martedì 15 novembre 2016

ANA


Una delle poche fra le persone incontrate che sia riuscita a farmi piangere. Ana. Sdraiata su un fianco, gustava il suo panino. Se lo gustava proprio con soddisfazione...
Vuoi una caramella?
Si, grazie...
Come ti chiami...? Ana.
Dai tratti somatici e dall'italiano tutto suo ho capito che era una straniera. Mi sono allontanata per consentirle di finire. Qualche parola scambiata con le altre due compagne di stanza e poi...
Grazie per la caramella, eh...?!
E stavo per uscire, quando non so perché qualcosa mi ha riportato indietro, forse un'espressione gentile. Certo, una bella frase da parte sua...
Sei stata brava a darmi la caramella.
Perché? E' solo una caramella. Se non rendiamo dolci questi momenti, che cosa resta? So quanto si soffre e quanto possano pesare certe giornate trascorse qui.
Tu... sai? Come... sai? Perché sai?
E le ho raccontato il come e il perché. Da lì è stato tutt'uno che fosse lei a dire di sé.
Una storia dolorosa ma pure di gioie condivise e felicità finalmente conquistata. Un passato con un uomo del suo paese, manesco e ubriacone da cui non si era separata per amore della figlia. Poi, una volta che questa si era sposata, preso il coraggio a due mani era fuggita e di lui non aveva saputo più niente fino a qualche tempo fa, quando aveva appreso che era morto. Da cinque anni vive con un altro uomo di altra nazionalità, ne è diventata la moglie e con lui sta condividendo l'esperienza del tumore...
E' una persona speciale. Un gran lavoratore, mi ama e mi rispetta, io non pensavo... non ero abituata... pensa...
Ti voglio raccontare che cosa è successo quando mi sono caduti i capelli. Io li avevo lunghi, molto lunghi. La dottoressa mi aveva avvertito e consigliato di tagliarli, io ho detto... no. Guarda che poi piangi. Io ho detto, no. Così una sera, dopo la doccia ho cominciato ad asciugarmi la testa, e all'improvviso sono venuti via tutti insieme quelli centrali, come fosse una parte dello scalpo. Io non ho pianto, ma avevo voglia di gridare e mi sentivo un fuoco salire verso la faccia. L'urlo si smorzò in gola, mio marito mi sentì lo stesso e arrivò di corsa. Che succede... ? Mi guardò e fu lui a piangere mentre mi accarezzava la testa. Poi, asciugandosi le lacrime, andò a recuperare un bustone che contenesse i capelli raccolti dal pavimento. Lui li raccolse. Insieme superammo quel momento.
Solo quel giorno l'ho caricato di un peso, poi ho voluto essere da sola per tutto. Coi medici, con i miei problemi. Io devo vivere la malattia. La supererò, e se non sarà così vuol dire che per me doveva andare così. Si muore una sola volta, così come si vive una volta sola. Non si può stare a piangere per una cosa tanto naturale. Sono giovane, ma succede anche a quelli più giovani di me... e allora?
Ana parlava, ed io ascoltavo e sentivo un nodo stringermi in gola. Certi incontri lasciano senza parole. Sono lezioni di vita. Ed io sto imparando ad esistere.

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