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mercoledì 12 luglio 2017

COME PENELOPE


Di giorno tesseva, la notte rendeva vano il suo lavoro. Per prendere tempo ed ingannare.
Io penso e scrivo di notte, rifletto e mi animo di buoni propositi che di giorno qualcuno o più di uno ridimensiona, rendendo in apparenza inutile il lavoro che faccio su di me. Per contrastare l'abulia da dimenticanza e ripagare con la gratitudine il dono che mi è stato fatto due volte.
Ma come Penelope non mi arrendo. E' questione di intelligenza, è desiderio di continuare a crederci.
Credere che se dai una mano, qualcuno sicuramente l'accetterà, forse incredulo e meravigliato perché è estate, e d'estate è dura già per Chi è costretto, figurarsi per Chi è là di spontanea volontà. Comunque lo farà. Per sentirsi meno solo, cercare di ingannare il tempo, forse pure dimenticare.
Per questo anche stasera sono qui, e non avrei pensato, pure se sono assai stanca dopo un pomeriggio di fuoco in tutti i sensi, e altri pensieri che si insinuano a destabilizzarmi.
E' così quando si blocca qualcosa, sai di voler andare avanti però ti senti inadeguata, come se le parole e le azioni fossero tentativi di mera illusione e nient'altro. Eppure proprio stamattina mi hanno definito "persona meravigliosa", dopo aver formulato la solita domanda per me retorica... "ma come fai?" La domanda retorica in quanto tale non aspetta risposta, ma stasera mi va di replicare, per sentirmi meglio e riprendere a tessere la "mia tela", come Penelope.
Come faccio...? Non lo so, non ci metto impegno, seguo semplicemente il Cuore, ricordando.
Era estate e avrei voluto qualcuno che mi tenesse compagnia, e c'è stato finché fui io ad offrire la mia.
Era estate, ed indolenzita e stanca mi creai una nuvola a mezz'aria dove rifugiarmi a piangere e riposare.
Era estate, e tra sorrisi e lacrime che mi aiutarono a campare mi "traghettai" fino all'autunno, e fu la fine tanto attesa e l'inizio di una "strana nostalgia".
Tutto questo me lo fa fare, e senza che ci metta troppo il pensiero.
Quanto diventiamo complicati a volte per le tante domande. Converrebbe "lasciarsi vivere", procedere secondo la propria natura e il vissuto che l'ha fatta evolvere in positivo.
Mi torna una citazione che ho già riportato un bel po' di tempo fa. E per quel passato che ritorna in tutte le sue forme, la ripeto...
"Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così. Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato..."
Ed io aggiungo... siamo pure il "totale" delle gioie e dei dolori che ci hanno migliorato.

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