dicembre

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giovedì 31 agosto 2017

UNA LUNGA GIORNATA



Ed anche questo giorno volge al termine... finalmente? In parte, per il resto il solito magone che prende alla gola. Mia figlia è ripartita con la Sua cagnolina, e dopo giorni di stress a rincorrere la nostra che non sopportava l'ospite, tra l'altro molto educata, ora quello stress ci manca. E persino Biù Biù pareva triste e disorientata, perché solo l'altra sera aveva deciso di deporre le armi e optare per una forzata tolleranza. Un giro di boa, un battito d'ali e tutto può cambiare. Potrà pure non essere la perfezione, ma con un po' di buona volontà, un accettabile facsimile verrà fuori.
Va la Vita con la rapida successione degli eventi che pur diversi per ognuno trovano ad un certo punto ciò che li accomuna rendendoli simili.
Cadute ed accidenti che vanno ad affiancarsi e un po' alla volta a sovrastare amori sorprendenti, amori già finiti e amori che si evolvono.
E poi... arrivi e "partenze", soprattutto queste, e ritorni che portano peso.
In questa lunga estate torrida che sembra non aver mai fine pure oggi ho avuto il mio bel da fare.
Chi andava e veniva, Chi aspettava in attesa dell'ora... Chi è partito e spero presto tornerà.
Anch'io avrei dovuto farlo, intendo... partire, per qualche giorno almeno, era il "Nostro" programma... ma come si può far conciliare il Tuo con quello degli Altri?
Ci saranno altre occasioni, tante opportunità... e se così non fosse?
E va bene, non fa nulla... dopo tutto non è un dramma, ci sono abituata.
"E' una fase di assestamento...", benissimo... ne seguirà un'altra e fase dopo fase arriverà il momento...
Però voglio vederci ancora del positivo... se riesco a non perdere fiducia ed entusiasmo nel procrastinare gli "eventi programmati" significa che guardo lontano e in un certo senso mi allungo la vita.
E va benissimo così, perchè alla Vita tengo e tanto devo, dal momento che sempre riserva occasioni per far uscire di me la parte migliore e poi stupirmi come più non si potrebbe.
Devo ammettere però di non essermi annoiata, non ne ho avuto il tempo e d'altra parte a volte gli imprevisti sono tali e tanti che sembrano organizzati ad arte perché si resti ad aspettare altri che siano il seguito dei precedenti, della serie..."imprevisti prevedibili".
Come un dente diviso a metà quando è domenica sera e a due giorni dalla partenza, e la batteria dell'auto scarica a due ore dalla medesima partenza.
Oh, insomma... questa estate esagerata finalmente sta per finire. E' successo di tutto, ho cercato di resistere, e tra alti e bassi sono pure qui a pensare che l'ho vissuto questo periodo controverso e a tratti doloroso. Un tempo non c'avrei creduto.
Perciò tutto sommato... è passato, ed il tempo trascorso... e tra un po' già Settembre sarà.

mercoledì 30 agosto 2017

... PER QUEL CHE SARA'


Inizia il martedì la mia breve e intensa settimana in reparto, non conosce settimana da lunedì a domenica il mio "esserci", perché ci sono sempre per Chi vuole.
Stamattina però avrei avuto bisogno di una vera spinta, oltre che di un successo, sorrisi e quant'altro. Mi sono avviata prima del solito perché sarei andata in autobus, ne sono scesa e mi sono mossa come fosse la prima volta, pensierosa e con qualche timore. Diventa sempre più difficile "resettare" la mente, anche se alla fine l'aiuto arriva se confidi, non opponi resistenza e con fiducia affronti il momento... per quel che sarà.
Di un lungo corridoio ad un certo punto ho deciso di percorrere quello laterale più breve che conduce dritto alla chiesa, ho spinto la porta a vetro, e meravigliosamente non c'era anima viva. Il tic tac del mio orologio, il ronzio di qualche lampada e la "voce afona" dell'aria condizionata facevano da colonna sonora. Mi sono inginocchiata, dopo tanto tempo ci sono riuscita, come pure stupita mi sono rimessa in piedi, avendo pregato senza formule con la semplicità di pochi pensieri. Così, tranquilla sono salita in reparto, già su per le scale lasciavo dubbi e timori, sgomberavo la mente e alleggerivo il Cuore. Per dimostrare affetto sincero, una solidarietà autentica... là dove a volte serve persino l'energia di un abbraccio.
Due persone "uniche" che condividono una stretta per dire l'uno all'altro... per Te ci sono e ci sarò sempre.
Anche le mie "parole quotidiane" possono essere considerate un abbraccio ideale, inconsapevolmente quando cominciai a scrivere immaginai così lo spirito dei miei pensieri lasciati come venivano, e col passare del tempo e l'interazione costante trovo sia diventata una "sintesi perfetta".
Ogni giorno è diverso, ogni incontro... uno scossone alla mia emotività.
Non smetterò mai di stupirmi.
Ci fu un tempo in cui pensavo di non saper amare incondizionatamente, mi consideravo insicura, e poi... senza condizione... nello specifico che cosa voleva dire? E se anche fossi riuscita, chi mi avrebbe rassicurato dell'amore altrui?
Siamo esseri umani, ugualmente imperfetti... ma in precisi contesti capaci di grandi sentimenti. Non ce ne rendiamo conto, ma ci doniamo per dare e non per avere.
"L'ho capito subito... sei una grande amica, l'amica di tutti... sei una bella persona".
Anche oggi queste parole, e ancora mi sono guardata intorno... davvero erano riferite a me?
"Per fortuna che ci sei, una vera medicina perché poi sto meglio...", non "mi sento meglio", bensì... "sto meglio", che è un'altra cosa... stare meglio implica la convinzione di un effettivo beneficio, non frutto di suggestione, perciò indiscusso.
Pur essendo convinta della presenza di energia in ognuno di Noi, non credo che la mia sia capace di arrivare a tanto, a fare da antidolorifico, ansiolitico o antidepressivo... ma sortendo tale effetto, è inutile dire che mi fa piacere, e poi sto meglio anch'io.
Nessuno è solo a meno che non lo voglia, e la "condivisione" della propria sofferenza o stato è una sorta di "abbraccio ideale" che porta ad essere vicini, ad annullare la solitudine anche se vicini non si è.
In sette anni ho conosciuto tante persone nel reale come nel virtuale, di Tutti conservo il ricordo più vivo perché Tutti mi hanno donato qualcosa, trasmesso energia.
E la "storia" non è finita, perché io continuo a crederci. Anche fuori dai canoni. Ostinatamente.

martedì 29 agosto 2017

HO BISOGNO DI SORRISO


Certo, ho bisogno di sorriso e ancora prima di un successo che sia l'inizio di una lunga serie. Non un successo mio, perché non posso davvero lamentarmi, ma della Vita stessa ché torni ad essere l'alba rosea di ogni giorno per "quelli che contano" e si conquistano il sempre in bilico diritto di vivere.
Quest'ultimo mese ha visto giorni particolari, ancor più contrastanti per l'aria spensierata e vacanziera, il mondo e la sua gente non si ferma ed è giusto così, poi qualcosa accade e più di uno deve sostare.
Sosto anch'io che da sola non sono, ho un contesto familiare, sociale... e così via, e quindi dovrò pur ricominciare.
Ho bisogno di sorriso, magari di uno che mi riporti ad un successo, e sarà "partita patta", e poi ricominciare.
Così in aiuto mi viene un ricordo proprio stasera, mentre "aggiorno" il mio cestino per domani...
Un bel po' di tempo fa ero al termine del mio turno e stavo per andare via. Entrando nello spogliatoio per levare il camice passai davanti ad una coppia che era seduta lì ad attendere, molto carina Lei e sorridente, Lui con i lineamenti tirati e in evidente imbarazzo. Poiché avevo ancora in mano il cestino con le caramelle, all'epoca miste, con e senza zucchero, ne offrii loro...
"Ce ne sono senza zucchero, per cortesia?... sa, noi... zuccheri non ne possiamo assumere..."
Senza replicare scovai una caramellina al limone, di quelle dietetiche... e gliela diedi. Questa a... Lui. Lei invece, aveva preferito una con la "carta rossa", ripiena alla crema.
Poi all'uscita sempre Lui mi aveva fermato...
"Signora, date caramelle ai pazienti per addolcire le loro sofferenze?"
"Beh, bastassero solo quelle... ma poi ci mettiamo sorrisi e parole per chi gradisce...", e Lui... perché a parlare era sempre Lui... "ehhh, purtroppo ci vorrebbe ben altra terapia, per me in particolare... una su misura..."
Ed io, sempre rivolta a Lui, ancora... bla bla bla, bla bla bla... e bla bla, "... perché è in Te che devi cercare forza e determinazione per uscirne. Ce la farai... così di sicuro ne verrai fuori".
"IO?!... e che c'entro io?", e indicando la moglie dall'instancabile sorriso... "... è lei che sta male, non IO!"
Qualche giorno fa al centro commerciale l'ho incontrata. Ho incontrato "Lei che stava male", ora sta alla grande, è sempre sorridente anzi di più. Un bel successo veramente, non è vero?... quello che ci voleva.

lunedì 28 agosto 2017

NEI RICORDI E' LA CONTINUITA'


Negli ultimi tempi e soprattutto per la successione rapida degli eventi, succede spesso che io mi guardi dall'esterno, forse per una forma di protezione. La Mente tenta il "distacco" anche se il Cuore, testardo non si lascia convincere, e nei momenti in cui il tentativo riesce, io vedo un'altra da me, la continuità di me stessa. E i ricordi che la mantengono "viva", tanti che riguardano il "lutto" di quella mia parte mai morta del tutto.
Quando si ammala la mamma il timore di perderla fa diventare il figlio capace di qualsiasi cosa pur di salvarla, vede vacillare il punto di riferimento più importante e fa l'impensabile. Se ne prende cura, la ricopre di attenzioni, cerca di donarle tutta la serenità possibile.
E quando ad ammalarsi gravemente è il figlio... che cosa succede ad una mamma?
Sono consapevole che se mi inoltrassi in questo argomento rischierei di parlare per frasi fatte, scontate che invece di alleviare la pena di una mamma che legge, la farebbero diventare più grande. Ma perchè rinvangare quando il tempo ha fatto il suo dovere appianando le "scabrosità" di un percorso doloroso e difficile che non ha eguali?
Se fosse viva mia madre risponderebbe che si può o non si può rinvangare quel che è stato, nulla cambierebbe... Lei, una figlia l'aveva persa e sosteneva che pur avendone altri quattro c'era sempre uno spazio vuoto, tra il primo e il terzo, e sarebbe stato così per sempre. Poi al solito pareva serena.
Ma se all'improvviso nell'aria si levava una canzone, Lei scoppiava a piangere... perchè quella musica le rinnovava il dolore antico.
E dopo aver pianto al pensiero della Sua bimba che non c'era più, mia madre sorrideva ricordandone il carattere vivacissimo e le Sue numerose marachelle.
Lacrime e sorrisi in così rapida successione quasi da confondersi, indiscutibili prove di sentimenti che pur contrastanti lasciano un segno di positività. Niente è del tutto negativo o meglio, a colmare la perdita c'è sempre il conforto dei bei ricordi, o ancora... si può da eventi dolorosi e tristi ricavare della positività persino contagiosa. Un po' quello che è capitato a me dopo la "bufera", un po' quello che continua a essere ancora mentre guardo il nemico negli occhi e lo sfido con un coraggio che a volte pare "incoscienza" persino a me stessa.
Guardarlo negli occhi... lo percepisco, sento che ricambia lo sguardo quando vedo spuntare una o più lacrime in Chi ho davanti, in quel momento è come se dicesse... tu e i tuoi sorrisi!... vedi di che cosa sono capace, far piangere anche quando si parla di cose belle.
Succede quando sono con Chi ha perso la persona cara, e per un po' mancano... come è giusto... le parole. Dare voce al Dolore e ascolto al Cuore, poi si riprende "lustrando" i ricordi, i soli che danno onore alla continuità.

domenica 27 agosto 2017

TRAMONTO


Non saprei, sarà perché certi eventi fanno come terra bruciata nell'animo, all'indomani è ritrovarsi il vuoto dentro e pure intorno. Verrebbe allora di chiudere baracca e burattini e cambiare aria. Sarebbe meglio? Ovvero ogni "tassello" tornerebbe dove era senza alcuna azione che assecondi o addirittura contrasti quel che è successo, il fatto in sé?
Poco prima di sedere qui, al solito posto come ogni sera, me lo sono chiesto e la risposta è stata un secco "no". Niente torna come prima già normalmente, però è possibile ristabilire un equilibrio, un passo alla volta e nella massima comprensione per se stessi.
Intanto stasera avevo la mente come una lavagna su cui è appena passato il cancellino. Nulla e pur tutto opaco. Ma non potevo lasciare su, in alto ciò che ho scritto ieri, ogni giorno è a sé, unico e speciale nel dolore... come nello specifico... e pure nella serenità che si dovrà cercare e conquistare senza per questo dimenticare il passato.
E intanto ancora non sapevo come cominciare coi miei pensieri prima di andare. Allora, istintivamente o forse per suggerimento di Qualcuno, ho chiuso gli occhi e la prima parola è comparsa scritta, sul fondo scuro del buio che è assenza di luce. Tramonto.
Chissà perché proprio questa parola. E' vero, nel pomeriggio con marito e figlia e cagnoline ci siamo spostati fuori città che era ancora chiaro, poi al ritorno ritrovati nel bel mezzo di un tramonto dai colori infiniti. Tanti, e alcuni indistinguibili perché si confondevano tra loro in gradevole armonia. Saremmo stati là a guardare per ore, pareva quasi non dovesse mai finire, poi all'improvviso tutto è scomparso all'orizzonte lasciando spazio alla luna, comunque alla nuova luce. Diversa, soffusa, a volte a malapena percepita però reale. E se non ci fosse... ? Davvero solo il buio assoluto.

sabato 26 agosto 2017

SI PIANGE... SI RICORDA... SI AMA (dedicato a... Margherita Simone)


Ho passato il pomeriggio a pensarti. In verità sono giorni che il mio pensiero è rivolto a Te, avevamo legato tanto, forse troppo perciò oggi il dolore è stato grande. Ho pianto alla notizia, e ho dovuto celare le lacrime tra i pensieri...
Non devi stare male mai, lucida e distaccata dovrai rimanere sempre, altrimenti cambia "mestiere".
Quante volte mi è stato ripetuto, ma non sono mica medico o infermiera per cui potrei cambiare mestiere. Seguo il Cuore, che ne sa fare uno solo ma bene. Sa Amare e quindi amo anch'io. E coi sentimenti non puoi bleffare... sei così come sei, e non puoi cambiare.
Sono stanca di commemorazioni funebri e ricordi tristi, voglio delineare un ricordo di Te che sia sereno, per tutte le ore di serenità trascorse insieme, tra sorrisi, risate e fiocchi di tenerezza mai dimenticati... ci riempisti un barattolino, ricordi? E quest'anno è stato l'addobbo più caro del Tuo albero di Natale fuori dagli schemi.
Ti ricordo così... in una mattinata tipo di chemioterapia, dopo averci dato appuntamento come sempre...
"Sono nella stanza 3...
e poi in aggiunta una bicicletta vestita a festa di primavera...
così fai prima.
Bene, ho pensato allora... l'Amica mia sta allegra, fa dello spirito con ironia, anzi proprio con allegria... e sono partita prima per non deluderla e non lasciare inutilizzata la bella bici che aveva trovato.
Rita, l'Amica che fa del Suo tablet un cerca persona, lei... di cui non posso fare a meno perché mi pensa sempre, e il Suo pensiero insegue il mio con la discrezione di Chi vuol bene ma non vuole "disturbare".
Oggi è stata una giornata positiva, qualche lacrima è scappata solo a me per certi ricordi rapidi e passeggeri, poi è tornato il sorriso, avevamo costituito un bel "trio", tre ciarliere in vena di... relax.
Dal tablet di Rita ho mostrato il video della mia cagnolina, abbiamo parlato di campagna e animali, figli e piccole noie casalinghe. L'altra Amica si è detta affascinata dai miracoli della tecnologia, sicuramente la prossima volta verrà "ben dotata" anche lei. E Rita per incoraggiarla...
Difficile non è, i miei dicevano che non sarei stata mai capace, e invece mi sono regalata questo, e ho fatto dell'ignoranza la mia intelligenza.
Caspita, mi sono detta... proprio come me.
In fretta è passata più di un'ora, davvero in piacevole compagnia.
Lo sai che quando ho la terapia sono contenta di venire perché incontro te?
Contenta...? diciamo... pesa meno.
No, sono contenta. Almeno mi faccio qualche risata.
Ora... non è che si fa chissà che cosa, però sono tanti e tali gli argomenti che facilmente si passa dal pianto, veloce alla risata prolungata, fino alle lacrime.
E oggi è stato un giorno di quelli... dei fatti veri che sembrano barzellette.
Volete sapere come ci siamo congedate? Con la storia della signora Sofia, un'amica di Rita.
Sofia, molto tempo prima si era ammalata di tumore, ma con un po' di fortuna, buon carattere ed ottimismo, era riuscita a venirne fuori. Faceva coraggio a Rita, la spronava a non piangersi addosso e andare avanti al meglio.
Un giorno espresse il desiderio di mangiare un involtino al ragù. Subito la mamma di Rita si premurò di accontentarla.
Dalle Nostre parti, in Puglia è uso fermare la "brasciola", così si chiama, con uno stuzzicadenti. La signora Sofia, bramosa com'era, dimenticò di sfilarlo e l'ingoiò insieme con il pezzo di carne, finendo poi al pronto soccorso. Naturalmente riuscirono a liberarla dallo stuzzicadenti finito di traverso, e lei con lo spirito solito concluse...
Qua poteva finire proprio male, e domani sulla gazzetta leggevano... è morta la signora Sofia. Non di tumore ma di brasciola.
Beh... che vi devo dire?... mentre scrivo, rido ancora".
Che dici, Rita cara... ci sono riuscita ad asciugare un po' di lacrime e strappare qualche sorriso? Spero tanto di si, intanto realizzo tutto quello che mi hai lasciato. Le Nostre conversazioni in una stanza d'ospedale, quelle "chattate" ad ora tarda, tanta ansia, paura ma pure quanta speranza...
E non finisce qui, non può finire quando un'eredità di Amore è così grande.

venerdì 25 agosto 2017

NON PER TUTTI UGUALE


Si parte dal presupposto verosimilmente assoluto che niente per Tutti è uguale perchè ognuno è un "capolavoro" originale. Ne consegue che percorso... gioie e dolori... vita in generale sono altrettanto, assai diversi.
Cosideriamo comunque il Dolore, quello con la maiuscola, come denominatore comune della "fragile umanità", sarà vero quel che si dice... a certa azione equivale uguale reazione, non solo l'immediata ma pure quella a lunga scadenza? Per intenderci, ciò che si dovrebbe aver imparato da un'esperienza più o meno dolorosa, addirittura estrema.
Bene, è incredibile come nello stesso giorno possa arrivare una risposta, unica e inconfutabile, tesi comprovata anche senza ipotesi per assurdo. Tramite poi esempi falsamente simili che alla fine lasciano un gusto agrodolce delle relazioni di qualsiasi tipo, anche quella di semplice conoscenza o buon vicinato. E a proposito di quest'ultimo, ecco cosa è capitato stamattina che mi ha piacevolmente stupito.
Ero già in auto, quando mio marito ed io abbiamo scorto una vicina completamente cambiata d'aspetto. Curva, smagrita, coi capelli bianchi. Era da un po' che non la si vedeva, ma si sa... sono stati mesi estivi e Lei di solito li ha sempre trascorsi al mare. Ad un certo punto ha fatto cenno di venirci incontro, mio marito ha fermato l'auto ed io sono scesa...
Sapete... ha detto, sorridendo... mi sono fatta un cuore nuovo, per amarvi di più.
Siamo rimasti senza parole, io stupita ancora di più perchè di quella stessa persona ricordavo un episodio che mi aveva toccato molto da vicino.
All'epoca del mio primo intervento, nel giorno della dimissione l'avevo incontrata nel cortile. Stessa modalità di oggi, ma atteggiamento completamente differente. Tante domande e poi mi scrutava incuriosita, indugiando con lo sguardo proprio lì, sul lato destro. Cercava di "percepire" il vuoto sapientemente colmato dalle mie risorse di vita. Fui io allora a stupire Lei, e forse oggi l'aveva ricordato. Che dire... un bel dono ricambiato, differentemente e in differita.
Questo... stamane, nel pomeriggio... qualcosa di contrario che mi ha lasciato amareggiata e consapevole di certa pochezza umana. Quando non s'impara niente, ci si riempie solo la bocca di belle parole, e si è sempre pronti a puntare il dito. Ma basta, non vale manco la pena continuare. Forse sono esagerata, addirittura sbagliata, fatta male. Voglio credere sia proprio così. Perché certe divergenze e discrepanze con contorno di contraddizioni sono tali che fanno davvero tanto, troppo male.

giovedì 24 agosto 2017

METTERSI IN UN CANTO AD ASPETTARE


Come ogni sera qui... alla fine di un altro giorno speciale.
Ma non sono poi così da "allora" tutti i miei giorni? Eppure diversi, tanto impegnativi con quella stanchezza fisica che alla sera mi fa addormentare senza pensieri, o quasi. Perché sono contenta, senza quasi, ma a volte vorrei poter dire, quando ho disagio e sono fiacca, ciò che sento fisicamente ed oltre. Non mi lamento mai, non faccio domande perché sul nascere conosco già le risposte. E che parlo a fare se gli esami ed ogni controllo sono sempre... ok?
Eppure ci sono giorni che ho la protesi "bizzarra"... e che lo dico a fare se i medici da sempre mi confortano o incoraggiano con un... è impossibile, non ci pensare.
Se certe volte il braccio è dolente, oppure non lo è ma cade tutto di mano, e poi non posso inginocchiarmi perché se lo facessi non potrei mettermi più dritta in piedi, e la colonna che non so se prude o è addormentata, e ancora, e poi... a non finire...
Certo, non sono cose serie ma acciacchi, probabilmente "roba d'età", però non nascondo che vorrei poter chiedere, anche mostrare con tacite parole quello "stare giù" che altro non è un disagio.
E invece non posso tradire la consegna perché c'è un impegno preso con me stessa, per tutte le volte che mi si dice... sei una roccia... hai visto però, sono pure passati gli anni... ma come stai bella...
Vai avanti così, TU non puoi star male.
Già, male non posso stare. Manco fosse un buono già speso.
Sono una roccia perché non ho alternative per non finire in frantumi. Gli anni sono passati, è vero... ma ne ho contati i mesi e i giorni valutandoli come proroga di sfratto. Sto bella... perché da allora ho imparato il make up del sorriso, indelebile tratto unico che aggiusta labbra, occhi e colorito.
Assolutamente andrò avanti così, perché ce la metto tutta per non ammalarmi più.
La "batosta" la presi e basta, e poi a forza di cerotti e fasciature sono andata avanti, e alla fine dai, quel piccolo contributo voglio ancora darlo per far capire che si può fare... non è così tremendo come pare.

mercoledì 23 agosto 2017

DUE MARITI


Consapevole che qualcuno potrà inorridire alle mie parole, dico lo stesso ciò che penso perché ci credo. Si respira più vita là dove si teme la si possa perdere che fuori.
Lo spazio bianco aiuta, con la protezione complice di uno schermo quando si osa spesso come faccio io. Una magra consolazione per fortuna compensata dal confrontarsi continuo con persone che comprendono in pieno ciò che intendo. E non si tratta solo di pazienti ma anche di "caregiver"... coloro che si prendono cura.
Ho conosciuto mogli, figli, mariti... Chi più e Chi meno fedeli e rispettosi di questo ingrato ruolo. Stanchezza traditrice, nervosismo malcelato... tra l'altro comprensibili... solo qualche volta, per il resto normalità assoluta e nulla da rilevare, però... però di recente sento un gran trasporto empatico per Due Mariti, speciali assai, guarda caso hanno lo stesso nome di battesimo ma non solo questo li accomuna. Calma e pazienza infinita, speranza oltre il pensabile, capacità di rasserenare col solo sguardo, il primo e con la battuta pronta, il secondo. Mere differenze caratteriali che non sminuiscono opera e merito, anzi... sottolineano l'Amore che li lega alle loro compagne di vita.
Bene... negli ultimi tempi mi sono resa conto che dire loro come la penso su tutto, e condividere in modo scambievole stati d'animo ed emozioni riesce naturale e più facile. Il fatto straordinario è che sono "uomini", e non è sempre facile trovarne di così accudenti e disponibili a "svelarsi" ed ascoltare.
Stamane ho incontrato uno dei due, e abbiamo parlato di vicinanza e privilegio, forza d'animo e serenità, di formule non troppo scontate, tipo... finché morte non vi separi. E mentre Lei sosteneva che... va be', sono cose che si dicono, Lui replicava con... io c'ho sempre creduto. E l'ha detto convinto, così convinto che sono venute le lacrime agli occhi. A me e a Lui, in empatia.

martedì 22 agosto 2017

SENTIMENTI IN TRASPARENZA


Ovvero una carezza sul Cuore. E' proprio ciò di cui si ha bisogno certe volte, per girare pagina senza rimuginare, dopo aver preso consapevolezza di quel che succede e porta senza effettiva volontà ad affrettarsi nel conto ma alla rovescia.
Francamente sono stufa di arrivare fino a dieci, e poi tornare indietro. Pare che questo torrido mese d'agosto sia stato preso dalla sindrome dei "dieci piccoli indiani", come in quel racconto del brivido di Agatha Christie, ad uno ad uno in meno per arrivare a... nessuno. Sono stufa, ho detto ma non stanca. Significa che continuerò, cercando di aggirare l'inganno teso da una realtà che confonde, socchiuderò gli occhi, come nel dormiveglia, per metabolizzare gli eventi, e aspetterò che passi la devastazione dentro. E amerò, amerò a più non posso con tutta me stessa e a partire da me. Perché se di affetto e calore ho bisogno, dovrò imparare a darne di più a Tutti, comprese le persone cui tengo maggiormente. Piccole attenzioni, ascolto perché si annullino le grandi incomprensioni, disponibilità a ricominciare, contando da zero.
Domani arriva mia figlia, sarà una settimana impegnativa, perché con Lei c'è sempre da ricominciare a contare, e l'ansiosa aspettativa di non sbagliare alla fine porta all'ennesimo, inevitabile errore.
Sono consapevole del rischio, eppure sono contenta. Lei torna insieme con la Sua cagnolina, sono una briciola di famiglia che si fa tutt'uno con la restante Nostra, un'occasione di svago, la carezza sul Cuore che serve.
Domani andrò in reparto, e spontaneo e naturale si farà spazio il sorriso, nessuna forzatura nonostante quel sentirmi come una formica che si affanna a spingere una goccia di rugiada. Proverò, ne sono certa, ciò che provo sempre...
Quel lieve indolenzimento che mi prende dopo l'impegno, rapido e passeggero come una nuvola d'estate, che lascia il mio cielo terso e azzurro.
Di un azzurro che più azzurro non c'è.

lunedì 21 agosto 2017

LE TENDE



Torno dopo un bel po' a parlare di "tende", argomento leggero, se vogliamo pure un po' fatuo, ma valido ad allentare tensioni accumulate di cui non si può sempre trattare, e nello stesso tempo ricaricarsi senza perdere di vista certi "privilegi" da tenere in conto.
Nel mio soggiorno ci sono tre tende, ebbene... ho impiegato un mese per lavarle tutte. Non posso stancarmi ed allora ogni lavoro pesante lo faccio diluito nel tempo. Perché poi ci sono i vetri da lavare e gli infissi da ripassare e i davanzali da spolverare.
Quando un tempo ne parlavo alla mia Amica da sempre, Lei dalla filosofia spicciola e risolutiva, replicava... ehhh, e dove sta il problema? Piano piano si fa tutto, nessuno ci corre dietro e se poi siamo stanchi ci fermiamo a prendere respiro. Si continua lo stesso... il tempo va avanti ma Noi gli stiamo dietro senza affanno... comodamente.
Così presi a fare mia quella saggezza che mi accomodava la vita, e ammetto di averne ricavato anche gran vantaggio.
Allora domattina finalmente monterò l'ultima tenda, e torneranno ricordi recenti di una "gran fatica" del braccio destro invalidato, e quello più antico dell'inquilina del secondo piano che lavava le tende ogni due mesi, compresi gli estivi.
"Ma dai, non la ricordi... quella non era normale!" replica sempre mio marito, o magari... ad essere normale lo era, forse con quel lavaggio continuo ed ossessivo intendeva colmare un vuoto, le mancava qualcosa. Sicuro, è così. Non era consapevole che alle carenze si può reagire in altro modo, guardando in se stessi o intorno, anzi ad entrambe le cose. Insomma, le mancavano le giuste priorità.
Ma guarda che pensieri stasera, dopo tanti anni. Quella vicina, per giunta l'ho pure persa di vista. Però i ricordi sono così, come sentinelle sempre pronte a venir fuori al primo cenno... un'immagine, un profumo, una canzone.
Aperta e chiusa parentesi dei ricordi, torno alle tende, le mie tende...
Io devo molto alla malattia, prima non lavavo le tende sei volte l'anno ma tre sicuramente, ed era ugualmente eccessivo perchè non cambia niente a livello d'equilibrio e serenità se lo fai ogni dodici mesi o addirittura salti l'anno... non succede niente, la Vita va avanti lo stesso ma soprattutto ti accorgi che stai meglio perchè hai superato un limite, diciamo pure una "fissa" che può "fagocitarti" se abbassi la guardia.
Distrarsi, ecco che cosa è necessario ... distrarsi dall'abitudine che rischia diventare monotona mania.
La "malattia" anche questo mi ha insegnato. E poi mi ha offerto l'opportunità che ha dato valore alla mia esistenza. Relazionarmi con l'"Universo umano".
E le persone che in tutto questo tempo ho incontrato hanno sostituito nella mente e nel Cuore le astratte abitudini che ho riconosciuto non sensibili per l'animo mio.

domenica 20 agosto 2017

PIU' CHE UN RICORDO


Continuare a parlarne con speranza a volte diventa difficile, perchè inevitabilmente ci si scontra con quell'aspetto della realtà che comporta sofferenza e il grande dolore della perdita. Non si può far finta di niente poiché non siamo qui a raccontare favole, per lo meno non sempre e comunque sia qualcuna pure non avrà lieto fine. Converrà quindi che si riferisca tutto quel che è da dire ma nella maniera giusta, ché non sia origine di svilimento, ma motivazione in più per combattere, una sorta di riscatto anche per Chi non ce la fa. E possa restare infine pure la dolcezza di un ricordo.
E' mio proposito ogni volta che... all'improvviso mi mancano le parole e posso solo accendere una candelina, ché resti accesa per il tempo che il pensiero andrà a Chi, ormai stanco si è fermato a trovare ristoro.
Oggi è andata così. Ancora un'altra di quelle notizie che non vorrei mai ricevere, ma stavolta, meno male in modo dolce, discreto, non "sparata" lì nel mucchio da arrivare ad offuscare i pensieri.
Ma del resto, trattandosi di Lei poteva essere solo così. Era una mamma di "figlie grandi" che l'hanno amata, curata e coccolata, e che ora sono nel dolore più grande. Io lo so bene.
Non c'è tempo giusto o età "adatta" per perdere l'affetto più grande della vita, si soffre sempre, anche se non si pensava possibile... enormemente, e quello che si prova nell'immediato è disorientamento e la "quasi certezza" d'aver perso tempo ed occasioni giuste.
Vorresti poter tornare indietro e recuperare tutto quanto... le carezze e i baci da bambino, i rimbrotti e le raccomandazioni di quando eri più grande, persino il maglioncino che ti piaceva tanto, sferruzzato da Lei.
E poi senti un vuoto dentro... un vuoto fisico perché quella voce ed anche il silenzio compagno delle lacrime non potrai udire più.
Ti manca tutto di Lei... anche quello che non avresti voluto vivere con Lei e per Lei.
E ti appigli ai ricordi, quelli belli... e ti sforzi fino a far scoppiare la testa per riprodurre il tono della Sua voce perché possa continuare in Te e chiudi gli occhi per rammentare ogni particolare fisico e non scordarlo più.
Gli ultimi istanti di quella Vita che si spegne sono poi quelli che restano impressi a fuoco. L'ultimo scintillio della candela prima del buio.
Poi resta il dolore, un disagio latente. Perché continua il mondo? Avrebbe dovuto fermarsi almeno per un attimo...
...è volata in Cielo una mamma... è una cosa importante che merita rispetto.
Ma non è così o meglio è cosi che si rispetta una Vita che non c'è più. Continuando a vivere per la Vita stessa.
Personalmente di questa mamma, andata via quasi in punta di piedi, conserverò un ricordo bellissimo. Dignità ed eleganza nella sofferenza, espresse in uno sguardo che non si può dimenticare.

sabato 19 agosto 2017

PERCHE' SI DEVE...


Obbligata a vivere due realtà parallele, mi è stato concesso poi di continuare. Lo considero un privilegio perché così ho compreso e vado consolidando la consapevolezza che l'esistenza non solo può ma anzi deve essere condotta in "accomodamento continuo", ben fermi nel tempo presente di cui apprezzare ogni momento di serenità e ridimensionare quelli peggiori cercando il senso di tutto. Senza rimpianti e neppure illusioni, un passo alla volta e lasciando la parola, "fine" al destino o Chi per esso.
Una riflessione che nasce dall'incontro con due persone dall'atteggiamento diverso ma non proprio opposto. Da un sorriso mai smesso nel tempo, e da uno sguardo lucido di lacrime appena accennate perché dal tempo deluso. Denominatore comune, una "vita ibernata" in attesa di tornare alla luce.
Non so se è immaginabile cosa io possa provare quando percepisco l'esigenza celata di una risposta. Vorrei donare almeno qualche certezza e non solo rassicurare, alla fine cerco di cavarmela coi miei "fiocchi" che riesco ad adattare a qualsiasi situazione, perché non solo si può ma anzi si deve.
Oggi era presente pure un'infermiera che quasi non capacitata, sorridendo ha esclamato... che giri di parole, però.
E quel "però" mi ha gratificato, manco mi avesse dato del "genio", anche se un pizzico di genialità è indispensabile se devi dare una spiegazione a "ciambelle che non riescono col buco" e "treni in ritardo". L'importante però è il fine, che nello specifico è dare speranza ad un presente che nel migliore dei casi è così così, ed io ci riesco quasi sempre. Perché su tale percorso non solo si può ma anzi si deve continuare, e quando non si regge deve essere subito, lì pronto il braccio cui poggiarsi.
L'aver vissuto la sofferenza in prima persona, accettandola come un'eventualità divenuta reale e perciò del tutto naturale, mi permette di essere insieme ed accanto ad Altri che vivono quella che fu la mia condizione, in reciproco aiuto considerando quel momento non scelto comunque passeggero e accettando un unico e grande significato. Dare meritatamente all' "ADESSO" il tempo, come fu per il Passato e sarà per il Futuro.
Un Passato che ci vide come persone diverse ed un Futuro diverso tutto da scoprire.

venerdì 18 agosto 2017

DELLA SERENITA' PERDUTA


E un giorno segue l'altro, e si comincia dal mattino a sperare che sia meglio e nulla accada a turbare la serenità.
Non sempre è facile, perché mentre lotti contro il Tuo "piccolo dolore" ti trovi a dover fronteggiare quello del vicino di casa, di Chi incontri e si racconta, quello di tipo globale cui non puoi restare indifferente neanche se lo volessi. Ti senti circondato perché non vivi sotto una campana di cristallo, vorresti rifugiarti in un "mondo migliore", scivolare quasi non visto, simile ad una chiocciola ignuda che rischia per adattarsi. E non è un controsenso.
Percepisco che di tanto dolore non se ne può più. Eppure non si può fare niente se non aspettare che passi, il proprio momento, quello del vicino e del conoscente, la "paura" di una parte del mondo sempre sotto mira.
Un attentato terroristico oltre a scuotere le coscienze, sconvolge il fisico, lo pone idealmente nella situazione estrema, e la paura da lontano, all'improvviso diventa tua, così che alla fine si ridimensiona il dolore personale, ma resta e persiste una certa inquietudine.
Oggi l'ennesimo attentato, questa volta a Barcellona, in Spagna che pareva inattaccabile perché dall'atteggiamento nei confronti del medio oriente molto simile all'italiano. E pensare che un mese fa in Spagna c'era andato mio figlio, e un pensiero come ventata gelida aveva percorso la mente.
Ma no, che vado a pensare, in Spagna non può succedere, mancano le motivazioni.
Come ce ne fosse bisogno per chi ammazza a sangue freddo.
Poi per calmarmi in qualche modo, come faccio sempre, ero ricorsa al mio "successo personale". Aver elaborato e metabolizzato, e poi come "nuova risorsa" messo in atto. C'ero riuscita, poi oggi quest'altra notizia di dolore e morte, e tutto daccapo. Allora davvero non possiamo essere sicuri di nulla?!
Nessuno può rispondere e tutto sommato anche a Te mancano le parole, così contrariamente a ciò che è stato proposto fare, cioè spegnere le luci della Torre Eiffel in segno di lutto e protesta, io direi invece di accendere tutte quelle del mondo.
Che sia la luce a giorno segno di non resa, arma per combattere ogni forma di oscurantismo, trionfo della dignità dei popoli che amano la pace.

giovedì 17 agosto 2017

PARENTESI NELLA PARENTESI


E scivolano via questi pochi giorni di ferie, ferie si fa per dire, che per me diventano ogni anno occasione di bilancio, riflessione, proposito di cambiamento. Non si resta sempre uguali a se stessi, rinnovata consapevolezza porta a prendere delle posizioni a volte drastiche, particolarmente nei propri confronti.
Con tutta sincerità ammetto di riconoscermi sempre meno. Era autentica l'originale di un tempo... o lo sono adesso?
Nell'arco di questi sette anni per tutte le volte che mi sono posta questa domanda sono diventata come un cane che si morde la coda e a cui gira la testa.
Si cresce e arriva la maturità. Ma essere consapevoli e saggi non sempre rende tolleranti, per lo meno non in modo costante. Specie quando certe affermazioni minano la "fortezza" della Speranza, costruita mattone su mattone ed una pietra d'angolo a lacrime e sudore.
Considero questi giorni di ferie e i festivi in genere, vissuti in quella che fu l'unica realtà per me un tempo, parentesi nella parentesi. Una grande, tonda che possa abbracciare il resto che sarà, a sua volta fatto di quadre e graffe a seconda della linearità di vita.
Diciamo che per quel che mi riguarda si aprì quando tutto cominciò e si chiuderà quando Dio vorrà, quindi appare chiaro che mi riconosco come l'originale adesso. Nel bene e nel male, perché io non disconosco i miei difetti, evidenziati da scatti improvvisi ed esagerati, atteggiamenti esasperati... intransigenza. Già, sono soprattutto questo... intransigente. Severa con Chi dimentica perché fa comodo, si esprime in modo crudo e disperato ed esclude quella luce che annienta ogni timore.
Comunque in questa grande parentesi tonda c'è anche la scelta di vita che mi accompagnerà fino alla fine, e servirà per questo che io smussi gli angoli di ogni asperità, per mantenere equilibrio e restare serena. Non devo scordare che fu come olio che alimenta lo stoppino di una lampada. Fece chiaro intorno e visibile ogni cosa, compresa la mia parte migliore.

mercoledì 16 agosto 2017

E RITORNO A TE (con il pensiero a mia madre)


E novità non è. Al termine di ogni Ferragosto, ma ancor prima durante il giorno, il mio pensiero non può non andare a Lei, che dell'Assunta portava il nome, e poi era tanto tanto altro di più.
Per la giornata avevo da preparare spaghetti con le cozze, l'avrò fatto questo piatto centinaia di volte, eppure oggi è venuto fuori un qualcosa di vomitevole. Colpa delle cozze? Voglio crederlo, ma resta che io resiliente alle tempeste, tuttavia mi sono fatta piegare da un temporale, e penso ancora a quegli spaghetti che meglio sarebbero stati con altra compagnia.
E ho rimpianto tutti i Ferragosto fino a 12 anni fa, quando si andava insieme a pranzare fuori per l'onomastico di mia madre. Era una festa come Natale e Pasqua, non per la specialità del cibo ma perché c'era Lei, ché da quando non è più tutto è cambiato. Mia madre aveva la grande capacità di trasformare gli eventi mettendo in risalto la positività, semplificava la Sua e l'altrui esistenza ridimensionandone la "fatica". La fatica di vivere, quella che si fa sentire quando ti soffermi a pensare al passato trascorso e insieme al futuro che aspetta e a volte... non sempre ma a volte... sgomenta.
Succede e prende una sorta di ribellione, intima eppure visibile, serpeggiante e inquieta.
Chi la vive si sente più forte per poco, Chi la nota non capisce e si chiede... perché... che cosa sarà capitato ancora?
Niente di diverso o nuovo, sarà solo per quel desiderio forse assurdo di non voler mai staccarsi da una realtà che sconvolge e a poco a poco è diventata "mondo"...
... Il mio, coi suoi "volti", le "storie"... i grandi dolori e le piccole gioie.
Succede allora ed è l' "immediata reazione" quando si fa strada la consapevolezza dell'estrema precarietà della condizione umana.
Ogni tanto qualcuno stanco si ferma, mentre gli Altri per un po' attendono prima di continuare.
Da questa attesa nasce l' "intima ribellione", viene fuori con un sospiro e monta piano piano come vento ed energia.
Stamattina in casa non mi sono mai fermata, non volevo pensare ma poi l'ho fatto con maggiore intensità e sono stati
ricordi e tanti pensieri
Perché è questo che succede semplicemente quando senti essere parte di una "globalità". Il "dolore" di uno solo appartiene a Tutti, ma viene fuori una "forza di riscatto" per cui si continua a lottare per la "vittoria". E a sperare, come faceva Lei, mia madre che non si arrendeva ma assecondava l'evidenza con quel Suo sorriso sempre facile a diventare risata.

martedì 15 agosto 2017

QUANDO LE SCELTE SONO DECISIONI


Quando le scelte ad un certo punto smettono di essere opzioni e sono a tutti gli effetti decisioni, diventano allora un impegno. Non si può tornare indietro per non cadere in crisi con se stessi, o confusi, smarrirsi. Occorre andare avanti e darsi credibilità. Credere in ciò che si dice e si fa per essere credibili e degni di fiducia.
A grandi linee e con pochi tratti ho descritto quello che vivo.
Fui scelta, come dissi, per caso e non a ragione poiché non avevo altro titolo che un codice di esenzione, non volli tirarmi indietro e cominciai ad andare, prima a piccoli passi pure maldestri, cadendo e rialzandomi, poi più sicura perché presi a capirmi e a capire, e soprattutto ad amare le Persone. Già... perché a me è sempre piaciuta la "gente", la guardavo dall'esterno, ne ero come affascinata. Tanti caratteri, temperamenti e personalità... era quasi assistere alla "commedia" di varia umanità. Poi per quell'essere stata scelta, decisi... ed ora è un impegno importante che si fa ricco di una "speciale" quotidianità.
Devo dare risposte convincenti, e se fino a quel momento sono stata poco convinta, mi convinco in fretta. Devo essere dolce e dura nello stesso tempo, anche se piango dentro fino allo sfinimento.
Devo passare da un "ramo" all'altro con veloce lucidità e senza veli di tristezza, e non è facile perché l'animo non ha saracinesche.
Ad un'Amica che mi chiedeva perché angosciata, come facessi io ad essere ottimista, così sicura di ciò che sarà, ho risposto testualmente, di getto e convinta...
Sono sicura perché voglio esserlo. Perché il contrario mi fa stare male e mi rovina la bellezza e la serenità del momento. Perchè nessuno sa quello che sarà, ed io ne sono pure contenta perché così ho l'illusoria ma tanto confortante certezza di una briciola di eternità...
Stasera, rileggendo mi ripeto che è tutto questo un bell'impegno. Non conosce pause ma nemmeno gran fatica perché si alimenta di quell'Amore per la gente e non chiede niente. E se non chiede né prende niente è come non ci fosse, non è impegno. E' un fatto naturale, quale è... ad esempio... la sera che conclude il giorno. Ogni giorno.

lunedì 14 agosto 2017

LE ALI ED OLTRE


Shock termico a prescindere, sono queste che precedono il ferragosto giornate "acciaccate". Ho accusato un po' di colpi, e non c'è niente da fare a questo non farò mai l'abitudine, e poi sono in pensiero per qualcuno con cui ho legato in modo particolare. Soprattutto quando resto a casa distrarsi è un'impresa, parlarne in casa lo è ancora di più perché per ovvi motivi di rispetto e riservatezza non sono certo argomenti di conversazione, e poi non capirebbero. Allora sento che mi avvito su me stessa, ed è sequela di sentimenti e sensazioni...
Malinconia e speranza. Disagio. Nostalgia e speranza. Fortuna è che la speranza non abbandona, altrimenti sarebbe "compassione sterile" che annulla ogni atteggiamento empatico.
Dicevo... nostalgia, e il pensiero, non so perché, va pure a mia madre, ai Suoi insegnamenti e a quanto mi manca.
La giornata avanza, e poco o quasi niente succede. Cerco risposte a quel che accade, vorrei qualcuno che mi portasse dolcemente al cambiamento che dovrebbe fermarsi qui, ai colpi accusati e agli accenni di compassione inutile. Niente, poi come accade spesso, mi capita sotto gli occhi una fiaba, parla di ali spezzate e ali variopinte, di una farfalla dalle cento risorse che per cavarsela si fa "dono".
LA FARFALLA CON UNA SOLA ALA
Piove e il cielo è grigio come uno scarabocchio di matita.
Chiara chiude la finestra, si butta sul tappeto e comincia a
leggere il libro nuovo. Una fiaba.
C’era una volta una farfalla che aveva una sola ala.
Poverina esclama Chiara, guardando la farfalla grigia disegnata sulla pagina.
Ma che poverina, grida la farfalla, con voce esile e decisa.
A questo punto la farfalla con piglio battagliero coinvolge Chiara in un dialogo serrato in cui la bambina non riesce a raccapezzarsi, così comincia a pensare che alla farfalla manca un'ala ma pure qualche rotella. Scopre però che quella farfalla è diversa da tutte le altre e la sua diversità non è “visibile” ma “udibile”: la farfalla sa fischiare! Commossa ed emozionata per la canzone che ha ascoltato, Chiara cancella la frase iniziale per scrivere... C’era una volta una farfalla che sapeva fischiare.
La storia potrebbe finire qui ma un gesto di amore e bellezza può cambiare un mondo.
La farfalla chiede alla bambina di disegnare l’ala che manca. Chiara non vuole farlo perché non si sente abbastanza all’altezza, è convinta di non saper disegnare.
Ed è a questo punto che si rivela il vero “dono” della farfalla, il suo insegnamento.
Alcune volte un dono consiste nel permettere all’altro di farci un dono, nello scambio sincero che nasce dalla relazione, nel potersi concedere all’altro per ciò che siamo e nel permesso ad entrare nel nostro mondo.
La farfalla sta regalando a Chiara la possibilità di trasformare la sua realtà.
La bambina corre allora a prendere tutti i colori per disegnare un’ala arcobaleno, e "insieme" sono pronte quindi a modificare la frase iniziale per l’ultima volta...
C’era una volta una farfalla che aveva un paio di ali unico al mondo. E c’era una bambina con le mani sporche di colore.
Non è affatto facile essere di aiuto. Non basta volontà né pseudo competenza. Bisogna mettersi a livello della terra, arrivare a sporcarsi le mani, ché la commiserazione si trasformi e affermi in empatia con l'umiltà di lasciarsi sorprendere dalle risorse e dalla forza altrui.

domenica 13 agosto 2017

LE RINASCITE




Non c'è nulla di più appagante di un nuovo inizio. Preceduto dal silenzio che è insieme attesa e sbigottimento, ha in sè inaspettate meraviglie, che sia frutto di cambiamento o meno.
Stamattina come promesso, ho travasato il mio bonsai dei 60 anni. Ho eliminato il residuo del vaso di coccio, l'ho sistemato con il pane di terra in quello nuovo, bello e colorato e soprattutto di plastica. Poi altro terriccio fino all'orlo, una leggera pressione con le dita, e infine acqua quanta ne ha voluta, finché ne è rimasto impregnato e il tronco è risultato ben fermo. Guardandolo alla fine nell'insieme, caduta a parte, forse di un travaso aveva bisogno a prescindere. E se non fosse caduto? Avrei di certo rimandato a tempi migliori, quando c'era tempo tempo di fare tutte le cose che invece, costretta ho risolto in un'ora, tutto compreso.
Quante analogie coi "grandi accadimenti" della vita, e quante volte l'apparente ripiego o accomodamento si rivela una condizione migliore, quasi necessaria per continuare l'esistenza.
Per il mio bonsai oggi ne è cominciata una tutta nuova, potrà mettere ancora altre foglie, diramare le radici che al sicuro in un vaso più grande e con più terriccio, lo tratterranno meglio senza fargli perdere l'equilibrio.
Da un rovinoso trauma un deciso cambiamento in meglio.
Come il forte calo delle temperature nel primo pomeriggio. Il vento è diventato turbine e poi tromba d'aria, in pochi minuti si è fatto buio e poi solo polvere e ancora acqua. Un temporale, l'odore acre della terra calda bagnata e delle fronde grondanti... un paio di lampi e qualche tuono. Un'ora ed era tutto finito, mentre nel cielo ancora grigio si aprivano qua e là piccoli squarci d'azzurro e un solo raggio di sole riusciva con prepotenza a farsi strada. Stasera erano 18° appena, finalmente gran respiro per Noi che tanto abbiamo invocato una temperatura più umana.
Eppure quei brevi momenti di buio c'hanno impressionato non poco, avremo pensato a calamità, ad un disastro generale e una difficile ripresa, e invece era un'"azione di forza" per un brusco cambiamento che c'avrebbe fatto bene, riportando il giusto equilibrio in questa estate dagli esasperati estremi.
Avvenga quel che deve e mai si aspetta, non si cade per restare a terra, non ci si abbatte per non risollevarsi più.

sabato 12 agosto 2017

LE CADUTE


Finalmente stanotte si potrà dormire senza artefizi refrigeranti, è rinfrescato parecchio, stiamo Tutti meglio e facciamo gli scongiuri ché questo stato di grazia possa continuare. Intanto respiriamo a pieni polmoni il vento impetuoso alzatosi già all'alba, che nonostante il beneficio, ha colto alla sprovvista e impreparati a certe eventualità.
Si, non me lo aspettavo perché in passato aveva resistito a tante intemperie, vento compreso, acquazzoni e neve e gelo. Ha lottato pure contro i ragnetti rossi, ma oggi ha ceduto. Un colpo di corrente avversa l'ha rovesciato violentemente, il mio bonsai dei 60 anni è caduto. Proprio ora che si stava riprendendo dopo aver perso quasi tutte le foglie arse dal sole.
Il mio bonsai è stato spinto dal vento, e il suo vaso si è rotto e i cocci, infilandosi nelle maglie del nastro rigido che avevo voluto mantenere, lo hanno strappato. Pure il nastro... pensa che violenza!
Già, quando arriva, arriva e al diavolo la buona creanza. E' un detto che ben si adatta all'imprevedibilità di certi eventi. Perché anche la caduta improvvisa di un piccolo alberello tanto amato può considerarsi tale, un evento maldestro che rompe una stabilità e fa cambiare la prospettiva. Sempre che la rovinosa caduta non sia stata fatale.
Dall'interno della mia cucina quando ho visto i tristi cocci sul pavimento misti al terriccio, credevo proprio di dover rassegnarmi, poi sono uscita a ripulire e con gioia ho notato che non si era spezzato neppure un ramo, nessuna delle nuove foglie si era staccata, il pane di terra era rimasto pressocché intatto perché lo inumidisco o innaffio con regolarità. Il mio bonsai sempre e con tenacia resiliente, non vuole abbandonarmi.
Così nel pomeriggio ho comperato un vaso nuovo e un tipo di terriccio già concimato, domani lo travaserò. Dovrà adattarsi ad un vaso tondo, però... ma ce la farà comunque e poi tornerà nel suo angolo, su quella colonna di marmo che non avrebbe dovuto cedere ma per il lungo servizio prestato merita una seconda possibilità.
Il tempo passa, le cose cambiano o si usurano, tutto può succedere ma il piccolo alberello è un esempio. Accusa il colpo però non si arrende, e nella notte aspetta che arrivi il giorno e per lui ancora sia vita. Una nuova vita.

venerdì 11 agosto 2017

SCELSI UNA STELLA


E stanotte dormirò sonni tranquilli, perché me lo sarò imposto dopo aver chiesto alla mia stella di esaudire il desiderio più grande.
Sono stata sempre affascinata dal fenomeno delle stelle cadenti nelle notti di mezza estate. Ovunque fossi, chiudevo gli occhi per rendere fitta l'oscurità della notte e poi in silenzio esprimevo la "lista" dei miei desideri, ché almeno uno potesse realizzarsi. Puntualmente questo non accadeva, ma non restavo delusa perché ci vedevo la motivazione per fissare un altro appuntamento senza sentirmi in colpa del chiedere ripetuto e continuo.
Oggi la qualità dei miei desideri è totalmente cambiata, per questo ci spero veramente ogni volta che alzo lo sguardo al cielo. Ma stasera il mio cielo ha poche stelle perché il sole al tramonto si è fatto accompagnare dalla foschia che poi è rimasta a guardare..
Non mi perdo d'animo lo stesso, confido che anche attraverso quel velo riuscirò a vedere la mia stella mentre cade ed esprimere il desiderio.
Ne fisso qualcuna che vuol farsi strada e accende tutte le risorse. Basterà, come sufficiente è ogni tentativo di speranza.
Dovrebbe esserci una notte di San Lorenzo al giorno e ci sarebbe meno gente disperata in giro, non proprio felice ma sicuramente in trepidante attesa che prima o poi qualcosa cambierà.
L'aria troppo calda nonostante l'ora tarda fa indugiare ancora. Non mi stancherei mai di guardare il cielo in qualsiasi notte dell'anno, stanotte poi... come potrei?
Un pensiero, e nell'oscurità voglio sperare che quelle poche stelle visibili siano gli Amici tra "quelli che contano" andati via da Noi, ora su in Cielo a brillare di luce propria.
Ognuno ha lasciato un segno, una sorta di testamento spirituale perchè la sofferenza non sia mai sacrificio vano... e non lo è in effetti, se io che sono stata una di Loro e ancora mi considero tale, riesco a ricordarli con malinconica nostalgia ma senza timore per il mio domani.
Vorrei solo che fossero le ultime stelle "cadute" in Cielo da questa terra, anzi... che fosse concesso Loro di cadere di nuovo ma stavolta dal Cielo sulla terra, come le altre, quelle speciali nella notte di San Lorenzo.
Chiudo gli occhi... poi li riapro giusto nel momento che una stella cade.
Ecco... ho espresso il mio desiderio.
Forse è troppo grande, alquanto pretenzioso perchè altro non sono che un "microscopico" essere umano innanzi all'immensità dell'Infinito. Non si realizzerà, ma di certo stanotte mi è arrivata una risposta accompagnata da uno splendido sorriso.
Sarà questa la scia che illuminerà ogni giorno della mia vita.

giovedì 10 agosto 2017

FIORE DI CACTUS


Sono i fiori di cactus i più belli, perché imprevedibili spuntando all'improvviso tra le spine, e duraturi non si sa come, visto che necessitano di poche cure. Fiore di cactus senza profumo perché lo si possa immaginare e diventare così il fiore di ognuno.
Oggi... un "mio" mercoledì, trascorso in casa quasi da sola, troppo caldo per uscire e abbastanza per ricordare quella benedetta estate di sette anni fa. Non so Voi, ma io quando comincio a ricordare lo faccio per immagini, non scene ma veri e propri scatti fotografici di oggetti, piccoli e grandi, che mi riportano a quella parte di vissuto. La parrucca, la fascia sull'espansore, l'ustione da contatto, le polo di tutti colori... e in questo modo poi, dal particolare all'universale, che in questo caso è il senso profondo di vuoto e solitudine che accomuna tutte quelle persone che in un periodo dell'anno di solito atto alla spensieratezza e al diverimento, si trovano invece a vivere qualcosa non per scelta e subire terapie noiose e limitanti.
Il "particolare"mio personale mi fa tenerezza come non mi appartenesse perché di fatto sono oggetti che non uso e situazioni che non vivo più sulla mia pelle, l'"universale" al contrario lo sento mio perché lo vivo a pelle, dentro, coi pensieri e i sentimenti.
Se non fossi io a parlare di me, probabilmente la definizione giusta per la mia persona sarebbe... una specie di masochista, o anche una che si esibisce entro uno scenario di continua sofferenza e nello stesso tempo espia qualche colpa inconscia. Di queste azzardate opinioni sono consapevole e ogni tanto da sola mi sottopongo a verifica. Sono così come si potrebbe sembrare o... cosa?
E' che si elabora, si metabolizza, si supera pure ma non si dimentica, e allora quei momenti di solitudine, quando presa dai pensieri e dalla paura le lacrime salivano su e nessuno c'era ad asciugarle o trasformarle in timidi sorrisi, con prepotenza come appartenessero di nuovo si ripresentano in quelle storie che empaticamente si cerca di sostenere, e non si può... io non posso tirarmi indietro e ci resto dentro, con lucido distacco ma con tutte le scarpe, sperando di non affondare come nelle sabbie mobili. Perché tutto sommato non sono così grande e forte come si crede.
Sono piena di spine e dolori, a tratti pure inaridita perché mi basta quel che serve, ma per quel poco che faccio ogni tanto nasce un fiore. Non è mio vanto bensì lode per Colui che lo vuole.

mercoledì 9 agosto 2017

MENTRE IL MONDO VA


Mentre il mondo va, qualcosa accade e nessuno o quasi se ne accorge.
Aforisma? No. Sintetica e personale conclusione di una giornata in cui certe vicende note cozzavano stridenti con quelle altrui e persino con tutto ciò che era intorno.
Ma procediamo con ordine e pure con una punta di stizza. Quanto mi dà fastidio ricevere notizie di un certo peso per vie traverse, all'improvviso e pure in ritardo. 
Così scopro che giusto un mese fa, mentre cenavo fuori perché era l'anniversario del mio matrimonio, qualcuno a cui mi ero tanto affezionata volava via. Ed io ero ignara di tutto, e magari l'avrò pure pensata quell'Amica mia, convinta che fosse lì nel Suo giardino a dar da mangiare ai tanti gattini di cui si prendeva cura.
Ma perché deve andare così? So che è normale, naturale, la vita continua... ma come può continuare se non si ferma almeno un momento? Quei famosi tre minuti di silenzio...
Certo, sarebbero un'assurdità... di tre in tre, per tutto ciò che accade non si riprenderebbe più a parlare, ridere e nemmeno lavorare, accudire, curare.
E quell'essere ogni persona uno di un Tutto, allora? Come fa il "Tutto" ad andare avanti senza almeno accorgersi della piccolissima parte che non c'è più?
Per me... contraddizione esistenziale.
Poi perché sentissi forte il disagio fin sulla pelle, mentre stasera inumidivo friselline e tagliavo pomodori per la cena, un'altra delle persone cui tengo moltissimo veniva portata in terapia intensiva dopo un drenaggio al cuore. E a me nell'arco di un momento è parso immeritato privilegio ciò che stavo facendo.
Sicuramente Chi si vanta di essere sempre al massimo della lucidità consentita, sentenzierebbe... Sbagli a pensarla così, ti fai del male, non reggerai...
Bene, io l'ho sempre pensata così, anche prima che mi ammalassi ma senza soffermarmi troppo, dopo... e non posso farci niente... accompagnando mal di stomaco al pensiero.
Nel giorno della diagnosi che stravolse la mia vita, uscendo dall'ospedale presi a vedere come avessi il paraocchi. Era un modo involontario per evitare la realtà intorno, che nonostante quel che mi stava succedendo, osava essere senza pietà sempre la stessa.
Ero fuori di testa...? Di certo momentaneamente astratta dalla mia vita di sempre e con grandi, eccessive pretese.
Così ci sei solo Tu in questo periodo come volontaria? E le altre, sono al mare...?
Mi ha chiesto stamane una paziente che vedevo per la seconda volta...
E mentre Noi stiamo qui, e al mare non possiamo andare, loro vanno al mare. Ma come fanno? Ci lasciano indietro e non ci pensano.
Le ho risposto allora a mezza voce... oggi sono venuta io. Puoi perdonarci?

martedì 8 agosto 2017

A VOLTE SOLO LA VOCE...


Certo, è così... a volte basta solo la voce, oppure una frase scritta su un foglietto stropicciato, o un sorriso per rassicurare e far sentire meno soli. Ed è il più bel regalo che si possa fare, perché sono segni di "presenza".
Tempo dedicato, ritagliato dal proprio ed arricchito d'affetto gratuito, senza aspettarsi niente. Neppure il sentimento ricambiato nel tempo. Quanti infatti si sono scordati della promessa fatta spontaneamente di non perdere mai i contatti, poi è successo e a me personalmente ha fatto pure piacere perché ho dato una sgnificazione positiva, vuol dire stavano bene e avevano avuto di meglio da fare.
Ecco, anche in questo caso ho considerato il bicchiere mezzo pieno, perché mai prenderla per trascuratezza o ancor peggio offesa personale?
Io resto vigile, presenza costante, discreta e mai oppressiva, preferisco si ricordino di me quando serve e non come "illustrazione" di un periodo da dimenticare.
Qualcuno e soprattutto Chi mi è vicino mi definisce "particolare", a volte il termine mi sembra positivo altre no, ma è chiaro dipende da me, da come vivo il momento e da tutto un contesto.
Diciamo che sono accudente, si... in modo particolare, porto nei pensieri tutti... Chi ha preso la cosa per il verso migliore e pure quelli che non riescono proprio a vedere oltre, a guardarsi intorno e notare che c'è tanto di bello per cui lottare e invece si focalizzano su ogni piccolo sintomo ed impressione, ricavandone ansia a non finire, ritardando il "momento della positività".
Quelli che non ce la fanno ad andare da soli un piccolo aiuto possono trovarlo nella "condivisione"... solo un po' di coraggio per affidarsi e quindi all'Altro aprirsi e il resto va da sè.
Come per un bimbo ai suoi primi passi, tappa importante di crescita anche quella, l'aiuto viene prima dal forte sostegno che piano piano diventa più leggero fino a non esserci più, così Chi non riesce a fare della difficoltà una nuova risorsa può appoggiarsi all'Altro ma solo per un "breve tratto di strada", un momento di sicurezza che gli permetta di respirare profondamente, raccogliere le forze e... lasciarsi andare da solo. Perchè chiunque può farlo, deve solo prenderne atto.
La Presenza deve costituire un punto di riferimento e mai diventare "dipendenza".
Ricordo quell'Amica che ho sorretto a lungo perchè potesse andare. Lei non si sentiva mai pronta, forse anche per colpa mia... "ora devi fare da sola perchè puoi, altrimenti se lascio che ti appoggi ancora a me, ti farò del male".
"Ma no, che dici... Tu non mi potresti mai fare del male. Mi sei stata vicino, mi hai aiutato tanto, per me hai fatto... l'immenso".
Così parlava un giorno, oggi non mi cerca più.

lunedì 7 agosto 2017

DOLCI RICORDI E VITA "STEP BY STEP"


Affrontare l'esistenza con leggerezza, che non vuol dire superficialità, è il primo comandamento per la sopravvivenza in genere, ancor più per Chi come Noi la parola l'è vista scritta su un foglio e c'ha rimuginato a lungo, almeno fino a quando non ha fatto l'abitudine. Ma tra il dire e il fare a volte c'è l'oceano, e così può risultare difficile vivere come natura richiede e Dio vuole, perché mai vorrebbe diversamente.
Potrei più o meno farmi interprete dell'esperienze altrui, ma ognuno le vive in modo personalissimo anche se un denominatore comune c'è per tutte. E' quell'ansia del futuro che sembra minacciato e a sicura scadenza. Però stasera parlo per me, che oggi vivo in pseudo sicurezza senza alcuna certezza. Devo vivere perché mi è stato dato, ed è necessario che passo dopo passo io lo faccia alla meglio. Mi sono messa in gioco e non sempre è facile perché certe volte il coinvolgimento è inevitabile, ed allora il pianto silenzioso si alterna ad una rabbia che per me stessa non conobbi mai, poi faccio un passo indietro per recuperare il lucido distacco che serve e mi rifugio nei dolci ricordi di un tempo, ma quelli proprio antichi. Come rifugiarsi in soffitta e cavar fuori da bauli e cassetti la prima bambola o il foglio ingiallito di una ricetta. Sono espedienti che la mente cerca per proteggersi e nello stesso tempo ricaricarsi.
Oggi, ad esempio, mentre cercavo per il caldo di darmi sollievo a velocità progressiva con un ventaglio, mi è venuta in mente l'estate di molti anni fa e insieme la figura della mia nonna materna. Donna possente, volitiva era per noi piccoli una "gigantessa" cui nulla era impossibile, nonostante ciò quanto sembrava anziana pur avendo poco più di cinquant'anni. Così che all'epoca io pensassi ai miei 60 anni e me simile a Lei, ora mi guardo e ovviamente mi trovo diversa e me ne compiaccio, però quel ricordo mi è di conforto, mi distrae in un certo senso dall'idea del precipitare del tempo.
E il foglio ingiallito con la ricetta della torta di mele preferita dai miei bambini, mi riporta all'epoca felice di dolce responsabilità, quando da me dipendeva la loro piccola vita e per questo dovevo stare sempre bene. Sempre.
Anche ora è per me così. Perché ho scelto o sono stata scelta e non posso deludere, pure se a volte temo di perdere credibilità e dare poco affidamento. Devo stare bene, tutto qui.

sabato 5 agosto 2017

QUEL CHE DICE LA GENTE...


Potrei cominciare e finirla qui, con una parola sola. Ignorare. Ignorare l'opinione altrui del tutto gratuita, ignorare addirittura la presenza di Chi la esprime quando fa male.
E poi... curiosità morbosa, pettegolezzo, presunzione, elementi tutti di un substrato di ignoranza e analfabetismo dell'anima.
Perdonate questa introduzione che sa tanto di invettiva, in realtà è l'analisi di un fenomeno ancora presente in certi paesi e ogni tanto pure in qualche quartiere cittadino.
Ho pensato a Lei l'intero pomeriggio, e un misto di tenerezza e rabbia mi ha portato a questa riflessione. Dopo averla lasciata stamattina, mi sono chiesta, e c'è mancato poco lo facessi ad alta voce... possibile mai che una non può stare male in santa pace, costretta com'è a nascondersi dagli sguardi curiosi, dal chiacchiericcio crudele, persino dalle maldicenze manco l'avesse comprata a basso prezzo o rubata questa malattia?
Perché poi c'è anche il rischio che per non incorrere in tutto questo si trascuri quello che sta capitando, incoscientemente si aspetti che passi, e intanto si indossa una maschera, si cerca di camuffare alla meno peggio qualcosa che è sempre più evidente. Come ha fatto Lei...
... perché i fatti miei non li deve sapere nessuno.
Così con questo intento e perché non ci fosse alcuna fuga involontaria di notizie, non ha parlato neppure con Chi le stava accanto, non lo ha detto nemmeno alle Sue figlie, e la "cosa" è andata troppo avanti. Ora dice... speriamo che...
Guardare in aria o girare la testa per non vedere è già sbagliato, ma metterla sotto la sabbia per non farsi notare, non parlare né ascoltare può essere davvero pericoloso. Si rischia il soffocamento.
Capisco che non sia cosa facile dire spontaneamente di ciò che si teme, però bisognerebbe cominciare col non vergognarsene, poi accettare per combattere, e infine saper rispondere a Chi chiede. Fierezza, ironia, giusto senso di superiorità sarebbero presto naturali alleati per far fuori, prima ancora che la malattia, quel che dice la gente.

venerdì 4 agosto 2017

GIALLO SOLE E VERDE SPERANZA


Il caldo torrido di questi giorni sconvolge un po' abitudini e piani. E' anche tempo di vacanze e svago, si cerca di alleggerire il tutto e prendere la vita così come viene. In realtà per queste due ultime affermazioni, dovrebbe essere così tutto l'anno e non solo d'estate quando il sole picchia e impone una scelta. Quindi è da riflettere e poi decidere... se fino ad ora la Vita è stata in bianco e nero, oppure a tinte tenui quasi sbiadite, da oggi in poi sarà a colori, un autentico capolavoro.
Se chiedi aiuto, predisponiti ad accoglierlo, ma ancora prima cerca di aiutarti da solo con la positività dei pensieri, che non è incoscienza ma consapevolezza che tutto può cambiare.
Non dire mai e soprattutto prima di cominciare... servirà? Tanto non serve. Significherebbe dichiarare la sconfitta senza nemmeno combattere...
Solite frasi scontate...? Solite, può darsi... scontate, mai perché qualcuno spesso le dimentica rendendo così più difficoltosi certi momenti della vita.
I miei fiocchi di tenerezza sono sempre graditi, riscuotono un successo che mai avrei pensato. C'è chi li raccoglie in un barattolo chiusi e ben legati col nastrino originale, chi in un cestino, altri in una scatola di latta, stesi e pronti ad essere di nuovo letti, quando serve, se la solitudine prende e dà sgomento.
In quattro anni ho perso il conto di quanti bigliettini ho scritto e nastrini annodato. Per me è una "dolce incombenza" perché penso alla curiosità, allo stupore e alla gioia che leggo in quasi tutti gli sguardi che incrocio in quel momento quasi magico in cui coincidenza fa rima con speranza.
Tanti nastri colorati per identificare un segreto desiderio, una giusta aspettativa.
Non finire mai di scriverli... mi è stato detto stamattina, e questo invito ha accompagnato pure un dono, un nastro giallo sole ed un altro verde speranza. Messaggio colorato nascosto tra i miei variopinti.

giovedì 3 agosto 2017

UN TUFFO NEL PASSATO



In un castello dal fascino antico, e quattro passi quattro per i vicoli di un borgo storico che ha ormai poco dell'autenticità di un tempo.
In questo mercoledì infuocato siamo stati a Barletta, città della disfida e del Castello, in realtà "Fortezza Bastionata" risalente al 1500.
Da quando è iniziata l'estate non siamo molto puntuali coi Nostri Mercoledì, per una serie di coincidenze e contrattempi ma anche per le temperature sempre più elevate che portano ad essere cauti. Oggi abbiamo voluto osare, ignari e coraggiosi più del dovuto ci siamo mossi presto per non incorrere nella calura più estenuante, tentativo vano visto che alle nove del mattino si registravano già 37°. Comunque eravamo ancora "freschi di giornata" quando a gran passo ci siamo diretti al Castello, che immediatamente è apparso maestoso ed imponente nella sua regolarità, ben tenuto già a prima vista. Con un biglietto cumulativo... ci è stato spiegato... avremmo potuto visitare anche il Museo Civico all'interno, oltre le stanze, i sotterranei, e le terrazze da cui ammirare il panorama dell'intera città, il mare e uno scorcio della Cattedrale con il campanile.
Così, su e giù per scalinate non proprio facili, tra sale raffreddate artificialmente e ampi spazi esterni surriscaldati da un'estate impazzita, passando per i sotterranei di nuovo naturalmente gelidi, siamo arrivati alla fine della visita e quasi della Nostra resistenza. In realtà nulla di grave, se non che a causa dello sbalzo termico, pareva fossimo usciti di corsa dall'interno di una doccia o messi in fuga senza successo da un gavettone da caserma.
Però, dai... tutto sommato ne è valsa la pena. Finalmente qualcosa della Nostra bella Italia che stupisce in positivo, rivelando amore e cura per l'arte e i tesori del passato. Non solo tele alle pareti antiche, ma anche monili e piccoli oggetti di uso quotidiano gelosamente custoditi in bacheche di vetro, e mobili e suppellettili di vario genere. E tutto senza un filo di polvere, pareva di essere sul set di un film storico.
Ah, dimenticavo... inoltrati poi nei vicoli, all'improvviso ci siamo ritrovati davanti alla "Cantina della sfida", d'obbligo una sbirciatina all'interno. Camino e panca d'epoca, statua del Fieramosca, costumi ed armatura, tutto in perfetto stile fatta eccezione per il ventilatore quasi posto all'ingresso per dar sollievo al custode e pure a Chi entrava. Del resto non si apprezza appieno il Bello se non c'è condizione ideale. Corpo, animo e mente sono una cosa sola, e tutte sono da "curare".

mercoledì 2 agosto 2017

LA STAGIONE DELLE VACANZE


Si può far finta di niente, però... quando tra capo e collo arriva Agosto, anche Chi non ci tiene o fa finta di non tenerci, Chi può o Chi non può, Chi va e torna, si ritrova a parlare di vacanza. Proprio come sto facendo io stasera, che resto in città per scelta e non mi pesa. E allora perché immergermi nell'argomento, forse per compensare il mancato piacere di farlo in mare? No, succede che stamattina, girando il settimo foglio del calendario, di colpo mi sono resa conto che siamo ben oltre il giro di boa dell'anno. E' già Agosto... mi sono detta, e poi tra Mente e Cuore è stato un susseguirsi di emozioni, ricordi e considerazioni.
Forse se non fosse stata allora l'estate anche per me, stagione di cura, non c'avrei fatto caso. Se non avessi vissuto il disagio e la noia di essere sempre l'ultima a finire nel reparto silenzioso, dove tra veglia e sonnolenza per gli antistaminici comunque non dormivo per il frinire delle cicale, probabile non sarei mai arrivata alla conclusione che Agosto è il mese peggiore per affrontare un percorso terapeutico.
E' che stride troppo il freddo che hai dentro con la calura esterna, le lacrime che arrivano all'improvviso e le risate, per carità ovvie e libere, che reputi senza ritegno, eccessive e inopportune. Alla fine cerchi supporto e ti senti pure sopportato.
Mia moglie, si... mi capisce abbastanza, ma come fare con la suocera che a 92 anni pensa che sono impazzito? Vorrei dirle... non puoi farti gli affari tuoi?... ma poi resto zitto, e mi sento peggio. E poi c'è la fame smodata... lo so... per il cortisone, e il vomito... lo so... perché mangio con voracità, e il formicolio e l'insensibilità... lo so... come effetti collaterali, e poi... poi... ma tu 'ste cose le conosci già, che te le dico a fare?
Come promemoria... penso tra me... manco ce ne fosse bisogno, però serve sempre per non dimenticare o archiviare anche in parte ciò che ha fatto male, tanto male...
Che dire poi anche di Chi si trova a vivere il peggio in questo mese di Agosto, e la mente corre veloce al passato, vivendo come di un film i fotogrammi di un'estate felice?
Mannaggia, la malattia dovrebbe andare in ferie, per qualche settimana, almeno un po' e invece...
Non c'è una stagione per ridere né una per piangere. Una vita è lunga e tante sono le stagioni. E mai nessuna uguale.