamo? Non era per me che parlavo in quel modo ma per mia moglie che vedevo così addolorata... io non ci pensavo proprio, era come se la lastra con l'annesso referto non riguardassero affatto me.
Niente.
Sei mesi fa mi fu detto che avrei dovuto continuare con la chemio, cosa che sto facendo... non so quando finirà, se finirà. Tutto dipende da quanto la Vita mi vuol bene... o quanto io ami LEI. Intanto vado avanti con la "mia filosofia"... NON LO PENSO PROPRIO e non mi "ammazzerò" per lui.
Ho 64 anni e prima della pensione ero una guardia carceraria... ne ho visti di criminali ed assassini  incalliti, facevano gli spavaldi ma prima o poi rivelavano il loro punto debole.
Ecco... mi impegnerò a scoprire il "suo"... tallone di Achille, si... perchè farò tutto e di più perchè sloggi una volta per sempre. Lo distruggerò.
 Nicola


La storia di Nicola mette in risalto la presenza di quel senso latente di inquietudine in chiunque stia per affrontare una situazione estrema. L'agitazione, il ravvisare in qualsiasi disagio o addirittura nei sogni, i cosiddetti "segni premonitori" e poi il verificarsi effettivo di un evento temuto, assumono connotati da leggenda mista a superstizione, è vero... ma non si può negare che un fondo di verità ci sia, qualcosa a livello della psiche che allerti e in un certo senso prepari a ciò che tanto si teme. Poi quando questo accade... torna la calma per far sì che tutte le energie siano dirottate verso la soluzione del problema.
Nicola dice... Io non lo penso proprio, a me viene di concludere con una citazione di Margaret Mazzantini...
"La mia vita è stata tutta così... piena di piccoli segni che mi vengono a cercare".

N.B. Invia la Tua storia all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it - racconta la tua storia
STORIE CONDIVISE... COME ALLO SPECCHIO, IMMAGINI RIFLESSE



sabato 9 novembre 2013

Ognuno ha il suo...

... atteggiamento.
Nel caso specifico... riguardo la malattia.
Di sfida, apparentemente aggressivo ma in realtà, impaurito.
Combattivo, quel tanto che basta ma facendosi scudo della speranza.
Inerme, rassegnato... tanto non servirebbe a niente lamentarsi per ciò che deve essere... a tratti falsamente annoiato perchè stanco di una situazione che da troppo tempo "ristagna".
E fa sentire come in una palude da cui non poter venire fuori con la sola volontà, fermo ed estraneo da quella realtà che circonda cui si può essere partecipe solo guardando e forse pensando... chissà mai tornerò a far mio ciò che sento non appartenermi più.
Tre modi diversi di fronteggiare una situazione difficile, distinti e per giusta convinzione riscontrabili in tre tipologie di caratteri, a volte coesistenti in un unico soggetto nelle varie tappe del "percorso" o addirittura contemporaneamente quando la "prova" si è presentata improvvisa, con tanti quesiti e nessuna risposta certa.
Una "nuova conoscenza", una persona mai vista né sentita prima, mi ha quasi affrontato... per me è stato come sentirmi dire... pensa bene, prima di contar "chiacchiere"... quando secondo il mio modo di vedere sono tutt'altro che chiacchiere, ma "saggi, furbi convincimenti" che la speranza m'inculca così... strada facendo.
Poi... l'altro giorno, questa volta un'Amica, tra quelle per me importanti.
 La ritrovo spesso per "quei corridoi", in una di quelle stanze, mi accoglie sempre bene, mi sorride ma non ama parlare. IO le faccio una domanda e LEI... risponde esaustivamente però non più di tanto... non esce mai "fuori tema". Con la mano libera si sistema i capelli ( la parrucca?) o la maglia, poi con una smorfia si tira su, dicendo... "meglio viverla così come viene, tanto a che serve? meglio non contare i giorni da "quel giorno", non senti la scadenza addosso. Sono stanca, questo si... E va bene, comunque... dai...", e da qui capisco che ha detto il massimo che poteva.
Però l'altro giorno no, qualcosa in più me l'ha regalato...
"Sai...", ho esordito... "Tu dici di essere stanca e certamente lo sei, ma i Tuoi occhi tradiscono una serenità grande e Ti fanno più bella", "Ah, ma io sono serena... e per quanto riguarda la bellezza, lo dice pure una delle mie figlie... mamma, sei la più bella del mondo... e a me basta esserlo per Loro."
Così si è sbilanciata con me... che ho i Suoi stessi dubbi ma anche certezze, a volte accuso la stanchezza e vorrei cedere, e non lo faccio solo perché non perdo il "sorriso" della speranza.

venerdì 8 novembre 2013

Basta la parola

IL CANCRO... verità e mistero
E' solo di tempi recenti l'emancipazione di questa malattia che drammaticamente ci mette a confronto con la Nostra natura mortale ed evoca immagini di sofferenza e annientamento fisico e psichico.
La sola parola... CANCRO... risultava impronunciabile, e quando si era costretti, quasi veniva sussurrata  oppure sostituita da una perifrasi... "brutto male" o "male incurabile".
Oggi è tutt'altra storia.
Di cancro si parla e si scrive molto, anche perché sono i pazienti stessi, sempre più numerosi, a farsi avanti nel voler raccontare, portare testimonianza... condividere, creando alla fine una larga "rete di sostegno", valido supporto terapeutico soprattutto dal punto di vista psicologico.
Si tratta però di narrazioni intimistiche, confessioni e sfoghi verbali del malato più che di una presa di coscienza del valore profondo e collettivo che la malattia ha in sé.
Nel corso degli anni si è intuito tale significato e la malattia ha perso, anche se non completamente, quell'alone che la rendeva misteriosa, imperscrutabile... tanto temibile al pari di una punizione.
Addirittura in questi mesi è stata avanzata la proposta da parte di Umberto Veronesi di cambiare la dizione... non chiamarlo più cancro né tumore, bensì... "neoplasia" che letteralmente vuol dire "nuova formazione", ma essenzialmente poco cambia, se non nella difficoltà a ricordare il termine e poi ripeterlo.
Personalmente credo che sia superfluo dare più o meno importanza al modo di chiamarlo... meglio sarebbe adoperarsi per dargli i "giusti connotati".
Nell'ultimo ventennio, quindi dobbiamo convenire che a cominciare dai malati stessi, la parola è diventata più "abbordabile", di conseguenza anche per gli addetti ai lavori è diventata più "proponibile"... qualunque essa sia... rispetto alla spietata e inesorabile verità "nuda e cruda" di una volta, raccontata ai familiari e quasi mai all'"avente diritto".
Veniva comunicata ai familiari con poche parole prive di ogni speranza.
Essi a loro volta nascondevano al congiunto l'entità della malattia, servendosi della menzogna, a loro dire raccontata a fin di bene (per non farlo soffrire di più e inutilmente!).
Per ritrovare qualcosa che avesse la stessa eco sociale bisogna andare indietro nel tempo, richiamando dalla storia l'epidemia di peste bubbonica (o peste nera) del 1300 o la più recente di HIV/AIDS che dal 1981 ha fatto più di 3 milioni di morti, passando dalle influenze spagnola ed asiatica con altri 20 milioni di morti.
Comunque la si chiami questa malattia, da sempre... anche se in epoca moderna diversi sono nei suoi confronti atteggiamento ed accettazione... si accompagna alla PAURA... sentimento che mal gestito porta così all'annientamento fisico e psichico della persona.

liberamente tratto da:  OLTRE IL CANCRO - Marta Tebaldi;  
                                   UN CANCRO... DA RIVEDERE - Enzo Santorsola


N.B. Il "materiale" informativo riguardante, IL CANCRO... verità e mistero, potrà essere inviato all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it