settembre

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domenica 31 marzo 2013

... sì, anch'io sono stato percosso dal turbine della malattia e di tutto ciò che ha portato con sè. E questo mi ha scosso, mi ha tolto certezze... mi ha fatto sentire la precarietà della condizione umana. Se avrò occhi consapevoli... se accoglierò con amore questo evento, misterioso, la mia vita cambierà...
... Alle parole di un canto religioso, in chiesa, mi salgono le lacrime agli occhi: "Dio aprirà una via / dove sembra non ci sia; / come opera non so, / ma una nuova via vedrò"...
... Dio aprirà una via... E per me, quale sarà questa via?...
 (Francesco Delicati, " e venne il cancro)



La stonatura nel canto ad un tratto mi ha distolto dai pensieri.
Finalmente?
Pur non essendo nonostante la Pasqua, particolarmente "gioiosi", veramente avrei preferito continuare ad... esserne presa perchè come ogni volta, dopo avrei sentito gran beneficio. Il "mio pensare" durante la celebrazione della Santa Messa è uno dei modi per stabilire un contatto col "mio Dio"... è come se quello fosse momento propizio e con Lui dialogassi. Metto a nudo le paure, le porto quasi all'esasperazione fino a quando, all'apice "crollo", riconoscendo la precarietà della mia condizione umana. Poi, però leggera mi rimetto in sesto e guardando la Croce che pare sospesa nell'atto di scendere verso Chi la mira, trovo la risoluzione alle incognite di questa vita che mi aspetta, che poi nient'altro è che sperare perchè non è dato niente per certo e nulla può essere noto prima che sia.
E anche stasera, stranamente e pur con la brusca interruzione, dopo sono stata meglio e all'uscita dalla Chiesa ho respirato a pieni polmoni l'aria troppo fresca di questa incerta primavera.
Ancora si gira pagina, di nuovo si mette un punto, ma so già che non sarà un "punto fermo".
Tra qualche settimana riprendono i controlli periodici... il batticuore con la speranza di un'altra proroga. Mi sarà concessa? Voglio continuare a... crederci, anche se il braccio non è più forte come prima e la "novella" appare strana nella sua identità così "originale", d'altra parte qualcosa doveva pur restare "a memoria" di quel che è stato, meglio non essere troppo esigente per non apparire ingrata.
Però spero che qualche lacrima mi sia perdonata... quando una "nota" mi arriva dritta al Cuore... quando torno a provare sensazioni che temevo non dovessero appartenermi mai più.



sabato 30 marzo 2013

... può succedere che il vostro tumore decida di togliersi dalle balle, senza lasciare tracce, ma ovviamente non si scomoderà ad avvertirvi... E' il suo ultimo sgambetto. Farvi credere di essere ancora lì... perchè mai nessuno potrà stabilire oltre ogni ragionevole dubbio che non abbia lasciato dietro di sè la sua coda, conficcata a regola d'arte tra i tessuti e le cellule sane. Solo il tempo vi potrà dare una speranza. ma nel suo lento incedere, voi continuerete lo stesso a temere che da un momento all'altro lui possa tornare a riprendersela...
 (Silvana Feola - "Mamma ha il cancro ma fa la marmellata")


"No... ma non è possibile! Parlare sempre e solo dello stesso argomento...", "E' vero... ma non posso farci niente... fa parte di me.", poi un sospiro, un'alzata di spalle con uno sguardo d'intesa tra Noi due, le colpevoli e... "va bene, parliamo d'altro..."
C'abbiamo provato, per un po' è andata anche bene ma è bastato un niente e siamo tornati tutti e quattro al punto di partenza e alla fine ci siamo ritrovati tutti e quattro a ridere di una cosa per cui tre anni fa piangevamo proprio in questi giorni che portavano alla Pasqua.
Stasera ci siamo riviste con la compagna di percorso più cara, la "prima Rosa, la più bella"... prima c'incontravamo più spesso, era naturale... chemio, riempimenti, controlli e poi il peregrinare per la ricostruzione... sempre insieme come "sorelle", Lei dice... come madre e figlia, faccio presente io, perchè la differenza d'età fra di Noi è proprio quella. Sempre insieme con poche lacrime e tanti sorrisi, per Lei tutto iniziò un sabato santo mentre per me quello stesso giorno incominciava il conto alla rovescia verso la prima seduta di chemio... solo tre giorni e poi il salto nel vuoto. Lo scorso anno infine, sempre di sabato santo veniva dimessa dopo la ricostruzione ed io facevo gli esami di pre-ricovero per lo stesso scopo.
Ed oggi, tanto per cambiare eravamo insieme a confrontarci le "novelle", non proprio belle come speravamo ma neanche come quelle che avevamo visto dopo l'intervento. Insomma, piuttosto bruttarelle, ma che fa... c'abbiamo riso su come abbiam fatto sempre, e felici dopo tutto di essere ancora qua a poter ironizzare, prendere in giro quella "bestia" che voleva farci fuori.
I mariti, poverini sono ormai abituati ai Nostri discorsi e fra tumori e metastasi, marcatori e follow up, non fanno più caso alla serietà dell'argomento... anche per Loro è tutto "normale".
Perchè in fin dei conti Chi può stabilire dove termina la "normalità" e comincia il suo contrario? Tutto è dato dalla "consuetudine" che non è certo uguale per ognuno nè può essere per questo considerata anomala o strana.
Così, ad esempio per Noi Due, colleghe di percorso è stato perfettamente normale, come sempre salutarci con gli auguri, evitando lo scontro delle protesi, un abbraccio sfalsato... visto che per Lei è la "sinistra" e per me, invece la destra. Ma che c'importa... sarà lo stesso Pasqua  e per quel giorno almeno idealmente saranno cinque anni di sopravvivenza senza fine.

venerdì 29 marzo 2013

Il pomeriggio del Sabato Santo capito casualmente nella piccola chiesa... L'aria è mite; il portone è spalancato e dall'interno semibuio esce un dolce profumo d'incenso. Respiro questo profumo e mi sento invitato a varcare la soglia. Entro e vedo davanti all'altare una croce di legno... Mi siedo e osservo il Cristo inchiodato: un corpo sofferente, cascante per il peso della morte. Il Dio che si è fatto uomo.
Non è un bello spettacolo il Cristo crocifisso...
(Francesco Delicati - "e venne il cancro")



Erano un po' di anni che non stavo lì a guardare la Via Crucis in televisione, quella del Venerdì Santo ai Fori Imperiali, alla presenza del Santo Padre... diciamo pure che l'evitavo, non so perchè... ero a disagio.
Questa volta, sarà stato per il nuovo Papa che tanto "ispira", per la ventata di nuovo che si percepisce forte, mi sono sentita coinvolta e mi sono messa lì, anzi inizialmente avevo solo acceso il televisore mentre ero intenta a svuotare i sacchetti della spesa settimanale. Poi... più volte mi sono ritrovata a mani giunte, in piedi ferma... e la spesa tutta sul tavolo ad aspettare. Quei volti in su verso la Croce, le preghiere... le parole di commento lette con tanto senso di profondità imponevano delle pause... quindici soste come le stazioni della Via Crucis...
Mi considero credente... sono una credente dalla "fede personalizzata", il che non vuol dire, "fede di comodo" o fai da te, tutt'altro. E' la mia, ricca di speranza certa, che mi porta a dialogare col mio Dio... a non temerlo ma ad affidarmi a Lui anche quando so bene di non meritare quel tipo di abbandono.
Mia madre diceva sempre che recitare il Padre Nostro quando ci si sentiva piccoli piccoli, bisognosi di cure ed affetto, faceva stare subito meglio, lo sapeva bene Lei che più volte si trovava in quelle condizioni. Ed io, memore di ciò ho fatto di quella preghiera la "mia preferita", la mia "storia" è costellata di tante soste col Padre Nostro e tutte ristoratrici per il corpo e l'animo. Dialogavo con Lui, da subito Gli chiesi di sorreggermi nel portare una Croce troppo pesante per me... e devo dire che piano piano non lo è stata più o quasi. Mi si potrà dire che è stata suggestione della mente... per me non è così, tanti e tali sono stati i segni di una forza che andava oltre la mia capacità miseramente umana.
Ora... Lo ringrazio perchè mi sorregge sempre, fugando i timori quando arrivano, aiutandomi nel dare aiuto ad Altri.
Non posso non credere che non "è", se sono quel che non ero... e non posso non inchinarmi a quella Croce che indegnamente e per breve tempo anche io ho conosciuto.


giovedì 28 marzo 2013

Le relazioni con amici e parenti possono essere messe a dura prova durante la malattia (ma anche dopo). Occorre saper comunicare le proprie necessità, priorità... essere onesto con Chi è vicino e mantenere i contatti con Chi fa star bene.

Aiutare Chi sta vivendo la stessa esperienza... fa star bene entrambi. Il primo torna alla Sua quotidianità ricaricato da riscontri positivi e maggiore consapevolezza, il secondo... confortato nella solitudine della Sua malattia.


Vorrei comprendere... forse sarebbe più opportuno dire... poter spiegare perchè se qualche giorno sono lontana dai miei Amici, "quelli che contano", trovo più difficile proseguire per la mia strada. Mi muovo a rilento, sono stanca... quasi sentissi tutta sulle spalle, la fatica di questo tratto di via.
Chissà, perchè!?
Eppure so bene che ogni tanto devo starmene per conto mio, nella realtà che mi appartiene per poter meglio porgere, con la serenità giusta e il sorriso sincero, ciò che ho da dare. Non è gran cosa, niente di preparato, studiato... è solamente il desiderio di riuscire almeno per un po' a non far pensare. Essere l'occasione, lo stimolo e, in quanto persona, una sorta di "promoter" del "vivi qui e ora" senza pensare a "ieri" o preoccuparsi del "domani". Ecco... se c'è una cosa che studio è proprio questa e cerco di farne un "programma", anche se facile non è perchè non sai Chi avrai di fronte o pur sapendolo non puoi immaginare in quali condizioni fisiche ma soprattutto psichiche lo troverai.
Non c'è niente di più difficile e complesso dell'animo umano... lo sanno bene gli psicologi che vi approcciano sempre con le dovute cautele, mettendo in conto più di un tentativo. Per carità... io non ci penso affatto, ho già le mie non poche difficoltà nel capire me stessa!
E allora? Allora, io vado e basta... seguo il Cuore e un pizzico di buonsenso, animata dalla consapevolezza che in quei duri momenti la paura più grande è di essere "archiviati" prima del tempo, cause perse, "pratiche" da sbrigare ma senza fretta, tanto non potrebbero servire più nè per se stesse nè per Altri.
Questo lo so bene... all'epoca Dio solo sa quante volte c'ho pensato e pianto.
Così... io vado, parlo d'altro e quando non si può cerco aiuto all'ironia, grande alleata dalla capacità di sdrammatizzare e alleviare qualsiasi sofferenza. Cerco di stabilire un "contatto", simile alla mano che si porge al "compagno di cordata" per poter risalire... ove l'uno è debole, l'altro "tira su" e insieme si va per non cadere o addirittura precipitare.
Avevo questo stamattina per la testa mentre a piedi andavo dalla "dottoressa delle mie cagnoline", per gli auguri di Pasqua. Camminavo veloce e i pensieri si susseguivano lenti, come scene a rallentatore intese a focalizzare ogni particolare.
Conquiste gioiose che davano vigore ai miei passi.

mercoledì 27 marzo 2013

MATERNITA' - Luigi Masin
"Il guaio è che le mie tette mi sono sempre piaciute... Non troppo grandi, nè troppo piccole, hanno oscillato tra la seconda e la terza misura, seguendo le oscillazioni del turgore ormonale...
Dopo il parto le detestavo, erano decisamente troppo grandi..."
 (Giorgia Biasini, "Come una funambula")


Anche se lo sento dire da molti, a me sembra ugualmente strano... guardarmi allo specchio e non avvertire alcun cambiamento. "Avvertire" è il termine giusto, perchè i segni del tempo sono ben visibili ma ritornano indietro elaborati da una rinnovata giovinezza.
Che giro di parole, si dirà... però era necessario perchè non volevo dire solo... mi sento giovane dentro... ma anche... gli anni, complici e mai ostili nonostante tutto, mi hanno seguito rendendomi giustizia, mantenendo intatti i ricordi e relative emozioni e spazzando via i grossi rimpianti che li rendono grigi e tristi.
Così, stamattina in ospedale mi sono trovata in mezzo a tanti bei "pancioni", in divenire e in essere... tutte le varie epoche della gravidanza, e se non bastasse anche tra neonati ambi-sesso "a bordo" di carrozzine in difficoltà di traffico nei corridoi. E dicono che nascono meno bambini!
Ed è stato inevitabile ripensare anzi rivedere "me" col pancione e poi spingere orgogliosa e felice la "mia" carrozzina, sempre la stessa per entrambi i figli (l'avevo scelta blu, apposta... per non sbagliare). Tanti anni fa, proprio questi ultimi giorni di marzo lo erano anche per la mia seconda gravidanza... e i profumi che ho sentito oggi nell'aria, la luce incerta di un tempo instabile e poi quei volti di giovani donne che tradivano l'impazienza ansiosa della "novità", mi hanno fatto "vivere", provare quel che fu di un tempo ma che provo ancora perchè "mamma" si è sempre allo stesso modo, anche coi capelli bianchi e le rughe che fanno da inciso ai sorrisi.
Ad un certo punto un lieve disagio al braccio destro che ultimamente ha qualche "defaillance" mi ha riportato ai giorni belli dell'allattamento, quando al posto della "novella" c'era "quella bella" che saziò di tanti sonni tranquilli i miei bambini.
Strano... questo pensiero non mi ha immalinconito... come se le "immagini" di un tempo, congelate allora fossero rinvenute stamane, alla vista di quelle mamme, alla "melodia" di tanti vagiti.
E' stato un bel vivere oggi... per la donna, la mamma che ero.

martedì 26 marzo 2013

Il timore della morte è come un fiume carsico che prima o poi riemerge all'improvviso cogliendo di sorpresa. E allora, con le spalle al muro, bisogna proprio farci i conti.



Se la Vita ha due volti, li avrà anche ogni giorno che passa.
Come la Luna che si mostra a fasi alterne, crescente, piena e "paciosa" e poi calante... così saranno i giorni che si susseguono, la Vita stessa.
La giornata odierna è stata la "summa" di tutto questo, premesso che ero ben consapevole che sarebbe stata, diciamo... impegnativa.
Ho accompagnato un'Amica per un'ecografia e siamo passate dalla sgarberia di un'infermiera che sembrava si fosse alzata col piede sbagliato, alla "strana" nel senso di "straordinaria" cortesia del medico che ha fatto l'esame. Un'umanità, una gentilezza  fino ad ora mai incontrata  che c'ha quasi fatto gridare al miracolo.
"Però... questo dottore mi ha dato soddisfazione...", ha detto l'Amica, quando poi la soddisfazione richiesta per Lei come per Tutti altro non è che l'essere considerati con un viso, gli arti superiori ed inferiori, con gli organi al posto giusto in modo da poter essere esaminati ma... non solo, anche un Cuore ed un Cervello che sentono, soffrono... hanno paura. Sono questi alcuni dei momenti in cui viene fuori all'improvviso il timore di morire... finchè non sei lì, sotto esame ad essere scrutato, lo soffochi nel cumulo degli affanni che sono sì, Tuoi ma comunque altro da Te, in quegli "appuntamenti periodici" però non puoi... e conti i minuti, i secondi sperando che tutto passi in fretta e trascini con sè quello che temi, la paura stessa.
Poi... su, in reparto l'incontro con una paziente che sembrava non aspettasse altro per metter fuori con la stessa veemenza dell'effetto collaterale della terapia che stava facendo, tutta la rabbia e la stanchezza per quello che Le era toccato e la sfiducia in ciò che sarebbe stato.
L'ho avuto anch'io, vedi... sono qua.
Solo perchè ti senti bene, ce la fai... senti d'esserne fuori. Chi entra in questo circolo, passa un anno, due... forse cinque ma prima o poi...
Va bene, ma prima o poi Tutti hanno da andar via e non è detto che sia per questo...
L'ho lasciata che vomitava la caramella alla menta che le avevo dato, dopo avermi regalato un sorriso tirato che diceva tanto e ancor di più.
Poi... in un'altra stanza l'incontro incredibile con una signora che ridendo dichiarava di averla fatta in barba al "brutto male".
"Sai da quanto tempo "lui" mi fa compagnia? 27 anni! Senza interventi nè terapie...", e di fronte al mio restar senza parole ha continuato...
"Non c'ho fatto semplicemente caso... ho fatto finta che non ci fosse. Potevo mai ammorbarmi la vita a 35 anni? Non c'ho pensato e ho vissuto a... 365°!"
Un vero caso da manuale che i Suoi medici intendono portare nei convegni, una terapia messa in atto dalla forza della mente, valida certo ma non in senso assoluto, da prendere sicuramente in considerazione ma MAI da sola,  SENZ'ALTRO come supporto.
Meditate, gente...

lunedì 25 marzo 2013

Ero una terra desolata.
Anch'io dove non cresceva mai un fiore
ero un'erba sconfitta
e pur essendo la primavera
mi aveva rapito l'inverno.
Per anni non vidi l'alba
e neanche conobbi la tenebra
per anni ero indecisa
se il bene e il male erano fratelli.
- Alda Merini -



Ogni anno è così... sia che la Pasqua venga alta o bassa la settimana santa s'apre sempre grigia e triste come se la natura tutta partecipasse al memoriale santo. E se non fosse per la luce che indugia a dispetto dell'oscurità del cielo si direbbe che è ancora inverno. Poi... a tratti, un raggio di sole riporta a quel che è veramente, la stagione è cambiata anche se non pare, l'instabilità vuol far da padrona ma ormai ha le ore contate.
Ciò che è passato non può ritornare.
In determinate condizioni l'animo e quel che sta intorno quasi diventano una sola cosa. Sarà per questo che osservo con occhio partecipe, addirittura complice ciò che è al di fuori da me.
Non sembra primavera ma inverno non è più...
Si litiga, ci si sbraccia, è un grande affannarsi, si dice per... cambiare e intanto mancano volontà e coraggio, si teme l'incertezza e si resta ad aspettare. Che cosa poi? Che tutto muti da sè, come la notte diventa giorno, una stagione cede il passo a quella che viene.
E' tempo d'incertezze, ma di quelle che se non vengono affrontate "a muso duro" comunque si trasformano, in certezze e anche molto dure.
Una ferita, una piaga lasciate così come son venute e trascurate alla lunga finiscono con l'ulcerarsi e certamente lasciano il segno, per sempre.
Non sono molto positiva di questi tempi, e a pensarci bene è un po' di anni che è così. Forse perchè fu in una settimana santa che mi preparavo a "vivere" l'incontro con la chemio, e sempre in una settimana santa dopo due anni cercavo di predispormi con un po' di entusiasmo al secondo intervento di ricostruzione.
Anche per me una sorta di "memoriale"...
Lasciarsi tutto alle spalle, girare pagina... quanto è difficile! Solo Chi lo ha vissuto e lo vive lo sa...
Però Pasqua arriva, ancora... come tre anni fa, come lo scorso anno, e non si può alla fine non gioire.
Si cambia... si deve perchè non è giusto e fa male essere tra le tenebre e l'alba.

domenica 24 marzo 2013

Ogni quattro-cinque mesi ci sono gli esami di controllo... e fare gli esami è come sentirsi di nuovo portato al confine... Lo varcherò di nuovo quel confine? Oppure mi riporteranno indietro?

Si dice poi che chi passa il confine si deve preparare a fare guerra: una linea di confine, infatti, è anche una potenziale linea di battaglia...



Quando si parla di linea di confine si ha subito la percezione di una certa instabilità... è inevitabile.
Tale espressione poi è adoperata per indicare anche il "disturbo borderline" della personalità e in questo caso basta un solo passo per ritrovarsi del tutto oltre il confine.
Perchè mi vengono questi pensieri al limite (tanto per cambiare) della ragionevolezza? Fra un po' si ricomincia con l'iter consueto... impegnative e attese, esami ed ecografie... stavolta mi toccherà anche la mammografia annuale e mi conforta almeno che il disagio per la fastidiosa "pressa" è scontato del 50%.
Poi... ho anche un altro appuntamento che nessuno mi ha prescritto ma ho deciso da me, la visita specialistica fisiatrica. Il braccio destro, l'"incriminato" suo malgrado, da un po' mi duole... si stanca facilmente e secondo me è anche un po' gonfio, non vorrei...
Non vorrei che mi capitasse quest'altro accidente del linfedema, sono quasi tre anni, è vero ma si può presentare anche dopo parecchio tempo se...
Il "se...", la condizione o causa non la conosco, d'altra parte resto sempre del parere che se una cosa ha da succedere, succede e basta... non ha bisogno di alcun motivo. Affibbiare colpe o responsabilità a qualcosa o qualcuno serve solo per scaricare nervosismo e farsene dopo una ragione. Io preferisco sempre farmela prima, risparmio tempo ed energie.
Così... dal medico curante mi sono fatta prescrivere la visita che ho prenotato tramite CUP... "Allora, signora... prima data disponibile, 23 aprile. Va bene, per voi?" Spallucce come risposta e nient'altro, potevo mai dire che non mi andava per niente a genio una data che mi portava tanto oltre il "limite" di sopportazione?
Magari il mio braccio resiste pure... ma la mente? Quante idee o volgarmente "film", si può fare una mente come la mia, stressata che ne ha dovuto elaborare di pensieri brutti, belli... metà e metà prima di arrivare alla conclusione che comunque sia... basta che sia?
Anzi... per stasera, davvero... basta! Non voglio pensare più... meglio almeno idealmente restare al di qua della linea di confine... è buio adesso e inoltrarsi può essere pericoloso.
Domani... tornerò a pensarci domani, quando tornerà ad esser chiaro.

sabato 23 marzo 2013

Per favore, non tagliate le gambe alla speranza...
(da  "Lettera aperta da un malato (ex?) di cancro")


E quell' "ex" la dice assai lunga! Vuol dire che la persona che scrive fa già una fatica immane per darsi coraggio e portare avanti la speranza di sempre, che è stata accanto fin dal primo giorno. Sennò non sarebbe ancora qui e tanto meno a scrivere una "lettera aperta".
Sono le lettere aperte, scritti che nascono dal profondo del Cuore, con un impeto misto a rabbia e dolore che difficilmente verrebbero fuori se non ci fosse dietro un lungo tempo di sofferenza dignitosa. Qualunque sia l'argomento o il motivo.
Qui si parla di malattia e la cosa si fa seria non poco.
Sono ormai anni che da ogni parte è un gran parlare, sostenere che di cancro non si muore (almeno non sempre)... che di cancro si può vivere ( più esattamente... col cancro si può convivere e anche a lungo), e poi... muore un personaggio illustre (magari... ex-illustre) e si torna ad apostrofare il "mostro" (mostriciattolo?) di sempre con l'appellativo di "male incurabile".
Ma insomma... come la mettiamo? Vogliamo riflettere sulle parole, soprattutto prima di porle su carta, in rete, prima di veicolarle in ogni modo e che arrivino sotto gli occhi di Tutti, anche di quei tanti che col "male incurabile" combattono ogni giorno?
Vogliamo smetterla una volta per tutte di far clamore con le sole chiacchiere senza cognizione di fatti ed esperienze? Meglio tacere o dedicare uno scarno articolo, è anche sufficiente un trafiletto, giusto per informare perchè di come uno, più o meno famoso, sia morto può interessare fino ad un certo punto.
E' morto Tal dei Tali! E' un peccato, dispiace... ha fatto tanto, era una brava persona, ma... dov'è la novità? Tutti muoiono prima o poi, e si sa... la Morte cerca solo l'occasione.

venerdì 22 marzo 2013

Siamo angeli con una sola ala, possiamo volare soltanto abbracciati...

In un gruppo di auto-aiuto importante se non determinante è la presenza dei "sollevatori" che con battute pronte e autoironiche, con la capacità di sdrammatizzare e non arrendersi, trascinano tutti gli altri...





Ho invitato un'Amica che è all'inizio del  percorso, ad un incontro del gruppo di cui faccio parte.
E' molto sfiduciata, e alcune Sue convinzioni non proprio ottimistiche che alimenta con la volontà d'isolamento, non l'aiutano di certo.
E' tutto tempo sprecato... non ce la farò, continua a ripetere e mentre dice la voce diventa fioca, manca di luce e colore... proprio come la fiammella di una candela. Ho cercato di convincerla col racconto della mia esperienza, per un po' è sembrato che ci fossi anche "parzialmente" riuscita, ma poi... punto e daccapo. Sono stata pure dura  nel tentativo di scuoterla, come fu per me a suo tempo... non è sempre bene infatti assecondare la tendenza al lamento e alla commiserazione di se stessi... poi, l'ho buttata lì. Perchè non vieni?... le ho chiesto, "Chissà, forse non è sempre un bene sapere di Altri che stanno peggio di te, potrei arrivarci anch'io a quel tipo di sofferenza o non arrivarci proprio.
Non ho più insistito. Qualche giorno fa è stata Lei, dopo qualche altra Nostra conversazione telefonica a dirmi... Ho pensato, magari potrei venire, provare... e a me si è allargato il Cuore, perchè so quanto valida sia quella soluzione, il "mettersi a nudo" di fronte ad Altri per dare la "disponibilità" a lasciarsi curare. Perchè per l'Animo sofferente non esistono medicine nè formule magiche, nell'ambito della malattia stessa nasce la cura, si manifesta e si evolve ma solo se è presente la volontà determinata di Chi è testardo o tenace.
Speriamo bene... perchè ci credo davvero.
Per tutto il tempo non si parla sempre e solo di malattia, anche se questa resta sullo "sfondo", un po' come quegli scenari fissi dei teatri di un tempo, una credenza e una finestra con un panorama dipinto, bastava aggiungere un tavolo ed una seggiola e ci si sentiva in una vera casa, anche se alla fine l'ambientazione era finta. Al contrario, nei "Nostri incontri" è Tutto autentico... l'ansia, la paura, la gioia e la tenerezza... sentimenti contrastanti che trovano unità nell'essere condivisi. E' faticoso, inutile negarlo... ma di grande beneficio.
A me personalmente succede questa cosa...
Terminato l'incontro, al ritorno a casa mi sento fiacca, con poche energie. Non amo tornare immediatamente ai discorsi della quotidianità che in quel momento trovo banali oltre che inutili, preferisco pensare per elaborare ciò che ho preso per me, "assorbito". Poi, la giornata si conclude e vado a dormire.
Il giorno che viene... ogni volta, mi vede "ricaricata"... succede un po' come con la chemio di un tempo.
Allora... infusioni per il corpo, oggi... infusioni per l'animo.

giovedì 21 marzo 2013

"Farfalle nello stomaco"?... Non solo per i primi batticuori.



Mah... io le ho chiamate sempre crampi, e non mi risulta si siano mai offese, dato che puntualmente ritornano, quando sono tesa, nervosa o preoccupata. Ho scoperto che nascono dalle vaghe fantasie del "secondo cervello", ed anche se questa cosa mi sembra ancora strana quanto particolare, dovrò imparare a tenere tutto a bada, cervello e farfalle comprese.
E Chi l'avrebbe immaginato  che l'intestino può avere un ruolo tanto importante nel segnalare gioia e dolore? Eppure sono proprio le cellule intestinali a produrre il 95% della serotonina, basta un quadrotto di cioccolata, una musica dolce, un bel dipinto o un film divertente, che subito si mette in moto il "magico" meccanismo e l'umore sale di grado, scacciando via ogni tristezza. Al contrario lo stress, l'ansia e le paure sono responsabili di quella sgradevole sensazione da "stomaco strizzato", che blocca totalmente le emozioni positive per far spazio a quell'unica di "inadeguatezza" su tutti i fronti.
Il cibo è quindi il primo, massimo artefice del Nostro benessere, cosa verissima se si tien conto che fin dai primissimi giorni di vita è il bisogno primario che soddisfatto dà tranquillità. Così pure si spiega perchè le persone a dieta ferrea diventano depresse quando i livelli di serotonina calano poichè non assumono una quantità sufficiente di carboidrati, e poi ancora... manca la dopamina e si prende a far discorsi senza capo nè coda e il calo di acetilcolina non fa concentrare nè tanto meno ricordare.
Diamine... come siamo complessi! L'organismo umano davvero si comporta come una macchina ad ingranaggi... è un'immagine antiquata, però efficace... salta uno e funziona tanto per dire se non addirittura affatto.
Accurata manutenzione quindi ai Nostri neurotrasmettitori e poi, ora che la Primavera è giunta non trascuriamo le belle passeggiate al sole... perchè? Dalla luce del sole si fa rifornimento di vitamina D, indispensabile alla produzione di serotonina e a mantenere bella e robusta la Nostra impalcatura.

mercoledì 20 marzo 2013

Nove persone su dieci amano il cioccolato; la decima mente.
John Tullius


Forza è riuscire a spezzare a mani nude una barra di cioccolato in quattro, e poi mangiarne un solo quadratino.
Judith Viorst



Perchè poi, davvero ne basta un quadratino per sentirsi meglio, quando si è un po' giù e si vede tutto "grigio".
Nella "scatola delle dolcezze" che porto con me in reparto, i cioccolatini non mancano mai. Mi fu detto... portiamo delle caramelle, le offriamo ai pazienti e ai loro familiari, è un modo dolce d'approcciare e rendere meno pesante il motivo per cui sono qua.
 Ne fui subito entusiasta, d'altra parte anche ai tempi del mio "volontariato selvaggio", era cosa che avevo sempre fatto, "condividere dolcezze". Poi mi venne casualmente l'idea di aggiungere cioccolatini alle caramelle, e pensandoci su, la trovai anche ottima... non è la cioccolata un valido "ricostituente" del buonumore? Il "triptofano" in essa contenuto, infatti produce la serotonina o "ormone dell'ottimismo" e un solo pezzetto può portare l'umore alle stelle. Meglio di così... solo che è difficile accontentarsi di una piccola quantità ed abusando diventi sì, euforico ma rischi anche un bel mal di pancia.
A proposito di "pancia"... in questi giorni ho imparato una cosa che non sapevo e nemmeno immaginavo.
Lo sapete che la scienza ha scoperto l'esistenza di un "secondo cervello"? Vive nel ventre di ciascuno di Noi e pare che sia la chiave che regoli stress, ansia e tensione. Ne è convinto Michael Gershon, esperto americano di anatomia e biologia cellulare, il quale spiega che il cervello del ventre svolge importanti funzioni che si riflettono sull'intero organismo, addirittura potrebbe influenzare lo stato d'animo. Secondo l'esperto i due cervelli, quello encefalico e quello addominale, devono cooperare. Se non accade, nella pancia e nella testa sopravviene il caos e alla fine è l'intero organismo a risentirne. Un po' quello che succedeva nell'apologo di Menenio Agrippa, ricordate? Parti del corpo in ribellione... malessere generale.
Così, per tornare all'argomento... armonia tra i "due cervelli" equivale a benessere, buonumore... grande capacità di affrontare le eventuali difficili fasi della vita, superarle e continuare a... restare in piedi, nonostante tutto.

martedì 19 marzo 2013

Si vuole che tu metta in atto la forza che ti è stata data per realizzare il fine della tua vita.
Così, invece di pensare a quello che non hai, incomincia a usare ciò che hai.




IL VIOLINO A TRE CORDE

...
Ci fu un attimo di silenzio. Perlman chiuse gli occhi e dopo un po' fece cenno al direttore di riprendere dal punto in cui l'orchestra si era fermata. Iniziò a suonare con tanta passione, con tanta forza e con tanta maestria che nessuno l'aveva mai sentito esibirsi con tanta perfezione.
Sappiamo tutti che è impossibile suonare un' opera sinfonica con tre corde, eppure Perlman modulava e ricomponeva il brano con una maestria impressionante.
Quando terminò, ci fu un attimo di silenzio, poi il pubblico si alzò in piedi e ci fu un'esplosione di applausi e di grida di acclamazione. L'intero auditorio esprimeva a gran voce l'enorme apprezzamento per la sua esibizione.
Lui sorrise, si asciugò il sudore dal volto, poi alzò il violino per invitare il pubblico al silenzio e, in tono tranquillo e riverente, disse: "Voi sapete che, a volte, il compito dell'artista è di esplorare quanta musica si può produrre con quello che resta."
Che lezione di vita! In realtà, forse questa è la migliore definizione della vita, non solo per gli artisti, ma per tutti.
Perlman si era preparato per produrre musica con un violino di quattro corde e si era ritrovato nel mezzo di un concerto con solo tre corde. Decise di suonare con solo tre corde e la musica che ne scaturì risultò più bella e indimenticabile di qualsiasi brano che avesse interpretato con quattro corde.
La sfida nella vita è di produrre musica con ciò che si ha e, quando questo non è più possibile, con ciò che resta.

Chissà se Chi ha letto avrà pensato per questo racconto una conclusione simile e avrà trovato assonanza con  la propria vita.
All'inizio del percorso ognuno parte "equipaggiato" di tutto punto, perchè possa fare il meglio di quella opportunità. Ha i "talenti" che gli occorrono e nulla ha da chiedere. La strada però è lunga e non sempre  facile... comunque si va, anche se a volte si perde in energia e mezzi. Non ci sono scuse per fermarsi... se una gamba vien meno, c'è l'altra per andare... se una mano è debole, l'altra sarà abbastanza forte per aiutarla a reggere il fardello... basteranno un occhio ed un orecchio per vedere e sentire se non sarà più possibile avvalersi di entrambi.
La Vita, è vero... non è altro che una meravigliosa "opera sinfonica", va portata a termine in completezza ed armonia, anche se questo vorrà dire ricorrere ad "arrangiamenti".
Tutto sommato, spesso sono proprio questi a produrre una musica tutta nuova.

lunedì 18 marzo 2013

Quando si rompe una corda del violino occorre ricordarsi che ne rimangono altre con cui continuare a comporre musica e dare senso alla vita...


Grande incontro stasera al GAMA... due ore e mezza  trascorse "in velocità"... volate!
Il "Nostro" facilitatore  ha orientato le interazioni nell'intento di stimolare produzione generale di serotonina, altrimenti detta, "ormone del buonumore". Tutti ne hanno un bisogno quasi... "viscerale" (è proprio il caso di dirlo... e lo vedremo poi), più di altri Noi, pazienti oncologici.
Come potremmo, sennò continuare pur tra alti e bassi, con gli eventuali capricci bislacchi di questa "folle" malattia? Continuare... che cosa? Tutto... in un'unica, essenziale parola, continuare a... VIVERE.
Al di là del saper sorridere alla vita nonostante tutto, e già questa è cosa non facile, importante è mantenere e potenziare la capacità di adeguarsi ai cambiamenti, anzi saperne trarre "opportunità" impensabili... straordinarie...

IL VIOLINO A TRE CORDE

Il 18 novembre del 1995 il violinista Itzhatk Perlman si presentava sul palcoscenico del Lincoln Center di New York per dare un concerto.
Per Perlman raggiungere il palcoscenico non era un'impresa facile. Colpito da polio quand'era ancora bambino, era bloccato da protesi su entrambe le gambe e camminava con l'aiuto di stampelle. Il vederlo camminare, lentamente e faticosamente per raggiungere il suo posto nell'orchestra, era una scena impressionante.
Una volta seduto, dopo aver adagiato le stampelle per terra, sbloccava le protesi dalle gambe, poi ritirava una gamba ed estendeva l'altra in avanti. Infine, si abbassava per prendere il violino e, una volta sistematolo sotto il mento, accennava al direttore che si poteva procedere a suonare.
Il pubblico era abituato al ripetersi di questo rituale e lo seguiva in silenzio.
Un giorno, però, accadeva un grosso imprevisto.
Proprio mentre stava per concludersi la prima parte dello spartito, gli si rompeva una corda del violino. Agli occhi dei presenti non c'era dubbio sul da farsi. Perlman avrebbe dovuto alzarsi in piedi, sbloccare le protesi, prendere le stampelle e lasciare il palcoscenico per trovare un altro violino o un'altra corda.
Ma non accadde niente di tutto ciò...
(continua...)

Volutamente ho sospeso la narrazione del racconto... vorrei che si riflettesse su quello che può essere successo... dopo, quando di fronte all'impensabile, il minimo sarebbe stato sentirsi disorientato se non addirittura cadere nel panico.
Come finirà la storia, si saprà presto... e poi ci confronteremo.
Meravigliosa metafora della Vita che... quando meno te l'aspetti sa tirar colpi mancini.

domenica 17 marzo 2013

Fiore - paesaggio;  Armando Tantillo
Perchè il cancro non sia un'esperienza del tutto negativa va vissuto come un qualcosa di cui parlare apertamente, senza reticenze o pudori.
Il malessere va espresso, ascoltato e condiviso.
La possibilità di raccontarsi, di esprimere i propri sentimenti, le lacrime, le risate, i progetti e... le speranze, sono esperienze di per sè terapeutiche.




Continuo a... stupirmi per quel parlar sottovoce perchè Altri non sentano.
Continuo a... stupirmi per quel rossore in volto che accompagna le parole... quasi fosse una colpa, una vergogna.
Continuo a... non stupirmi per le lacrime, segno di grande sofferenza... il pianto non si può soffocare sempre o troppo a lungo, lo sguardo comunque lo rivela.
All'inizio ho pianto anch'io, lo faccio ancora anche se per motivazioni diverse, ma riguardo il portar addosso la malattia sono sempre stata una "spudorata", l'ho quasi proclamata fino a provare la vaga sensazione di suscitare invidia.
Sono pazza a pensar questo?
Forse qualche volta l'invidia c'è stata davvero ma non per quello che mi era capitato ma per come l'affrontavo. Chi è dall'altra parte si aspetta spesso di trovarsi al cospetto della disperazione e vedere il contrario un po' lo delude, poi lo meraviglia, alla fine lo porta a chiedersi... ma come fa?
Non che sia facile, è chiaro... ma si fa, perchè si desidera fortemente e più che mai un rapporto "alla pari", fatto di discorsi diretti senza passaggi intermedi di altre persone che "dicono di Te" tutto il bene o il male possibile.
Perchè quello sguardo basso, la voce smorzata e un sorriso tirato anche se in quel preciso istante c'è da ridere davvero, nonostante tutto?
Perchè non provare a raccontare l'angoscia come fosse cosa lontana da TE, l'emozione provata quando senti che la paura occupa tutto lo spazio dentro e fuori di TE?
Perchè non pensare che prima o poi avrà da finire tutto, e la vita riprenderà non come prima, s'intende ma addirittura, meglio?
L'ostinazione nel "farsi male" quasi fosse la punizione giusta per non so quale colpa, fa star peggio... anche perchè difficilmente qualcuno sta lì a consolarti, coccolarti ad oltranza, e poi non servirebbe a un bel niente, solo a convincerti che hai ragione nell'avere torto.
Che giochi di parole senza senso... come non ha senso, tutto sommato, parlare sempre dello stesso argomento.
Qualche tempo fa un anziano paziente mi riferì... "... lo stiamo davvero criminalizzando 'sto cancro! Ma non è che lo facciamo più nero di quello che è in realtà? Più cultura, cultura ci vuole... e  molto meno sarà la paura."

sabato 16 marzo 2013

"Gli esami non finiscono mai", è il titolo di una nota commedia ed un'affermazione sempre valida, in qualsiasi caso.


Nella vita siamo sempre chiamati a sostenere delle prove diverse anche per grado di difficoltà, e dal modo in cui le affrontiamo e superiamo dipende la crescita individuale e la forza per continuare il percorso che ci è dato...




... e insieme costituiscono la determinazione nel percorrerlo nel pieno benessere psico-fisico.
Nessuno è penalizzato o privilegiato, diciamo pure che la vita intera di ognuno, segnata da varie tappe, a questo è finalizzata. Peccato non rendersene conto quando è il tempo, apprezzeremmo di più lamentandoci molto meno.
Per quel che mi riguarda sto considerando la cosa solo ora e proprio perchè, lo ammetto, è davvero evidente. Torno indietro di tre anni e sembra che da allora sia una vita intera... primi passi, tentativi sempre meno incerti, sicurezza nell'incedere pur con qualche cautela,  perchè non si finisce d'imparare... gli esami non finiscono mai. E' come se fosse stato decisa per me, la "frequenza" ad un corso di laurea per la Vita, sì... la vita con la maiuscola.
Ho cominciato con la "grande difficoltà" del primo momento, mi sono impegnata perchè ci tenevo a "passare" e mi è stato concesso, anche se a volte ho temuto di non farcela ed è stata... la "seconda possibilità".
Il "compito assegnatomi" sembrava facile, qualche volta mi ero illusa e sono andata così, quasi a ruota libera. Quanti errori ho fatto! Ma, ammettendoli prima a me stessa, mi sono subito ripresa per poter continuare a...
Perchè ci tenevo ancora tanto a "passare"... poi per un po' ho temuto che tutto finisse lì e non mi fosse più permesso di andare avanti. E invece...
Invece, non so come ma probabilmente perchè "tutto va come deve andare", mi sono ritrovata "promossa" in terza, in questo terzo anno che la consuetudine ama definire di sopravvivenza mentre io non mi sento affatto una sopravvissuta, piuttosto persona che ogni giorno si conquista un "tassello" di vita... sempre più grande e colorato, con poche scanalature e dai contorni lisci e chiari.
Non so se sono prossima a "laurearmi" in questa "specializzazione" della Vita, però realizzo di vivere in discreto "benessere".
Ho accettato... sono consapevole, ho capito che il senso della vita è nella vita stessa.
Mi relaziono con la gioia del "dono" perchè, di questo sono più che certa, per me c'è un disegno e quel che viene non è per merito mio ma per bontà di Qualcuno che mi ama.

venerdì 15 marzo 2013

Piangersi addosso significa stare peggio. Invece dire a se stessi "sto bene", aiuta a stare meglio...

"Vivo AMANDO... quello che la VITA mi offre..."



E' finita un'altra settimana...
Tornata a casa ho lavato il camice, la "divisa", il "lasciapassare" che permette di non nascondermi più per passare inosservata, che mi consente di continuare a... fare quello che già facevo.
E' stata questa l'espressione usata da una paziente conosciuta al vecchio reparto incontrata oggi ... mi ha visto di spalle, m'ha abbracciato... "E tu, che ci fai qui... lavori?" Eh già... indossavo il camice!... "No... qui non lavoro. Vedi?", e dicendo questo le ho indicato il fiocchetto verde appuntato... "Ah, ho capito... fai quello che già facevi".
E non so perchè, tale espressione così generica, diciamo pure per niente chiara, mi è piaciuta davvero tanto, perciò ho deciso che da stasera il "mio volontariato" diventerà... "fare quello che già facevo".
Stamattina sono arrivata prima in reparto ma sono andata via sempre alla stessa ora, ho sostato di più eppure non me ne sono resa conto. Il tempo passa in fretta quando si è in "buona" compagnia e si ha tanto da fare.
Ieri ho trovato una frase attribuita ad Einstein... "Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime", ed effettivamente è così. Occorre cercare qualcosa da fare, un impegno che sia anche "distrattore mentale", che gratifichi e... stanchi insieme facendo sì che alba e notte s'incontrino in un punto di un cerchio meraviglioso. Alfa e Omega, l'inizio e la fine del giorno... senza quasi accorgersene. Nel frattempo non si resta mai soli perchè Altri volentieri seguono Chi si dà da fare e non indugia col pianto. Le lacrime fanno paura, ad altro non servono che suscitare "uggia" o nel migliore dei casi, "pietà"... e se c'è qualcosa che può dar veramente fastidio a "persone" come Noi, speciali nel non volerlo essere... è proprio questa... la pietà.
Nella giornata che sta per chiudersi ho visto molte lacrime, non ho avuto la pretesa di asciugarle, nessuno può perchè c'è un tempo per tutto anche per il pianto. E' liberatorio, sgrava da un macigno sul Cuore, lava la ferita che si ha dentro... così col tempo magari potrà anche rimarginare e con molto impegno sanarsi con la forza del "sorriso" sempre e a tutti i costi. All'inizio forzato, poi di continuo stampato così per darsi coraggio, e infine semplicemente spontaneo perchè espressione dell'amore per quello che la Vita dona... ogni giorno.

giovedì 14 marzo 2013

I figli possono diventare genitori dei propri genitori e imparano a vivere il valore della reciprocità.
In alcuni casi ben precisi, seri e dall'esito incerto, reazioni e comportamenti sono sempre gli stessi, a prescindere da età ed educazione, fatta eccezione per qualche differenza di carattere, che resta talmente irrilevante da poter non essere affatto considerata.
Che cosa succede quando una "figlia" si trova a dover far fronte alla malattia di Sua madre? Non a caso ho parlato di figlia e non di "figlio maschio", perché è la prima in modo particolare che vive empaticamente il dramma occorso alla madre.
In questo tempo che mi ha vista prima "protagonista" e poi "comparsa" nella malattia, ne ho conosciute di madri e figlie... io stessa con la mia ne potremmo raccontare di episodi che ci hanno riguardato, ansie ed emozioni provate, decisioni prese e svolte di vita. Fino ad oggi stesso...
Stamattina negli occhi di una figlia ho visto quel "luccichio" che ho imparato a riconoscere perché sempre accompagnato da un certo tipo di sorriso, tenero e protettivo tanto simile a quello di una madre per la Sua creatura. E di nuovo... i ruoli che s'invertono e fanno sì che la figlia diventi la mamma di Sua madre e poi si fondono in un' "armonia" che sa di divino.
Tornata a casa ho cominciato a ricordare... e di proposito sono andata a cercare tra le tante pagine di questo "mio diario", ne avevo già parlato della "dolorosa complicità" che lega madre e figlia quando la malattia... decide...

"Dall'altra parte, poi era seduta un'Amica che non avevo mai visto, era così  perchè questo era il Suo primo ciclo di neoadiuvante per ridurre il tumore, e più in là c'era Sua figlia. Dopo dieci mesi mi sono rivista. Parlando, non intenzionalmente le guardavo negli occhi, e in quelli della "mamma" vi ho letto il timore di affrontare qualcosa di troppo grande e sconosciuto, un misto di ansia e di preoccupazione, stati d'animo che conosco bene, e nello "sguardo" della figlia il desiderio di rassicurarla ogni momento, di proteggerla in una sorta d'inversione di ruoli tenera e commovente. Quell'atteggiamento... anche quell'atteggiamento, lo conoscevo molto bene."

Da allora sono passati due anni... incontro ancora quella madre con la figlia e poco e niente è cambiato, la prima si "appoggia" alla seconda ed entrambe sono serene... molto.
Ognuna di Loro sa che l'Altra c'è... ed è felice.

mercoledì 13 marzo 2013

Le prime parole di papa Francesco:
... pare che l'abbiano scelto quasi... alla fine del mondo. Comunque siamo qui...




Tutti i televisori del centro commerciale sintonizzati sullo stesso canale, in attesa di conoscere il nome del nuovo papa, sentire le Sue prime parole. Il primissimo inizio di un pontificato è molto importante, dall'approccio coi fedeli può dipendere il rapporto futuro. Molti ricorderanno il... "se sbaglierò, mi corrigerete..." di Giovanni Paolo II dalla loggia pontificia, lo rese immediatamente "simpatico" nella Sua umiltà, uomo tra gli uomini, degno rappresentante di Cristo. Così c'aspettiamo frasi simili, per essere rassicurati che almeno il mondo cattolico abbia una guida valida, partecipe delle problematiche rilevanti di un'umanità disorientata.
Per il resto si continua a... sperare e fra un po' dovremo cominciare a fare affidamento pure sui miracoli.
Stasera appunto, ero al centro commerciale e in mezzo ad un "emiciclo" di televisori con l'immagine di piazza San Pietro, quasi mi girava la testa, ho fermato allora lo sguardo su uno solo, avvicinandomi piano.
"Magnetismo" prodigioso!
Stavolta non ho vissuto la grande emozione da conclave... saranno state le circostanze. Non accade spesso, infatti che un papa dia le dimissioni, fino ad ora ero abituata a piangerne la morte per poi gioire all'elezione del Suo successore... una sorta di... è morto il re, viva il re. Nella tristezza della perdita si faceva strada lo spiraglio della speranza.
In questo caso, nell'atto di rinuncia di papa Benedetto c'è stato per Tutti il dolore della resa, di aver gettato la  spugna per non poter più continuare. Senza voler giudicare... però, è stato un peccato non aver condotto la sfida fino alla fine.
Ed oggi, gruppetti di persone, capitate là giusto in quel momento... si erano adunati davanti a quegli schermi, magari come me non sapevano nemmeno quante fumate nere c'erano state prima di quella bianca decisiva, però non avevano potuto fare a meno di fermarsi... un papa non si fa tutti i giorni, ma soprattutto non si può perdere la fiducia che finalmente qualcosa cambi... che arrivi quella "svolta" che faccia fare qualche passo indietro. Non sarebbe un segno negativo, tutt'altro... significherebbe un po' tornare alle origini, quelle dai
"grandi significati".

martedì 12 marzo 2013

"Ridi che ti passa...", non è solo un proverbio o saggezza popolare, è una vera e propria tesi scientifica!








"No... non si può! Proprio a me... dire che devo sorridere di più!.. Meglio non pensarci, va..."
Era entrata nella stanza con una faccia... una faccia che la diceva lunga, e alla mia domanda perchè non era sorridente come al solito, aveva risposto così. Un vero affronto per una delle infermiere più sorridenti, forse proprio la più sorridente, e grande deve essere stata la Sua delusione stamattina essere oggetto di un rimprovero che non meritava affatto. Ma si sa, il paziente ha sempre ragione, più che mai quando è all'inizio di un percorso non facile e se non lo capiscono Loro, gli "Angeli bianchi"... Chi, sennò?
Così, dopo un po' il "Nostro Angelo" ha preso una caramella e non c'ha pensato più, anzi quando è andata via ha lasciato un"sorriso" moltiplicato per tre... un paziente, una paziente e me. Tesoro di ragazza! L'unica che non mi ha mai "sgridato" quando mi aggiravo da "clandestina". Perchè Lei sapeva quanto bene fa, regalare e ricevere un sorriso che poi magari può diventare anche una "sonora risata"... che male c'è? Verrebbe di rispondere così a quel signore in attesa della visita che aveva ripreso un altro che scambiava battute col vicino, ridendo pure di gusto. Che male c'è, gli direi... se non si ride qui per allentare la tensione e non pensare, dove si dovrebbe? Ad uno spettacolo comico spesso si ride quando invece si dovrebbe piangere... eppure lo si fa per non passare da incompetenti o poco intelligenti... si fa, fingendo... ci si adegua e poi si dimentica. Qui... no, è tutto autentico ed anche la risata ci sta bene, nasce come sfogo e non solo, è la reazione spontanea ad un qualcosa che è a pieno compreso... perchè l'animo e la mente si abbandonano ad una "naturale semplicità". E intanto... sorridendo o ridendo si comincia anche a fare "terapia"... ci si predispone al meglio perchè i farmaci facciano il loro dovere e il tempo passi più in fretta.
E per andare più nello specifico, in campo scientifico... uno studio recente mostra che ridere ha un effetto sul sistema cardiocircolatorio comparabile a un allenamento fisico regolare. Tramite controlli ecografici è stato dimostrato che quando si ride il calibro dei vasi sanguigni aumenta del 20% e l'apporto del sangue è migliore.
Già... sarà mica per questo che si dice... il riso fa buon sangue?!

lunedì 11 marzo 2013

FARSI UNA CULTURA SULL' ''ARGOMENTO" SI PUO' ED AIUTA
L'ansia di conoscere, informarsi... saperne di più aiutano ad avere meno paura.
Se del "nemico" sai tutto, potrai combatterlo ad armi pari, guardandolo negli occhi e non rischierai mai di essere sorpreso alle spalle.



Magra consolazione... si potrebbe obiettare, può essere!... comunque, anche grande consapevolezza.
Dopo il periodo della non accettazione e del "gran rifiuto" della malattia, compresi che avrei dovuto cambiare del tutto atteggiamento per sopravvivere. Non è che "ignorando" aggiusti le cose, resti ignorante e basta. Così presi già ad essere più chiara coi medici e pretendere altrettanto da Loro, che spesso presentavano patologia, intervento e terapie con giri di parole o eufemismi per addolcire la pillola. C'era poco da addolcire trattandosi di un "bozzo" di 3 centimetri e mezzo! Eppure mi si diceva... chiamiamolo, tumore... ed io, ma è benigno o maligno? Maligno... e allora... chiamiamolo col suo nome,
 bello, chiaro e preciso visto che ce l'ha... chiamiamolo, cancro e non se ne parla più. Per ora, perchè ogni volta che me lo ritroverò nei discorsi avrà sempre e solo questo nome.
E così è stato per tutto il tempo e continua ad essere, in più ho cominciato a "studiare" tutto ciò che riguarda quello che ormai considero il mio "acerrimo nemico", sconfitto ma sempre in agguato, seriamente convinta che sapere il più possibile equivale a temere il meno possibile, al pari di due grandezze inversamente proporzionali. E come al solito, anche in questo caso i conti tornano.
Poi, mi sono resa conto che anche questo non mi basta più...
Mi sono detta perchè non cercare di far sì che quello che apprendo non diventi stimolo per Altri ad imparare per avere meno paura? Altri come me... e non solo, perchè "sapere" è un bene per Tutti, anche per Chi malato non è... fa acquisire sicurezza "smascherando"  falsi miti e cupi fantasmi. Prevenzione è anche questa.
Ho raccolto un "gruppo" e insieme ci si aiuta... sembra che funzioni abbastanza ed è in crescita.
Ho creato una pagina che tratta di "alimentazione" sana, semplice  e gustosa per non ammalarsi e curarsi... una ricetta al giorno per continuare a... vivere in salute e sdrammatizzare i piccoli "accidenti" o le grandi "scivolate" come la mia.
 Perchè, tutto sommato l'importante è rialzarsi sempre e tornare con determinazione in equilibrio.

domenica 10 marzo 2013

... nel mio cuore c'è un uccello azzurro che vuole uscire
ma... lo lascio uscire
solo di notte qualche volta
quando dormono tutti...
(Charles Bukowski)




Giunta finalmente alla conclusione (ma quante volte sarà già successo, non so...) che se "ci credo" non devo farmi destabilizzare da niente e da nessuno, tanto meno da uno sguardo dubbioso, decido di non ritornare più a pensarci. E subito mi sento serena.
Mi addormento in tale stato di grazia e così mi sono svegliata stamattina, felice che ci fosse il sole e che la sua luce, filtrata dalla veneziana dello stanzino, illuminasse l'intero corridoio. Fa giorno sempre più presto, ormai per l'inverno c'è poco da fare... il tempo giusto per qualche saluto qua e là e poi via.
In cucina per la colazione, mentre mi annodavo il grembiule, dietro i vetri guardavo sul balcone... ecco un uccellino ad ali spiegate, planare sulla ringhiera. Rapidamente e a scatti muoveva il capino, a destra e sinistra, si fermava reclinandolo da un lato... sembrava in attesa... poi all'improvviso, forse allertato dal movimento sospetto della tendina a malapena percepito, ha riaperto le alucce ed ha spiccato il volo.
Gli uccelli sono timide creature... riservati e paurosi cercano la quiete per vivere in tranquillità la vita che è data loro.
Chissà dove era diretto quel "mio" uccellino!? Continuavo a... pensare a lui e intanto mi rasserenavo sempre di più... oggi sarebbe stata una giornata diversa.
"Che cosa vuoi che ti porti al mio ritorno?"... ho fatto quasi un sobbalzo! Nella stessa luce, col medesimo profumo nell'aria, quella domanda... come tre anni fa. L'Amore della mia vita mi stava chiedendo se desideravo che mi portasse qualcosa... come tre anni fa, quando gli risposi... "sì, portami un cappello", e Lui me ne regalò tre. Furono i "primi alleati" nella battaglia.
Ho capito che cosa muove l'altalena dei miei sentimenti attuali, d'altra parte da qualche tempo è sempre lo stesso "meccanismo"... il ritorno dei ricordi, vivi e fortemente sentiti perchè collocati come un tempo.
Sembra che tutto sia  fermo ad allora e di conseguenza tutto abbia da ricominciare.  Un "groppo" alla gola ed un sussulto... no, quel che doveva essere è passato.
Ho aperto la finestra, un respiro profondo... l'uccellino non era andato troppo lontano.
Si era posato solo sui fili stendi-biancheria del balcone accanto.

sabato 9 marzo 2013

"Vivete una vita in cui potete riconoscervi"  (Tiziano Terzani)

Si dice che... gli Angeli riescono a volare perchè non si prendono troppo sul serio.





Vi capita mai di leggere qualcosa... non so, un articolo o una frase che si adatta perfettamente allo stato d'animo del momento? A me succede spesso e allora metto da parte tutto il resto e prendo a pensare... un vero e proprio invito alla riflessione.
Così stasera... "vivete una vita in cui potete riconoscervi" spicca dalla pagina del libro come fosse immagine tridimensionale, e il rimanente del testo, fisso lì resta quasi oscurato dalla potenza della sua ombra.
Leggo più volte la frase e mentre aumenta il numero, ancor più si fanno avanti i dubbi e le domande. Ora nella vita che vivo, mi riconosco abbastanza ma devo ammettere che quando il "peggio passò" mi sembrava di averla conquistata tutta, era "mia" completamente e nessuno spazio restava vacante. Mi sentivo libera, senza il pesante fardello... leggera, avrei voluto correre... e l'entusiasmo era crescente man mano realizzavo che ogni giorno mi apparteneva davvero.
Risalivo la china senza fatica. In quest'ultimo periodo le cose sono un  po' diverse, in realtà sono cambiate dall'ultimo intervento. Sarà stata forse la delusione del risultato che mi ha riportato coi piedi per terra... ho cominciato a pensare, credi una cosa e ne succede un'altra, pensi che vada in un modo e invece non è così. Allora tutto potrebbe rimettersi in gioco e ritornare com'era... com'era prima che mi ammalassi.
Un "guizzo" di ribellione... no, non può essere perchè sono cresciuta e anche se si ripetesse quello che è stato, riuscirei ancora una volta... forse anche meglio.
E poi... il "coraggio" di non aver voluto "abbandonare il campo" non conta niente? Penso che "qualche stellina" l'avrà meritata quella forza  nascosta che ho tirato fuori non so come!?
Non devo farmi prendere di nuovo dall'inquietudine di un tempo... del resto dalla sofferenza sono stata capace di trarre il meglio, anche se altro si può...
Con calma... senza paure nè scatti d'orgoglio devo continuare ad assecondare la vita che va. Sicuramente la difficoltà sta nel prendersi troppo sul serio... pretendo di essere capita da Tutti perchè mi vedo come un libro aperto le cui pagine sono scritte a caratteri cubitali, evidentemente non è così.
Non fa nulla... continuerò ad... essere quella che sono.  E sorridendo mi abituerò a ripetere, bene... "mi capisco da me".

venerdì 8 marzo 2013

TIENI SEMPRE PRESENTE
Madre Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che s'arrugginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai.


A un testo così c'è ben poco da aggiungere... sarebbe retorica o parole superflue.
Cercavo qualcosa perchè questo 8 marzo non passasse come un giorno qualsiasi... o semplicemente non fosse solo banalizzato con un rametto di mimosa...
Cercavo qualcosa... ed ho trovato questi versi bellissimi  di Madre Teresa di Calcutta, la piccola donna serva di Dio.
Leggevo e rileggevo e non ero mai stanca... ho ripreso a farlo e in automatico mi sono tornati i pensieri di questi ultimi due giorni e poi gli "incontri" di stamattina in ospedale.
Se avessi potuto rendere il tutto in immagini, foto e disegni, sicuramente sarebbero state straordinarie illustrazioni per quei versi meravigliosi.
"Non vivere di foto ingiallite"... come in effetti non vive quella signora di 82 anni che sorridente pur con la rabbia che viene e che va, continua a... fare progetti, perchè... "non posso permettermelo, mio marito ha 85 anni... posso lasciarlo solo?! E il mio secondo figlio? Ha detto che senza di me non potrebbe vivere. Soffrirebbe troppo, non posso mollare... sono stanca ma non mi arrendo."

"...la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età."
Sulla soglia della stanza di una signora si è affacciato suo marito...
"Vieni, entra pure... non essere emozionato. Dammi un bacio..."
Il signore un po' intimidito si è fatto comunque coraggio ed è entrato, con gli occhi lucidi si è chinato sulla moglie e le ha dato un dolce e delicato bacio sulle labbra. Ora erano in due ad averli, gli occhi lucidi...
"Mio marito... è troppo bravo, per me sta soffrendo tanto...", e col dorso della mano libera dall'ago si è asciugata gli occhi.
Non solo forza e convinzione non hanno età... anche il sentimento vero, sincero.

giovedì 7 marzo 2013

Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante...

Lottare per un'idea senza avere un'idea di sè è una delle cose più pericolose che si possano fare...
Susanna Tamaro, Va dove ti porta il cuore





Una cosa stranissima stasera... ho dovuto mangiare due cioccolatini. Non mi succede mai, se non quando ho bisogno di "consolarmi".
Quante volte l'avrò detto?
Forse nemmeno tante... ma di certo, credendoci fortemente l'ho messo in atto.
Dubito sempre di me stessa, non mi accontento di come sono e l'approvazione altrui gratifica sì... però mi carica di responsabilità.
Non so se riuscirò sempre ad essere all'altezza...
Di che cosa? Di tutto ciò che mi è dato, compresa la malattia che a volte mi fa sentire "tra color che son sospesi". Allora vorrei che fosse possibile cancellare tutto come si fa sulla lavagna quando Ti accorgi di un errore e vedi che è proprio all'inizio... quando hai cominciato.
Meglio riprendere di nuovo, così hai modo di reimpostare il discorso.
Mi metto sempre in discussione... anche quando noto le cose sbagliate, penso che certamente potrei agire per cambiarle o perchè almeno non lo siano del tutto.
L'importante è avere le idee chiare e soprattutto conoscersi bene. Io so come son fatta... ma sono alla continua ricerca e non posso pretendere di cambiare le cose, fare delle rivoluzioni se sono ancora in cammino.
Così succede che mi carico di entusiasmo e positività e poi basta un niente per sentirmi pressata da nuovi dubbi.
Qual è l'atteggiamento giusto di una buona compagna, di una madre equilibrata... da sorella maggiore e saggia Amica è valido il mio comportamento? A volte vedo che funziona, altre no...
Dolcezza e severità, coinvolgimento e distacco sono elementi difficili da "mixare" e così spesso il risultato è solo un ibrido, una "brutta copia" di ciò che era nell'intento.
Siamo  creature deboli anche quando affermiamo il contrario... non proprio consapevoli di poter sbagliare quando stiamo a sottolineare l'errore altrui.
Insomma... verrebbe quasi voglia di non star lì a pensare... io resto qui con la mia idea e le "cose sbagliate" stiano pure per conto proprio. Neanche questo però va proprio bene... continuiamo a... seguire ciò che non va ma con un occhio a Noi stessi e la grande volontà di "cambiare".

mercoledì 6 marzo 2013

Porsi degli obiettivi specifici, misurabili, credibili... raggiungerli aiuta ad aumentare l'autostima e l'autodeterminazione.

ABBI CURA DEL TUO CORPO... ABBI CURA DI TE.


Un anniversario da ricordare, la ricorrenza di un evento... oggi, di quelli non proprio piacevoli ma comunque foriero di qualcosa di bello che poi sarebbe stato... la persona "rinnovata" che ora sono.
Tre anni fa una mammografia rivelava la ribellione, il tradimento del mio corpo... perchè è questa la prima sensazione che si prova alla diagnosi di un tumore, anzi... chiamiamolo pure per nome... di un cancro.
E all'improvviso Ti odi... perchè non Ti riconosci più, e Ti ami... perchè vorresti coccolarti, dare conforto alla parte "dolente" di Te... ma non ce la fai ed è solo "smarrimento" ciò che vedi intorno e dentro di Te.
Passa il tempo e con esso il peggio... chiudi e speri per sempre quella parentesi... riprendi il filo interrotto, tenti almeno ma è molto difficile perchè quel che eri non sei più, ciò che hai imparato torna prepotente e a volte asfissiante.
E di nuovo Ti odi... perchè non Ti riconosci più, e Ti ami... perchè vedi il buono che ora c'è in Te.
Si manifesta impellente la necessità di ristabilire l'equilibrio... lo si può raggiungere ritornando alla realtà, in modo nuovo, senza grandi pretese ma credibile... perchè si possa continuare ad... avere fiducia di sè.
Io l'ho fatto, ho anche osato... e vado avanti. Ma non nascondo che ogni volta devo fare un' "infusione per l'anima", di speranza e di coraggio... perchè il timore di quel che sarà, buono o cattivo che sia, sicuro e incerto, mi prende e sento di venir meno, poi...
Poi... mi ergo dritta e guardo avanti, non tanto oltre per non cader di nuovo, e torno in quella realtà che "oggi" ho scelto, parallela alla mia di sempre e che insieme si integrano e si migliorano.
Spero che continuino così... a lungo.
L'altro giorno un'Amica che la volta precedente avevo notato molto demoralizzata e stanca della Sua situazione mi ha detto... "Sai, ho fatto come mi hai detto... sto meglio. Mia figlia pensa che Tu sia stata mandata da Qualcuno... per me, apposta..."
Mi sono commossa... "Davvero?! sono felice di esserti stata d'aiuto... ognuno può esserlo per l'Altro. Anche TU...", "Sì... ma non come Te. Ora siediti qui però, stai con Noi... facci compagnia..."

martedì 5 marzo 2013

... concentrarsi sul respiro, portare la mente al dolore, immaginare il male come un nodo da sciogliere, cercare di vederne il colore, la forma (è tondo o quadro?), la grandezza, contare i colpi che dà. Il tutto per distrarre l'io-corpo dal suo soffrire e soprattutto per ricordarsi continuamente che tutto, tutto è impermanente, che tutto viene e va: anche quel dolore.

Abbiamo la mente e non la usiamo, abbiamo l'intelligenza e non la mettiamo a frutto.

Tiziano Terzani,  "Un altro giro di giostra"


Quando dovevo avere la mia prima figlia, ricordo che ero terrorizzata dall'idea che avrei dovuto soffrire.
"Donna, tu partorirai con gran dolore..." era stato detto, ed io ero convinta, non so perchè... che avrei patito più delle altre. Il momento si avvicinava e più tempo passava, ancor più lo scacciavo dai pensieri... come se così facendo, escludendolo dai miei ricorrenti avrei potuto evitarlo per sempre.
Chiaramente non poteva essere, e alla fine decisi che qualcosa andava fatta. Mi organizzai da sola perchè mi vergognavo troppo, già nell'ambito familiare non godevo di una buona fama, non ero considerata certo un campione di coraggio... se poi l'avessi anche spiattellato ai quattro venti, sarebbe stata davvero la fine.
Fu un'intuizione felice, di quelle che nascono da una disperazione abortita, che mi riabilitò di fronte agli Altri ma soprattutto fece sì che mi riconciliassi con me stessa.
Cominciai a concentrarmi su quello che mi dava ansia e di conseguenza ad immaginare come sarebbe stato, attimo per attimo... un film alla moviola. Mi sembrava quasi di "sentirlo" il dolore e venne spontaneo quindi "gestirlo". Senza che mai nessuno me l' avesse detto nè tanto meno insegnato, presi a respirare in un certo modo, a configurare l'"onda" della doglia, col suo punto massimo nella cresta e poi a discendere fino al suo termine.
Ero soddisfatta di me e in breve conquistai la sicurezza che mi mancava. Spavalda mi avviavo alla fine della gravidanza... arrivai "corredata" di tutto, compreso il coraggio, peccato che mi servì a poco o niente, visto che fu necessario sottopormi ad un cesareo. Comunque non furono del tutto inutili quegli esercizi di autocontrollo della mente perchè  mi avevano ricordato di possederla come peculiarità propria dell'essere umano e poi avevo imparato a gestire l'"ansia" che invece non dovrebbe affatto riguardare Chi è dotato di intelligenza...
Tant'è... l'ho visto confermato anche in tempi recenti... Tutto sta nella mente che a questo punto Tutto può... e si comprende che niente è definitivo e ogni cosa passa, anche la peggiore, quella che non si vorrebbe mai vivere.
Sicuramente è questa, cosa che andrebbe condivisa anche in tempi "non sospetti", ma forse ci facciamo mancare il tempo per "meditare" e "contemplare" ciò che è dentro e fuori di Noi.

lunedì 4 marzo 2013

...possiamo prendere il Cristo di ieri; camminare con lui oggi, e chiedergli di guidare il nostro cammino verso il domani, perchè egli è lì che ci aspetta.
 (cit. Fiocchi di tenerezza)








Mai che capiti una frase che non mi tocchi o non cada a proposito... vero è anche che molto dipende dallo stato d'animo. Se il terreno è predisposto a ricevere il seme, lo accoglierà  e gli consentirà di germogliare.
Ormai sono mesi che faccio un gran lavoro su di me perchè la malattia o meglio la paura che l'accompagna, non lasci dietro di sè deserto e aridità impedendo alla sua "parte buona" di dar frutto.
Non è sempre stato facile... non lo è ancora, dalla mia però ho il dono della "fede", la consapevolezza dei suoi "vantaggi".
Non è questa certo la sede giusta per affermarne le validità... che sia Tutto vero o falso poco importa... per me sono "verità inconfutabili" e comunque già dire, proclamare "Io Credo" infonde coraggio, sicurezza... non Ti senti solo ed hai una marcia in più.
Altresì può avere le medesime certezze Chi ha una posizione agnostica a riguardo, purchè "creda" in qualcosa o in qualcuno sia pure solo se stesso.
Non si può procedere alla cieca, travolti da tutto quello che succede... ci si lascia vivere.
Scegliere Cristo come "compagno di viaggio" non significa però "rassegnarsi" al proprio destino... tutt'altro, è sentire il Suo aiuto, il "braccio forte", l'ausilio nel combattere, nel sollevarti quando cadi.
Con LUI non si muore mai...
Stasera l'incontro del gruppo di auto-aiuto è stato molto pregnante, forte... stranamente non c'è stata l'ironia solita perchè alcuni interventi sono stati grevi di sofferenza maturata nel tempo e condotti con una lucidità... destabilizzante. Se ognuno di Noi non avesse fatto ricorso alle risorse proprie e a quelle acquisite con tanta fatica, avrebbe dovuto rimettere ogni cosa in discussione.
 Invece...
C'è stata la testimonianza del tutto "positiva"... un'altra di Chi "vive" la speranza assecondando la Vita come va, non pensa affatto a quello che può essere ma solo a ciò che vuole... "qui" e "adesso".
Con una "marcia in più" non si è soli nel continuare a... desiderare, e le certezze si consolidano quasi per miracolo.
Dell'incontro di oggi porterò con me un piccolo tesoro, una frase che trovo emblematica, soprattutto per Chi è credente...
"LUI, TE ed IO... per mano... sempre avanti".

domenica 3 marzo 2013

... tutto andrà esattamente come deve...
Ovviamente dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere fare; ma il nostro destino non si compirà esattamente come è scritto che si compia? Ci ammaleremo di nuovo o non ci ammaleremo ma non saremo noi a deciderlo...
Marta Tibaldi, "Oltre il cancro"


Andava bene subito dopo, ora decisamente mi fa danno.
Purtroppo però non posso farne a meno e non avendo l'altro... ho dovuto adattarmi.
E stamattina mi sono alzata che ero tutta "pesta", mi doleva la parte alta della schiena, le spalle e sotto il "seno", la mammella cosiddetta "buona" (?) e l'altra "da considerare" ricostruita. Ecco, ho detto bene... me lo devo imporre, ovvero convincermi che è "una ricostruita" perchè a vederla nella crudezza della nudità non sembra proprio.
L'Amore della mia Vita, per sdrammatizzare l'ha definita molto simile a un "dosso" ed era la parola che mi mancava guardandomi allo specchio. Finalmente so come chiamarla.
Dicevo... stamattina ero tutta pesta e poi ancora peggio, coi nervi a fior di pelle perchè ero andata a dormire con il reggiseno sbagliato. E' di quelli post-ricostruzione che s'indossano subito dopo l'intervento per un certo periodo di tempo... stretti, a bustino perchè devono contenere. Questo era uno dei due che comperai, per l'esattezza il secondo in sostituzione dell'altro che non conteneva un bel niente.
 Andava bene allora... ora non più.
In realtà adesso potrei dormire libera, senza alcuna costrizione... ma non mi va.
Non mi va al mattino, sfilare la casacca del pigiama e vedermi così... come "tumore m'ha fatto". Il reggiseno pietosamente offre allo sguardo o meglio sarebbe dire alla mente ancora assopita, una vista accettabile e per un momento c'è l'illusione che non è successo niente.
L'illusione, ahimè... è un'arma a doppio taglio, fa bene e male... è come se qualcuno volesse accarezzarti prima di darti una bastonata.
Perchè la realtà è diversa... e nel caso specifico, quando ad un certo punto non è più possibile illudersi, Ti rendi conto della crudeltà di ciò che è successo.
Oggi me lo sono ripetuto, un po' per confortarmi e trovare la grinta per una nuova giornata... è il "motto" di questa mia "nuova vita", una sorta di "formula magica" per rimettere le cose a posto quando vengono messe a soqquadro dai malumori improvvisi se pur giustificati.
"Tutto va come deve andare e non può diversamente"... funziona sempre per fortuna, altrimenti sarebbe proprio difficile accettare l'idea che tutto è prefissato per ognuno.
E' rassegnazione!?

sabato 2 marzo 2013

Il silenzio illumina l'anima,
sussurra ai cuori e li unisce...
  Kahlil Gibran









Sono tanti mesi ormai, oltre due anni che a sera inoltrata siedo al pc e scrivo i miei pensieri.
Lo faccio ogni giorno, quando è notte, la casa è avvolta dal silenzio ed io posso "dialogare" con me stessa, ritrovare la mia vera "natura umana". Prima consideravo solo ciò che vedevo e sentivo di conseguenza... per spiegarmi meglio, prima solo due più uno dava tre... oggi so che lo stesso risultato lo fa anche uno più uno più uno, e c'arrivo magari lentamente ma così convinta che non torno indietro per alcuna verifica.
L'ho imparato in questo tempo, durante i lunghi silenzi nella notte, quando mi svegliavo angosciata e mi chiedevo... perchè!? E per darmi una risposta che fosse lucida e nello stesso tempo rassicurante, cominciavo a... "contare" gli anni, i mesi e persino i giorni della mia vita e ad annotarne le "cose belle" che dessero un senso al tutto.
Sono le "strategie" del silenzio, mentre il Silenzio è già di per sè una strategia, forse quella per eccellenza.
Occorre "rendersi capaci" di fare il silenzio fuori e dentro di sè  per meditare e poi andare "oltre"...
Oltre la fisicità, le tappe e le scadenze della vita e avvicinarsi al cielo e solo a questo punto far sì che lo spirito si acquieti.
E i "pensieri" non restano solo miei, veicolati dalla "scrittura" arrivano a Chi legge e forse in essi si ritrova.
Siamo Tutti uguali, uomini imperfetti alla ricerca della perfezione... uomini inquieti che anelano alla pace con se stessi, ma alcuni esprimono ciò che hanno dentro, altri lo serbano quali "taciti custodi".
In definitiva... sì, sono "perfettamente" uguali.


La mia anima mi ha parlato,
fratello, e mi ha illuminato.
E spesso anche a te l'anima parla
e ti illumina. Tu infatti sei come me,
e non c'è differenza tra noi,
se non questa:
io esprimo ciò che è dentro di me
in parole che ho udito nel mio silenzio,
mentre tu custodisci
tacito ciò che è dentro di te.
Ma la tua silenziosa custodia
ha lo stesso valore del mio tanto parlare.
  Kahlil Gibran, da "Prose e Poems"

venerdì 1 marzo 2013

Non avere paura di affrontare il futuro con speranza e consapevolezza. Celebra la tua vittoria contro il cancro, da ricordare come un anniversario o un compleanno. Può aiutarti a vivere il futuro in modo più sereno.
  (cit.)


... quando ci imbattiamo in un medico che ha umanità, consapevolezza di sè e di noi... che riesce a rappresentare se stesso e noi in una reciproca relazione... tutto diventa più leggero e la speranza si riaccende, perchè sentiamo che esistiamo per l'altro, la nostra vita non gli è indifferente. Ci sentiamo contenuti e protetti, e naturalmente di questo abbiamo bisogno, perchè la malattia ci rende fragili...
   (Marta Tibaldi,  "Oltre il cancro")




E' incredibile ed anche una fortuna che un pezzo di pane bagnato, in definitiva pane e acqua, cioè l'"essenziale", possa farti riconciliare con Te stessa.
Stamattina ero praticamente... "nuova". Me ne sono accorta perchè ho aperto gli occhi prima che suonasse la sveglia... quando mi sono guardata allo specchio... me l'ha confermato un'Amica che mi aveva visto ieri.
"Stai bene oggi, sì? Hai un aspetto migliore...", "Ho lavato i capelli... ecco perchè!", ho risposto convinta ma solo a metà, sapendo che il resto del "miracolo" era opera del "pezzo di pane" con i vecchi vestiti spiegazzati e il vento di fine inverno.
Ed era di questi tempi, fine inverno appunto... quando tre anni fa fu diagnosticata la mia malattia.
 L'8 marzo... per essere precisi, ironia della sorte... sapere nel giorno della festa della donna, di essere stata colpita da un tumore femminile. Anche a volerlo scordare, sarebbe impossibile.
Ma io non voglio scordarlo e a maggior ragione desidero ricordare le altre date... inizio e fine chemio, primo e secondo intervento, tutti gli esami diagnostici... perchè tutto sommato furono tappe positive verso quel traguardo che mi vuole ancora qui, viva e vegeta in una "tregua" che spero vivamente sia definitiva.
Ieri mi è stato detto... Tu sei brava a ricordare tutte le date del "percorso", avrai preso appunti!?
No, in genere non mi è mai necessario annotare, nel caso specifico sarebbe stato assurdo in quanto certi "eventi" arrivano e imprimono il loro marchio a fuoco perchè il ricordo resti indelebile.
Forse è anche meglio così perchè rafforza la convinzione di avercela fatta, aver vinto e permette di guardare al futuro con occhio benevolo.
Certo... io mi "cautelo" non escludendo l'eventualità di un ritorno. Lo faccio per non illudermi... nel "caso" per non farmi colpire "alle spalle". Si vedrà.
Conosco persone in trattamento in seguito a recidive... sono serene, forse "rassegnate"... solo qualcuna tanto "arrabbiata". Pur non condividendo, non mi va di darle torto... forte sarà lo sconcerto, cocente la delusione.
Non è facile però essere compresi, spesso l'instabile e difficile situazione emotiva del singolo va a scontrarsi con la realtà quotidiana di Chi "opera"... non è preso direttamente e deve, per poter continuare, mantenere un certo distacco, evitare il proprio coinvolgimento emotivo.
Quanto tutto diventa difficile al momento che si vuol forzare la natura umana che per istinto non è poi così indifferente, egoista e crudele come si possa sembrare!
"Non devo affezionarmi più a nessuno", ho sentito dire... una frase quasi "impetuosa" e non "impietosa" per nascondere la commozione e mettere finalmente in luce gli sforzi continui per non soffrire.