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venerdì 30 giugno 2017

DI FRONTE ALLE ASSURDITA' DELLA VITA...


Ammutolisco e penso. Poi cautamente mi muovo, perché un tempo non lontano decisi che avrei riempito di fiori la mia esistenza, vivendo di speranze ma non illusioni.
In questi ultimi giorni, forse perché mi sento un po' più fragile, però preciso... pura e semplice sensazione, mi ritrovo a soffermarmi sulle "righe storte" della Vita, e non riuscire sempre a leggervi in mezzo. In pratica resto all'evento e a malapena auspico l'esito finale felice, rapida lo tocco e "fuggo" per timore di essere smentita.
Bene, più volte ho affermato di sentirmi una 048 in stand by, ora ne sono ancor più convinta con l'aggravante di essere precaria ob torto collo e oltre misura senza quel codice rassicurante. Non fai in tempo ad abituarti ad una condizione, o ad accomodartela alla meglio, o ancora per certi versi a decidere una linea di condotta, che qualcuno o qualcosa viene a stravolgere l'esistenza.
E dopo uno "sgradito ritorno" con aggravante, e una "cosa seria" che si aggiunge a un fatto già grave, già da me l'altro giorno eventi definiti come assurdità della vita, oggi mi si presenta una storia che pare un "dispetto" per capriccio di quella suddetta Vita a dir poco bizzarra per sua natura.
Una giovane coppia dopo un lungo periodo di convivenza e la nascita di un bambino decide di completare con un "anello" il cerchio perfetto dell'Amore che unisce. Quindi data fissata e preparativi, grande entusiasmo e gioia infinita, quando all'improvviso fa la sua comparsa l'"indesiderato ospite". A questo punto che fare...? Mandare tutto a monte, rinviare... prendersela con la mala sorte, disperarsi? Niente di tutto questo, ma affrontare ciò che si presenta e anche quello che si era deciso. Solo qualche variazione di programma. Luna di miele fai da te, nel luogo che mai avresti voluto, dopo aver fatto l'unica scelta possibile per non sottometterti e soccombere ad un nemico invisibile e per questo più subdolo.
Quando si vuole l'accomodamento c'è sempre... ho ripetuto a me stessa per tutto il pomeriggio, e scrivendolo ora diventa una promessa per me e non solo. Finché Dio vorrà dovrò avere la forza di sostenere sguardi impauriti, ridimensionare timori senza mai banalizzarli, ascoltare senza esprimere pareri e giudizi. Fermarmi su quelle famose righe storte e non perdere mai l'equilibrio.

giovedì 29 giugno 2017

OVUNQUE SIA INSIEME... E' MEGLIO



Riprendo il racconto dell'esperienza di sabato scorso, lasciato in sospeso.
Nel giorno dedicato a San Giovanni Battista, spiritualità, cultura e convivialità.
L'omelia di padre Mario Villani, particolarmente sentita come attuale. San Giovanni, nato da madre già avanti negli anni, precursore di Gesù, figlio di Maria Vergine... perché nulla è impossibile a Dio. Lui, il Battista... voce del Cristo, rispettoso del Suo ruolo, a Chi chiede se sia il Messia, risponde che verrà Uomo tale a cui egli non sarà degno di allacciare i calzari. Quanti oggi sono capaci di restare in ombra, consapevoli dei limiti del proprio rango? Lealtà e coerenza non sono purtroppo virtù diffuse in questo tempo.
Al termine della Santa Messa è seguita la visita al Monastero, lungo il porticato che affaccia sull'ampio chiostro e una voliera sistemata in un angolo. Poi una rapida scorsa alla chiesa dal coro mentre terminava la celebrazione di un matrimonio, e infine immersi nel fascino dell'antica biblioteca e del museo, custode di rari reperti archeologici e dipinti.
In una delle giornate più calde di questo inizio d'estate non poteva essere scelta migliore quella di poter ripercorrere periodi storici, presentati con competenza e chiarezza, tra antiche mura che offrono fresco riparo e ristoro. All'uscita infatti gran caldo ed afa hanno fatto sì che apprezzassimo l'accogliente aria condizionata del locale agriturismo che c'avrebbe ospitato per il pranzo.
Buon cibo, cortesia, giovialità hanno accompagnato tutto il tempo in cui ci siamo sentiti davvero a casa nostra. Il GAMA è associazione, gruppo ma non solo, è profondamente anche "famiglia". E' questo un valore aggiunto che stiamo riprendendo in modo deciso, forti dell'affetto che ci lega l'uno all'altro, e che rende del tutto naturale ogni atteggiamento.
Il Terzo Gama Itinerante si è quindi concluso con la visita al Santuario di Santa Maria di Stignano, altrettanto antico e suggestivo, e l'unzione sulla fronte con acqua santa ed olio, segno benedetto dall'Amore di Dio. E a proposito di olio, qualcuno ha comperato l'"Olio Iperico", in vendita con i tradizionali oggetti sacri. Preparato con l'estratto di iperico, detto anche "erba di san Giovanni", è un rimedio naturale per tanti malanni. Cicatrizzante ed emolliente, stimola la rigenerazione cellulare ed è utile contro scottature e piaghe.
Non so gli Altri, ma io ho trovato in questo, un ulteriore riferimento alla "medicina olistica". La cura del corpo nella sua unicità di fisico, mente e spirito. E quindi il ritorno, anche con questa esperienza, di tutto ciò per cui operiamo.

mercoledì 28 giugno 2017

DA UNA PARTE E DALL'ALTRA


Giornata pesante, pesantissima. Pensieri da gestire, emozioni da controllare. Netta sensazione di non essere compresa, ma forse è stato così fin dall'inizio. Giro pagina, però prima rileggo quello che era stato scritto per questa data... 27 giugno 2017. Dopo sette anni... sette.
Stamattina, Follow Up per me e avrei voluto andare in reparto un po' prima, passare dall'accettazione per consegnare l'impegnativa e poi scendere per il turno, come sempre di martedì. Sono riuscita ad anticipare solo di un quarto d'ora, trascorso in fila come tutti, cercando di sedare gli animi degli impazienti e riportare alla ragione.
Come è strano trovarsi da entrambi le parti, in pratica contemporaneamente. Scruti gli occhi e ci noti la paura, segui il modulare di voci accordato secondo il pensiero comune di non voler gradire l'attesa, e intanto preghi in silenzio ma prima ancora pensi.
Che cosa ho pensato...? Fortemente emozionata, all'improvviso mi sentivo di troppo, come non mi spettasse essere lì, occupare un posto e sottrarlo ad un altro. Poi mi hanno preso i ricordi, ogni tanto stornati da qualche lamentela.
Pure Tu...? ma se sei sempre qui!...
Un paziente mi aveva notato, e stupito mi chiedeva perché facessi la fila come gli Altri...
Perché io più di Tutti sono come gli Altri. Conosco il dolore ma pure la fatica di Chi è dall'altra parte per prendersi cura di Noi, ci mancherebbe che portassi scompiglio. Se invito a pazientare per l'attesa, potrei mai approfittare, sgomitare, fare la furba? Non è nel mio stile. Alla mia risposta si è ristabilita la calma.
Poi ho cominciato il mio giro per le stanze. Volti noti e nuovi. Un "grazie" di Cuore per quello che facciamo, sguardi sereni, altri rassegnati. Silenzi. E di contro, parole di sofferenza e rimpianto ripetute, come fosse un "ritornello" in mezzo ad un canto gregoriano. Ancora un certo disagio da parte mia, senso di inadeguatezza, perché mancano le parole di fronte a certe assurdità della Vita.
Mi rendo conto che non è da tutti poter capire ciò che si respira in un reparto di Oncologia. Se non percorri quei corridoi, non entri in quelle camere, non stringi mani e non accarezzi volti, non puoi comprendere.
La mattinata ormai volge al termine quando arriva per me il momento della visita di Follow Up.
Tutto a posto...? mi viene chiesto.
Un po' di dolore ai muscoli, forse la responsabilità è della statina per contrastare il colesterolo. La protesi capricciosa per il rialzo termico. L'irritabilità, non sempre... più di si che no.
Va bene. Nel complesso tutto normale. Il fegato steatosico, tranquilla... ti accompagnerà per il resto dei tuoi 150 anni...
E l'animo sospira di sollievo, è gioia profonda ma sommessa, come per privilegio. Torno a casa, contenta e vorrei tra le pareti note trovare la gioia piena. Ma Chi non sa, non può capire e vengono fuori da angoli nascosti e in modo inopportuno le parole non dette. E' un grosso peso che guasta la gioia, disattende un momento felice, che resta però tale sia pure ridimensionato.
Perché per me è "traccia" di un'altra conquista.

martedì 27 giugno 2017

FOLLOW UP


Condividere pensieri ed emozioni di un certo tipo è qualcosa che non si può rimandare ad un domani prossimo, anche perché l'esito di quello che mi aspetta lo stesso domani potrà ridimensionare la "turbolenza" d'animo attuale.
Cosa che farà di certo bene alla mia positività, ma impedirà di mettere in luce, o meglio denunciare carenze che rendono il percorso anche di un lungo-sopravvivente assai duro.
Domani si conclude il mio ennesimo Follow Up, e secondo i "risparmiatori" della sanità nazionale dovrebbe essere l'ultimo a carico dello stato. Questa volta davvero l'ultimo, senza concessioni né proroghe. Non sarò più una 048 perché già ho avuto il privilegio di "campare" nonostante il cancro, quindi se voglio continuare a stare tranquilla e precedere le mosse di ciò che mi voleva morta, dovrò pagare di tasca mia ogni esame diagnostico, clinico e visita specialistica.
Superato il limite della sopravvivenza di ben due anni, che cosa avrei da pretendere oltre? Beh... niente, ma solo perché i diritti in quanto tali non si pretendono né tanto meno si elemosinano, sono acquisiti. Punto.
Per ben due volte ho dovuto respirare profondo, caricarmi a dismisura con tutte le argomentazioni valide, inoppugnabili per tenermi stretto quel codice di esenzione che all'inizio mi faceva rabbrividire. E la stizza poi nel sentire come risposta... non avete avuto neppure una recidiva... o ancora peggio... se non siete morta fino ad ora... per finire con... ehh, dopo tutto è solo un po' di osteoporosi, fate attenzione a non cadere. Già, se sfido la sorte e non cado e non mi rompo, manco fossi una trapezista, magari "campo" cento anni, per sentir ancora ripetere la solita "filastrocca".
Ah, ma non avrei diritto poi all'esenzione per età? Si... forse... chissà... perché c'è anche il reddito da considerare. Altro punto "tosto"...
Ma come si può sperare di vincere una "partita" contro chi ti guarda le carte e poi fa il suo gioco?
E ancora stizza se ricordo quella percentuale furba del 74% per non concedermi nulla proprio nulla, neppure l' "accompagnamento" durante il periodo della chemio. Chissà com'è, vale solo e sempre per la parte debole quel detto che... per un punto Martin perse la cappa.

domenica 25 giugno 2017

SPUNTI DI RIFLESSIONE DI UNA DOMENICA D'ESTATE


Aggiungerei pure torrida, sfiancante in attesa di una settimana che si preannuncia niente male.
Quando a notte fonda mi arriva un sms che annuncia un credito prosciugato anche se usufruisco di una "conveniente" promozione, e non capisco il perché considerata la suddetta offerta, reale e concreta monitorata costantemente.
Va be', comunque termino di scrivere. mi dico... domani è un altro giorno, e vado a dormire.
Stamane di buonora effettuo la ricarica non certo minima, giusto per stare sicura, chiamo il numero del servizio per verificare e già trovo che il credito non è più quello. Riprovo... ed è ancora peggio. Così per altre quattro volte.
Oddio... che cosa mai sarà successo?!? Un virus, dei lestofanti... o sarà mia la responsabilità? Lo ammetto, a volte mi comporto da imbranata... ma come faccio ora? Guardo il telefono come fosse posseduto dal demonio, poi lo spengo.
Un giorno senza telefono. Sconnessa, scollegata, isolata dal "mondo", quel mondo che mi fa compagnia ogni giorno.
Ma me ne faccio una ragione, anche perché oggi Tutti a pranzo fuori, si festeggia mio padre che compie 86 anni, e le "persone" restano sempre più importanti, e dove non arriva l' "etere" di certo arriverà il Cuore. Stasera, domani ogni cosa si aggiusterà, perché c'è sempre un rimedio, e se non c'è si trova una strategia...
Strategia. Quale strategia per contrastare il caldo e l'afa in un ristorante con aria condizionata nominale ma non efficiente? Un sistema antico quanto il mondo, che funziona sempre e va ad energia autonoma... il ventaglio. Ed è stato da ogni parte un'armonia di colori, farfalle e fiori che fluttuavano nell'aria. Tutto sommato una bella festa, e alla sauna non abbiamo più pensato...
Non abbiamo più pensato almeno fino al ritorno a casa, poi ancora caldo... doccia e sempre più caldo. Lavarsi i denti...? Altra bella impresa. Il tubo del dentifricio trasformato in rubinetto... dentifricio praticamente liquido da usare a gocce. Per non rischiare di restarne senza.
Il pensiero torna al punto di partenza. Non sarà stato così pure per il credito del telefono?
Bisogna prendere atto di ogni condizione, essere consapevole e poi fare la scelta migliore. Per non esagerare nell'uso che poi diventa inutile, superfluo o improprio, e trovarsi alla fine con esito a sorpresa.
Potrà essere restare senza telefono e per giunta senza dentifricio, comunque niente di grave per una calda domenica d'estate giunta ormai a tarda sera. Tanto domani è già lunedì.

OVUNQUE SIA INSIEME... E' MEGLIO




L'evento che ha concluso l'anno sociale dell'associazione, il Terzo Gama Itinerante, è andato. Non c'è stata una grande adesione di partecipanti, qualche coincidenza sfortunata e il gran caldo c'hanno messo lo zampino, ma comunque è andata. Pochi ma buoni? Magari non proprio nel senso ovvio dell'espressione, bensì che quei "pochi" sono stati "buoni" ad interagire tra loro, e tra Fede e cultura e buonumore sono stati Tutti protagonisti di un altro momento importante del GAMA.
Dicevamo del gran caldo, già... si è sentito anche al Convento di San Matteo, a pochi chilometri da San Marco in Lamis, non proprio in piano, ma i 32° all'esterno hanno fatto apprezzare maggiormente il fresco dei locali interni.
Ci ha accolto Padre Mario Villani, responsabile della biblioteca annessa al convento, esposizione di oltre 15.000 volumi dei quali alcuni antichissimi. Padre Mario avrebbe fatto da guida al gruppo dopo la celebrazione della Santa Messa in una cappella al piano superiore dove sono le camere-cellette, che un tempo ospitavano per un certo periodo gli studenti di teologia, oggi invece "ricovero" dei pellegrini, sempre più numerosi soprattutto dal tempo della santificazione di Padre Pio. E' infatti questo convento posizionato strategicamente, quasi percorso obbligato, congiunzione per altri luoghi sacri... Stignano, San Giovanni Rotondo, Santuario dell'Incoronata.
Le letture per la celebrazione sono state scelte tra quelle dei giorni di festa, perché tale è considerato il giorno dedicato a San Giovanni Battista, per cui il convento originariamente prese il nome di San Giovanni in Lamis, quando fu fondato attorno al sec.IX dai Benedettini. In seguito, nel 1311 sostituiti dai Cistercensi.
Così in un'atmosfera di grande serenità e raccoglimento, con la Santa Messa è iniziata la giornata conclusiva di attività della Nostra associazione, prima ancora gruppo di persone apparentemente con mille e un problema, particolari si, ma non per questo anzi per il suo esatto contrario. Sentirsi libere, positive e sempre desiderose di arricchirsi di cultura e nello spirito, senza disdegnare la gioia di vivere un'esperienza insieme.
(continua...)

sabato 24 giugno 2017

NON SO CHE COSA SIA MEGLIO


Uno spirito di osservazione sempre più attento, e la capacità di trarre conclusioni che non sono mai tali perché lasciano spiragli a più soluzioni, sono... posso chiamarle virtù o qualità che accompagnano i miei giorni ormai da sette anni.
Sono i doni della consapevolezza e dell'essere stata scelta per qualcosa che mi fa ricca senza che me ne renda conto.
Le persone che incontro e con cui intreccio vere e proprie relazioni, ma anche quelle che solo restano semplici conoscenze, con le loro storie mi lasciano spunti di riflessione sui rapporti familiari, interpersonali, persino con se stessi, e se nel confronto subito mi pare di uscirne perdente, nello stesso tempo riesco a trovare il modo di risollevarmi, voltare pagina e trovare una seconda opportunità. Non sempre però, e me ne dispiace.
Ho visto madri fiere delle premure dei figli, e poi ancora preoccupate che fossero "troppo" presi da quelle problematiche di sofferenza. Che trascurassero la propria vita a tal punto da convincersi che non potessero continuare senza la loro presenza.
Ho visto altre al contrario, sole. Vittime dell'indifferenza e del menefreghismo piangere in silenzio, e addurre scusanti per quei figli assenti perché madri fino in fondo.
Francamente non so spiegarmi questi eccessi in un senso come nell'altro, e non so neppure che cosa sia meglio. Troppo amore e cure che rasentano la morbosità, o il pensare a se stessi perché così va la vita e continuerà con o senza Chi quella vita l'ha data, conservata e protetta?
Equilibrio sempre. Ma con l'animo umano e i sentimenti è sempre molto difficile mantenerlo. L'osservazione lucida dall'esterno lo impone, ma poi quando riguarda lo stesso "osservatore" sarà uguale?
Si soffre più o meno in silenzio, s'impara a gestire dolore e delusione, alla fine si guarda avanti. Ogni caso è a sé, ed è sempre questione di "sopravvivenza".

venerdì 23 giugno 2017

TOCCATA E FUGA


Rapida, fugace eppure ho in me tanta armonia e intorno. La sento, la vivo, ne gioisco eppure entro nel dolore e so scrollarmi di dosso quella gioia eccessiva che stona con le lacrime di fronte.
Oggi sono sette anni, sette... e con me stessa non è affatto crisi del "settimo anno", nonostante gli alti e bassi, le ansie e i tremori ad ogni apertura di busta. Mi è stato concesso dare un senso a tutto quanto, e più il tempo passa ancor più comprendo che prestare il Cuore è l'unico investimento che conviene e non delude mai. Stamattina, ad esempio quando ho detto che per me era "Anniversario", mi è tornato in risposta un sorriso così ampio che mi ha commosso, perché era gioia vera da Chi in quel momento aveva da pensare ai fatti suoi che non erano pochi né sciocchezze.
Ma già, a Noi è cosa nota ormai... la vittoria di uno solo è vittoria di Tutti, e in questa globalità troviamo senso e conforto, e non solo... pure sostegno.
Il 22 di ogni mese di giugno tutta me stessa festeggia il suo compleanno.
Sono tornata a vivere, ma vivere davvero da 7 anni. Da sola e in compagnia, contagiando e lasciandomi contagiare dal grigio che immediatamente diventa azzurro terso, perché solo così può essere.
Continuare a vivere!... che sogno e quale favola splendida da quel giorno.
Come potrei dimenticare?... ammesso che volessi farlo.
Non si possono scordare le date dei traguardi raggiunti con fatica e dolore, la gioia per aver vinto almeno quella battaglia e la determinazione nello sperare in successive vittorie.
Sempre più avanti... e gli anni si susseguono e diventano "certezza", la senti come "scudo" o ancor più "corazza". Niente potrà colpire ancora, e se lo farà... solo qualche graffio perché io possa dimostrare di essere sempre più forte.
Il 22 di ogni mese di giugno tutta me stessa festeggia e ricorda, da sola rivive tutto quello che fu, per gli Altri è un triste tristissimo "incidente di percorso", tanta paura di perdere un "riferimento", una voce, le parole, le carezze e i baci.
Meglio dimenticare!... mi si ripete ogni volta, ma io non voglio. Se lo facessi, i giorni che ora vivo non splenderebbero quando è grigio e uggioso.
Perciò, è mia facoltà... ci penso da me per un sole, a volte solo visto di scorcio ma che sempre in cielo sarà.

giovedì 22 giugno 2017

PERCORSI OBBLIGATI




Percorsi obbligati perché imposti a quella fragilità che ci appartiene in quanto esseri umani, e che diventa grande vulnerabilità quando si vive un'esperienza estrema. Allora ci si aggrappa a tutto, all'incredibile, a ciò che non si vede... al "soprannaturale". Non è per paura, non è codardia... è finalmente consapevolezza di Qualcosa che è, e di cui ti accorgi all'improvviso..
E capita così di trovarti su per quella via che indirettamente ma con la profondità di pensiero porta a Lui.
Ho detto che quest'ultimo Follow Up lo sto vivendo, diciamo così, con maggior passione, e perché non perdessi forza per me e tutto ciò che faccio, ho cercato di essere più attenta a leggere tra le "note" righe e c'ho trovato i messaggi che cercavo e gli "indirizzi" giusti per non perdermi.
Oggi col "Nostro Mercoledì" il primo "percorso obbligato"... Pietrelcina, il posto giusto per dare voce alla Speranza.
Un paese lindo e ordinato, tra scorci di vita quotidiana e profumo di rose e serenità. A differenza dell'altro luogo santo che vide la grande opera di san Pio, San Giovanni Rotondo, qui non sconciano le numerose "puteche" per la vendita dei vari souvenir monotematici. Sono giuste e appaiono discrete in questo contesto, a differenza di tutti quelli che ti bloccano appena scendi dall'auto per proporti la "migliore trattoria" del posto. Noi andiamo a panini... abbiamo replicato... e uno di loro, nascondendo un certo disappunto, ha risposto... e che v'aggià dicer'? Megghj a cussì, almeno per Voi.
Gente campana, solare e abituata a cavarsela sempre in modo diplomatico sui generis ma a loro tanto congeniale.
Poi per i vicoli del borgo storico, alla casa natale di Padre Pio, arredata con mobili e suppellettili originali dell'epoca, e nelle varie chiese dove nacque e maturò la Sua vocazione. Luoghi di silenzio e ristoro mente-corpo, dove è impossibile non lasciarsi coinvolgere dall'invito silente alla preghiera e ad un certo tipo di meditazione. In verità è un bisogno percepito anche mentre si percorrono quelle viuzze erte e strette, e su per gli scalini resi scivolosi dall'antico uso. Senti che sei lì per un motivo preciso, non da semplice turista, e raccogli in Te le energie superstiti perché ritrovino la loro originalità nella speranza. Tranquillità vera e tanta.
Troppa, veramente... dice una delle giovani mamme di una comitiva familiare allegra e cinguettante per bambini di ogni età... Noi non siamo abituati, i figli nostri soprattutto, perciò "fanno casino".
Noi due ci guardiamo, e poi decidiamo questa volta per una "sosta obbligata". Per distanziare la rumorosa comitiva e ritornare nel silenzio che ci serve, perché per Noi la tranquillità non è mai troppa. Che volete... sarà l'età...!

mercoledì 21 giugno 2017

E SPERO DI FARCELA SEMPRE E NON DELUDERE MAI (ovvero ... degli errori involontari e dei frustranti equivoci)


E' che davvero ce la metto tutta, ed è pure sforzo che non pesa e tensione che non mette ansia. Resta comunque la speranza di non deludere mai, e qualora errore o equivoco ci fosse, almeno accorgermene in tempo per poter porre rimedio, scusarmi ed essere capita.
Stasera mentre facevo delle ricerche nel web, per concedermi una pausa gironzolavo per quelle pagine fitte di aforismi e citazioni che non mancano mai, così mi sono imbattuta in una frase che portava in calce la firma della grande Alda Merini... "In fondo, in questa vita, nessuno viene mai capito veramente".
Adoro questa poetessa, le riconosco la forte abilità di scandagliare l'animo umano anche a costo di apparire crudamente realista.
Già... nessuno viene mai capito veramente. E come potrebbe essere il contrario se pure Chi dovrebbe capire è fragile, vulnerabile, lunatico ma non in senso offensivo... fluttuante come le maree. Così, la varia e vasta umanità procede tra cento fraintendimenti e mille equivoci... ma dico, ne varrà poi la pena?
Parliamone senza amarezza, si parte entusiasti e fiduciosi e poi si perdono un mucchio di penne per strada. Allora bisognerà fare qualche passo indietro per recuperarle, fermarsi e riattaccarne alla meglio almeno in parte, per non vergognarsi di finire nudi alla meta. Sempre se, avviliti e delusi riusciamo ad arrivarci alla meta.
Chi va col Cuore, e si impegna fino allo spasimo, e poi ci mette l'anima in un'impresa, è naturale ci resti male.
Qualche momento di questi l'ho vissuto anch'io nel mio piccolo... io che non sono nessuno, ma l'anima ce l'ho sempre messa in quello che facevo. Forse questa cosa era talmente chiara che al confronto del "nulla" altrui, lo evidenziava. Si può una cosa così... ? Certo, perché anche una briciola occupa uno spazio fino a poco tempo prima vuoto. E il "mio" dire non era compreso, si intendeva fischi per fiaschi, e le proposte? Si... no, poi si vede...
Me ne sono fatta di sangue amaro...
Una cosa però non l'ho mai detta... nemmeno come frase fatta. Ma chi me lo fa fare?
Avrei negato me stessa, la mia nuova natura, quella vera venuta fuori dal Dolore.
Oggi, da spettatrice ripeto però quel che ho detto sopra...ne varrà la pena? Non l'impegno profuso, il mettersi in gioco, il socializzare e mantenersi socievoli cercando l'amenità a tutti i costi. Ne varrà la pena, invece prendersela tanto per non essere capiti sempre o spesso?
Credo che, passato un primo momento di delusione e ormai non più sorpresi convenga tirar dritto, senza perdere la fiducia nella propria buonafede. Null'altro più. Per rivestirsi così di quelle penne mai del tutto perse.

PICCOLE GIOIE E PROGETTI D'ESTATE


La stagione avanza, gli impegni di dovere rallentano. La Mente si concede qualche pausa e a volte si permette pure il lusso di sognare, perché la Speranza generosa lo concede.
Questa la mia condizione attuale, a metà percorso del Follow Up e al termine degli incontri quindicinali col GAMA. Continuo coi miei "pensieri infiocchettati" perché non smetto mai con la speranza, ci metto sempre il Cuore ma mi perdono qualche "tocco" ripetuto. Come fossero carezza e bacio dati insieme, dopo poco alla stessa persona. Tanto so di non tediare.
E poi, così rilassata apprezzo ancor di più le piccole gioie. Ad esempio, da oggi è ufficialmente iniziata a casa mia la stagione dell'insalata di riso. Fresca, allegra e colorata, mi piace più prepararla che riempirne il piatto. Me ne basta quel po' per saziare gli occhi più che lo stomaco. E' gioia anche questa.
E intanto si pensa all'organizzazione dell'ultima uscita del "GAMA ITINERANTE", per concludere in bellezza e modo sempre costruttivo l'anno sociale. La visita ad un convento, ad una biblioteca, un giro per i boschi e una tavolata insieme. Perché... Insieme è meglio, non bisogna scordarlo. E' meglio anche con qualche screzio che si può sempre risolvere. E' meglio quando si è di malumore perché comunque qualcuno c'è che capisce e aiuta pure solo con la presenza silenziosa.
E allora... dovrò fare un promemoria perché nessuno sia dimenticato, e possa sentirsi escluso. Non lasciamo alcuno indietro, innamorati come siamo della vita e della gente.
Così, tra "pensieri e cure" non dovrò trascurare neanche Chi mi ama tanto e con pazienza mi segue, anche se non sempre capisce i miei picchi di entusiasmo "strano ed esagerato". E con Lui porterò a passeggio la Nostra cagnolina, e sosteremo seduti su una panchina a vivere il Presente, ricordando senza rimpianti il Passato e progettando cautamente il Futuro, quello "piccolo" con scadenza breve ma sicura. Un'istantanea che dura un attimo, come la scia di un aereo che rapida solca il cielo al tramonto.

lunedì 19 giugno 2017

SE C'E' PER UN FILO D'ERBA...


Mi ha colpito questa frase... Ogni filo d'erba ha il proprio angelo che lo incoraggia sussurrandogli, cresci! E così ho posto attenzione, e ancora prima riflettuto, convincendomi che anche per ogni essere umano un Angelo deve esserci. Sia ben inteso, io lo chiamo così perché sono credente, e comunque anche Chi credente non è sicuramente sentirà una forza, un qualcosa che lo porta ad andare avanti con fiducia. Magari una particella dell'Universo fornita di ali per andare più veloce e non tradire mai la consegna.
Ieri ho fatto la mammografia, ed era il 17 giugno, giorno del compleanno di Daniela che non c'è più. Guarda caso. E si concludeva pure una settimana di controlli per me e di coincidenze per i controlli, perché stavolta l'ho presa non con la solita tranquillità, anzi se devo dirla tutta, ad ogni esame addirittura sento il cuore in gola. Tant'è comunque che fino ad ora va tutto per il meglio, e "qualcosa" mi fa intendere che... lassù Qualcuno mi ama, come in realtà ama Tutti. Basta crederci ed è conforto ma pure energia e forza.
Ricordo di aver raccontato già una storia realmente accaduta ma che pare una favola. Protagonista "una di Noi", che all'improvviso sentì qualcosa ad un seno, e non voleva crederci.
A lungo Isa aveva tenuto per sé quel segreto, un problema di cui intuiva la natura, ma che per paura non voleva le fosse spiegata. Io la comprendevo perché sconsideratamente mi ero comportata allo stesso modo, e capivo pure la sofferenza e l'alternarsi dei contrastanti stati d'animo che la portavano ad apparire cupa e scontrosa, sempre presa da dubbi e pensieri.
Poi un giorno, quasi senza rendersene conto, si trova a condividere quel peso con una persona che non conosce neanche da tanto e che incontra solo per lavoro. Subito vorrebbe non averlo fatto, ma è troppo tardi perché l'insistenza e le pressioni del Suo confidente finalmente riescono a convincerla per la saggia decisione di farsi visitare.
Isa va dal medico e la diagnosi è quella che lei temeva, ma almeno non ha più quel peso insopportabile. Vorrebbe comunicarlo a chi l'ha salvata, ma quella persona è sparita nel nulla.
"Era un Angelo... secondo me poteva essere solo un Angelo sceso dal cielo per aiutarmi, per questo non l'ho più visto ma lo sento vicino e mi aiuterà ancora".
E' vero, capita a volte di incontrare quelle "persone speciali", Angeli sulla terra, messaggeri ed artefici di paterna protezione.
A proposito, qualcuno sicuramente ricorderà la trama di un vecchio film di Frank Capra, "La vita è meravigliosa". Il protagonista, un giovane buono ed onesto, veniva aiutato la Vigilia di Natale da un Angelo in sembianze umane, che terminato il suo compito e scomparso nel nulla, lasciava come segno del suo passaggio sulla terra solo il suono di una campanella sull'albero di Natale.
Fiaba e poesia... come spesso è la Vita, nonostante tutto.

domenica 18 giugno 2017

NOI... CHE NON CI ARRENDIAMO MAI!


Ciò che era semplicemente impensabile un tempo, oggi è necessaria realtà. L'intervento di ricostruzione mammaria va interpretato come momento integrante dell'iter terapeutico del carcinoma mammario e conseguente mastectomia. La Donna che incontra nel Suo percorso di vita il tumore al seno, ha il diritto di ritrovare la propria femminilità, quindi di essere ricostruita. Anche se non sempre è possibile perché in alcuni casi purtroppo non ci sono i presupposti per farlo.
Infatti non si può in caso di "Mastite Carcinomatosa", a causa dell'interessamento cutaneo da parte della neoplasia. Oppure quando il BMI (indice di massa corporea) è superiore a 33, per un alto rischio di complicanze del tipo "necrosi della cute" o "edema cronico". E ancora non possono essere sottoposte a ricostruzione le accanite fumatrici, le donne affette da patologie sistemiche (diabete), e quelle che superano i 75 anni di età, pure se per quest'ultime va valutato caso per caso. Altro impedimento importante potrebbero essere le conseguenze derivanti dalla radioterapia.
Diverse sono le metodiche di ricostruzione. La tradizionale, in due tempi successivi con il posizionamento di "espansore tissutale" in primis seguito, dopo un intervallo di tempo ragionevole, dalla sostituzione con protesi in silicone. Altra tecnica è la "Lembo Sparing" con tessuti autologhi che si avvale anche del "Lipofilling", ovvero reimpianto di grasso autologo appositamente trattato, per ridare volume e forma alla nuova mammella. Infine la "Lembo Diep" che non utilizza alcuna protesi ma si avvale di un lembo addominale per ricreare una mammella del tutto simile a quella persa.
Il prof. de Vita ha spiegato con dovizia di particolari le tecniche di ricostruzione, precisando che ogni paziente costituisce un caso a sé per riuscita dell'intervento e complicanze, tutto dipende dalla storia clinica e personale che non esclude la componente emotiva. Ha aggiunto che il rischio di complicanze è rapportato anche al numero di interventi sulla stessa mammella, e che per questo sarebbe opportuno non avanzare richieste suppletive, come ad esempio eliminare qualche cicatrice in più.
Particolare attenzione è stata dedicata ai casi di pazienti col gene mutato (BRCA1 e BRCA2), ove si presenta la necessità della "Mastectomia Profilattica". Dal 5% di una decina di anni fa si è arrivati al 25% degli ultimi tempi. Motivo... il caso di Angelina Jolie, la cui storia familiare ad alto rischio di tumore, non permette critica o giudizio.
Altre motivazioni che portano alla mastectomia decisa a tavolino sono... un esame istologico che rileva un "Carcinoma Lobulare", e la giovane età della donna anche senza il gene mutato.
La relazione-lezione del prof. de Vita si è conclusa con i ringraziamenti generali degli addetti ai lavori, e il grazie particolare di Noi donne operate al seno, che a professionisti di tale calibro guardiamo come speranza non solo di vita ma pure di ritrovata dignità.

sabato 17 giugno 2017

NOI... CHE NON CI ARRENDIAMO MAI!



Pomeriggio caldo, in linea con il clima della Nostra città in questo periodo e per il tema sempre molto sentito del tumore al seno, intervento e ricostruzione della mammella. Ospite e relatore d'eccezione il prof. Roy de Vita, napoletano di origine, primario e coordinatore della Breast Unit all'Istituto Tumori "Regina Elena" di Roma.
Sul palcoscenico dell'Auditorium "Santa Chiara", ex convento ristrutturato ed ora attuale sede dell'Associazione Culturale "Apulia Felix", l'introduzione è stata curata dal primario di Chirurgia Generale degli OO.RR. di Foggia, dott. Fausto Tricarico, e dai due chirurghi senologi, dott. Marcello Di Millo e dott. Francesco Vitulli. E' poi seguita una sorta di "Ouverture", un'apertura musicale che predisponesse al meglio mente ed animo. Noto è infatti il benefico effetto anche terapeutico della Musica, allora quale migliore inizio?
Immediatamente dopo, la relazione dell'illustre ospite che pur reduce da un altro convegno ha mostrato da subito la grinta, la passione per il Suo lavoro, e una grande carica empatica.
Dovrete staccarmi la spina per farmi smettere... ha detto di sé... perché quando prendo a parlare tra argomenti e digressioni perdo il senso del tempo che passa.
E in effetti il Suo riferire sciolto e il modo di illustrare slide e video anche di una certa crudezza, hanno preso anche Noi, non tutti "addetti ai lavori" pure se purtroppo direttamente interessate alla cosa.
L'incontro di oggi è parte di tutta una serie che va sotto il titolo, "Andiamo a lezione", perché in Medicina come in altri settori non si finisce mai di imparare ed aggiornarsi. E davvero questa è stata un'opportunità in più offertaci grazie alle Associazioni locali di donne operate di tumore al seno, in primis la novella "Agata".
La relazione del prof. de Vita ha avuto inizio con la presentazione di una slide che mostra il "percorso" di una donna colpita dal tumore. Dallo shock al momento della diagnosi, con il senso di confusione e la sensibile percezione di morte, periodo che per fortuna si realizza breve, a seguire intervento e terapia, periodo più lungo e di massima concentrazione, infine con tutti gli anni a venire. Quest'ultima parte di "storia", altrettanto importante, che resta comunque difficile per Chi la vive sulla propria pelle, perché caratterizzata dai successivi Follow Up, fortemente sentiti a livello emotivo.
Quando parlo ai mariti delle pazienti raccomando loro di non scordare che l'unico giorno di vero benessere per le loro mogli è quello che segue la fine dei controlli periodici, quando finalmente viene detto che non c'è ripresa di malattia. Subito dopo infatti, ricomincia il pensiero su cosa fare e come prepararsi al prossimo Follow Up.
Già... qualora ce ne fosse stato bisogno, l'ha confermato anche Lui, uomo e straordinario medico, non solo "mago di tette e culi". Sarà sempre più facile uscire dalla malattia, ma l'idea non abbandonerà mai.
(continua...)

venerdì 16 giugno 2017

PUNTI DI VISTA



Non sono due foto a caso, hanno un significato preciso, quasi una metafora per immagini.
La stessa immensa vastità considerata da due punti di vista diversi ma dal medesimo soggetto. Un cagnolino, che nella prima si pone di lato e pare voglia evitare, nella seconda invece affronta "di petto" la realtà.
Oggi rileggevo ciò che ho scritto sull'Autostima, poi anche le due righe venute di getto dopo aver concluso, e infine ho ripetuto mentalmente lo scambio di opinione, sentito e a tratti piccato, avuto con un Amico presente all'incontro di lunedì. Non era del tutto d'accordo con ciò che era stato detto.
Sua moglie... diceva... si sarebbe arrabbiata moltissimo a quelle parole di ottimismo rivolte ad accrescere l'Autostima. Ma come si può pensare di recuperarla se devi sostenere quotidianamente una lotta impari con la malattia? E poi che dire di quel sentirsi privilegiati a tal punto da definirla "dono"?
Roba da matti.
Ho riflettuto un po', poi mi sono capitate sotto gli occhi queste due immagini che probabilmente non avrei mai condiviso, perché il cagnolino quasi non si vede e tutto quel verde quasi toglie il fiato. Così in quel momento invece le ho trovate efficaci per quello che avevo da spiegare.
Il "verde" è la realtà, il cane... l'uomo. Procede parallelamente ma non guarda, di fronte invece osserva e coglie il particolare. Anche se non sa perché inconsapevole, per natura incosciente. E' che l'uomo a volte davvero pensa troppo, chiede altrettanto, e per questo non "asseconda" il momento che vive.
All'Amico che aveva tenuto a polemizzare sia pure garbatamente, ho replicato secondo il mio punto di vista.
Per me Autostima ed Ottimismo non sono propriamente collegati tra loro. La prima è una continua tensione che costa gran fatica, non è mai uguale e a volte nei momenti in cui è crisi fa sentire persi. L'Autostima è personale e nessuno e niente può favorirla in maniera genuina. Dall'Ottimismo invece si può essere contagiati, ed è un aiuto per affrontare le difficoltà e quindi pure la malattia. Credere di potercela fare riguarda si e no la risoluzione di un evento indipendente dalla volontà, ma piuttosto "aggiustarne il tiro" per non morire prima... dentro.
La questione poi del "dono", diciamo così, è un po' azzardato ma è anche questo un modo per non sentirsi perseguitati, vittime innocenti.
Io ho sempre chiamato la mia malattia, "avviso di garanzia", e questi anni che vivo, "proroga di sfratto". Ho ansia e timore per un ritorno, ma poi cerco di non pensarci, non perdere tempo e sfruttare al massimo l'"opportunità" per me e gli Altri. E in questo penso di potercela fare. Sempre. Ecco... questa è la stima che ho di me. Non credo sia illusione né delirio di onnipotenza. Semplice accomodamento da originale punto di vista.

giovedì 15 giugno 2017

CE LA FACCIO...? POTREI FARCELA...!? CE LA FARO'...!


Sentire fortemente di meritarsi la felicità... più facile a dirsi che pensarlo. Forte e potenziata quasi sempre dovrà essere l' Autostima, anche se momenti di crisi sono giustificati.
L'Autostima è determinata da fattori interni (idee, credenze, comportamenti) ed esterni (esperienze personali, educazione ricevuta, successi o fallimenti, culto o religione).
Succede spesso che ci si convinca di non piacere, ignorando volutamente o meno, che per piacere agli Altri bisogna piacere per primi a Noi stessi.
Da una sana autostima derivano atteggiamento attivo e assertivo, realismo, creatività. Ma pure buon intuito, flessibilità e capacità di gestire il cambiamento.
Di contro una scarsa autostima espone a grossi pericoli per la Persona, ad esempio fare scelte sbagliate in campo sentimentale come pure lavorativo, o addirittura raggiungere il successo e lasciarselo sfuggire. Senza contare la propensione a cattive abitudini alimentari, ansia e depressione, insoddisfazione continua e dipendenze, fino all'immunodepressione con la conseguente frequenza ad ammalarsi. Infine dei genitori con scarsa autostima tenderanno a trasmettere tale carenza ai propri figli. A questo proposito sarà opportuno ricordare che ad un bambino non dovranno mai essere rivolti appellativi in senso negativo riferiti alla persona, ma piuttosto al comportamento. Non si dirà perciò... sei stato scemo o stupido o cattivo, bensì... hai avuto un comportamento stupido o non buono. In questo modo resterà presente uno spiraglio alla possibilità di migliorarsi e credere in se stesso.
Avere fiducia in se stessi è un aspetto determinante anche in età avanzata. E non solo per quanto riguarda il ruolo che si svolge all’interno della società, ma anche per la salute.
Aumentare l’autostima, secondo i ricercatori, può tamponare le potenziali minacce per la salute associate nel momento di transizione tra età adulta e anzianità. Quando infatti la fiducia scarseggia, c'è un aumento del cortisolo, l'ormone dello stress, e quindi diventa più frequente la possibilità di non godere di buona salute e del massimo benessere.
Per concludere... l'obiettivo primario per aver cura di sé sarà il raggiungimento della consapevolezza, quindi l'armonia e il benessere. Motore dell'Autostima è la gioia e non la paura, la voglia di sperimentare la felicità e non evitare la sofferenza. L'espressione di Noi stessi, allora vivere al massimo le Nostre possibilità senza mai nasconderci o giustificarci.

mercoledì 14 giugno 2017

CE LA FACCIO...? POTREI FARCELA...!? CE LA FARO'!



E la relazione di Tiziana prende inizio dalla "Cura di sé", quindi dal concetto di Salute, inteso come stato di benessere fisico, sociale e mentale e non semplice assenza di malattia. La salute è una conquista nella quotidianità, dove si vive la propria vita nella sua completezza. Si crea avendo cura di se stessi e degli Altri, acquisendo la capacità di prendere decisioni e di assumere il controllo degli eventi.
Oggi, diversamente da un tempo in cui l'uomo era considerato un semplice organismo, è sempre più frequente sentir parlare di "Visione Olistica", dal greco "olos" ovvero tutto nella sua interezza, secondo la quale le manifestazioni vitali degli organismi devono essere interpretati sulla base delle "interrelazioni" e delle "interdipendenze" funzionali tra le varie parti.
L'uomo è Corpo - Spirito - Mente, in relazione tra loro. Egli interagisce coi Suoi simili e nel contesto dell'ambiente. Deve perciò avere cura di tutto questo, ma perché ciò avvenga deve acquisire consapevolezza, ovvero ritornare a se stesso, conoscersi, scoprire il valore della propria unicità.
Deve inoltre focalizzare il momento che vive volta per volta, concentrarsi sulla realtà senza sentirsi coinvolto. Fare esperienza senza condizionamenti ed interferenze, osservare senza giudicare.
Naturalmente e a causa della peculiare fragilità dovrà affrontare anche la sofferenza, che potrà essere più o meno intensa non a causa della gravità dell'evento quanto per la percezione che avrà di esso. La consapevolezza, a questo punto sarà di fondamentale importanza, perché favorirà il superamento dei momenti più duri e riporterà l'equilibrio con il raggiungimento di un certo benessere.
Avere in alta considerazione se stessi, pur nei limiti e nelle debolezze, darsi valore e credere nella capacità della mente, porta alla fiducia nel diritto al successo e alla sensazione di meritarlo pienamente.
(continua...)

martedì 13 giugno 2017

CE LA FACCIO...? POTREI FARCELA...!? CE LA FARO'!



Ultimo incontro dell'anno per il GAMA e grande serata. Autostima e Cura di sé come tema centrale, forti testimonianze di coraggio e determinazione su percorsi di grande difficoltà.
Dell'argomento ha riferito con la solita maestria e chiarezza la ormai Nostra life coach per acquisito diritto, Tiziana. Hanno portato la loro personale storia alcuni parenti e amici di vecchie conoscenze del gruppo, ospiti per la prima volta in un Nostro incontro ma disinvolti e spigliati nonostante le patologie e qualche remora giustificata.
Da Loro comincerò per questa ultima sintesi dell'anno, perché si tratta di emozioni e per questo vanno trattate "a caldo", ché non perdano in differita bellezza ed efficacia.
Già... di Michele, l'incredibile Michele, definito da Lui stesso... il Guerriero. Durante la relazione di Tiziana è intervenuto più volte, anche se con notevole difficoltà di linguaggio perché è affetto da SLA. Interventi appropriati e sentiti, da far venire la pelle d'oca. Sua sorella, Carmela tante volte ci aveva parlato di Lui, di come la Sua malattia inconsapevolmente era stata causa(?) ed aiuto quando le si era presentato il tumore al seno. Oggi ha voluto che lo conoscessimo di persona, ed è stata un'autentica sorpresa.
Ma anche Massimino, cugino di un'altra Nostra Amica, Pina si è rivelato una splendida persona. Affetto da sclerosi multipla, ha parlato di sé con molta serenità e lucido distacco dalle numerose problematiche che lo affliggono. Vi faccio tanti auguri... ha concluso, e Noi abbiamo replicato con un... Facciamo a Te e a Noi tutti tanti auguri.
Perché siamo nella stessa barca, e non c'è patologia che fa differenza perché non esiste "scala" della sofferenza. Navighiamo lo stesso mare, come ha poi proseguito Nicola, già incontrato in reparto dove si sottopone ad immunoterapia. Lui è anche un dializzato, ma ha forza e coraggio da vendere, focalizzato sul momento che vive non si guarda indietro né va troppo avanti coi pensieri, fa i Suoi bei progetti fiducioso di potercela fare, incoraggiato anche da recenti successi. In principio diffidente sulla possibilità di far parte di un gruppo di questo tipo, ora vuole essere dei Nostri perché ha letto nei Nostri sguardi la voglia che è anche capacità di non arrendersi mai.
Ultimo intervento quello di Sergio, anche Lui "allenatore di vita" ovvero life coach...
Voi non siete malati... ha affermato... ma Persone. Persone che vivono o hanno vissuto una parentesi aperta e chiusa con un punto al centro.
E' vero. Quante volte l'ho pensato anch'io. Una parentesi aperta ma non da Noi, chiusa volutamente da Noi con l'atteggiamento "giusto". Incuranti delle più o meno numerose, diverse e alternate altre all'interno. Noi siamo il "punto", e questo resta fermo.
(continua...)

UN'ALTRA STORIA


Quanto sia difficile adattarsi ad ogni cambiamento è cosa nota. Consapevoli che nulla resta uguale a se stesso. vorremmo che per Noi ogni cosa scivolasse facile e leggera senza accusarne il trauma né avvertire il minimo disagio. Questo per natura possibile non è. Come insegna questa storia...
L'ARAGOSTA
Tanto tempo fa, quando il mondo era stato creato da poco, una certa aragosta decise che il Creatore aveva fatto un errore.
Così andò da Lui per discutere la questione.
Con tutto il dovuto rispetto... disse l'aragosta... vorrei protestare per il modo in cui hai disegnato il mio guscio. Vedi, non appena mi abituo al mio rivestimento esterno, ecco che devo abbandonarlo per un altro scomodo, con una notevole perdita di tempo.
E il Creatore replicò... Capisco, ma lasciare un guscio ti permette di andare a crescere in un altro.
Ma io mi piaccio così come sono... disse l'aragosta.
Se hai deciso così... sorrise il Creatore... d'ora in poi il tuo guscio non cambierà e tu continuerai ad essere così come sei ora.
L'aragosta era molto contenta di poter continuare ad indossare lo stesso vecchio guscio, ma giorno dopo giorno quel che prima era una leggera e confortevole protezione cominciò a diventare ingombrante e scomodo. Alla fine arrivò al punto di non riuscire neanche più a respirare dentro al vecchio guscio. Allora, con un grosso sforzo, tornò dal Creatore.
Con tutto il rispetto... sospirò l'aragosta... il mio guscio non è rimasto lo stesso. Continua a restringersi sempre di più.
No di certo... disse il Creatore... il tuo guscio potrà essere diventato più duro col passare del tempo ma è rimasto della stessa misura. Tu sei cambiata dentro, all'interno del guscio.
Vedi, tutto cambia continuamente. Nessuno resta lo stesso. E' così che ho creato le cose. Per questo tu hai la grande possibilità di lasciare il tuo vecchio guscio quando cresci.
Ricorda, ogni crescita porta con sé la possibilità di un disagio insieme alla grande gioia nello scoprire nuovi aspetti di se stesso. Ma non si può avere l'una senza l'altra".
Tutto ciò è molto saggio... disse l'aragosta.
E il Creatore ancora...
Ogni volta che lascerai il tuo vecchio guscio e sceglierai di crescere, costruirai una forza nuova in te. E in questa forza troverai nuova capacità di amare te stessa e di amare coloro che ti sono accanto,ovvero amare la vita stessa.
Così per ognuno la crescita interiore comporta sempre dei sacrifici cui è difficile adattarsi. Il Cambiamento è uno di questi. Preferiremmo restare arroccati nelle Nostre blande e a volte false e monotone certezze pur di non fare quel salto di qualità che poi ci porterebbe ad apprezzare maggiormente la vita. Ma questa è per sua natura evoluzione e dinamismo, e se già ogni essere vivente anche inconsapevolmente, a ciò si adatta e trova alla fine beneficio, come potrebbe l'uomo resistere e rifiutare la crescita? Non potrebbe e non deve, e pur dal Dolore riuscirà a ricavare nuova risorsa.

domenica 11 giugno 2017

CI SPERAVO...


Magari non proprio in questo modo, ché in fondo non è una gran cosa e può anche sembrare una sciocchezza, però c'ho pensato più volte da quel giorno in cui mi fu detto che Lei, Daniela aveva imparato a volare, e non era più qui ma in Cielo. Nei primi tempi soprattutto ho ripercorso i Nostri incontri, riletto i messaggi quotidiani su WhatsApp, ho cercato persino di riascoltare le conversazioni tra Noi, leggere ed evanescenti, evocando la Sua voce dall'italiano improbabile, poi alla fine mi sono accontentata limitandomi a pensarla spesso, molto spesso.
In questo periodo vivo parecchi alti e bassi, sto facendo i miei controlli periodici, in particolare il prossimo sabato avrò la mammografia, il più temuto per tanti motivi, quindi sono sempre così... tra "color che son sospesi"... anche se cerco di mascherarlo a dovere. Ma evidentemente ciò che si può nascondere in terra, Oltre appare chiaro. Il timore, una certa ansia, il batticuore... e tanto altro ancora.
Così mi sono successe delle cose durante questa settimana che mi hanno turbato ma pure dato molto sostegno. Che tutto sia vero o frutto del mio Cuore che spera e della Mente che non scorda, non so... è realtà comunque.
Sono stata a Bologna, come si sa e all'albergo nel prendere l'ascensore mi trovavo di spalle e ad un certo punto sento una "voce" che riconosco distintamente, quella di Daniela con il Suo improbabile italiano. Mi volto di scatto e vedo una dipendente, presumo la cameriera, straniera pure lei, per niente somigliante a Daniela ma con gli stessi occhi e uguale sorriso. Come non bastasse, la incontro tutte le volte che prendo quell'ascensore. Possibile non avesse mai niente da fare?
Poi sono tornata a casa, e controllando come faccio sempre le statistiche del mio blog, noto che la pagina datata 31 marzo, dedicata a Daniela, negli ultimi giorni ha superato per numero di visualizzazioni tutte le altre. E dire che scrivo ogni sera da ben sette anni...
Infine, vado a rileggere quel testo e in calce trovo un commento sotto la dicitura... "Anonimo", un commento proprio di questi giorni che dice...
Sono Francesco Pio, ora Daniela è in Paradiso.
Ecco. Questo è tutto. Poi ancora, stasera ricompare attivo il profilo di Daniela su FB.
Tante coincidenze nella mia e nelle altrui storie, che ho imparato ad interpretare. Un'abilità dopo tutto non molto difficile come non lo era mai stato capire l'improbabile italiano di Daniela.

sabato 10 giugno 2017

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE


Era scritto su uno dei "fiocchi" che porto in reparto ed è capitato alla persona giusta, giusta perché in quel momento era il meglio che dovesse leggere, udire... ripetere a se stessa.
Il meglio deve ancora venire... e la Sua voce che mai ebbe un calo da quando la conosco, mentre volgeva al termine della frase è diventata flebile. E gli occhi le sono diventati lucidi.
Mannaggia, quanto è difficile a volte mostrarsi forti. Sale in gola un groviglio di parole che è meglio non dire, ingoi a vuoto, e poi c'è la commozione da contenere con il timore di non farcela, o di riuscirci così bene da sembrare indifferente. Ma si può mai esserlo?
Oggi ho stentato nel camuffare la mia fragilità del momento, e dopo un abbraccio particolarmente sentito sono andata via in fretta da quella stanza.
Eppure voglio crederci... il meglio deve ancora venire.
E l'ho ripetuto anche dopo, perché mai si ripete un evento allo stesso modo. Potrà essere meglio o peggio ma di sicuro vissuto diversamente per spirito e capacità del tutto personali. Per questo penso che giusto sia raccontarsi, condividere ma chiedere poco su come procede un percorso, evoluzione e soprattutto esito. Ognuno è unico, e unico sarà tutto quello che lo riguarda nel bene e nel male.
E' difficile restare imperturbabili a domande precise di cui si conosce la risposta, comporta un grande autocontrollo, un'indispensabile flessibilità. Discernere quel che si può dire e ciò che non si può dire, magari aggiungendo note personali per stornare l'attenzione, distrarre. E ancora, ci sono quelle volte che non va detto assolutamente nulla, meglio il silenzio, una carezza o stringere una mano. Flessibile necessità, come offrire il proprio aiuto nel saltare un fosso a Chi sta tremando, provando anche Tu una gran paura.

venerdì 9 giugno 2017

RICORDI


Oggi FB me lo ricordava, ma di certo è una di quelle date che non si dimenticano.
8 giugno 2010, ultima chemio rossa prima dell'intervento di mastectomia. A volte pare sia stato tutto un sogno, eppure è bastato rileggere poche righe per rivivere da spettatrice quella giornata.
Un ricordo come spunto di riflessione su un evento, diciamo anche avventura, che ha acquistato vero senso nella mia vita attuale, negli incontri e nuove conoscenze che ancora si susseguono. A queste ultime pure sono legati dei ricordi, e tutti indistintamente sono carezze per l'anima perché rappresentano momenti di relazione intensa come fosse antica amicizia, legame più forte di qualsiasi altro. Ne sono convinta, perciò sarà così.
E proprio stamattina, guarda caso, parlando di un gatto bianco mi è passata tutta una serie di ricordi. Non si trattava di un gatto qualunque ma di Tommy, il gatto di Anna. Oggi ne conversavamo con Suo marito, e a me è tornato in mente quando fu Lei a parlarmene in un momento che voleva essere di distrazione da ciò che stava vivendo per la seconda volta.
Infatti dopo un periodo relativamente lungo di controlli con esito favorevole, la malattia si era ripresentata facendo crollare di nuovo tutto un mondo di certezze, e forse la recidiva fu anche più devastante. In un primo momento addirittura fu tentata a non curarsi più, poi riprese con le terapie anche se non era affatto convinta e sentiva che stava prendendo in giro se stessa. Trascorreva i giorni in abulia... svogliatamente, presente solo con il pianto. Ad un certo punto le tornò in mente un vecchio desiderio. Avere un gatto bianco, ma non un gatto qualsiasi, aveva un'idea ben precisa di come doveva essere, così cominciò a cercare. Nessun gatto era come desiderava. Un bel giorno però lo trovò il Suo micio cercando su internet. Telefonò immediatamente all'allevamento, e le fu risposto che quel cucciolo era stato già prenotato da una signora che però non aveva dato ancora la risposta definitiva. Nel giro di 48 ore l'avrebbero contattata e se non fosse stata più interessata, l'aqvrebbero chiamata. Furono due giorni lunghissimi, ma due giorni in cui incredibilmente non avvertì alcun disturbo. Poi arrivò l'attesa telefonata... e Tommy, il micio bianco diventò tutto suo, affetto, conforto... la motivazione per ogni azione della giornata. Grazie a lui, riuscì a sopportare ogni disagio, qualsiasi effetto collaterale, le fu accanto nei momenti peggiori. Fino all'ultimo.
Un micio tutto bianco per contrastare i momenti bui della malattia.
Tommy ora continua a far compagnia al marito di Anna, ed intanto ha eletto a posto preferito la sommità di una credenza, posizionata di fronte ad uno scrittoio dove sono le foto della sua amata padrona. Quando non lo si vede in giro, ormai si sa che è là, forse a rincorrere ricordi.

giovedì 8 giugno 2017

TRE GIORNI COSI'...


E da lunedì siamo arrivati a mercoledì, giorno fissato per il rientro. Tre giorni sono pochi, è vero ma abbiamo cercato di viverli al meglio possibile, poi ieri sera al momento dei saluti con Nostra figlia abbiamo provato, mio marito ed io... entrambi la stessa sensazione, la medesima delle altre volte ma potenziata al massimo. Avremmo lasciato con dispiacere dietro di Noi un pezzo di Cuore.
Stamattina in pratica, poi sveglia all'alba e tutto ciò che era da fare di gran carriera, tanto che ci siamo mossi per andare in stazione molto ma molto prima, in taxi... naturalmente, alla cui guida era una donna, tatuata dalla testa ai piedi. Gentilissima, affabile... ma tatuata.
Giunti alla meta, mi accorgo di non avere più con me una busta con degli effetti personali, tra cui il libro che finalmente avevo portato da leggere durante il viaggio. Dovevo terminarlo durante il ritorno.
Ricordo di averla posata sulla panchina all'esterno dell'hotel. Allora che si fa? Si torna indietro, no!?
Ma signori... è così importante? Importante, si... non tanto per il valore ma per il contenuto. E si torna indietro, si recupera la busta, e poi alla fine si parte. In perfetto orario, con una punta di malinconia, e tanti pensieri per la testa. Il cielo sulla campagna color oro d'estate, oggi era di un azzurro intenso, e quando il cielo azzurro è, giusto che sia azzurro tutto, senza pensieri come nubi minacciose.
E mentre mio marito si accomoda a Suo modo, agitandosi di continuo, termino di inviare gli ultimi messaggi e poi mi do alla lettura del libro. "Più forte del male - Con la Fede ho vinto il tumore", di Paola Toeschi, moglie di Dodi Battaglia, un componente dei Pooh, colpita da un tumore al cervello.
Anche in viaggio ciò che mi appassiona non mi abbandona, e la lettura di questo libro mi ha offerto tanti spunti interessanti ed anche utili da condividere per "compassione", vivendo in empatica sintonia un tratto di percorso.
I miei pensieri all'improvviso diventano tanti e vari. Partono da ciò che leggo, si spostano a ciò che percepiscono con l'ascolto.
Alcuni viaggiatori parlano tra loro di sé, del solito "governo ladro", della offensiva questione Riina. La "dignità" appare voce stonata per quell'essere, come stonato addosso a lui sembra l'uomo di cui ha preso fattezze e pure sguardo. Il tutto mi dà il voltastomaco, così vado oltre. E penso a ciò che avrò da fare a casa, al "mio giorno dopo" che non è solo casa e neppure solo ospedale, ma pure chiesa, quando mi ritrovo con gli "Amici che contano" a parlare di speranza, di fede fatta di forza interiore, cadere e rialzarsi, di normalità che fa per un po' dimenticare ciò che si vive.
 Un bel po' di impegni, tanta ricchezza. Insomma la mia vita, quella attuale... un vero e proprio valore aggiunto a tutto il resto.

mercoledì 7 giugno 2017

TRE GIORNI COSÌ...


Mattinata libera, dicevamo ieri... e poca dimestichezza con il luogo, ce la siamo però cavata ugualmente recandoci in un posto già visto che ci era piaciuto molto. La Chiesa di Santo Stefano, nota anche come le 7 Chiese.
Dopo una ricca colazione dal gusto "neutro", abbiamo preso l'autobus diretti alle "Due Torri", la strada perpendicolare a quella piazza infatti conduce proprio lì seguendo una doppia fila di portici. Portici molto antichi lasciati alla loro vetustà perché non se ne perdesse l'autentica bellezza. Poi, ecco alla fine apparire la facciata della prima Chiesa, più recente rispetto alle altre, piuttosto da considerare ingresso delle stesse.
Ci accoglie l'anomala ma coinvolgente melodia dei canti gregoriani, mentre un gruppo di turisti inglesi e la loro guida cominciano incuriositi la visita del luogo.
Tutto prende e incanta, dai lumicini accesi alle crepe nei muri, dalle scritte agli intarsi, dai crocifissi agli affreschi. Aleggia pace, profumo di sacralità, quasi non vorremmo più andare via. Dall'esterno del cancello che chiude il cortiletto una nonna coi Suoi nipotini ci riporta alla laica realtà.
Signora, mi scusi... la bimba ha fatto cadere quel giochino rosso. Dispiace se lo raccoglie?
Certo che no... e intanto penso a quel "mondo bambino", a quanto bene sta accanto agli oleandri colorati. Note variopinte che rendono ancora più bello e suggestivo il posto.
Ora di pranzo e veloce pasto con un panino, in previsione di un'altra lauta cena, poi appuntamento con Nostra figlia e l'occasione di non perdere l'uso delle "sane" abitudini. Fila di attesa e visita medica, e constatazione... gentilezza indiscussa a parte... che da Nord a Sud sconti non se ne fanno a nessuno, in tutti i sensi. E va be', meglio non pensarci perché alla fine conta la salute e che tutto vada per il meglio, visto che per il momento abbiamo già dato. Allora che si fa? Bisogna certamente festeggiare. Così, tanto per cambiare, a cena stavolta assai particolare, per gusto e costo. La scritta sulla parete del locale la diceva lunga, all'inizio mi sembrava bella e basta, il senso l'ho compreso dopo.
(continua...)

TRE GIORNI COSÌ...


Così diversi dal solito... densi di affetto e non si discute... pazientemente vissuti perché comunque un po' di fatica ci sta per Noi, che solo da poco abbiamo adottato la condotta di uccelli di bosco, cittadini del mondo... si fa per dire... nomadi per diletto. E siamo qui, a Bologna dopo le continue insistenze e i ripetuti rimproveri di Nostra figlia, per condividere qualche momento delle Sue giornate, farle sentire vicinanza e amore, che Lei sa e finge di non ammettere. Ah... benedetto amor filiale!
Così da stamattina sempre in movimento, prima... viaggio in treno col solito schizzato di turno incontrato per caso che non manca mai, poi... di corsa dietro una figlia abituata ormai a ritmi frenetici, infine e meno male... a cena in un caratteristico locale dal modesto appellativo di osteria, che si rivaluta con l'appartenenza all'Orsa. Orsa maggiore accanto ad una minore ed una mensola che regge candele di ogni tipo. Ottimo cibo, e prodotti tipici a "Km zero", genuini e di elevata qualità.
Quando si tratta di mangiare io non bado a spese... parole di Nostra figlia, se poi è papà a pagare, allora...
E intanto ci ha già anticipato che domani ancora meglio sarà. Staremo a vedere.
Domattina però avremo la mattinata libera. Liberi di andare come e dove ci va, coi Nostri tempi lenti, e poi comunque ansiosi di ritrovarci con Lei comunque, a metà giornata, sempre a metà strada perché per amore solo così si fa.
(continua...)

lunedì 5 giugno 2017

APPARENTI CONVINZIONI E INASPETTATE RISORSE



Giro per il web e scopro tante cose, stavolta ho trovato una breve storia che a mio parere dovrebbero leggere in molti, dai presuntuosi agli sfiduciati, inclusi i boriosi e quelli con scarsa autostima.
Chi mi conosce sa che non amo fare i copia-incolla ma riassumere e rielaborare con precisi riferimenti, perché adoro le metafore, le trovo estremamente efficaci e per questo non posso farne a meno. Quindi condivido questa storia un po' a modo mio ma non trascurando il suo profondo significato a partire dal titolo...
LA CAROTA, L'UOVO E IL CHICCO DI CAFFE'

Una ragazza si lamentava sempre con la madre di quanto la vita fosse dura per lei.
Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose.
La madre un giorno la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto. Presto l’acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffè macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo restando in assoluto silenzio.
Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su un piattino. Così fece anche con l’uovo, e versò il caffè, filtrandolo, in una tazza.
Poi si rivolse alla figlia e le chiese che cosa vedesse.
Una carota, un uovo e del caffè... rispose la figlia.
La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota. Lo fece e notò che era soffice. Poi  di prendere in mano l’uovo e di romperlo.
Lo fece e notò l’uovo indurito dalla bollitura.
Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva.
Che cosa significa tutto questo?
Ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità, l’acqua bollente.
E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso.
La carota era entrata nell’acqua forte e dura, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente, si era rammollita e indebolita.
L’uovo era entrato nell’acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo interno liquido, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.
Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico.
Dopo essere stato gettato nell’acqua bollente, aveva agito sull’acqua e l’aveva trasformata.
Ed ora a Noi. La storia finisce qui, con quale di questi tre elementi ci identifichiamo?
Quando l’avversità bussa alla porta, come rispondiamo?
Sono come la carota che sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza e dell’avversità divento soffice e rammollita e perdo la mia forza.
Sono come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, e poi cambia con il calore.
Avevo un buon carattere e un’indole serena, ma a causa di una sofferenza sono diventato indurito e gelido.
Oppure, sono come il caffè macinato che cambia l’acqua, cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza.
Quando l’acqua si scalda, il caffè comincia a emanare il suo aroma e la sua fragranza.
Se sei come il caffè, quando le cose cominceranno ad andarti male, tu diventerai migliore e riuscirai a cambiare persino la realtà.
Possa tu allora avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte, e abbastanza sofferenze da farti rimanere umano, e
abbastanza speranza da renderti felice.
Le persone più felici non sono quelle che hanno il meglio di tutto, sono quelle che sanno tirare il meglio da quello che la vita riserva loro.
Il futuro più luminoso sarà sempre basato su un passato archiviato ma da cui hai imparato. Non puoi avanzare nella vita se non lasci andare gli sbagli del tuo passato e tutto quello che ti fa soffrire nel profondo
E' tutto estremamente semplice, vero? Rileggiamo questa breve storia, rivediamo il Nostro atteggiamento nei confronti della Vita quando non mostra il suo aspetto migliore. Poi facciamo la Nostra scelta, questa volta riveduta e corretta sarà di certo migliore. Suvvia, almeno proviamoci.

domenica 4 giugno 2017

TEMPUS FUGIT


Era la scritta che troneggiava sulla parte alta di tutti gli orologi a pendolo che ricordo. Subito in basso il sole e la luna in un'unica immagine. Ricordo che avevo imparato a leggere da poco quando quella scritta prese ad incuriosirmi, non era italiano e naturalmente non conoscevo il latino, ma comprendendone più o meno il significato provavo un certo timore.
Il Tempo... puoi quantificarlo dopo che è trascorso, in parte mentre lo vivi ma non lo vedi né lo tocchi. Eppure "fugge", scappa via e non torna più indietro.
E' un concetto complesso da spiegare, almeno per come io lo intendo, ma pare un qualcosa di evanescente, ne senti il calore mentre ti scivola tra le dita. Come la sabbia, fatta di innumerevoli granelli però non infinita. Rende bene l'immagine della clessidra, classica a simboleggiare il fluire del Tempo.
Da bambina, dicevo... provavo timore a leggere quella scritta... io piccola con gli occhi in alto... davvero doveva sembrarmi minaccioso tutto quanto. Poi, crescendo e passando dall'adolescenza alla gioventù, e a seguire per gli anni che in genere vedono la piena realizzazione di qualsiasi progetto antico o in divenire, non c'ho pensato più. Tempus fugit, è vero ma avrei avuto tempo per pensarci. Il "fischio" di arresto l'ha dato invece la malattia al suo arrivo, uno "stop" per riflettere, ibernare quel momento, e ripartire con un nuovo modo di vedere e considerare la normalità di sempre. E all'improvviso fu "Tempus fugit" consapevole. Apprezzando ogni giorno, gustando ogni minuto. Valorizzando gli abbracci ma pure le litigate per poi fare pace, perché tutto questo è prova di sentimento, vivere emozioni senza le quali il tempo stesso non fugge perché resta in un ambito stretto, docile alla volontà di due banali lancette d'orologio.
E alla fine non m'importa neppure di invecchiare, perché in verità non mi sono mai sentita tanto giovane come adesso. Per me il Tempo da sette anni ha ripreso ad andare sì spedito, ma io con lui.

sabato 3 giugno 2017

STIMOLO IMPORTANTE


Lucida, raccolgo le idee per raccontare e condividere lo stato d'animo che mi ha accompagnato ieri prima, durante e dopo l'ecografia all'addome completo, un esame di per sé non complicato, affatto invasivo e neppure tanto lungo se le variabili coincidono e sono a tuo favore.
Devo precisare che a questo appuntamento non sono arrivata con la solita tranquillità e in più con tanti pensieri, comunque una volta che mi sono trovata lì ho preso a comportarmi come sempre. Passeggiare su e giù e nel frattempo bere mezzo litro d'acqua, io ne avevo addirittura un litro e per questo mi sentivo più che a posto. Dicevo... quando sono arrivata c'erano già tre persone prima di me, poi è arrivata un'urgenza che ha saltato tutti come da regola. Così si aspettava, mentre ogni tanto qualcuno veniva fuori a chiedere... come va?... riferendosi ovviamente alla condizione pseudo ottimale delle Nostre vesciche.
Per alcune indagini da Follow Up sarebbe opportuno che ad effettuarle fosse sempre lo stesso medico, gentile, attento e scrupoloso. Purtroppo da quando sono entrata "nel giro" non è mai stato così, anzi ora la cosa è persino peggiorata da quando ad affiancare i medici ci sono un paio di specializzandi per volta che ti scrutano, analizzano e parlano tra i denti, dimenticando di non essere ad un'autopsia. Ma prima ancora di "sezionarti", sono addetti all' "interrogatorio" che ruota intorno a quel "come va". Ieri una dottoressa in particolare era piuttosto insistente, poi quando è venuta fuori con un... "come sente lo stimolo, è importante?", allora ho capito... l'aveva imparato da qualcuno. Dopo qualche minuto mi è tutto chiaro perché mi sfreccia davanti colei che quasi due anni fa, sempre nella stessa occasione, mi tediò oltremisura e inutilmente con la storia dello "stimolo importante". Bene, mi dico, meglio che finisca tutta l'acqua allora, così vado sul sicuro.
Arriva finalmente il mio turno, consegno il referto dell'esame precedente e poi mi stendo sul lettino.
Prima specializzanda... tanto gel e sonda come rullo compressore. Sarà così...chissà, non è detto che sia, però... Signora, abbassi meglio il pantalone, che si vergogna a fare, ci siamo solo noi...
E sarebbe già abbastanza se non troppo, considerati i modi e le conclusioni full optional. Resto comunque in silenzio, interrompendo solo per dare aiuto con quel che so a loro che fino ad ora poco sanno.
Arriva il momento della "professoressa" famosa, e naturalmente mi bacchetta... la vescica non è ben tesa, e mia cara signora non sa fare bei respiri profondi, e poi... e qui comincia il bello si fa per dire, questo fegato ipoecogeno e disomogeneo sarà o no per steatosi o cosa? Non è che la steatosi dà sempre disomogeneità, allora che cosa sarà? E ancora... e si giri di qua e si giri di là anzi no si volti ancora di qua, chissà vediamo meglio...
Infine una "nota" di colore. Alla specializzanda di poco prima che intanto lamenta il mal di piedi, mentre io mi volto e mi giro come un rollè, suggerisce...
Dai, ora che il caldo è arrivato puoi mettere i pedalini con le ballerine... ah, il referto precedente l'avete letto?
No, professoressa. Pensavamo di confrontarci dopo, per vedere se avevamo indovinato.
Bene. Non sono un cadavere, ci vedo e ci sento, e nemmeno mi reputo materia da "quiz". Io avevo la luna storta, è vero ma le persone in questione avevano tutto alla rovescia. L'unico giusto per fortuna è stato l'esito. Perfettamente sovrapponibile al precedente.