luglio

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giovedì 31 luglio 2014

STRATTONATI DALLA REALTA' (4)

L'ascoltavo e cercavo di capire. Ritornavo alle antiche emozioni... i ricordi si riaffacciano con facilità quando c'è il "pretesto" di una situazione vissuta.
Ma ripeto... l'ascoltavo e cercavo di capire, rassicurandola ed evitando la "parola di troppo". Ne sentiva già abbastanza, e poi... ogni caso è a sé, come è noto, e in più ognuno vive in modo assolutamente unico la drammaticità del momento. Essendo entrambe credenti le ho sempre ripetuto... sii serena e fidati, è andata bene la prima volta, sarà così ancora. Sgombrata qualche nuvola dal Suo Cielo, tornava il sereno.
Tu mi ridai la fiducia... mi diceva, e per un po' era solo assecondare la "routine terapeutica".
Eravamo già a primavera inoltrata, quando l'ennesimo controllo rivelava la malattia ancora in netta ripresa... non era più il caso di attendere. Contattò allora lo specialista e si fissò la data del trattamento di alcolizzazione. Quel giorno si mosse come un "condannato al patibolo", fino al  giorno prima era stata tesa e in preda ai dubbi, in quel momento sperava solo che finisse tutto al più presto... e in effetti finì prestissimo perché, non sopportando a lungo la sensazione di bruciore provocata dall'alcool, il trattamento fu interrotto. Sarebbero stati necessari altri appuntamenti, ma se già al primo era andata così, meglio sospendere definitivamente.
"... la metteremo in lista per la termoablazione con radiofrequenza. Solo un paio di giorni di ricovero... per lei dovrebbe essere più indicata..."
Un altro "accidente"?!... Lei pensò subito... e che cosa sarà?... mi ero appena abituata a quell'idea, ed ora quest'altra cosa... come farò?
Credo sia inutile precisare che nel frattempo tra questi "tira e molla", appuntamenti e ripensamenti, sospiri d'insofferenza e paroloni, nessuno si è preso mai la briga di spiegare, non dico per rassicurare o confortare...perché in tal caso andremmo in "alto campo di competenze"... ma almeno convincere del fine e della bontà di quelle decisioni prese.
Perciò, confusa e in ansia, Lei chiedeva a me... la più incompetente degli incompetenti.
  (continua...)

martedì 29 luglio 2014

STRATTONATI DALLA REALTA' (3)

Disorientata per l'incertezza e in preda a tanti dubbi lascia passare ancora del tempo... poi, anche perché "vivamente" invitata dall'oncologa, si decide a consultare il medico che avrebbe dovuto sottoporla al trattamento.
"Sì... si può fare, ma non c'è fretta. Abbiamo qualche problema organizzativo, però vedremo come risolvere. Del resto siamo vicini a Pasqua... ci risentiamo. Le dispiace?"
In verità non le dispiaceva affatto, era meglio rimandare e poi... non è che rimandava Lei, no?... e allora, meglio non pensarci.
Intanto aveva iniziato il trattamento per le ossa con lo ZOMETA... le avevano detto che non erano "quelle" che dovevano alla fine destare maggior preoccupazione, ma nel frattempo perché non darsi da fare?
E ancora incredula, stupita, spaventata ma docile... aveva incominciato.
Gli appuntamenti terapeutici per le ossa si alternavano ai controlli ravvicinati, soprattutto alla frequente verifica dei temibili MARKERS  tumorali. Subdoli e traditori ingannavano, sembrava lo facessero apposta... una volta in giù, per illudere e tre volte in su e in modo esponenziale, per far perdere fiducia.
Che poi è cosa strana... vengono quasi sempre considerati poco attendibili, eppure in determinate circostanze fanno crollare quel "muro", un mattoncino alla volta costruito per stabilire il "limite", la "distanza" giusta da ciò che minaccia.
E sotto quei mattoni si finisce ogni volta... e ogni volta bisogna ricominciare.
Lei, acciaccata e sempre più demotivata, non sapeva come comportarsi... da una parte la Sua incertezza e la paura, dall'altra l'ansia di perdere tempo prezioso. Gli stati d'animo conflittuali diventavano cause pressanti di angosce quotidiane... e intanto, poverina... ne parlava, ne parlava con tutti, ma molti non si limitavano ad ascoltare e andavano oltre il "dovuto" e il "necessario" dispensando consigli degni della loro incompetenza.
Allora chiamava me e raccontava tutto... dell'amica ansiogena, del medico scorbutico che Le aveva parlato dandole le spalle... di Chi per mestiere avrebbe dovuto ascoltare, capire e rassicurare.
Rassicurare... senza mentire, dare un "volto" adeguato alla difficile realtà... rassicurando.
  (continua...)

domenica 27 luglio 2014

E SIAMO A 4...

E' questo un "altro post"... un altro nella stessa giornata.
Un' "edizione speciale"?... forse si, perché come è vero che non si può interrompere una storia a metà, altrettanto lo è il desiderio di ricordare un evento.
In sintesi è una sorta di "inserto", tanto simile a quello che diede l'input affinché 4 anni fa "CONTINUARE A..." vedesse la luce.

 E SIAMO A 4...
"Come aprire un blog in poche semplici mosse..." Stavo sfogliando distrattamente "Donna Moderna" quel giorno, che poi è una data precisa, il 27 luglio di quattro anni fa, quando strabuzzai gli occhi nel leggere il titolo del dossier, inserto di quella settimana. Ma come diamine avevano fatto a sapere che quella era la mia fissa da qualche tempo?
Avevo letto di persone che nel blog avevano trovato il modo di superare problemi di varia natura, e poi nello specifico di "CANCER BLOGGER" che addirittura per il numero avevano costituito una vera e propria comunità on line di persone colpite dal cancro, venute fuori allo scoperto dopo aver vanificato il fantasma della solitudine causata dalla malattia. Il desiderio di alleggerire il cuore di qualche fardello, ma soprattutto di condividere una delle peggiori esperienze vissute sulla propria pelle, porta ad aprirsi, a considerare che nonostante tutto si può andare avanti, anzi si deve, e diventa quindi automatico voler "donare" ad altri questa convinzione conquistata con non poca fatica. La doni con tutto il cuore a chi, magari non è fortunato come te.
E così, per tornare in argomento... lo so, mi sto perdendo un po', ma l'emozione è grande per un altro compleanno di questa mia creatura, che vedo crescere con me, attraverso i miei ricordi, l'emozioni e con la speranza che ci è stata sempre compagna fedele.
Allora... ripeto, e prometto di non "sviare" più, per tornare in argomento... leggendo il titolo di quell'inserto mi sentii all'improvviso non autosufficiente ma di più... capace di tutto! Le mie nozioni riguardo al web fino a quel momento erano state davvero molto esigue, cercavo continuamente aiuto ai miei figli che, puntualmente e all'unisono mi dicevano, "Va be, mamma ... finché te lo spieghiamo... quando c'è tempo vediamo che cosa possiamo fare". Ed io mi sentivo sempre più impedita. E' anche vero che prima di ammalarmi avevo continuamente ricusato computer, internet, facebook... dicevo, non son cose per me, il mio cervello le rifiuta queste diavolerie, (e poi... invece... me le sono rimangiate tutte quelle affermazioni) e quel giorno, all'improvviso la folgorazione... AVREI FATTO TUTTO DA SOLA! Tanto bastavano solo poche semplici mosse...
Così, piano piano cominciai, seguendo le istruzioni e guardando sul monitor la mia creatura prendere forma, piano, un passo alla volta... Alla fine, che emozione! Ecco la grafica che avrebbe fatto da sfondo ai post... quando il mio blog vide la luce s'adagiava su un riposante color beige con l'immagine di uccelli in volo. Che bello, pensai, è proprio quello che io provo, il desiderio di aria, ampio respiro, di vita... librarmi in alto e guardare giù, dove tutto è passato, e poi CONTINUARE A...
Nacque così il titolo del mio blog, che porta in sé, in un verbo e in una preposizione, un chiaro programma, deve AVERE UNA LUNGA VITA, almeno quanto la mia perché, ne sono convinta... lo voglio con tutta me stessa...
Chiudo per un attimo gli occhi... mi rivedo... oggi 27 luglio 2010... "Sto per scrivere di qualcosa che all'improvviso ha cambiato il corso dei miei giorni e il significato della mia vita..."

STRATTONATI DALLA REALTA' (2)

Un giorno mi arriva una Sua telefonata...
"Sai, ho fatto la TAC... ho appena ritirato l'esito. Non ci capisco niente, mi preoccupavo per i polmoni e qua... leggo una lesione al fegato e diverse altre in più punti dello scheletro. Ma che mi sta succedendo?...", e mentre mi riferiva la voce diventava flebile, anche se dava "cenni" di sorriso per farsi coraggio. Non potevo vederla, ma percepivo quel Suo timido tentativo... per non crollare del tutto.
Aveva già fissato l'appuntamento con l'oncologa, cercai di rincuorarla come potevo...
Non nascondo che mi ero sentita in difficoltà nel trovare tono e parole giuste, perché la "seconda volta" può essere una batosta peggiore quando si è rimossa del tutto l'idea e non ci si sente più appartenenti a quella "realtà" che ha già fatto tanto male. Dovevo andare cauta... non illudere ma nemmeno fare ombra alla speranza. Forse in parte ci riuscii...
Così ci rivedemmo in reparto, proprio il giorno della visita. Venne fuori da quello studio come se l'avessero spinta di forza e non se ne fosse accorta.
Allora...? le chiesi, mi rispose con un... boh, non so che cosa pensare perché non c'ho capito niente, ma forse l'ho ascoltata fino ad un certo punto.
Era comprensibile, sentendosi tradita da se stessa che, illusa aveva cantato vittoria, cercava di capire quale sarebbe stato il prezzo da pagare questa volta.
Intanto accantonata per il momento la situazione dei polmoni perché stabile, bisognava agire su due fronti... ossa e fegato, soprattutto sulla lesione che riguardava quest'ultimo era necessario intervenire tempestivamente. E mentre si prendeva la decisione per altri mesi di chemioterapia con un farmaco sperimentale in compresse, si parlò pure di "alcolizzazione" per bruciare la metastasi epatica. Si trattava di una tecnica nuova, iniettare alcol a 95° direttamente nel fegato dopo aver localizzato tramite ecografia la parte da trattare. Lei ne sentiva parlare per la prima volta, era logico che si sentisse smarrita diciamo anche impaurita, per giunta aveva chiesto il parere di qualche altro medico e, come spesso accade, non tutti erano concordi sull'efficacia dell'intervento. Forse avrebbe fatto meglio a fidarsi e non rimuginare... almeno le sarebbe rimasta quel po' di serenità che tanto faticosamente cercava di guadagnare.
  (continua...)

venerdì 25 luglio 2014

STRATTONATI DALLA REALTA' (1)

Se inspiegabilmente capitiamo sulla strada di qualcuno o qualcuno capiterà sulla Nostra, vuol dire che è predisposto un evento che legherà entrambi, dando un senso a quell'incontro del tutto casuale.
Un po' come ripetere... niente avviene per caso, che a dirla così è frase fatta, ma a rifletterci su... quasi rassicura perché fa sentire "protetti".
Racconterò una "storia" come al solito di vita vera... un po' "denuncia" un po' presa di coscienza di una realtà, che se da una parte è difficile, assurda anche solo da comprendere, dall'altra presenta mezzi e modalità perché tutto possa svolgersi come deve e Chi ne è protagonista "cresca", meravigliandosi di se stesso.
Lei... al termine di un FOLLOW UP, Io... ai primi passi come volontaria "ufficiosa" nel nuovo reparto...   ci presentò la coordinatrice dei volontari. Restai colpita dal Suo sorriso aperto, quasi una risata che "tradiva" un entusiasmo novello. Era appena uscita dalla "nota avventura" e sembrava non stesse nella pelle, non le sembrava vero che avessero detto... è tutto a posto.
Continuava a... ripetere... ormai è alle spalle, ci devo solo credere. Poi sorrideva e rideva e sembrava cinguettare. Per contagio, cominciai a ridere anch'io ma in modo contenuto, contenuto come il mio entusiasmo, presente ma sempre cauto.
Ci scambiammo i numeri telefonici, e dopo un paio di settimane la chiamai io per prima... era il Suo onomastico. Mostrò autentica gioia per quella telefonata, e così da allora non passava festa che non ci sentivamo, qualche volta ci si rivedeva pure in reparto...
Lei continuava a... sorridere e ridere con crescente entusiasmo... Io le tenevo compagnia, mi complimentavo per i capelli che crescevano a vista d'occhio e l'aspetto splendido. Così... per un anno.
Poco prima dello scorso Natale, la rivedo in reparto... sorridente ma non più di tanto. Mi dice che ha fatto la TAC e sembra ci sia qualcosina ai polmoni, va alla visita e le dicono che per il momento può stare tranquilla, si tratta di formazioni pseudo-nodulari, forse da attribuire alla bronchite avuta di recente... comunque tutto è sotto controllo, rifarà l'esame dopo due mesi.
Contando i giorni e fugando forzatamente i timori, trascorrono i due mesi...
   (continua...)

martedì 22 luglio 2014

ACCOMODANTI... SEMPRE

Mi reputo un' "accomodante" per natura.
Inizialmente solo per abbozzo di un'idea, che piano piano ha preso corpo, poi confermata da Altri che continuano a... ripeterlo.
"Tu sei accomodante, sei nata così. Non puoi farci niente"... quasi fosse una colpa, un "marchio a fuoco" che segna per la vita. Unica consolazione... non essere la sola in questo mondo che pur vede prevalere... come è logico ma non giusto che sia... polemici e prepotenti, prevaricatori ed attaccabrighe.
Ma secondo Voi... pensateci bene, si può nascere già accomodanti? Non è per caso che lo si diventa a causa di condizionamenti ambientali, contestuali e quant'altro?
Di recente qualcuno ha pure detto che un simile atteggiamento è anche sinonimo di forza, ovvero forte lo diventi necessariamente se devi mandare giù rospi su rospi, e intendi sopravvivere alla grande.
Sicuro è che persone siffatte sono le più pazienti e tolleranti, quelle che, come arbusti solo all'apparenza fragili, resistono ai venti, perché flessibili li assecondano e vivono le intemperie aspettando che passino.
Ecco... in sintesi l' "accomodante" potrebbe essere definito anche come colui che non intende arrendersi mai. Se dovesse infatti, entrare in conflitto con Altri oppure contrastare situazioni ed eventi in modo drammatico, non rischierebbe forse di soccombere? Niente e nessuno potrebbe garantirgli di averla vinta, con la tolleranza invece ha buone possibilità di convincere e convincersi... senza colpo ferire e soprattutto conservando le energie vitali per continuare a... vivere in equilibrio.
Alla base, quindi deve esserci quello che comunemente si dice un "buon carattere", il resto verrà da sé in misura di tenacia e perseveranza.
Molte volte mi è capitato di doverlo essere... accomodante. Mi arrivava un attacco improvviso, tanto simile ad un colpo di frusta... restavo incredula e senza fiato, poi... tempo di realizzare e valutare anche le mie responsabilità, e subito si spianava la strada. E al silenzio del primo momento si sostituiva il discorrere pacato che sa insinuarsi in modo indolore ma assai efficace.
La ragione che vince l'istinto, e la volontà di essere conciliante prevale sull' "allettante" rissa.
E pure con la malattia a suo tempo ho fatto l'accomodante... non potendo scansarmela me la sono adattata addosso, su misura come un abito, e ancora faccio "cuciture di rinforzo" perché duri a lungo questa veste tutta toppe, tanto simile all'abito di Arlecchino.
Anche in questo caso però, non sono stata la sola...
Trovo quell'Amica che pur nel vivo di un percorso difficile, non si considera dopo tutto tanto sfortunata, perché... e se avesse dovuto subire una mastectomia?... chissà come avrebbe vissuto quella "mutilazione".
E poi un'altra ancora che per "abbellire" le unghie dei piedi annerite per effetto collaterale della chemio, si è fatta fare un "tattoo"... disegnare un fiorellino dai petali bianchi e il centro turchese su un fondo laccato rosso vermiglio.
Beh, direi proprio... accomodanti ai massimi livelli, certe comunque di aver così già vinto.






domenica 20 luglio 2014

ALMENO UNA VOLTA ALL'ANNO... SEMPRE NELLO STESSO GIORNO

E' venuto fuori così quest'anno, vagamente alla lontana... sempre e comunque lo stesso pensiero.
Sarà perché la "data" in un certo modo impone... riflessione, considerazioni, bilancio...o chissà.
In ospedale con una paziente di forte tempra, Sua sorella e l'infermiera più dolce che c'è, abbiamo preso a ricordare persone che non  vediamo più da tempo. Di qualcuno sappiamo e di altri no, e il dubbio si fa forte e ci poniamo a vicenda domande a cui non vogliamo dare risposta per non osare.
Forse avrà deciso di cambiare luogo di cura... certo sarà così... dopo tutto non stava tanto male.
E poi volutamente si parla d'altro per non far pensare ma intanto... si pensa. E un nodo sale alla gola.
Ma TU come fai?... continuano a chiedermi.
Ed IO continuo a... rispondere, non lo so. O meglio so che non dipende da me, non è forza mia né privilegio. Il mio nome non è Wonder Woman, né sono "raccomandata".
E intanto rifletto...
Tornata a casa, come sempre succede... di getto mi sono venute fuori le emozioni.
Come sempre le ho messe giù perché non fuggissero via

CHE COSA VUOI DA ME?

Non passa giorno che io non chieda a TE...
... che cosa vuoi da ME?
E mi rispondi come TU solo sai fare...
coi sorrisi all'improvviso,
il suono gioioso del mio nome,
la stretta di mano e il "grazie" quasi sussurrato perché intimo e privato...
che nessuno ascolti perché riguarda NOI DUE, solidali e complici in un percorso senza fine.
E poi c'è il ritorno dei volti e delle voci che mi hanno fatto compagnia,
e donato la certezza dell'ADESSO.
Strano, tutto questo in un giorno solo... oggi.
Ma che cosa dico... è stato anche ieri forse pure domani.
Già, domani... quando davvero un altro anno sarà passato per me...
in questa vita tra cielo e terra.

E  "domani" è arrivato e pure passato, ed è già "ieri".
Ho "aggiunto" un altro anno e sono fiera e contenta... diciamo anche, felice. Ci sta tutto e anche d'avanzo.
Però mi viene da pensare a quel qualcuno che, stanco... termina il "Suo percorso", e poi inevitabilmente a quando la "stanchezza" prenderà anche me...
Allora chiudo gli occhi... e vedo che niente cambia perché mi sento serena... non ho paura, e penso che anche Altri se riuscissero a raggiungere una tale consapevolezza, proverebbero una sensazione simile...
Dopo tante e tante "bracciate", approdare ad una spiaggia e finalmente riposare.



venerdì 18 luglio 2014

LENTI COLORATE


All'ultimo controllo il mio oncologo me l'aveva chiesto quasi a bruciapelo. Aveva appena terminato di stilare la lista degli esami per la prossima volta...
"Voi, volontarie che qui tastate un po' il polso a tutti, che ne pensate, anzi che cosa vi riferiscono i pazienti... insomma, come si trovano?"
Certo non avrei potuto sostenere il contrario di quello che ogni volta "raccoglievo"...
"Beh... in verità un po' di lamentele ci sono. Le attese sono assai lunghe", "Ancora... eppure facciamo l'impossibile...".
E anche Lui aveva ragione, lo sapevo bene, ma la realtà si scontrava con l'opinione generale.
Da una parte era vero... si aspettava molto, ma è altrettanto vero l'impegno da parte di tutti Loro per ridurre al minimo i disagi.
 Forse i pazienti... difettano di pazienza?... è quasi un gioco di parole ma rispecchia una verità.
 Chi è in una condizione di ansia e timore e vede il futuro nebuloso, cerca di affrettare i tempi nella speranza di arrivare ad una conclusione. Un po' come farebbe un funambolo sempre in equilibrio precario sulla fune, preso da una foga improvvisa e irrefrenabile. Ma in realtà un funambolo questo non lo fa, perché sa bene che non conviene farsi distrarre da niente e da nessuno, nemmeno da se stesso, e resta concentrato sull'azione, e l'unico pensiero è che ce la farà a non perdere quell'equilibrio che confermerà la Sua forza.
Ecco... quello che manca ai pazienti "impazienti", e che farebbe la grande differenza per Loro come per i medici che in questo modo potrebbero operare con la massima professionalità.
Difetta la "positività convinta" che mi piace immaginare come un paio di lenti colorate, capaci di far cambiare aspetto alle "ambientazioni" più opprimenti e buie. D'altra parte non è nemmeno cosa facile, essere sempre pimpanti e positivi, e anche quando la "ragione" avrà dato il meglio di sé, ci saranno sempre i comprensibili momenti di stanchezza.
Nel caso specifico, quando si è lì ad attendere, bisognerebbe sentirsi come a casa propria. Gli elementi ci sono, i volti sono quasi sempre gli stessi e ci si conosce tutti, e Tutti conoscono tutto, situazioni dolori e gioie, e se nel confrontarsi si riuscisse a vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, sicuramente tempo che passa e luogo che ospita, avrebbero un aspetto diverso, un colore rassicurante nei suoi toni smorzati.
Come dire... grigio perla con un tocco di rosa antico.







mercoledì 16 luglio 2014

UN "PASSATO" CHE RITORNA

Un' "avventura", una "bufera"... un momento buio, tutto questo passerà ma mai senza lasciare un segno. Magari resterà ben celato in un angolo remoto della Mente, ma ogni tanto verrà fuori anche se non esplicitamente chiamato.
La mia vita attuale e il confrontarmi con Chi è nel mezzo di un turbine di eventi e forti emozioni, non possono che confermare la veridicità di un passato che ritorna. Lo si può anche maledire, occultare come scheletro in un armadio, o addirittura... annullare nei discorsi come nulla fosse successo... tornerà, infiltrandosi anche attraverso un pertugio piccolo ed invisibile. Come può essere il subconscio, ad esempio... che si sa esiste ma la cui percezione non ha niente di fisico.
E così il passato ritorna nel sogno, come incubo o rimpianto, e in entrambi i casi lascia l'amaro in bocca perché non elaborato come si dovrebbe, un "lutto" che rallenta o frena un ritorno alla vita senza condizionamenti.
Si deve ricordare il passato ma nella maniera giusta, i momenti brutti non vanno considerati a se stanti, ma come tappe di crescita individuale, e se a ciò si aggiunge che niente è tanto terribile da non avere fine, si comprende bene come del passato restino, anche se non al massimo livello, solo le positività.
Posso parlare per me, è chiaro... ma anche il ricordo che ho, legato alla tanto temuta chemio non è poi tanto terribile. Avevo imparato tante piccole strategie per farmela andar giù, non so... preparare la maglietta da abbinare sempre al solito e comodo pantalone della tuta, oppure gli orecchini o il braccialetto giusti, che mi rendevano più "carina" e dall'aspetto meno sofferente. E poi al pomeriggio... una piccola "coccola", come un riposo tra lenzuola fresche cambiate al mattino prima di andare, una rivista da sfogliare... il pensiero sempre più reale a quando tutto sarebbe finito... per sempre, compresa la ricostruzione che mi avrebbe ridato ciò che con crudele prepotenza mi era stato tolto.
Eh già...gli esami non finiscono mai, era il titolo di una nota commedia di Eduardo De Filippo ed è diventata un'affermazione sempre valida ed attuale. Nella vita siamo sempre sottoposti a prove più o meno difficili e nella misura in cui ci riveliamo capaci di superarle dipende la nostra statura morale e la forza di andare avanti nel percorso che ci è dato.
 Alla base di ogni esperienza resta comunque basilare un atteggiamento mentale estremamente positivo, che spianerà la strada mentre ci lasceremo dietro tanti piccoli sassolini per ritrovare ciò che in un primo momento avevamo creduto perso per sempre... la Nostra vita fatta di certezze.



martedì 15 luglio 2014

SOGNI

Come gli occhi sono lo specchio dell'animo, così i sogni possono essere definiti la "via d'uscita" sul Nostro inconscio. Imparare ad interpretarli, significa conoscerci meglio e riuscire a dare un senso ad ogni gioia e turbamento.
Prima di questi ultimi quattro anni sognavo spesso, quasi ogni notte e ricordavo pure tutto, persino i particolari, compresi profumi e rumori.
Oggi non succede più o assai raramente. Per questo l'altra mattina mi sono levata con un vago senso di confusione... quando ci si disabitua a qualcosa e poi questa riprende, sei contento perché ci vedi il ristabilirsi della normalità ma nello stesso tempo c'è incredulità e disorientamento, come se dall'esterno guardassi tutto, ma capitato ad Altri e non a Te.
L'ultima volta che avevo fatto un sogno era stato alla fine delle terapie, in verità non proprio bello perché mi riportava al tempo del tumore stesso. All'improvviso quell'orribile "bozzo" era di nuovo lì, ad opporre resistenza sotto le dita... avrei dovuto di nuovo subire l'intervento... e poi la chemio! Mi accarezzavo i capelli, pensando che li avrei persi di nuovo... per fortuna però, avevo la parrucca... sarei stata "bella" come la "prima volta".
Al risveglio, constatando che la nuova realtà persisteva, mi ero sentita leggera e... contenta, al pari di Chi è riuscito a liberarsi di un fardello di sassi strada facendo.
Da allora di sogni certamente ne avrò fatti, ma non ne ho mai avuto il ricordo... forse era necessario che riprendessi del tutto in mano le redini della mia vita perché potessi riconquistare la consapevolezza di quella onirica. Evidentemente è stato così, man mano che il tempo è trascorso ho elaborato il lutto per la perdita di quella parte di me, ed ora mi sono ritrovata pronta a ricominciare...
E l'altra notte ho fatto un sogno... l'unica "persona familiare" però ero io stessa, le altre che si muovevano intorno erano note, ma non appartenenti alla mia cerchia di parenti. Poi era un po' giorno e un po' notte... poteva essere un'alba come pure un tramonto, e mi trovavo su un ponte non bene illuminato. Avrei voluto tornare indietro, alla mia casa... ma quei "personaggi" mi trattenevano con sorrisi e lusinghe. Mi lasciavo convincere ma mi sentivo inquieta...
Nel momento stesso che la volontà è riuscita a prendere il sopravvento... ho riaperto gli occhi, finalmente sveglia. Mi sentivo tranquilla ma non del tutto lucida... sgombrando poi di ogni pensiero la mente, ho rimesso insieme le "tessere" di quella storia apparentemente senza capo né coda... ho cercato di darle un senso. Aveva una certa drammaticità ma non poteva essere definita un incubo, forse era la "rappresentazione" del mio stato attuale... ancora su un "ponte" tra il passato che mi contende e il futuro che mi aspetta. Non tutto è chiaro e per questo scarsa è la luce e inquieto è l'animo.
Ma c'è comunque la "volontà"... alla fine dovrà pure prevalere e, superati gli ultimi imprevedibili scogli, allora sarà giorno davvero e completa lucidità di pensiero.
Con equilibrio e senza alcun condizionamento. Nessuno davvero.




domenica 13 luglio 2014

PAUSA E POI... RIPRESA

Saremmo sordi e stolti se non imparassimo la lezione che ogni volta  viene impartita dalla Vita.
Ci sono tragitti fatti di corsa con l'entusiasmo di arrivare, altri più lenti che consentono di meditare ed evitare gli inevitabili ostacoli, e poi ci sono le "pause"... per forza di cose perché l'essere umano stanca e pure si stanca. E non si può fare niente... bisogna fermarsi, accettare i limiti che la natura impone.
In un primo momento sembra aver perso il controllo di tutto, in particolar modo di sé... poi appare chiaro che conviene assecondare l'evento e aspettare che passi, e intanto va in opera ciò che si è imparato.
La presa di coscienza da parte mia di qualche trascuratezza, perché coinvolta in più vicende contemporaneamente ed anche occupata a venir fuori da momenti di disorientamento, è stata quella pausa forzata che solo per un brevissimo arco di tempo mi ha portato sgomento, ma subito dopo è diventata stimolo per ricominciare, riprendermi... e ritornare quella che ero, padrona di pensieri, tempo e volontà.
Torno a gestire tutto quanto e già da stamattina è stata... ripresa.
Ho telefonato ad alcune Amiche... alla signora "delle isole" sempre allegra, non la sentivo da Natale ed oggi era il Suo compleanno e questo non mi è sfuggito stavolta, anche se i miei pensieri erano altrove. Poi ho recuperato con la persona del messaggio "buon compleanno?", ho "coccolato" a parole un'altra tenera "compagna"... ho concluso con la solita telefonata domenicale all'Amica di sempre, un'autentica "guerrigliera".
E' tutto a posto... e già mi sento meglio.
Poi ho la mia "scrittura" e tanti progetti... con la tranquillità se mi sarà concessa, qualcuno riuscirà anche ad andare in porto.
Riprendo da dove ho cominciato... conta la Speranza. Crederci e condividerla.
Tutto il resto se c'è va benissimo, è una spinta in più... se qualcosa viene meno, ce la caveremo con quello che rimane.

sabato 12 luglio 2014

UNA CAREZZA SUL CUORE

Oggi c'è stato qualcosa che mi ha dato da pensare...
Penso che capiti a tutti, ma probabilmente non tutti si soffermano o se ne fanno un problema.
Per me che sempre procedo cauta e mi metto in discussione, questa cosa ha occupato i pensieri della mia giornata. Forse dovrò rivedere qualche mio atteggiamento, farmi più scrupolosa.
Ho ricevuto due sms telefonici... da due numeri diversi.
Il primo... "Non è un'abitudine ma una carezza sul cuore, sapere che ci sei". E il secondo, arrivato dopo un paio d'ore... "Buon compleanno?"
Il punto interrogativo di quest'ultimo mi ha lasciata perplessa, la persona che mi aveva inviato il messaggio, infatti ha compiuto gli anni qualche giorno fa ma io, presa dalla partenza dei miei figli, ho dimenticato di farle gli auguri. Ho pensato perciò subito ad un rimprovero garbato ma sentito nei miei confronti, però era anche vero che tra una settimana cadrà il mio di compleanno, e così si spiegava il punto di domanda, forse a manifestare il dubbio... sarà oggi?
Ed intanto sono andata in crisi qualunque fosse la motivazione. Penso di ricordare tutto e di essere legata a tutti... ma poi pecco di superficialità, non considerando a sufficienza la sensibilità di chi crede in ciò che dico e pare una promessa. Per sempre... gli Altri credono che sarà per sempre, quasi un legame indissolubile, perché quando ci si incontra in un certo modo e insieme si condividono pensieri, parole, confessioni tacite e timide paure... non può essere che per sempre. Poi per un motivo che nemmeno esiste, una parola un po' sopra le righe o una dimenticanza, il "filo" si assottiglia a rischio di spezzarsi per la delusione.
Sarà stata allora una coincidenza che entrambi i messaggi siano arrivati nello stesso giorno? In fondo il senso è lo stesso... una richiesta di attenzione, di affetto. Non è cosa a priori, ma solo "offerta" da me un giorno, quando decisi che sarebbe stato così.
Eh già... proprio una casualità. Ma non sono dopo tutto le coincidenze, messaggi che la Vita ci invia?... da interpretare, come Cuore comanda e Pensiero suggerisce.
Stasera di nuovo sono qui a ripensarci, perché succede quando si blocca qualcosa, so di voler andare andare avanti però mi sento inadeguata, come se le parole e le azioni fossero tentativi di mera illusione e nient'altro.
Nella mia casa, tornata "quasi" silenziosa, raccolgo le idee.
Sento un vuoto dentro perché desiderio e rifiuto della solitudine si contrastano, alla fine annullandosi.
Forse anche io ho solo bisogno non di un'abitudine ma di una carezza sul Cuore.










venerdì 11 luglio 2014

QUEL CHE LA MENTE PUO'...

Ciò che la Mente può, è a volte incompreso dalla Mente stessa... che sarebbe come dire, non siamo mai pienamente consapevoli delle Nostre capacità fino a quando non ci misuriamo con le stesse. E anche in questo caso qualche dubbio resta.
Guardo al passato recente e mi domando più volte come ho fatto io... mai capace di credere in me stessa... ad esserlo all'improvviso e poi riuscire senza gridare al miracolo. Se avessi attribuito del tutto il merito all' "imperscrutabile", al "soprannaturale"... mi sarei lasciata una scappatoia... troppo comodo, un alibi per nascondersi di nuovo e ignorare segni e "messaggi" della vita.
E senza quasi rendermene conto cominciai... e fu l' "epoca" del sorriso e dei cappellini... degli orecchini pendenti e delle 3 parrucche, quando fino ad allora avevo sempre sorriso poco, i cappellini ed orecchini pendenti li avevo detestati, e in quanto alle parrucche... mi facevano impressione persino quelle usate dai miei figli a carnevale. Ma la Mente può... e mi fece accettare tutto questo. Ed anche altro.
Alla fine della chemio mi fu detto... se talvolta ti sentirai sola e non capita, potrai sempre tornare... ed io non me lo feci ripetere, e dopo tre giorni ero di nuovo lì con la scusa di accompagnare mio padre. Si trattava di vera e propria "nostalgia", sia ben chiaro, non dell'ago che cerca disperatamente la vena o delle tre ore trascorse in completa immobilità, bensì della protezione, della comprensione che in quell'ambito non mi erano mai mancate.
Così non ebbe fine la mia "frequentazione" di quell'"ambiente"... così per chetare la nostalgia e ritrovare l'equilibrio presi ad aiutare gli Altri perché non perdessero mai la speranza. Quindi da un atto quasi egoistico venne fuori qualcosa di buono, un'opportunità doppia per così dire, che continua ancora oggi dal momento che è diventata una vera motivazione per continuare a... crederci.
Fece "colpo" questo mio atteggiamento, inusuale in chi a causa di "quel brutto male" se l'era vista brutta e "solo per un miracolo" l'aveva scampata bella... in un primo momento avevo cominciato a crederlo anche io, fino a quando ho visto Altri pure soffrire per quella stessa "nostalgia", e sentirsi meglio coi compagni di percorso condividendo con loro ansie e gioie.
Non sono stata perciò una "bestia rara"... ma delle tante un'anima che si attacca alla vita quando la sente sfuggire, e non la lascia andare via perché sa che tutto può la Mente quando... forte e lucida... prende le distanze.






martedì 8 luglio 2014

QUESTA VOLTA... UN SORSO D'ACQUA

Un sorso d'acqua nel silenzio della notte, e questa volta non c'è la luna da sbirciare, forse nascosta dietro qualche nube.
Ho appena riletto una pagina del mio diario virtuale... risale ad un paio di anni fa ma avrei potuto scriverla ieri o ancora domani, perché emozioni e pensieri sono gli stessi di oggi.
In fondo cambiano le vicende, ma se non succede ugualmente con gli esiti, c'è poco da mostrarsi diversi.
E mentre anche questo anniversario scivola via e da domani si ricomincia a contare, la Notte scende a riportare quiete ai miei pensieri e ristoro alla stanchezza di questi ultimi giorni.
Dovrò ricaricarmi a dovere per non venir aggredita dal fluttuare di stati d'animo contrastanti, in bilico tra Mente e Cuore continuerò a... cercare l'equilibrio per essere la "moglie" serena, la "madre" non apprensiva, l' Amica di sempre. E non è cosa semplice, sapete?... perché nello stesso tempo c'è da fare i conti con quel "domani" che senti fortemente Tuo, ma non sempre vedi chiaro.
Benedetta Mente... di continuo occupata nella ricerca di uno spiraglio di luce!

Con questa frase ieri avevo chiuso... ero davvero tanto stanca per continuare, d'altra parte quando con la positività non si è proprio al massimo, conviene sostare, respirare profondamente... resettarsi.
E stamani, dopo un inizio volenteroso ma "a rallentatore", ho raccolto le forze per andare, e una volta lì dove dovevo mi sono detta... è fatta, perciò si ricomincia.
Come al solito già nella sala d'aspetto qualche pausa... scambio di battute d'incoraggiamento, racconti e carezze. Poi per le stanze... i soliti volti, qualcuno nuovo... altri che ricordavo a mala pena perché di nuovo lì per la "nuova sfida".
So di ripetermi... ma le "storie" che si ascoltano sono veramente incredibili, raccontate con lucidità, a volte rassegnate, ma straordinarie tutte. E pensare che un tempo le avrei considerate "divagazioni da mitomani", perché non si spiega come si possa parlare del proprio dolore fisico, della paura che comunque mai abbandona, di una vita che  va solo per un senso... senza mai abbandonarsi alla disperazione. Magari a tratti compare una punta di rabbia, si ostina la caparbietà nel voler dare delle fattezze, un volto alla sofferenza, giusto perché addossare la responsabilità a "qualcuno" è molto più semplice e apparentemente "benefico", ma alla fine si ritorna sulla via.
E un sorriso ci scappa sempre... e un "grazie" reciproco non manca mai.













lunedì 7 luglio 2014

RICORDI E MENO... PAUSE

E un giorno capita... come oggi... di vivere momenti che impongono una pausa, che può essere di riflessione o semplicemente per prendere fiato e poi continuare ad... andare avanti.
Così col pensiero mi fermo, raccolgo le idee, mi chiedo se posso... ho il diritto o semplicemente appaio e sono poco credibile. Non che mi interessi il giudizio altrui, sono ben sicura delle motivazioni  che mi animano, però ho sempre timore del "troppo", insomma non vorrei strafare. Non si può entrare nella vita di Chi soffre con irruenza... servono i tempi giusti, e doverosi sono discrezione e rispetto, solo così si può essere certi di costituire una sorta di "dono" per Chi Ti accoglie e apre il Suo Cuore.
Questo cerco di non dimenticarlo mai, anche perché io l'ho vissuto sulla mia pelle e ricordo quanto desideravo l'altro e nello stesso tempo o in un momento immediatamente successivo rifuggivo dall'altrui attenzioni. E' così...  la malattia, la sofferenza "snaturalizza" la persona, crea una patina sull'anima, così che non sai più chi sei, che cosa vuoi, dove in realtà andrai a parare. No... questo non lo dimentico mai.
Ed è strano come i ricordi intervengano in queste pause forzate, in verità sempre meno frequenti per le tante "storie" vissute di riflesso con l'ascolto, alcune incredibili, ma tutte coinvolgenti emotivamente.
I pensieri riguardanti il mio passato di malattia si intrecciano quindi ai "racconti" del presente altrui in una specie di assonanza o similitudine che fa di tutto un'unica storia, ove quasi non si distingue più il "protagonista" e gli altri "interpreti" che calcano la "scena".
Qualche giorno fa ad esempio si parlava di coniugi loro malgrado coprotagonisti. Dopo un rapido sondaggio,  e in seguito a mie considerazioni su ciò che vedo e ascolto e pure per esperienza personale diretta col "mio coniuge"... posso dire che le mogli sono più pazienti ed accudenti, i mariti non reggono più di tanto... sono deboli di stomaco, di schiena e poi hanno sempre da fare, per cui tornano dopo quando tutto è finito, e bisogna pure ringraziarli perché fanno da "autisti".
Eh già... ricordo anch'io, quando mi operai mio marito non era fuori alla sala operatoria ad attendere la fine dell'intervento, non era presente neanche le volte che vomitai a causa della chemio, e se andiamo ancora più indietro neppure quando sono nati i Nostri figli. Arrivava sempre a cose fatte, col fiatone, sviscerando tutta la sua ansia, (e magari dovevo sentirmi anche in colpa) concludendo con un, "beh, meno male che è passato!" Ma io lo conosco, lo conosco bene, e so che questo suo atteggiamento è un modo per proteggersi, come voler indossare gli occhiali da sole per non ferirsi gli occhi che così restano in una penombra rassicurante.
Per me va bene lo stesso perché ciò che ci unisce è ben altro.
 Sono sicura di questo, lo so da sempre... e proprio oggi che festeggiamo i Nostri 35 anni di vita in comune, non possono esserci dubbi di sorta... siamo diversi, ma siamo insieme come le due tazze con cui facciamo colazione al mattino... grande per Lui, piccola per me.












sabato 5 luglio 2014

ANCORA?... EH NO, A QUESTO PUNTO...

A questo punto... meglio molto meglio, tacere. Scommetto che nemmeno Chi non c'è più a causa sua, approverebbe la scelta infelice di quell'aggettivo affiancato ad un termine che già da solo basterebbe... male incurabile.
Ancora?... anche contro l'evidenza dei fatti, pur in presenza di numerosi successi, come si può parlare in questo modo? Personalmente mi sento offesa e credo di non essere la sola.
Se consideriamo il dilagare nella rete dei tanti "cancer blog", e poi le numerose lettere aperte di malati ed ex malati di cancro, c'è proprio da dedurre che d'incurabile resta solo la mania di chi scrive tanto per far notizia, e che per renderla più roboante con un alone di mistero, usa un'enfasi che non dovrebbe... sempre che sia dotato di sensibilità e buon senso.
Nascono dal profondo del Cuore le espressioni di Chi soffre, sono portate avanti, sostenute dal forte desiderio di vita che mai abbandona, a tratti pure con rabbia e disappunto quando dell'"accidente" si guarda l'ingiustizia. Ma si lotta e si continua a... farlo, perché qui si parla di malattia e la cosa davvero si fa seria.
All'improvviso si viene a conoscenza che è morto Tal dei Tali. Punto e pausa. E già qui viene il dubbio e poi la domanda... di che cosa sarà morto? Arriva la risposta in modo "soft"... era malato da tempo. Il dubbio si dissipa  e anche se non è stato detto in modo esplicito... ad altro non si può pensare che non sia il cancro, e paradossalmente per Chi l'ha vissuto o lo vive la "cosa" non sgomenta più di tanto. Alla fine però, quando ormai la notizia è del "giorno prima", arriva la chiarezza e con questa l'orrenda definizione di "male incurabile". E qui si resta muti.
 Ma chi l'ha chiesta tanta precisione?...addirittura poi non ci sono cure!
 E chi parla e scrive, sa quello che dice e mette sulla carta?
Immagina almeno l'effetto devastante che sortisce nell'animo di chi si affanna per conquistarsi una giornata di vita che possa chiamarsi tale, trasformare ogni passo in avanti in una salita sul podio?
Finiamola una buona volta e lasciamo alla cronaca solo la notizia... qualche riga per informare. Chi avrà letto proverà dispiacere, commozione... riconoscerà meriti e talento, ma non chiederà altro perché dopo tutto la morte non è  uno "scoop", fa notizia fino ad un certo punto.
Riguarda Tutti, anche se non per Tutti uguale, ma proprio per questo... è noto... di continuo cerca solo l' occasione.







giovedì 3 luglio 2014

IL TEMPO

Tempo come dimensione o come quel qualcosa che senti scivolare addosso benigno oppure ostile?
Ed è ancora la Mente a gestire l'emozione provata mentre gli anni passano, volando come il soffio su una candelina.
E siamo a Luglio, un mese che vivo da sempre con intensità perché porta due date importanti.
 Quest'anno per me saranno 61, e per il "Nostro" matrimonio... 35.
 Due bei traguardi, non c'è che dire, considerati l'"accidente", l'"incidente", l'intero vissuto. Perché per nessuno è facile e per qualcuno è anche più difficoltoso vivere ogni momento, scoprirne il bello sempre e trovare il modo di metter "toppe" anche quando le toppe stesse scarseggiano e si devono scovare nei "cassetti" più nascosti dell'anima.
Lo scorso anno, all'indomani del mio compleanno ricominciavo a contare... 60 e 1 giorno, 60 e 2, 60 e 3, sempre col medesimo entusiasmo. Continuavo per la mia strada con la nuova consapevolezza, scevra di paure, senza necessitare di conferme... visto che me le davo da sola ogni volta che con lo spirito andavo giù e poi mi mettevo dritta con la determinazione di non deludere me stessa.
Nel confrontarmi con la sofferenza e la morte, pur essendo una mia scelta voluta ed accettata fino in fondo, venivo fuori da sopravvissuta, disorientata e a volte un po' triste. Poi... il Tempo con le sue vicende mi dava un'altra opportunità, che se da una parte appariva come "stoccata finale" dall'altra costituiva una vera e propria "sferzata"... e riprendevo ad andare come non mai.
E così pure per quanto riguarda la mia "vita in 2"... quante "Noi 2" ne abbiamo viste e passate!... e questo sin dall'inizio, anzi no... forse anche prima di cominciare. Ma abbiamo lasciato fare al Tempo, senza mai forzare la mano... se qualcosa di solido c'era, avrebbe resistito al suo usurarsi... magari con qualche graffio, scorticatura, però sempre in piedi. E alla fine è stato così... se sono trascorsi 35 anni e siamo qui a parlarne con oggettività serena, senza "strafare" in un senso o in un altro.
Al Tempo si attribuiscono difetti... è tiranno, impietoso... ma ha pure la generosità del "dono".
Equilibrio nella ricerca dei "mezzi" e consapevolezza che la "via" da percorrere è quella giusta.
E poi... lasciar fare a "lui"... e andrà tutto bene.





martedì 1 luglio 2014

E A SERA...

In quel momento della mia giornata davvero ritrovo me stessa, e da ciò che ho vissuto in quel breve arco tanto imparo.
Rivivo le vicende, empaticamente mi affianco alle "storie" ascoltate... ricordo i volti e le parole e penso a quello che potrò dire ancora per suscitare un minimo sorriso. Che io sia convincente con affabilità e discrezione, senza varcare quel limite di libera scelta, altrimenti rischiando di apparire non colma di speranza ma di illusioni ricca... oltre che saccente.
" Non mi sento affatto travolta da questa nuova corrente di ottimismo a viva forza...", mi è stato detto  stamattina, ed io a questo "preludio" di ben altro non faccio che pensarci... senza contare che sul momento ho fatto una gran fatica per trovare le parole giuste ed avanzare una proposta di "accomodamento". Ad un punto d'incontro siamo arrivate strada facendo, mentre le varie "informazioni" identificavano una situazione confusa e destabilizzante.
Perché si parla di "ottimismo" e alcuni si ribellano in quanto vedono la cosa tanto simile ad una dolce caramella alla menta per contrastare un forte mal di gola... quando si sa che ci vorrebbe altro per mandarlo via.
Diversa è invece la "speranza"... è guardare in faccia la realtà e mai occultarla sotto un cumulo di pensieri che allontanano dall'oggettività di giudizio che si mantiene sereno.
Così a quell'Amica che si dichiarava per niente "travolta dalla nuova corrente...", ho detto che in fondo ottimista lo era, perché anche se in un contesto non facile, non chiaro... altalenante, Lei continuava a... fare le cose di sempre, e in più pensando ad un "futuro" che pur non avendo le connotazioni di "rosea realtà", contemplava un "progetto". E la "gestazione" di un progetto di quel tipo, pensato... studiato e argomentato tanto serenamente non può che comportare un esito felice... non fosse altro perché, "... ti abitui all'idea" sdrammatizzandola e vedendola nell'ottica giusta.
Alfa e Omega in un cerchio che si chiude in maniera naturale... del tutto naturale.
E intanto per me... a sera, rivivere ogni storia, rielaborare ogni pensiero mi riconcilia col dubbio che diventa serena consapevolezza.