settembre

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martedì 31 marzo 2015

COMUNICARE... SI, NO... NON LO SO


Emoticon heart 
E quasi in volata siamo arrivati alla fine di marzo... ad una settimana dalla Santa Pasqua.
Stasera ultimo appuntamento del mese col G.A.M.A., ancora un altro a carattere informativo-didascalico...
La scarsa, il più delle volte assente comunicazione tra il medico di famiglia e l'oncologo. 
Che cosa compete al primo, che cosa al secondo... quanto ad entrambi in uno scambio di opinioni, se è più o meno presente la volontà di consultarsi per giungere alla chiarezza di un parere comune.
Intanto che cosa pensano i pazienti oncologici a tal proposito?
Oltre la metà giudica questo rapporto insufficiente, opinione condivisa anche dai clinici.
Oncologi e medici di famiglia non si parlano affatto o si parlano poco e questo pesa nella gestione della malattia, soprattutto dopo la fase acuta. Così si perde tempo e lievitano i costi.
Eppure non ci vorrebbe molto per sviluppare un adeguato rapporto fra oncologo e medico di medicina generale che potrebbe tranquillamente gestire il follow up del paziente, riservando la visita specialistica quando davvero occorre.
Non deve essere più un'utopia ambire a questa alleanza che ottimizzi l'assistenza e diminuisca i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica. Questo significa garantire al paziente oncologico una migliore qualità di vita, un'assistenza continua e tranquilla senza che avverta più di tanto il peso della malattia. Infatti è sempre più frequente riscontrare la lunga convivenza coi tumori, e non solo... anche il termine, "sopravvivenza" che a volte suona macabro, è sempre meno usato. Ci si avvia "felicemente" alla cronicizzazione di tale patologia, non un mezzo successo ma un vero traguardo, considerate altre malattie da cui non si guarisce, ugualmente vivendo e pure a lungo.
L'argomento presentato da un medico di famiglia e vivacizzato da alcuni interventi, ha preso quasi tutto il tempo previsto. Poi dieci minuti per informare dell'avvio progetto make up, a partire dal prossimo 2 aprile, ascoltare la canzone di Vallesi, "La forza della Vita" e rompere un gigantesco uovo di cioccolata, rigorosamente fondente, miniera di triptofano e buonumore.
Tutto ciò che serve a NOI, 048... con un pensiero fisso, per metà "accidentati" ma pure con una grande ed inesauribile voglia di vita.

lunedì 30 marzo 2015

I PICCOLI GRANDI MIRACOLI


Emoticon heart 
Vorrei vederci in certi accadimenti solo coincidenze, partire da un'ipotesi che nega, poi confermata da tesi lampante.
Ma non è così... per quello che mi riguarda non è mai...o quasi... così.
Per quanto la serenità non mi abbandoni e sia diventata per me un "abito mai dismesso", ammetto sottovoce che in alcuni momenti mi sento un po' vacillare.
Con l'approssimarsi di quel famoso traguardo dei 5 anni, vivo momenti alterni.
E se vengo dimenticata? Ma poi Chi e perché dovrebbe curarsi che per me sia tutto ok? Io sola devo aver memoria di me stessa, adeguarmi, preoccuparmi, fare tutto e ancora di più per una qualità di vita degna di tale nome.
Dimentica... e dimenticata, ma dalla malattia.
O mamma mia... quanti pensieri! E anche stavolta a Pasqua, i soliti turbamenti, come 5 anni fa quando ero in ansia prima d'iniziare la chemioterapia, e ancora 3 anni fa con la ricostruzione.
Ma non è lo stesso... mi dicono gli Altri, ma in fondo in fondo che cosa ne sanno gli Altri, tutto ciò che riporta ad una malattia come questa priva di un pezzetto di Vita... anche se non te ne accorgi, anche se non vuoi. Ma soprattutto ti rendi conto di aver perso la tranquillità, il senso di ogni cosa scontata ... la Pace con te stesso e l'equilibrio.
Ma poiché la malattia t'insegna che lo devi "riacchiappare" in fretta e tenerlo ben stretto per non soccombere, scopri altre strategie e cerchi ed infine trovi un punto fermo, qualcosa che certe volte intravvedi come un messaggio... preoccupati ma non più di tanto, può scordarti l'uomo non certo Chi è al di sopra di lui e tutto vede e sa. Tranquilla... vai avanti.
Nel giorno delle Palme... una telefonata quasi dal Cielo. L'ho interpretata così.
La moglie di un Amico che non c'è più, nell'aggiornare la rubrica del suo telefono, mi chiama per caso... subito non riconosce neppure la mia voce, ma quando capisce, si commuove e mi augura tutto il bene del mondo.
Con suo marito fu un rapporto travagliato... per natura non era di buon carattere, creò un equivoco che mi addolorò molto. Oggi proprio, quella telefonata che ho inteso come segno di profonda e definitiva riappacificazione.
Bellissimo messaggio, non credete?
Tra alti e bassi è trascorsa la giornata, arrivata la sera con la mia tazza di camomilla in mano rifletto per ritrovare la "pace" e pensare che un altro giorno ci sarà e non dovrà andare sprecato...
Non serve affannarsi... farsi prendere dalla stizza, poco aiuta proiettarsi a lungo nel futuro.
Io... ogni sera mi limito a pensare al domani immediato, ai frutti delle opere di Dio che coglierò e a quanto saprò seminare perché Altri facciano lo stesso. Soddisfatta o delusa prendo l'impegno a migliorarmi... con un seno vero ed uno finto non importa... sono "intera" dentro e solo questo veramente conta.
Dopo l'ultimo sorso di camomilla la tazza resta vuota, la poso sul comodino e chiudo gli occhi... penso a domani e la "pace" scende in me.
Le Opere dell'Amore.
Le opere dell'amore
sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai
il tuo amore con gli altri,
ti accorgerai della pace
che giunge a te e a loro.
Dove c'è pace c'è Dio,
è così che Dio riversa pace
e gioia nei nostri cuori.
Madre Teresa di Calcutta

domenica 29 marzo 2015

PACE E'...


Emoticon heart 
Ritornare a una realtà a misura d'uomo, nello specifico, tutta nostra... piccola quasi ristretta in cui ritrovarci. Potremmo andare alla ricerca dell'occasione giusta, ma a volte non ce n'è bisogno, basta una riflessione oppure un ricordo che poi ne richiamerà altri e saremo a quel che fu, e vorremmo fosse sempre.
Su due mensole della credenza "old America", ho in bella mostra la "casetta degli orsacchiotti"... al piano terra, la zona giorno... a quello superiore, la camera da letto. Una sorta di "diorama", curato nei minimi particolari... un mondo in miniatura.
Fu un regalo di mia madre per me... figlia adulta dall'"anima bambina".
Perché lei mi conosceva bene... come del resto conosceva gli altri figli, ma solo a me faceva regali del genere. Diceva che i figli si amano tutti alla stessa maniera, ed è vero, ma che ad ognuno ci si pone in modo diverso a seconda del carattere, della sensibilità, delle circostanze.
Mi faceva questi doni teneri, da "cartone animato"... e sapevano d'infanzia. Aveva vent'anni quando mi mise al mondo ed ero stata per lei "una bambola viva" con cui giocare e così aveva trovato il modo di sdrammatizzare lo "sconvolgimento" della sua vita. E mentre giocava... erano sue parole... rideva tanto e di gusto perché si sentiva contenta. Sua nonna, la mia bisnonna, guardandola scuoteva il capo e diceva, "ma guarda un poco chi doveva fare un figlio!", ma lei continuava a... ridere e giocare, prendendo il "buono" che la vita le aveva regalato... una bimba... una bambola viva.
Poi, naturalmente sono cresciuta, sono arrivati gli altri, ma per lei ero sempre..."a figghiarella mia", come diceva guardando le foto di me bambina.
Questo credo sia stato il motivo per cui mi regalò " la casa degli orsacchiotti", "il pulcino azzurro con il cappellino di paglia", "gli uccellini sui rami", questi ultimi, in particolare era andata a comprarli che già sedeva sulla sedia a rotelle... uno dei suoi ultimi regali.
Non so perché mi sono trovata a parlare di questo, alla fine il preambolo risulterà certamente più lungo di ciò che volevo dire... pensavo alla pace, ma del resto non è forse quello "stato beato" che nasce dai sentimenti concreti, quelli autentici e veri?
Ahimè, purtroppo non sempre sono così, al contrario poco duraturi... ecco... solo quello materno è oggettivamente l'unico sincero.
Persino in una coppia felicemente collaudata è difficile che entrambi amino alla stessa maniera, non fosse altro che per le differenze caratteriali, poi ne vedi altre che a colpo d'occhio appaiono "strampalate" o "mal assortite" , uno è succubo dell'altra o viceversa... e viene da chiedersi, perché?
Ed anche nelle amicizie o in qualsiasi altro tipo di relazione...
Ed è meglio fermarsi e non andare oltre, il discorso diventerebbe importante e difficile, esteso soprattutto, se toccassimo etica e politica e tanto altro ancora.
C'è da chiedersi alla fine... perché tanto affanno, se già l'individuo non è in pace con se stesso?
Non sarebbe meglio un unico Sentimento, universalmente valido a tutti i livelli?
Sarebbe l'Armonia... e allora perché no? Quanta responsabilità ha sempre e ancora quel Libero Arbitrio che tanto mortifica e poco giustifica?

sabato 28 marzo 2015

MI RICARICO...


Emoticon heart 
E' come facessi a passo veloce una camminata nel parco, e tornata a casa sentissi una grande spossatezza.
Così mi sento ogni volta, ma non desisto perché mai stanca. Spossatezza fisica non è stanchezza interiore... perché basta un po' di riposo e si dimentica la fiacca temporanea e restano i benefici riportati dall'esperienza.
E per questo è un po' di tempo che quando ho i due turni settimanali in ospedale, nel pomeriggio resto a casa. 
Ho bisogno di recuperare energia, o forse è meglio dire... ricollocare quella che ricevo al mattino, elaborare per trasformarla in "positività di alto livello". Un'impresa, in verità, non molto semplice.
Di ogni incontro bisogna asciugare lacrime... chiarire pensieri... sfrondare paure, lasciando "viva e luminosa" la speranza. Con le risate spontanee... perché ci sono anche quelle... le parole giuste "meditate ed espresse" simultaneamente... il darsi "appuntamento" che è di per sé speranza spicciola a pronto uso.
Ricordo i "miei inizi"... tutte le volte che mi veniva consegnato il foglio con la data della terapia seguente... ero così contenta che avrei fatto salti di gioia se non fossi stata in quel momento imbambolata. Pensavo... tra 21 giorni, 3 settimane... ok, se l'hanno detto e scritto, sicuramente c'arriverò a quella data. E per tutto il tempo mi "incaponivo" a mantener fede all'impegno, farcela per rispettare "quell'appuntamento".
Così ora... prima di congedarmi da qualcuno, chiedo sempre... quando ci vediamo? Mi viene detta la data, e rispondo... allora ti aspetto, vedi di non mancare.
Non mancherò... è la risposta, e ce la mettiamo tutta per non mancare. E vale anche per me... non posso deludere né tenermi tutta l'energia, la forza, la carica che ricevo quelle due volte a settimana.
Stamane, dopo tanto davvero, ho incontrato una "compagna di percorso" con Suo marito... quel marito che più o meno quattro anni fa, mi definì un "generatore di corrente" che si ricarica mentre produce elettricità.
Ricordi?... gli ho chiesto. Mi ha fissato, e risposto... più o meno.
Sai... ho continuato... lo rammento sempre quando mi sento un po' scarica. Allora... mi stacco da "certi pensieri", mi collego con questo "comune sentire", e immediatamente... "mi ricarico".
E' semplice... vivo una nuova dimensione della vita, quella che non avrei pensato. Non ho cambiato la mia esistenza, la realtà che vivo è sempre la stessa... ho mutato solo gli orizzonti.

venerdì 27 marzo 2015

QUANDO E' ANCORA PIU' CRUDELE


Emoticon heart 
Rileggo i miei scritti di quasi 5 anni... alcuni li passo velocemente, altri inducono alla riflessione e mi regalano una "perla" in più... altri ancora riportano ricordi e volti mai dimenticati, e come per magica connessione hanno il pregio di unire il passato col presente, per analoghe situazioni e ovvio sentire.
Mi è capitato sotto gli occhi il punto in cui parlavo di quella rom, Margheta... qualcuno di certo ricorderà...
Quel giorno l'avevo trovata in lacrime. Cominciò a suo modo a raccontarsi, erano talmente tanti i motivi per cui piangeva che accavallava i fatti, rendeva confusa la sequenza temporale, incomprensibili le parole nel suo difficoltoso italiano. Si capiva davvero ben poco. Una cosa però la spiegò in maniera chiara. L'uso presso la sua tribù di emarginare le donne con i capelli corti, considerate delle poco di buono, figurarsi poi come potevano essere viste quelle addirittura senza capelli. Lei piangeva per questo, "Tutti schifano me..." diceva. "Margheta... e una parrucca... che dici?", "No, no, no... troppi soldi... io non averli", e giù altre lacrime.
Mi venne così, non ci pensai più di tanto, "Te la do io la parrucca... la vuoi?"
La risposta non poteva essere che una e quella fu... anche se le avevo detto che era una parrucca bionda e con la sua pelle olivastra, insomma... poteva anche stonare un po'. Comunque smise di piangere..."Dio ti deve dare tanta salute..."
Beh, quella non la rifiutavo ovviamente, e poi mi chiesi, chissà se quella parrucca...
Non andai oltre, non mi diedi risposta.
Mi dispiaceva... ammalata in terra straniera, con tanti problemi e pure il rischio di finire "lapidata a parole" dalla propria gente. Il giorno dopo la trovai seduta a terra all'entrata dell'ospedale... mi aspettava, anzi aspettava me e la parrucca promessa. Gliela regalai.
Tre settimane dopo la rividi...
"Oh, signora Maria! Quanto piacere tu fai a me, tu sei venuta a trovare me..." La salutai mentre lo sguardo andava alla testa, avrei dovuto a quel punto farle una domanda ma mi trattenni. Dopo quattro cicli di "rossa", giunta alla terza infusione di Taxolo le erano davvero rimasti quattro peli dietro la nuca, mentre una tenera peluria comincia a spuntare sul resto del capo.
Avrei dovuto farle quella domanda, ma a che cosa sarebbe servito? L'avevo messo in conto... non ero poi così stupita.
Margheta stava col suo foulard... annodato sapientemente... e la parrucca?
Non le chiesi niente, avevo intuito... andava bene lo stesso... in un modo o in un altro le era servita. Forse per qualche giorno non era stata costretta all'elemosina, aveva potuto non pensare al degrado della sua esistenza... chissà...
La malattia per lei era già una condizione umiliante, magari per un po' era stata serena... poteva anche essere, lo speravo almeno.
Con Anastas, barbone bulgaro, incontrato qualche settimana fa in reparto, ho rivissuto le stesse emozioni. Il poveretto, alla prima terapia per un tumore orofaringeo, era accompagnato da un sacerdote che mi ha mostrato le foto della casa di Anastas... chiamarla casa è davvero un eufemismo... una sorta di grotta con spazzatura ovunque... cartoni sovrapposti come materasso e giornali per lenzuola. Una candela in una lattina... una fioca luce per non inciampare.
Quando gli ho messo davanti la scatola con le caramelle, ne ha preso una manciata... anche se per quello che aveva non sarebbe riuscito a mangiarle. Non era in grado neppure di parlare... ha bofonchiato qualcosa, forse un "grazie".
Mentre andava via, è entrata l'infermiera...
Meglio spalancare la finestra... qui non si respira.
E in silenzio sono uscita anche io.

giovedì 26 marzo 2015

UN SOLO GIORNO PER ASCOLTARMI



Emoticon heart 
Oggi sono stata a casa da sola... ma proprio sola. Anzi, pardon... sola con Biù Biù.
Partiti i figli, non c'è stato per mezza giornata neppure il loro padre, ed io ho avuto ore da gestire a mio piacimento, nei tempi lenti ed accomodanti per me.
Devo dire che, sapendo della cosa già da qualche giorno, ero entusiasta... avrei vissuto quel breve arco di tempo come una vacanza, senza orari fissi. Avrei potuto leggere e scrivere quanto volevo, mangiato quando lo stomaco l'avesse richiesto... fare insomma ciò che di solito relego ai ritagli di tempo e senza regole imposte.
Questo era il fantastico "programma"... poi è andata in altro modo ed ho capito che "giocare alla single" non fa per me.
Del resto anche da bambina non reggevo troppo a lungo quello che era "fare alle signore", mi sentivo finta e tornavo ad essere quella che ero, alle prese coi ritagli di giornale, i fumetti di Walt Disney e i libri illustrati. Così mi sentivo bene, adeguata, mai annoiata e senza mal di testa, cosa che invece mi prendeva negli altri momenti.
Considerate le due esperienze, sono arrivata ad una sorta di conclusione...
Non siamo solo corpo o mente o animo... ma tutte e tre le cose insieme, e sono talmente connessi tra loro da poter essere considerati una cosa unica.
Questa unione di fondo è innata e vitale e quando, perdendone la consapevolezza, si tende forzatamente a modificarla, ci viene a mancare qualcosa di fondamentale che riguarda la Nostra vera natura, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Ovvero, ce ne accorgiamo dopo col disagio che consegue il non vestire i "propri panni".
I cosiddetti "disturbi psicosomatici" in gran parte dipendono dal conflitto in cui portiamo mente, animo, corpo... essi devono essere sinergici per il raggiungimento del benessere. Se è vero che col tempo si va incontro al "cambiamento", questo deve riguardare tutti e tre contemporaneamente.
Il corpo non mente mai e dà i segnali che qualcosa nella mente e nell'animo non va... come pure nella mente si pone l'ansia per un dolore fisico improvviso o la paura che grava sull'animo angosciandolo.
Alla fine ognuno è quel che è in "questo insieme" che potenzialmente tende all'"armonia". E se armonia è raggiunta... benessere sarà.
Questo giorno da "single per caso" si conclude, e mi torna in mente una frase che mia figlia ha ripetuto più volte quando sentiva lamentarmi per la fatica domestica...
Mamma, se hai scelto di essere una mamma, vuol dire che solo la mamma potevi fare.
Mi sa che c'aveva azzeccato.

mercoledì 25 marzo 2015

IL CUORE NON BATTE SOLO PER SE'


Emoticon heart 
Diciamo che un po' le ossa me le sono fatte, non mi meraviglio di nulla anche fosse la reazione più strana ed inaspettata, però... quando volutamente si scherza (?) nell'interpretare un pensiero e soprattutto un termine, ci resto male. Si intende, non per me ma per l'offesa a quella "parola" e al pensiero che ne esprime il senso.
Va bene che l'umanità è quella che è, pochi valori malfermi, egoismo e pure cattiveria, ma condannarla del tutto negando la possibile compassione, a me sembra il massimo del disfattismo e dell'arroganza.
Eppure un cuore in petto ce l'hanno Tutti. Un cuore costantemente al lavoro per tenerci in vita. Funziona tutti i giorni, senza riposo e ferie... a tempo indeterminato pur senza contratto.
Non batte solo per sé ma per tutto il corpo, è strumento di vita sempre al servizio.
Dovremmo prendere esempio dal Cuore ed imparare a comportarci di conseguenza. Per onorare la vita, accogliendola sempre disponibili verso quel Tutto cui apparteniamo.
Di qui... la "compassione", il "patire insieme" sperando di "gioire insieme" poi.
Il Cuore è un miracolo.
Può essere generoso, affaticato e stanco, malato, gioioso e sano, vulnerabile e potente al tempo stesso. Ma in ogni caso continuerà il suo lavoro, per dare vita alla Vita.
E' una certezza... se in questo momento penso e scrivo, è perché lo permette il cuore.
Il Cuore è intelligente e saggio.
Ce lo ricorda con il suo costante battito.
Concediamogli di essere "generoso", e non soffriremo più perché trasformati e migliorati sotto l'impulso di quella stessa generosità.
Alleviamo pene e fatiche di un Cuore sofferente e vulnerabile, e nei momenti buoni esprimiamo gratitudine ed entusiasmo con la potenza del Cuore.
In ognuno di Noi ci sono le risposte di cui abbiamo bisogno, c'è tutta la saggezza necessaria.
Invisibile ma presente è sempre lì, grande maestro a suggerire e sostenere. Basta seguirlo... non c'è da pentirsene.

martedì 24 marzo 2015

UNA RELAZIONE COMPLICATA


Emoticon heart 
Prima del fine settimana, dovrò provvedere.
Ho dato un'occhiata... siamo agli sgoccioli.
Non voglio trovarmi come quella volta che eravamo agli inizi della nostra relazione, un rapporto non proprio di "amore odio", piuttosto... "dipendenza psicologica".
Oddio... non è che fosse solo pensiero, magari era pure vero che senza avrei potuto avere qualche problema, certo è che ben presto diventò preoccupazione e conforto, rassicurazione fino ad essere certezza.
Insomma, è inutile negarlo... questa sorta di relazione complicata mi ha aiutato per quasi 5 anni. Non so che cosa sarà dopo di "lui", non voglio pensarci e spero che alla fine si comprenda che non abbiamo bisogno più l'uno dell'altra.
Già, la nostra... tra il FEMARA e me... proprio una relazione complicata.
Sin dal principio lo guardai come fosse a me ostile, fui costretta a lavorare duramente con la mente perché mi convincessi di quella forzata convivenza.
Sapevo che avrebbe rubato il resto della mia femminilità mortificata, eppure dovevo accettarne la presenza in uno dei cassetti della credenza in cucina.
Ogni mese me lo portavo tra le mani dalla farmacia a casa, come un tesoro prezioso... certo come avrei fatto senza?
Non so quante volte me lo avevano detto, mai... non dimenticarlo mai, per non dimenticarlo, sempre alla stessa ora. E ogni volta, prima della scadenza
il FEMARA viaggiava dondolante in una busta biodegradabile, spesso in compagnia di quattro vasetti di omogeneizzati ed una scatola di pastina primi mesi (dolce nostalgia del "mio pastino" di chemioterapica memoria).
Quanti problemi diede questo FEMARA nei primi tempi!
E non certo per gli effetti collaterali, a parte le caldane, che comunque con le sudate stagionali o meno, andavano a scontrarsi, confondersi e sublimarsi in frequenti cali di potassio e fiacca a volontà.
Cominciai ad assumerlo timorosa in quell' ottobre, dopo l'ultima chemio, questo "antiaromatasico" che avrebbe dovuto tener quieti i miei estrogeni.
"Non leggere il bugiardino!" mi avevano intimato, ma io disubbidiente... ma no, forse curiosa o ancor più desiderosa di saperne ancora per aver meno paura, cominciai a leggere, ma mi fermai alla prima piega di quella larga "fisarmonica". Si, meglio non leggere... e per magia... nessun disturbo... niente di niente.
Poi, questo "benedetto" mi procurò per un malinteso un disagio relazionale, e in un periodo di ferie a tutti i costi, una difficoltosa, sudata reperibilità. In seguito, tutto tranquillo... abbiamo ogni anno rinnovato questo patto reciproco di accettazione e solidarietà.
Oggi, prima di prendere l'ennesima pastiglietta, piccola, del colore del sole, giravo e rigiravo tra le mani la scatola bianca e bordeaux tanto familiare. Ormai fa parte della consuetudine, mi appartiene come il periodo da quando tutto cominciò...
Chissà come la prenderemo "entrambi" quel giorno che saremo costretti a lasciarci...
E' ancora presto però per pensarci.
Ho mandato giù con un sorso d'acqua il FEMARA... per oggi ero a posto.
Ancora una volta d'accordo e tolleranti.

lunedì 23 marzo 2015

DIALOGHIAMOCI

Emoticon heart 
Se ci si mette d'impegno, difficilmente si riesce.
Quante volte validi motivi, incomprensioni varie ed equivoci hanno portato a dire... mettiamoci a tavolino e parliamone. Poi qualcuno se l'è defilata perché non gli conveniva, ostinato nelle sue ragioni oppure temendo che fatti e prove lo smentissero.
A tavolino. 
Sarebbe un impegno serio, e la serietà spaventa come spaventa il pensiero che l'esistenza ha una durata limitata e bisogna sapersi relazionare per vivere e in alcuni casi, almeno sopravvivere.
Si comincia dalla famiglia... anche in questo ambito pochi possono affermare che tengono davvero a capirsi tra loro, tanti si limitano, esagerando ed esasperando le situazioni, a lamentare il fatto che non si sentono capiti.
E perdono del tempo prezioso, e non si curano di recuperare e vivere meglio in armonia.
Succede poi per caso o necessità che la famiglia, forse non volendo, si ritrovi riunita se non a tavolino, intorno ad una tavola per il momento conviviale.
Potrà bastare una semplice parola per dare inizio ad un "discorso generale" che presto assumerà la dinamica del dialogo.
Una situazione di fatto, comune a Tutti verrà condivisa secondo prospettive diverse, sviscerando sofferenze, offrendo soluzioni... in breve tempo il "problema" assumerà le connotazioni di un "non problema", ridimensionato ristabilirà fiducia, porterà l'esito ottimale di annullare qualunque risentimento verso Noi stessi e gli Altri. Tornerà in un certo senso a circolare linfa vitale tra persone dello stesso sangue che avevano dimenticato di esserlo.
Nuova Vita, quindi... e questo solo per aver mostrato disponibilità all'"ascolto".
Farà bene a Chi parla e a Chi ascolta... entrambi acquisteranno altra nuova consapevolezza, se ce ne sarà stato motivo... ecco il "perdono reciproco", una sorta di "assoluzione" per qualunque azione scorretta, vera o soltanto percepita come tale.
La famiglia... come abbozzo inconsapevole di auto-mutuo-aiuto... alla scoperta di una soluzione quando c'è un bisogno o risentimento.
Soluzione spesso evidente nel perdonarsi e perdonare, come chiave dell'amore e della gioia del momento presente.

domenica 22 marzo 2015

COMPRENSIONE E COMPASSIONE


Emoticon heart
Mi va di fare riferimento come sempre al mio vissuto, quello recente soprattutto. A partire da quando ogni cosa pareva stesse crollando, come un castello di carte con tanta fatica poste in equilibrio.
Odiai la sorte con me così crudele, provai infinita tenerezza per la persona debole che sentivo di essere.
Ebbi poi pietà di "quella donna"... e se ho enfatizzato un tale sentimento e virgolettato le due parole, è per mettere in primo piano il brusco cambio di un atteggiamento.
Smettevo di comprendere la paura, l'ansia e il pianto continuo... e mi distaccavo dalla persona che mostrava tutto questo. Entravo nell' "abito mentale" di un'altra che aveva deciso di lottare per continuare a... Vivere.
E all'improvviso tutto apparve meno cattivo... il mondo intorno e gli uomini. Questi ultimi sorridenti e non indifferenti, e se tristi sicuramente con un problema o sofferenti... come me.
Perché possiamo essere diversi, ma i Nostri cuori battono allo stesso modo, e poi abbiamo gli stessi sogni e desideri, come pure le medesime ansie.
Con questa consapevolezza potremmo smettere di criticare, giudicare, catalogare caratteri e comportamenti. Saremmo comprensivi e capaci di compassione... di partecipare al sentire degli Altri, qualunque esso sia. Compassione per ogni essere che incontriamo, anche sconosciuto perché rispettosi di quella esistenza e fiduciosi nel suo atteggiamento.
Non sarà buonismo, tanto per non essere giudicati di conseguenza... bensì ricordare che non si può mai dire, perché non si può mai sapere... che cosa c'è dietro quel volto afflitto o arrabbiato, dentro ai silenzi prolungati o al contrario che cosa vuol nascondere una logorroica presenza.
E' la compassione la capacità di immedesimarsi nella condizione dell'Altro, dopo aver cercato di capirne i sentimenti del momento... andare oltre le credenze e l'apparire.

sabato 21 marzo 2015

SOLO QUALCHE GIORNO DI INTENSA FELICITA'


Emoticon heart 
E anche la novità del cestino con altra "dolcezza" è ben accetta. Oggi è stato il secondo giorno, e devo dire... si afferma con successo. Tante piccole e consentite opportunità di scelta, offerte in modo colorato e contenuta allegria, attirano, riappacificano con la coscienza, e alla fine divertono pure.
Incuriosiscono particolarmente i piccoli "messaggi di speranza" che vengono letti e condivisi con i compagni di terapia e inducono alla riflessione e non solo. Riportano pure al ricordo di momenti vissuti con straordinaria vitalità. Stranamente sono quelli di giorni recenti.
Si chiama come me l'Amica conosciuta stamattina... Lei dice di avermi notata qualche volta mentre passavo nel corridoio, ma io non la ricordavo.
Una caramellina sugar free alla menta e un fiocchetto rosso, questo da leggere subito. E mentre la compagna di stanza leggeva il proprio ad alta voce, Lei lo faceva in silenzio sorridendo.
Se guarderai la luce, vedrai l'ombra dietro di te... era il primo, quello di Maria invece... passerai per i giorni più tristi e solo così potrai riconoscere quelli più felici quando arriveranno.
La mia felicità l'ho avuta e riconosciuta... ha esclamato, e la figlia che era lì, non ha saputo trattenere le lacrime.
Per una recidiva al polmone dopo sei mesi ha ripreso con le terapie, è tranquilla e serena...
I giorni felici non le sono capitati, li ha cercati e ha voluto condividerli con tutta la sua famiglia... figli, genero e nuora, tre nipotini. Un viaggio, tutti insieme all'estero sotto le feste di Natale... interamente pagato dai genitori-suoceri-nonni, insomma da Lei e suo marito.
Avevo terminato tutti i cicli di chemio, compresa la biologica e in più la radio, abbiamo voluto festeggiare la fine di un'avventura, tutti insieme perché insieme vissuta. E' stata una bellissima vacanza, goduta intensamente. Con mio marito c'eravamo detti... ma si, facciamola una follia, si spendono soldi per le malattie, perché non per un viaggio che sia pure scacciapensieri? E ci siamo imbarcati in 9, felici e contenti. Ora... questa sorpresa. Va be, voglio intenderla in questo modo... la felicità non è mai abbastanza soprattutto dopo certe storie, quest'altra parentesi ci autorizzerà a prendercene dell'altra.
Un altro viaggio, magari in un posto anche più lontano, per qualche giorno ancora di intensa felicità.

venerdì 20 marzo 2015

E PER FORTUNA ... C'E' SEMPRE UN PAPA'

Emoticon heart
Stanotte ho dormito poco e male. Sarà stato per qualche pensiero volante e amarezza latente, mi sono svegliata più volte e anche se immediatamente riaddormentata, nel dormiveglia sentivo una forte pressione sulla fronte.
Non erano ancora le sette che i miei occhi si sono aperti, così che il suono della sveglia dieci minuti dopo non mi ha colto di sorpresa.
Penso di essere diventata come gli uccelli di una volta che cominciavano l'attività canterina quando era chiaro, questi di oggi, al contrario li trovo nottambuli...cinguettano anche con l'oscurità.
Il mattino, quindi si presentava con poche nuvole, luce sufficiente ed io mi decidevo a stropicciare gli occhi e svegliarmi definitivamente.
"Mary... hai sentito la sveglia?" , l'Amore della mia Vita credendo fossi ancora addormentata, voleva in questo modo destarmi, moderno "principe azzurro" che nel suo ruolo si avvale non del "bacio" ma del "rimbrotto".
Così mi sono alzata e quasi a tentoni con la testa pesante e gli occhi semi appiccicati sono entrata in bagno... poi, in cucina a preparare caffè e tè per NOI DUE.
Colazione solita, chiacchierata rapida... breve elenco delle "faccende" del giorno.
Bacio con bacio, e ognuno al suo da fare.
Per me subito una telefonata rimandata dalla sera precedente, dopo sarei andata dal parrucchiere, insolitamente di mattina perché nel pomeriggio era previsto un impegno.
Avevo deciso per questa settimana tutti sospesi i tuffi al cuore, i nodi in gola... un figlio partiva e l'altra arrivava. Come al solito. Una cosa del genere, questo "andirivieni" destabilizza un pochino, non fai in tempo ad abituarti ad uno stato che c'è il cambiamento. Mi conforta il pensiero che sia un utile esercizio per ritemprare mente e spirito... almeno spero.
Ho cominciato così a fare "training autogeno" per moderarla questa "benedetta" ansia, gestirla al meglio e addirittura trasformarla in qualcosa di nuovo, estremamente innovativa "ansia ottimistica". Non è facile per niente, la Vita è fatta di sfide continue e questa è un'altra, tra le più semplici, è vero e d'altra parte non posso sentirmi vittima per una cosa così.
Devo arrivare bella diritta, a "petto in fuori", almeno per quello che resta, fino a lunedì.
Allora... tanto per cominciare oggi è stato il 19 marzo... San Giuseppe. Nessuno della mia famiglia diretta porta questo nome, tranne un cognato... ma questa è un'altra cosa. A San Giuseppe un dì è stato assegnato il titolo di "papà esemplare" e quindi a "giusto merito" da allora nel giorno che lo ricorda vengono festeggiati tutti i padri. I papà di figli grandi e quelli che lo sono da poco... i padri severi e i dolci ed arrendevoli... i padri soli.
Proprio Tutti.
All'Amore della mia Vita... al Padre dei miei figli, oggi solo Francesco ha dato un bacio... così al volo, ormai è un uomo in quell'età in cui gli slanci sono contenuti... più in là tornerà a quelli immediati. Dare tempo al Tempo, è capitato anche a me ed ora non ho più reticenze col mio... di padre che una volta quasi "temevo".
Mia figlia, invece non vive più con noi, e poi Lei è per la "sostanza" non per le "apparenze"... e va bene lo stesso. Il papà è sempre papà anche senza "baci".
Ecco, questo è stato un buon esercizio per il mio autocontrollo... focalizzare l'attenzione sulla giornata odierna... l'occasione e il suo significato... personalizzarla... riflettere sul tutto.
Poi nel pomeriggio... NOI DUE che non siamo solo genitori ma ognuno persona diversa, abbiamo preso indirizzi diversi... Lui ai suoi hobbies ed io all' impegno previsto.
Al termine della serata poi a casa.
Seduti sul divano... l'Amore della mia Vita da un lato, Io dall'altro e Biù Biù al centro che, soddisfatta rosicchiava il suo ossetto.

giovedì 19 marzo 2015

COME LE NOCI

Emoticon heart 
Scrivo sempre di getto, un po' di cronaca e tanto di sentimenti.
Stando così le cose avrei dovuto in questo spazio limitarmi a qualcosa di molto simile ad un cartello, tipo... chiuso per restauro, o meglio... per bilancio. Alla fine ho optato per un... torno presto.
E sono qui, come ogni sera... anche stasera. Stanca e un po' amareggiata, con qualche pensiero in più per qualcuno cui voglio bene.
Non sapevo veramente come cominciare, poi ho pensato ai pensieri dell'ultima buonanotte, e mi decido... da quel cestino foderato a quadretti prenderò una noce tra le tante noci, ché a parlare di una lo si fa per tutte.
Prenderò una noce e la terrò nel pugno chiuso. Sono stanca e un po' arrabbiata per i vari pensieri, le sorti ingiuste e i piagnistei inutili, una fatica che non finisce mai e una gratificazione che se non la cerchi, tarda sempre ad arrivare. Stringo forte quella noce quasi a farmi male, ma forte forte, e le due dita centrali hanno un crampo, di riflesso la mano si apre e la noce resta nel palmo, perfettamente integra. Lo è pure quando cade a terra, perché inavvertitamente giro la mano per massaggiarne il dorso.
E' "tosta" la noce, non è che si rompe così facilmente... a volte resiste anche allo schiaccianoci, e ci vuole forza e decisione, costanza e persino rabbia. Quest'ultima però solo raramente, ed è una fortuna.
La rabbia non è sempre un bene quando va oltre il consentito, stravolge gli equilibri, confonde e fa star male.
Rompere una noce è un'impresa... rientrare dalla rabbia, lo è ancora di più.
Il Cuore è affaticato, gli arti sono stanchi... livore per tanto accanimento.
Tutto per una noce. Non mi piace vedere la noce sotto questo aspetto.
Meglio immaginarci Tutti simili a tante noci, magari un guscio per due metà, scavate nel mezzo e una piccola vela di carta velina issata su ognuna.
E poi Tutte Insieme varate al largo, verso un orizzonte che non conosce confini.

mercoledì 18 marzo 2015

E SEMPRE DOLCEZZA SARA'

Emoticon heart
Dopo un iniziale ma moderato disappunto, mi sono accomodata la cosa mentalmente. L'ho fatto come al solito, parlando a me stessa... con domande, risposte e soluzioni.
Va be, dai... mi sono detta... niente è immutabile e le situazioni cambiano, e poi il punto di partenza è giusto, quello di vista impeccabile. Un ragionamento che non fa una grinza...
Credo di aver suscitato abbastanza curiosità, per cui oltre non vado.
Si sa che Noi volontari nell'attività del mattino in reparto distribuiamo "dolcezze" di ogni tipo, è altrettanto noto che qualche incontro fa il primario ha tenuto una sorta di lezione su come alimentarsi in modo giusto e sano. Tra le varie notizie, accorgimenti, consigli e suggerimenti, veniva sottolineato più volte quanto fosse dannoso l'abuso degli zuccheri soprattutto raffinati, complessi, elaborati.
Quindi ieri sera siamo stati invitati a non portare caramelle e similari, bensì magari se proprio non potevamo farne a meno... mandorle, noci e pistacchi.
Bontà e ricchezza in polifenoli e antiossidanti.
Ottima idea... ma come idea, però metterla in pratica, un bel problema. Al di là del costo di un certo rilievo...
Come distribuire le mandorle già sgusciate senza perdere di vista l'igiene?
E con le noci... come si fa? Portare uno schiaccianoci, neanche a pensarlo... e poi vuoi mettere il fracasso e il lancio di schegge per i gusci schiacciati?
Coi pistacchi, idem... spargimento di scorie e pellicine ovunque.
Niente da fare, ma qualcosa si doveva pensare.
Ubi maior, minor cessat... e le regole vanno rispettate, magari un tantino accomodate, anche perché andare a mani vuote non si può, l'approccio con un piccolo "dono" è più facile, se poi ha "colore" e viene offerto con "motivato amore", il risultato è sicuro... hai fatto centro.
Così, dopo un rapido consulto abbiamo deciso che ognuno si sarebbe regolato a proprio modo.
Tornata a casa, mezza idea mi era venuta... prima di andare a dormire, c'è stata l'altra metà... ma stamattina prima di andare, tutto rivoluzionato perché mentre facevo colazione lo sguardo è andato al cestino delle noci sul tavolo in cucina. Grande folgorazione... ho deciso che avrei portato quello ma non con le sole noci, buone ma un po' rustiche nell'aspetto... c'avrei aggiunto una manciata di caramelline colorate sugar free e una decina di fiocchi di tenerezza, rossi e blu.
Avrei poi ad ogni persona motivato la curiosa "novità", perché per far accettare un prodotto si deve essere convincenti, altrimenti... che ne parliamo a fare? Viene catalogata come l'ennesima stranezza, giusto per... tanto non tocca mica a loro... e così via.
Un po' di timidezza all'inizio ma poi è andata, ed è stato pure divertente.
Del resto in quel cestino foderato a quadretti bianchi e rossi, simbolicamente c'era tutto ciò che occorre per un' "avventura" come la Nostra...
Qualche parola da dire ed ascoltare, giusta dolcezza e molti antiossidanti.
E tutto insieme... per quello che è possibile... in serenità con qualche sprazzo di contenuta allegria.

martedì 17 marzo 2015

CIO' CHE FA BENE...


Emoticon heart 
Al Cuore, alla Mente e ben si concilia con la salute del corpo.
E' scientificamente provato, l'Arte in generale può costituire una valida terapia di supporto per le malattie croniche.
Questo il tema di stasera all'incontro del G.A.M.A.
Dipingere, scrivere, saper suonare uno strumento musicale aiutano moltissimo in un percorso difficile. Distraggono dal "problema", danno notevole impulso all'autostima.
Provare per credere... all'epoca mi cimentai anche io, e francamente penso che gran parte del merito per cui sono ancora qui, e non solo pure a tale livello di determinazione, sia da attribuire a quelle quattro righe iniziali, scritte in modo semplice quasi infantile. Fu la riscoperta di qualcosa che avevo dentro e mi piaceva... un rompere il ghiaccio che mi stringeva... un salto nel vuoto. Ma funzionò, e da dilettante allo sbaraglio senza alcuna pretesa funziona ancora, se riesco a trasmettere qualche piccola emozione.
La Pittura è anche assai catartica... impone astrarsi da qualsiasi contesto e in cambio regala leggerezza d'animo e pensieri, oltre la bellezza di un'opera che ha sempre un profondo significato, soprattutto per Chi l'ha realizzata e in essa riconosce dolori, ansie e turbamenti, e poi per un meccanismo di difesa da questi prende lucida distanza. E ne trae giovamento non solo immediato.
Stasera Arte in tutte le sue espressioni, e dopo la Pittura, Scrittura anche la Musica, con l'ascolto di 3 brani musicali... Debussy, Tchaikovsky... il "Valzer dei fiori" è uno di questi.
Ricordi ed emozioni condivise, che hanno ancora una volta dimostrato quanto ogni risonanza possa essere diversa, essendo unica e non replicabile la persona.
Un "Notturno" che riporta all'amore per la notte o al valore del silenzio che l'accompagna... una "Marcia" che incalza e destabilizza o mantiene su di tono l'umore... un "Valzer" che fa sognare o riporta semplicemente ai ricordi dell'infanzia.
Tutto comunque sentito a pelle, seguendo il ritmo del proprio respiro... la Vita che è, il "privilegio" di esprimersi attraverso i "linguaggi" dell'Arte e goderne.

lunedì 16 marzo 2015

... CONTINUA

Emoticon heart 
Un sogno, un desiderio, magari un pensiero... che cosa continua?
Potrebbero essere tutti e tre insieme, un qualcosa senza nome, perché fusione astratta ma non tangibile... eppure vera.
Come Chi sogna, desidera e pensa, e aggiungerei pure, spera. 
Non ha grandi pretese, pensa volentieri al positivo... desidera una normale quotidianità... sogna di vivere a piccoli passi ma per una lunga strada. Spera solo questo, lo speriamo Tutti Noi che per un momento abbiamo quasi visto "volar via" leggera, sia pure con pieghe predefinite a perfetto "origami", la vita Nostra.
Provai questo io, quando pensai che non avrei avuto più il tempo per diventare nonna, e non sognandolo più... cominciai a sperare che quell'evento doloroso fosse stravolto.
Perché, no?!... poteva anche essere, e fino ad ora almeno, così è stato. Nonna, non lo sono ancora ma continuo a... pensare, desiderare e sognare di diventarlo. Mi proietto al futuro, e in quel verbo... continuare... ci sta tutta la magia della speranza, che da sostantivo astratto femminile, diventa la prima virtù che permette di vivere, anche coi venti contrari.
Tale consapevolezza, raggiunta per volere divino o bontà della sorte, vorrei tanto condividere con le persone che so in questo momento vacillanti nella fiducia di arrivare fino alla fine del percorso, di farcela insomma.
E' vero, non è facile soprattutto quando si è giovani e all'improvviso si vede la propria strada sbarrata... come un passaggio a livello chiuso troppo presto che stenta ad essere riaperto, o ancor peggio, un macigno su binari perfetti.
Tanti sogni interrotti, programmi a metà... figli piccoli o adolescenti che si teme non veder crescere...
Se mi soffermo a pensare, ho i brividi e un nodo mi stringe la bocca dello stomaco. E sono sentimenti contrastanti, profondo senso di ingiustizia... voglia di non pensarci più, ma non per vigliaccheria bensì pudore.
Provo quasi vergogna a parlare e scrivere di speranza... mi chiedo se non sia illusione, quella che offro gratis, del resto la linea tra le due è proprio sottile...
ma Chi lo può dire...?
L'Illusione parla al passato... la Speranza al presente, questo si vive e continua a... contare.

domenica 15 marzo 2015

LA "PICCOLA FELICITA'"

Emoticon heart 
Ovvero quella certa, di sicuro effetto e a piccole dosi. Arriva anche se non la cerchi ma solo se sai ben guardare. Tra i mille affanni, i dolori che non mancano, le delusioni che accompagnano... è sempre presente, ma bisogna essere attenti e grati.
Grati vuol dire pure essere contenti di ciò che si ha, è sufficiente anche il minimo di tutto, e non si guarda intorno, e al futuro si pensa quel tanto che basta per continuare a... esserci. Poi si vedrà. E sarà tutto un "programma" a Noi destinato in cambio di quella gratitudine incondizionata, messa in atto costantemente. Sarà la Nostra essenza, rafforzerà la consapevolezza che nella vita sono presenti le cose buone ma pure quelle negative, ma se non si apprezzeranno abbastanza le prime, inevitabilmente si finirà imprigionati dalle seconde come fossero le sole, e si perderà il bene del presente.
E' un po' quella che si suol definire la teoria del "bicchiere mezzo pieno", un'espressione antica ed obsoleta che però bene rende il concetto dell'accontentarsi. La "piccola felicità" e il suo "grande valore".
Questa è la filosofia di Mario che ieri a stento ho riconosciuto, ma Lui ha riconosciuto me, e quando offrendogli la caramella ho chiesto quale gusto volesse, mi ha risposto... e che non lo sai, io accetto tutto.
Già, accetta tutto... sempre e senza condizioni.
Un giorno arrivò in reparto seduto su una sedia a rotelle... aveva tanti capelli e pure i baffi, non era magrissimo ma appena un po' robusto, fino ad ora ha fatto 18 sedute di chemio e non si sa quando lo "stop" per Lui ci sarà. Non lo avevo riconosciuto perché adesso è tutt'altra persona... come si può ben immaginare... ma, tranquilla... mi ha detto... anche all'ufficio postale, non volevano pagarmi il vaglia, l'impiegata diceva che non ero io. Va be, lo volete sapere meglio di me? Mi ha guardato allora in faccia e finalmente ha detto, ho capito tutto.
Mario raccontava e quasi rideva... con lo sguardo senza accorgermene sono andata alle stampelle appoggiate al muro.
Non mi reggevo in piedi, avevo dolori... ora cammino, con le stampelle è vero, ma solo quando vado fuori, in casa mi appoggio alle pareti. Che voglio di più?
Mi alzo presto al mattino, sono abituato perché ero un fruttivendolo, alle cinque e mezzo stavo ai mercati generali... ora non ho merce da vendere ma luce e vita da riacquistare. Va bene così, sono contento lo stesso. Tanto lo sai, accetto tutto.

sabato 14 marzo 2015

SONO DISPIACIUTA...

Emoticon heart 
Di questa giornata porterò nei miei sogni solo due parole... sono dispiaciuta. Non proferite da me, ma ascoltate e meditate. Serbate tra i ricordi del Cuore.
Non smetterò mai di stupirmi di fronte alla capacità di grande forza dell'essere umano.
Come pure mai mi abituerò alla gioia e gratificazione immensa che percepisco sempre inaspettate.
Quel che semino strada facendo senza volontà e indegnamente porta frutto.
Sinceramente, stasera i sentimenti sono confusi... mi sembra quasi di essere tornata ai tempi della chemio, quando dall'euforia, dalla certezza di essere a un passo dal traguardo, tornavo rapidamente indietro al dubbio, ce la farò?
Si sa, il cancro non è un'influenza, una tonsillite... pensi passerà, può passare anche senza cure... una tonsillite, ma il cancro no, e anche quando la persona "di cui ti fidi" assicura, "va bene, non preoccuparti che ne sei fuori", devi lavorare molto su te stessa altrimenti continuerai a...esserci dentro fino al collo fino a sentirti sommersa... definitivamente.
Ma per un istinto, detto di sopravvivenza, si reagisce, non si può "finire" senza combattere, e si sceglie la lotta... ad oltranza. Ognuno con le armi che vuole... io guardando negli occhi di Chi prova la mia stessa pena, quella ostinata... fatta non solo di dolore fisico.
Ma è assurdo, si dirà, e forse è vero, ma io so che così sto bene e supero ogni paura, comprese quelle del dolore e della morte.
Oggi ho incontrato M. Rosaria, mai vista prima... due occhi tra il disincanto e la rassegnazione, un sorriso da bambina. Da 17 anni combatte una battaglia con 3 "cancri"... sono parole sue.
Subito siamo entrate in sintonia... mi ha raccontato la Sua storia ed il presente con tanta speranza nel futuro, a 49 anni è già nonna e vorrebbe veder crescere la nipotina.
Hai già dato... le ho detto... basta così. Smorza la tristezza che hai negli occhi.
Certo, hai ragione... mi ha risposto... solo che, sono dispiaciuta...
Non arrabbiata e nemmeno stanca, Lei... è solo dispiaciuta. Mentre parlava le lacrime facevano capolino, ma svelta le ricacciava indietro perché... era solo un "po'" dispiaciuta.
Mi sono sentita talmente piccola che a brevi e lenti passi indietro avrei voluto uscire non vista... l'ho salutata con un bacio e Lei mi ricambiava con un... "sei dolce e pazientosa". Proprio così... pazientosa, e anche se italiano corretto non è, un complimento più bello non potevo aspettarmi.
Così, ancora una volta mi convinco... mentre vado, riesco a far spuntare qualche tenero sorriso e germogliare una pur debole speranza. Lo faccio... strada facendo, perché comunque devo continuare a... camminare.
Non lo so, stasera sono confusa, chissà...
Quel che conta alla fine però è ciò che sono, e capisco bene che io sola posso conoscermi a fondo, perché ho pianto lacrime che altri possono unicamente immaginare.
Per questo mia nuova Amica, le tue, appena accennate mi sono entrate dentro, come gocce di pioggia sottile le ho sentite negli occhi, sulla mia pelle e mi hanno rinnovata, rassicurata...
Ce la farai anche questa volta, e anche se gli eventi un giorno dovessero smentirci, non importa, perché avrai saputo da sola, trovare quella forza "speciale" che solo a Noi, esseri speciali, è dato conoscere.

venerdì 13 marzo 2015

COME UN BUCANEVE

Emoticon heart 
Stasera partirò dalla fine... l'immagine. Rende bene il concetto essenziale di ciò che sto per dire.
Un timido bucaneve che a fatica viene fuori, spunta dalla coltre bianca. Tutto intorno è deserto e resta a capo chino... forse, aspettando la primavera.
Oggi mi è capitato di guardare una nota trasmissione in cui un marito sottoponeva al giudizio dei presenti l'atteggiamento e la conseguente decisione della moglie a rifiutare le cure per un ritorno della malattia.
Cinque anni fa un tumore alle ovaie... intervento, chemio e radio, poi tutto tranquillo e sotto controllo. Ecco che dopo il "canonico periodo di sopravvivenza" compare un nodulo al seno, è la recidiva. Siamo sotto Natale, Lei torna a casa con la diagnosi, trova il marito che sta addobbando l'albero e non se la sente di parlargli della cosa. La notte, Lui si sveglia e non la trova accanto a sé... è nel bagno e sta piangendo. A quel punto Lei non può più nascondere nulla e gli fa leggere il referto. Ai due crolla il mondo addosso, crolla per la seconda volta, e per giunta dopo i cinque anni che dovevano rappresentare la "certezza".
Un nuovo intervento e il nodulo viene rimosso, però è necessario sottoporsi ad altra chemio. Lei si rifiuta, dice che è stanca e non si sente pronta, non vuole rivivere nulla del passato... effetti collaterali, umilianti trasformazioni del corpo che se pur temporanee le porterebbero via forze e identità femminile. A niente valgono le suppliche del marito che giura essere disposto a tutto pur di non perderla. Lei è ostinata... vuole vivere giorno per giorno come niente fosse... partirebbe subito per quella crociera tante volte progettata e mai fatta.
E' un braccio di ferro tra "due posizioni", entrambe rispettabili ma "personalissime", anche se a ben vedere sembrano convergere ed intrecciarsi. Lui... parla col Cuore e di "sentimento", Lei... è più razionale, talmente lucida che crea sgomento. Eppure, ragione e sentimento sono presenti nei loro discorsi insieme, il primo ama ed è consapevole che senza cure il rischio per sua moglie è alto... questa si ama e non vuole soffrire, vuole sfruttare al pieno la vita che le resta.
Fino a che punto si può amare e non perdere lucidità, o al contrario essere razionali da non tener conto della sofferenza di chi vuol bene?
E' un "dramma interiore" ma con due o più protagonisti, i cui convincimenti non sono in assoluto giusti né sbagliati, perché appunto personali.
Forse bisognerà seguire più il Cuore, senza pensarci troppo... non resistere agli eventi e invece agire andando incontro ad essi, così naturalmente.
Come fa il bucaneve, appunto... piano piano sfida il gelo, piano piano si fa strada... vede la luce e poi resta a corolla in giù. Solo bianco intorno, ma pure tanta luce.

giovedì 12 marzo 2015

PREGHIERA E NON SENSO DI COLPA

Emoticon heart 
Ogni volta che per qualcuno tra "quelli che contano" il percorso si fa più difficile, ecco in me più presente quel "senso di colpa".
Non faccio niente che contrasti il codice morale, mi addolora la sofferenza dell'altro, e pur consapevole... è come se non mi sentissi perfettamente "integra". Perché vorrei... Dio solo sa quanto... che per Tutti fosse come è stato per me, che ancora non so come e quando finirà la mia vita, ma comunque ho gioito per questi 5 anni. Un dono nel dono... una meraviglia, quasi un miracolo. Basterebbero già, dal momento che non è la durata dei giorni ma la loro qualità a decretare il "valore" di una vita.
Cerco di vincere questa strana e a volte dolorosa sensazione, so che non devo esserne dominata, altrimenti mi martellerà come una punizione che mi infliggo senza motivo. Così ci ragiono su, mi adduco "scusanti" e poi chiedo aiuto... perché per me è più facile se sono credente.
Prego... e ad un tratto mi pare una "scorciatoia" per quietare la mia coscienza, mettere l'animo in pace... come dire, non posso fare altro, mi affido e pensaci Tu.
Con poca convinzione... giusto per scrupolo?
Forse è così, e tutta questa fede neanche mi appartiene se non sempre riesco ad andare oltre e impedire al "senso strano" anche solo di affacciarsi.
Ma succede, perché ci sono momenti nella vita che segue questo genere di "storia" in cui si realizza, pur da credenti convinti di non riuscire più a pregare come si è sempre fatto, eppure se ne sente il bisogno non fosse altro per cercare rassicurazione e ritrovare energia.
E il "Padre Nostro" ritorna nei miei pensieri attuali e nei ricordi di allora, quando arrivavo a metà e non riuscivo a proseguire... e se tutto fosse stato inutile?
Cominciai così a parlare con Dio, e dove non arrivò la formula, raggiunsero l'intento le parole semplici e il pianto. Non fu tutto inutile.
E ora... ora che faccio, mi perdo per un senso di colpa... senza aver colpa alcuna?
Immagino di guardarmi allo specchio... e dire a me stessa, Ti perdono perché ora in questa vita, nuovo dono, fai del Tuo meglio.
Comincerò così, a pregare tutti i giorni e anche più volte al giorno... e sempre arriverò fino in fondo.

mercoledì 11 marzo 2015

BELLA...? FORSE ANCHE DI PIU' (seconda parte)

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Make up... e ancora make up, per tirarsi su come è stato già detto, quando l'immagine allo specchio racconta la sua verità, e per chi guarda è tutt'altra.
Occorre conciliarle in un onorevole compromesso che alla fine poco peserà se accomodante e vissuto con disinvoltura.
Senza arrivare ad eccessi ed estrosità che sia pur bellissimi a pochi sono concessi, prendiamo in considerazione le scelte più comuni... la parrucca, il foulard, il cappello. Con altri accessori e il trucco che evidenzi gli occhi, qualunque sia il colore, disegni le labbra e illumini l'incarnato, costituiranno un nuovo look, il "lasciapassare" a tempo determinato per la sopravvivenza.
Così, vivendo in modo giocoso e quasi normale un periodo che non lo è, i mesi trascorreranno in fretta e tutto sembrerà molto meno.
E' già passato quasi un anno, pensai quando misi insieme parrucche ed orecchini pendenti per conservarli... mi riservai però una "postilla", magari se ne avessi avuto voglia, almeno gli orecchini... indossarli? Chissà...
Da allora, sono quattro anni, non l'ho mai fatto e non solo, neppure li ho guardati.
Durante questa mia esperienza che va oltre quella personale, ho ascoltato tante storie che hanno lasciato intendere una grande varietà di scelta, abbinamenti, strategie a breve e lungo termine. Parrucca per nascondere ad occhi indiscreti e non essere sottoposte a giudizi sia pur compassionevoli, in casa a pelata scoperta o con una leggera bandana o un cappellino... e ancora, velate sciarpe
sovrapposte a creare piacevoli trasparenze o variopinti foulard intrecciati, legati a turbante.
Ricordo ancora Marcella, la chiamavo la "signora pakistana" perché ogni volta che aveva la terapia indossava un "caftano" diverso con sciarpa abbinata che lei stessa si acconciava a turbante.
E anche ultimamente ho incontrato una paziente in tailleur morbido e capo coperto da foulard messi insieme intrecciati e adorni di piccoli strass... che dire, una favola! Sembrava sfilasse da modella. Eppure tante volte è stata mandata a casa per il valore basso delle piastrine, ovvero... non è che stesse sempre su e con tanta voglia di... ma ha cercato ugualmente di contrastare, per quel grande desiderio di vita che alla fine è il supporto più grande per vivere e non solo "tirare a campare".
Ieri sera molte di Noi dopo il video hanno raccontato la propria esperienza di trucco e parrucco, qualcuna alla recidiva addirittura aveva avuto un atteggiamento totalmente opposto alla prima volta, segno evidente di crescita interiore molto forte.
Una testimonianza bella che ha preso tutti, tanto da meritare un lungo applauso è stata quella di una bambina di 10 anni che ha raccontato come la zia, scomparsa recentemente, tenesse molto a truccarsi ed essere bella...
"... a casa abbiamo ancora i trucchi di mia zia, non ha fatto in tempo a consumarli tutti, lei ci teneva molto ed era sempre bellissima. E piaceva a tutti i ragazzi..."
Come non applaudire a quella bimba sorridente?
Così ricordava di sua zia la bellezza degli occhi... occhi dell'azzurro più azzurro che c'è.

martedì 10 marzo 2015

BELLA...? FORSE ANCHE DI PIU' (prima parte)

Emoticon heart
Ovvero... quando tutto manca, quello che hai creduto essere la Tua forza, convincimento ad oltranza... devi scavarti dentro, studiare le più azzardate strategie per sopravvivere. Anzi vivere, e pure alla grande.
All'incontro col G.A.M.A. stasera lezione di make up... come "tirarsi su" e vedersi ugualmente bella... se non di più.
Chi si trova a dover vivere l'esperienza della chemioterapia, va in crisi con la propria immagine e ben presto vede persa l'identità.
Per quanto più volte abbiamo detto che tutto va come deve andare, lasciare che vada in un certo modo, senza fare da "protagonista" comporta il rischio di sentirsi "vittima", sconfitta ancor prima di combattere, quando invece occorre ricorrere a tutte le armi possibili. La "guerra" è lunga e tante sono le "battaglie".
Foulard o parrucca, bandana o cappello... addirittura "pelata scoperta", in qualsiasi modo purché sia per libera scelta e di questa soddisfatta.
E non è solo questione di testa, ma pure di volto, pallido e spesso smagrito... un paio di occhi da valorizzare, orecchie da ornare, labbra secche e screpolate da idratare e far colorite.
Come un'opera d'arte recuperata da un "uragano", con l'intento di riportarla allo stato iniziale. A volte è difficile che torni come prima, ma molto spesso può diventare ancora più bella. Mancherà pure la "cornice" originale, ma il "dipinto" sarà quello che conta. Si tratta di convincersi che si può, è un'"opportunità" anche questa... giocare col proprio aspetto e sentirsi persino "artisti" a pieno titolo.
Eh già, quante belle storie da raccontare...

n.b. Questo è il video offertoci in "dono" all'incontro...
"LEZIONI DI BELLEZZA", a cura dell'Associazione Medicare Onlus-Catania

lunedì 9 marzo 2015

NELLA SUA ESSENZA... DONNA

Emoticon heart 
Un referto tra le mani e tante lacrime negli occhi... tante davvero da far pensare di aver letto male.
Avevo letto bene, purtroppo.
Era un 8 marzo... che casualità! Celebrare il giorno della "festa della Donna" salutando, indesiderato ospite, un tumore al seno. Il danno e la beffa.
Sono passati esattamente cinque anni da allora, e se provo a rivivere il tutto e a rivedere la mia persona nel suo insieme, non mi riconosco. Non la riconosco neanche se vado ancora indietro, ad anni prima quando mai avrei pensato di ammalarmi di cancro.
Timida... timorosa... per niente autonoma avevo rinunciato agli studi universitari gettando vigliaccamente la spugna. Mi ero convinta che avrei potuto essere solo moglie e madre... vivere di riflesso all'ombra di un uomo.
Ogni tanto sentivo ribollire qualcosa dentro, ma poi ci pensavano gli altri a spegnere ogni fiammella. Erano per me solo "fuochi fatui".
Ripensandoci oggi mi viene proprio da ridere...
Troppo tardi per recuperare in un senso, comprendo però quanto... tolto il "peggio"... la malattia mi abbia regalato.
L'affermazione di me stessa, una sorta di autodeterminazione come persona.
Perché una donna è prima questo... una persona, con la Sua dignità e la giusta aspirazione di essere apprezzata per se stessa, le Sue capacità e modo di relazionarsi. Basterebbe già questo per gratificarla, se poi c'è il lavoro che la mette al pari di un uomo può ben dire... Vivo per me... Basto a me stessa... per opere e in pensieri.
La rinascita mi ha visto appassionare a letture con la Donna come protagonista.
Da Ibsen a Sibilla Aleramo, a Alda Merini e De Souza.... dal teatro alla narrativa, non tralasciando la poesia...
*"Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto! Tutti si accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici. Ognuno portava la sua menzogna, rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose, quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole quasi, di fronte alla paurosa grandezza del nostro atterrare."
*"... per quello che siamo, per la volontà di tramandare più nobile e più bella in essi la vita, devono esserci grati i figli, non perché, dopo averli ciecamente suscitati dal nulla, rinunziamo ad essere noi stessi."
**( gli asterischi riportano a brani tratti da "Una donna" di Sibilla Aleramo.)
CI SONO DONNE...
E poi ci sono le donne donne.
Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perché non sai
quanto gli occhi di una donna possono trovare
scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po' ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.
- Alda Merini -
DONNA
Nel tuo esserci l'incanto dell'essere.
La vita, tua storia,
segnata dal desiderio di essere
semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti,
come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia
la macchia dell'indifferenza,
della discriminazione, dell'oppressione...
in te l'amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l'affetto più puro
che mi fa uomo!
- Eliomar Ribeiro De Souza -
Una donna può essere moglie e madre ma non deve sentirsi solo tale, finirebbe frustrata e in quanto tale la Sua condizione peserebbe sull'intera famiglia e in particolare proprio sui figli, più deboli e delicati... da proteggere ed amare...
Una donna, nella Sua essenza supera ogni atavico retaggio, qualsiasi specie di schiavitù... non ha bisogno di dimostrare nulla, ha in sé le peculiarità per essere la persona che desidera.
E' una Donna... con l'orgoglio di esserlo.